celti e liguri vissero per migliaia di anni prima dei romani ....poi....

I folletti dei boschi di faggio (da un racconto del brigante della valtolla)

In certe mattine autunnali, quando le cime delle montagne emergono dal mare di nebbia che sale dal fondovalle dove scorre l’Arda, è facile fantasticare e, camminando a ritroso fino nella preistoria, risalire a 7.000-10.000 anni fa, quando un gruppo di cacciatori raggiunse, nella bella stagione, l’Altipiano dei Cavalli, forse anche loro affascinati da uno dei più bei pianori delle montagne che fanno da corona alla valle dell’Arda. Caratterizzata da cascate che scendono dai pizzi vicini, fitti boschi di cerri e faggi, radure dove fioriscono le viole ciocche selvatiche e ampie praterie ricoperte dai fiori gialli del tarassaco. Quegli uomini, che avevano con sé coltelli, archi e faretre, avevano organizzato i loro ripari sottoroccia e, quando pioveva e si annoiavano, dipingevano e graffivano i loro dei e le figure degli animali che cacciavano. In quelle spelonche si sentivano al sicuro quando dense nubi salivano dal fondovalle e il cielo si oscurava all’improvviso come sotto una gelida cappa di piombo.

Essi sapevano che tuoni e lampi avrebbero presto conquistato i picchi e gli strapiombi di quelle montagne e così se ne stavano accucciati intorno al fuoco mentre tonfi paurosi, borbottii, scoppiettii, insomma un concerto terrificante, faceva loro battere forte il cuore.

Gli antichi “Ligures”, vissero a lungo su queste montagne tranquille bevendo la bevanda sacra, l’hidromel, e nutrendosi dei frutti del bosco, di carne di cinghiale e di cervo.

Con la stessa velocità dei fulmini passarono anche i millenni, i secoli, gli anni, ma quelle grotte continuarono a essere abitate, quei sentieri che talvolta danno l’impressione di camminare sospesi nel vuoto, continuarono a essere frequentati.

All’epoca della potente Abbazia di Tolla, delle streghe e dei malefici per intenderci, su quei pascoli dove un tempo le cacce erano state abbondanti, in quella valle meravigliosa, incominciarono ad accadere cose strane………

(il resto della storia la trovate sul libro “valtolla e dintorni”, scritto dal brigante della valtolla, in tutte le migliori edicole locali; l’intero ricavato al reparto oncologia del polichirurgico di Piacenza diretto dal prof. Cavanna)

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