Una cronaca da valtolla…non siamo gente di pianura (1)

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Racconto contenuto nel libro “cronache da valtolla..” del quale abbiamo già pubblicato il bellissimo racconto “un orso bruno a Teruzzi”

Quello che pubblichiamo ci sembra molto …molto veritiero…ma soprattutto  molto “umano”….

IL CONVENTO ( 1ª parte)

di fausto ferrari

Dopo un paio di giorni di forti temporali, il tempo si era rimesso al bello.

La stagione era già avanzata, gli alberi avevano quasi messo i fiori e i prati attorno all’Abbazia, erano coperti da un’erba verde e morbida.

Frà Olmo cantava le lodi al Signore mentre scendeva la strada posta sul crinale di roccia tra il Rio Caselle e il Rio della Rocca.

L’anno scorso, a novembre, le frane erano state numerose…. e l’ultima si era portata via un bel pezzo di campo proprio verso il Rio Caselle, ma il frate non se ne preoccupava più di tanto, l’Abbazia era stata costruita da più di ottocento anni sulla solida roccia e lì sarebbe rimasta per tanto ma tanto tempo ancora.

L’aria del mattino era davvero fresca, frate Olmo si era messo in cammino di buon’ora, perché il viaggio fino a Gravago era lungo e impervio e lui voleva arrivare a destinazione prima che facesse notte.

Il compito del frate benedettino era quello di portare una missiva molto importante all’Abate del Monastero Regio di Gravago da parte dell’Abate Reynaldo dell’Abbazia di Tolla. Il frate sapeva che non era prudente girare nei boschi di Vallescura dopo il calare del sole.

I briganti, che di solito erano accampati al passo del Pelizzone aspettando e assalendo i viandanti e i pellegrini che passavano da quelle parti, da un po’ di tempo avevano cominciato a tendere agguati anche da questa parte del monte Carameto. Avevano trovato rifugio presso il vecchio fortilizio “Ligures”, situato sulla Rocchetta di Vallescura, e da quel punto d’osservazione potevano controllare tutti quelli che passavano nel pianoro sottostante.

Frate Olmo, settimo di nove fratelli, veniva dalla bassa, da Zibello, vicino al fiume Po. Suo padre aveva portato in dote all’Abbazia, anche dei terreni vicino a Nonantola, nel reggiano. Questo aveva reso ancora più grande e ricca la circoscrizione dell’Abbazia di Val Tolla, che in quel periodo, tra attribuzioni, riconoscimenti, privilegi, donazioni, aveva raggiunto la massima espansione territoriale. Il suo territorio, infatti, si estendeva per circa 250 Km quadrati e comprendeva l’attuale comune di Morfasso, la maggior parte dei comuni di Lugagnano e Vernasca, una parte dei comuni di Alseno, Bardi, Carpaneto, Castell’Arquato, Gropparello, altri territori delle Diocesi di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Pavia, Cremona.

Con la progressiva espansione dell’Abbazia, le popolazioni delle vallate circostanti erano aumentate in misura rilevante. L’influenza esercitata dai monaci era stata fondamentale per lo sviluppo economico della zona. I Benedettini avevano applicato concretamente la regola “Ora et Labora”, e oltre all’insegnamento religioso, avevano portato nella Valle, abilità tecniche e conoscenze scientifiche, avevano insegnato forme di artigianato redditizio, l’irrigazione, l’utilizzo dei mulini, la lavorazione della lana, l’edificazione di case e stalle, la costruzione di mezzi di trasporto; si può quindi affermare che la loro venuta aveva determinato l’inizio della civiltà dell’Alta Val d’Arda.

(1-segue)

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