Brigante della valtolla: con mio padre…

io sono il brigante della valtolla...Mio padre allevava muli a Pedina e io gli davo una mano. Se rendeva allevare muli? Vendevamo muli in tutti i paesi di Valle, perché dovete sapere che da noi si era un po’ tutti sfrosadori. Si contrabbandava di tutto: dal sale alle acciughe seccate, dalle foglie di tabacco al prezioso merluzzo, dall’olio alle olive sotto sale. E di là si portava grano, uva, vino, cereali, legna. Ci si incontrava con gli “altri”, quelli che venivano dal mare, a Tarsogno o a S. Stefano dell’Aveto. Non si viaggiava mai vuoti, l’importante era non pagare mai “il dazio”.

Certo c’era da stare attenti ai soldati del Duca e ai briganti (quelli veri, quelli che sulle mulattiere del Passo del Pelizzone assaltavano e uccidevano chiunque vi transitasse).

Ma allora che tipo di brigante sono io?

Ma io ero una persona tranquilla, vivevo serenamente allevando i miei muli, facendo qualche puntata di là dei monti con un po’ di sale, ma soprattutto passavo molto tempo girando attorno alle sottane delle belle ragazze che qui, nella parte alta della Valle, erano veramente di un bello bello.

Eh! Ma ad un certo punto arrivarono i francesi di Napoleone, che si diceva imperatore e re d’Italia. A me e agli altri montanari degli affari esterni alla Valle importava poco ma questi erano venuti per arruolarci nei loro eserciti, e allora noi ci ribellammo e prendemmo in mano i nostri forconi.

Costruimmo così na grande storia di rivolte contro Napoleone e il suo esercito. Fummo più di trecentomila, che dalle montagne reggiane a quelle del basso Piemonte, ci ribellammo all’arruolamento forzato nelle file francesi. La Valtolla fu il centro della rivolta, tanto che il Generale Napoleone emise un editto che si bruciassero i villaggi più facinorosi e che fosse impiccato un abitante per ogni villaggio o paese della Valtolla. Ombrello a Napoleone …

Ecco come sono diventato un “brigante”, come ci chiamavano i mangiarane di Napoleone a noi che combattevamo con dei forconi contro il più grande esercito del tempo per poter vivere in pace nella nostra Valle di Tolla.

Certo può sembrare un controsenso che bisogna combattere e uccidere per poter vivere in pace ma con dolore devo dire che così non è. Se un uomo non è disposto a sacrificarsi per le proprie idee o non vale niente lui o non valgono niente i suoi ideali.

Di come io sia diventato il “Duca della Valtolla”, di come sia andata a finire la guerra con i mangiarane e di che cosa ci faccio io adesso in questo tempo ve lo racconterò un’altra volta …

 [nota del redattore: appuntamento tra un paio di giorni]

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