briganti 7Rifaccio un passo indietro per rinfrescarvi le idee (siamo alla terza puntata della mia presentazione…lo so la faccio lunga ma serve per farvi meglio capire).

Diciamo la verità: Nel ducato di Parma e Piacenza le prime insorgenze antinapoleoniche scoppiate in Romagna attorno al 1796 non è che interessarono più di tanto.

L’invasione francese aveva lasciato formalmente inalterato l’assetto istituzionale del ducato, dove la machiavellica politica del Direttorio e poi dei Bonaparte conservava la dinastia borbonica come pegno di amicizia con la Spagna, in quegli anni alleata della Repubblica Francese.

La situazione venne a mutare nell’estate del 1805, dopo la morte del duca Ferdinando, in seguito all’emanazione, da parte di Napoleone, di alcuni decreti che promulgarono nel ducato le più importanti leggi francesi e vi introdussero la coscrizione obbligatoria.

Fra tutti gli abitanti dello stato le popolazioni della montagna costituivano un gruppo omogeneo, con caratteri sociali peculiari e con un patrimonio di consuetudini assai radicato e gelosamente custodito.

I numerosi villaggi appenninici erano abitati da famiglie patriarcali che si trasmettevano, di generazione in generazione, la proprietà di piccoli appezzamenti di terra che venivano laboriosamente coltivati; accanto a questa piccola proprietà privata, gelosamente conservata e trasmessa, vi erano, soprattutto in alta montagna, le proprietà comuni o comunaglie, in genere pascoli o boschi, delle quali tutti i membri di un comune avevano diritto di servirsi.

Accanto ai contadini vi erano poi, nei villaggi, gli artigiani e parecchi mulattieri che trasportavano, come ho accennato prima, nel e dal genovesato, numerose mercanzie, in modo più o meno impoprio.

La vita della popolazione della Nostra Valle era scandita dal ritmo delle stagioni e dell’anno liturgico, la fede aveva profondamente penetrato la mentalità, gli usi, le abitudini dei montanari. Possiamo dire che le virtù naturali e teologali erano appannaggio ordinario di questa società rurale, impermeabile alle suggestioni illuministiche e giansenistiche. Nelle nostre vallate la civiltà cristiana era quindi ancora vigorosa.

In tale ambiente possiamo immaginare quale sia stato il contraccolpo psicologico provocato dall’invasione francese e dalle novità rivoluzionarie.

I valligiani non erano abituati a sottigliezze e a sofismi e non sembra lontano dal vero ritenere che, da parte loro, non si comprendesse come fosse possibile adattarsi alle novità rivoluzionarie, contrarie alla religione, alle leggi antiche e ai costumi. Sinché tuttavia i mutamenti politici non incisero nella loro vita quotidiana, le popolazioni montane rimasero tranquille, prevalendo in loro le virtù della pazienza e della speranza. Ma le leggi napoleoniche, promulgate nell’estate del 1805, imponevano inasprimenti fiscali, requisizioni di muli, dico requisizioni di muli che rappresentavano l’unica fonte di sussistenza per varie famiglie, introducevano il matrimonio civile, sopprimevano numerosi conventi e, provvedimento inusitato per la mentalità del tempo, prescrivevano la coscrizione obbligatoria; esse provocarono, allorchè vennero applicate, una spontanea, repentina e contemporanea insurrezione.

 La prossima volta vi parlo delle insurrezioni…ciao a tutti!

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