Brigante della valtolla: la battaglia di Castell’Arquato e la triste fine…

briganti 6Le borgate più importanti delle nostre valli: Salsomaggiore, Borgotaro, Bardi, Pellegrino, Carpaneto, Lugagnano, Rivergaro, Ponte dell’Olio, Pianello e la stessa città di Bobbio, vennero alternativamente, e per un numero limitato di giorni, occupate.

A Castell’Arquato, il 15 gennaio 1806 ha luogo un violento scontro, concluso con la sconfitta degli insorgenti¹.

Capi dell’insorgenza furono Giuseppe Bussandri, detto il “Generale Mozzetta”, nato a Scipione Castello, nel Parmense, ed Agostino De Torri, detto “Foppiano”, nato a Ziano, figlioccio della duchessa Maria Amalia, nel Piacentino.

La dura repressione di Napoleone, affidata al generale Junot, che con i suoi soldati, reprime l’insurrezione con estrema durezza. Il generale, pur personalmente propenso a non eccedere, non può sottrarsi alle precise direttive dell’Imperatore francese, che desidera una esemplare punizione, scrivendogli: “Non é con delle frasi che si mantiene la tranquillità in Italia. Fate come ho fatto a Binasco; che un grande villaggio sia bruciato; fate fucilare una dozzina di insorti, e che nella valle di Tola sia impiccato un abitante in ogni villaggio … al fine di dare un esempio … purgé le pays de ces brigands”. Per l’incendio Junot, sceglie il villaggio di Mezzano Scotti. E Mezzano bruciò, bruciò per un giorno e una notte e l’impressione che suscitò fu veramente tanta.

Alle fucilazioni provvede, facendo processare 88 insorgenti, dei quali 19, inclusi due sacerdoti, condannati a morte (altri quattro arrestati muoiono in carcere, gli altri se la cavano con lunghe pene detentive). Il 19 febbraio 1806 viene fucilato Agostino De Torri. Il 28 aprile vengo fucilato io e il 2 maggio la stessa sorte tocca a Giuseppe Bussandri.

La rivolta, così com’era nata, terminò.

Quanto a me, …²

¹Nota della redazione del blog. Per il Brigante questa è una brutta pagina della sua esistenza. La ribellione popolare, di questo si trattò, si stava esaurendo e ora i “ribelli”, noi diremmo i partigiani-patrioti, stavano per essere accerchiati e sconfitti. Uno dei centri più vitali della ribellione, come detto, era la Valtolla e così  i giorni 9 e 10 gennaio le truppe napoleoniche  oltrepassarono il passo del Pelizzone, innevato come il resto dell’Appennino, provenienti da Bardi, incontrando sempre meno resistenza.   La 

zona 

più 

alta 

della 

Val 

Tolla (l’alta Valdarda) 

era 

in 

gran 

 parte, 

com’è 

tuttora, 

coperta 

di 

vaste boscaglie e 

la 

neve 

in quel periodo, caduta abbondantemente, non aveva fermato le truppe di Napoleone che avevano l’ordine di farla finita  con questi “Briganti”. 

Così oltre 

ai 

boschi 

e 

alla 

neve, i francesi incontrarono anche  “qualche 

 fucilata”. 

 Si 

 può 

 pensare 

 che 

 le 

 fucilate 

 partissero 

 da 

 qualche 

 altura 

 lungo 

 la 

 strada 

 o 

 comunque 

 da 

 qualche 

 sito 

 piuttosto 

 sicuro 

per 

chi 

attaccava, 

sito 

che 

poteva 

offrire 

anche 

qualche 

 via 

di 

fuga, 

noto 

soltanto 

agli 

abitanti 

del 

luogo che solitamente nascondevano i ribelli. La resistenza era affidata, in quel periodo, quasi al solo “generale inverno” permettendo al grosso dei ribelli  di  rifugiarsi nelle alture attorno a Lugagnano. La colonna francese, ben dotata di armi e vettovagliamento, raggiunse in pochi giorni Castell’Arquato dove,  il 15 gennaio  avvenne lo scontro finale. Con poche armi e scarse munizioni, con la sola buona volontà e tanto coraggio, rifiutando l’ennesima proposta di arrendersi si batterono e perirono in tanti…].

²Il Brigante della Valtolla ritornerà con noi tra pochi giorni.

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