Alinari ritrae il brigante
Alinari ritrae il brigante

Ci hai raccontato della rivolta contro Napoleone e della repressione che ne scaturì ma ci siamo un po’ allontanati dalla storia della tua vita. Raccontaci di te…

Che cosa volete che vi dica. Ho già detto che allevavo muli e l’attività rendeva bene, mi arrangiavo portando di là dai monti dei prodotti della Bassa che altri amici portavano su da noi e che io con i miei preziosi muli andavo a barattare con quelli che venivano dal mare. Sì, potrei dire che lo facevo per collaudare i muli, ma non era certo quello che mi spingeva a trattare direttamente i miei affari.

brigante 3Commercio regolare oppure eri contrario a gabelle e imposizioni varie?

Quello che mi dava veramente fastidio era di dover pagare un dazio (parecchio pesante) al signorotto di turno, che in questo caso era il Duca Ferdinando II, che governava insieme alla nostra Val di Tolla, anche i ducati di Piacenza, Parma e Guastalla (chissà dov’era questa Guastalla, uno della Bassa mi aveva detto che era di là del grande fiume, e per me andava bene basta che se ne stessero a casa loro). Perché mai avrei dovuto pagare una gabella per dei prodotti che avevo già liquidato ai contadini e artigiani nebbiosi della Bassa? Non solo, al ritorno avrei dovuto pagare ancora per i viveri e le merci che portavo dal mare. Eh, no! Noi montani siamo sempre stati poco istruiti ma l’encefalo lo abbiamo sempre fatto lavorare. Ci avessero dato qualcosa in cambio, dico terre da lavorare, strade che ci avessero dato la possibilità di far arrivare presto la levatrice o il segaossa oppure il bacherozzo quando serviva. A noi aveva mai dato niente nessuno, tutti a chiedere, i bacherozzi in primis, per dirla nella lingua che usavano loro quando non volevano farsi capire.

Ci sembra di capire che la vita da quelle parti non fosse molto facile. Come vi eravate organizzati per andare avanti meglio?

No! Io l’ho raccontata così, in maniera semplice, ma la vita da queste parti non era facile per niente. Mica potevo fare da solo il mestiere di sfrosadore, avevo con me dei fidati amici che mi seguivano e mi rispettavano, perché io li trattavo bene, rendevo loro il giusto compenso per l’aiuto che mi davano ad accompagnare la carovana di muli oltre i monti. So che avrebbero sacrificato la vita per me se fosse servito come anch’io l’avrei fatto per ognuno di loro.

A un certo punto iniziarono a chiamarti il “duca”, come andò?

Poiché andavo predicando questa mia ribellione nei confronti del Duca Ferdinando II, e siccome avevo un manipolo di montanari che mi seguivano come non avrebbero seguito nessun altro, nelle bettole e nelle taverne della Valle, dove ogni tanto portavo i miei uomini a bere qualcosa e, se possibile, procuravo loro anche qualche innocente svago, come potrei ammettere senza fare peccato, di tipo amoroso, qualcuno cominciò a chiamarmi “il Duca”, un titolo che mi è sempre rimasto appiccicato addosso e di cui andavo, dico il vero, orgoglioso.

I miei uomini più fidati, invece, avevano già preso l’abitudine di chiamarmi “capo” e io lasciavo fare.

Così andavano le cose qui tra i monti della Valtolla e a noi andava bene.

Alinari ritrae il brigante (particolare)
Alinari ritrae il brigante (particolare)

E allora “Duca” delle prime scaramucce, delle prime zuffe e degli scontri con i soldati e con i trafficanti di altre zone della montagna cosa ci racconti…

Certo qualche volta abbiamo dovuto scontrarci con i soldati del Duca quello vero, ma bene o male ce la siamo sempre cavata. Qualche volta abbiamo avuto scontri anche molto pesanti con i “briganti” di Bettola o di Varsi.

Da quelle parti c’erano proprio dei loschi figuri, che pensate un po’, voleva cercare di portare via a noi il commercio su questi monti…

Intervenivi anche per risolvere certe questioni personali…qualche episodio particolare?

Certo non era facile essere a capo di tanti uomini, dovermi preoccupare di loro e delle loro famiglie, aiutarli a risolvere i loro problemi, assicurarmi che tutti stessero sempre bene. Una volta, tanto da fare un esempio abbiamo dovuto sgridare un tipo di Varsi che si era approfittato della figlia di Gianetto, Ossignur, l’abbiamo sgridato forte che sanguinava come un cravëtt.

Torniamo alla questione del dominio del territorio, ci parlavi di loschi figuri…

Dovete sapere ogni “capo” dei briganti, vi dirà, vuol essere lui il vero ed unico re dei briganti prima di lasciarvi senza braghe o, peggio ancora, a marcire in un fosso con la gola tagliata.

Certo, direte voi, a questo punto potrebbero esistere decine di capi dei briganti e, in effetti, è proprio così, ogni paese ne aveva almeno uno, a volte due di loro si incontravano su di un sentiero, ognuno scortato dai suoi fedeli uomini, e si iniziava a discutere di politica e confini. Qualche ceffone, un paio di coltellate, un idiota trascinato via dalla sua pozza di piscio e sangue e poi i due capi tornavano ai propri domini, al proprio miglio di terra da vessare, pardon si voleva dire proteggere. In fin dei conti è stato così da sempre, da quando esiste il denaro, e i piaceri che questo può comprare.

Avevi uomini fedeli, eri il capo, eri il “Duca” ma non ci hai svelato nulla sulle tue donne.

Mi volevano bene i miei uomini, anche alle donne non dispiacevo, anche se io ne avevo solo una nel cuore e il destino che si era accanito contro di me da millanta anni e da cento vite mi impediva ogni volta di poterla amare. Ma questa è un’altra storia, che dura da quando ero un druido ligures e facevo il guardiano del fuoco sulla montagna sacra della Valle, poi quando ero un soldato di Scipione perso sul passo del Pelizzone, poi quando ero un monaco della potente abbazia di Tolla … ma di questo, se avrete la pazienza di seguirmi, ve ne parlerò più avanti.

Alinari ritrae il brigante (particolare)
Alinari ritrae il brigante (particolare)
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