briganti3Era a questo punto che, immaginiamo, sfoderavi la classe del capo…

… Il giovane svelto come un furetto, invece di lanciare il coltello contro il guerriero del capo, lo scagliò con tutta la forza che solo una grande paura sa trasmettere, contro il capo stesso dei briganti, il quale colpito in pieno petto, guardò con sorpresa il giovane, un bel po’ prima di stramazzare al suolo come un toro sgozzato.

I briganti, impietriti, si guardarono indecisi sul da farsi mentre il giovane era come paralizzato, più impietrito di tutti loro.

Fu però il primo a riprendersi e gridò, chiedendosi se era proprio lui a parlare, «Ecco! Avete trovato un altro capo, di sicuro meglio del vecchio. Orsù! Andiamo via da questo posto malefico che altre avventure attendono me e voi, eroici soldati di ventura. Andiamo fino alla prossima bettola a rendere onore al nuovo re dei briganti che il vecchio ha reso l’anima al diavolo».

E così nacque la storia del terribile re dei briganti … «Bene e adesso banda di debosciati bevete l’ultimo sorso e andate a dormire, che domani potreste trovare la gloria o la morte, perché questo è il destino dei briganti ».

Storie e fantasie per ribadire il fatalismo del “mestiere” del brigante. Ma non divaghiamo troppo, rientriamo nella storia vera, la tua storia vera, quella che ci stavi narrando…

Tutto stava andando troppo bene, fino a quando il Ferdinando II non morì e Napoleone si impadronì di tutto il Ducato, mettendo dogane dappertutto e, sentite sentite, la leva obbligatoria. Cioè, saremmo dovuti andare a combattere in giro per il mondo in nome di un re e imperatore che neanche conoscevamo? Un francese? Giammai! Non esisteva proprio! Quando vennero i mangiarane a requisirmi i muli, i miei uomini ed io, fummo tra i primi a ribellarci a questo illecito destino.

A questo punto il conflitto con le truppe regolari era inevitabile…

Entrai subito in contatto con Giuseppe Bussandri, uno dei capi dell’insorgenza. Io lo conoscevo bene, veniva da Scipione ed era stato un capobrigante che esercitava la professione di sfrosadore con i suoi uomini nelle terre e le montagne parmensi. Era un grand’uomo e i ribelli già lo chiamavano generale, “Generale Mozzetta”, per l’abitudine che aveva di portare una mantellina corta, chiusa sul petto da una serie di bottoni, alla moda degli alti ecclesiastici.

Ma le forze in campo erano impari, voi non avevate armamenti sofisticati per combattere un esercito, si trattò di spavalderia o cosa?

Fu una campagna dura, dove io e i miei uomini avemmo modo di dimostrare il nostro valore e di riscattarci da una vita piuttosto dissennata.

Persi due uomini nella battaglia di Lugagnano, altri due in un agguato in un paesino della Val Lecca, feriti altri tre a Vigoleno, ripiegammo all’interno della nostra valle dove resistemmo con forza agli ultimi assalti di un nemico troppo superiore. Avremmo potuto fuggire verso il mare, attraverso i segreti passaggi nei monti che conoscevamo come le nostre tasche, ma scegliemmo di resistere fino in fondo per difendere le nostre idee e la nostra terra.

Il resto è storia, vengo ferito a San Michele Val Tolla, catturato dai francesi vicino a Cà delle Donne il 21 aprile del 1806, il 28 aprile vengo fucilato …

Non ci hai parlato delle questioni di donne e dell’amore tuo…

Continueremo…

Alinari ritrae il brigante (particolare)
Alinari ritrae il brigante (particolare)
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