ciambelline Brigante della valtolla

Stavolta svelerò un segreto che le razdore di Lugagnano v.a. si sono tramandate da generazioni di madre in figlia, a volte neanche quello! E’ la ricetta supersegreta dei Buslanèin, le famose ciambelline, i buchi con il biscotto intorno. Prima vi racconterò un po’ la storia di questi dolci che sono stati il sogno dei bambini delle generazioni di metà del secolo scorso, non che adesso non piacciano, anzi…

Ma allora i bambini e non solo, aspettavano le feste patronali e le sagre per veder arrivare i “ciambellai” con le loro collane di ciambelle. Mamma mia, che festa che era, mi ricordo che mi mettevo da parte i risparmi lira per lira per mesi per potermi gustare una bella fila di ciambelle. A volte per fare qualche quattrino vendevo qualche uovo che mia madre aveva fatto su con della carta e poi messi in una cassettina di legno.

A volte ne vendevo anche qualcuno che trovavo nei pollai abbandonati, o che almeno credevo lo fossero.

Comunque, pare che queste ciambelline fossero già note ai primi del 1300 e che i monaci della Chiesa di San Savino in Piacenza ne facessero omaggio ai canonici della cattedrale. Lo storico piacentino Aldo Ambrogio, data la loro comparsa alla seconda metà del ‘700 nella parte alta della Val Tidone. Certo è che la “Real giunta sopra l’Annona”, nel 1764 con “Avviso” emanato vietava tassativamente l’esportazione “fuori dallo Stato di qualità alcuna, sotto qualsivoglia pretesto… di ciambelline dette volgarmente Bocciolani di Pianello”.

Tipici della frazione di San Nicolò, nel comune di Rottofreno, e più precisamente della zona di Mamago, insigniti del marchio De.Co. (denominazione comunale), i “buslanèin” ancora oggi vengono prodotti nella duplice versione con e senza zucchero, duri o friabili. Un tempo erano molto diffusi nella Valtidone della quale come è scritto sopra pare siano originari. La ricetta fu inventata nel 1931 dal fornaio Peppino Lombardi. A proseguire la preparazione furono, tra gli anni ‘60 e i ’70, i fratelli fornai provenienti da Lugagnano Val d’Arda Mario e Giovanni Pellegri. Quest’ultimo, era anche un poeta dialettale che, tra un’infornata e l’altra, metteva in rima storie, tradizioni e persone del borgo valdardese.

Fin qui una delle tesi storiche ma a Lugagnano v.a. la pensano in un altro modo.

Si trattò di opera del fornaio Bruno Frati, l’inventore di questi “buchi con il biscotto intorno”.

ciambelline dueNel borgo della Val d’Arda opera il panificio Frati, da generazioni dedito alla loro produzione, secondo una ricetta nata nel 1930 a base di farina, burro, zucchero, uova e un bicchierino di liquore per dare il gusto all’impasto e modificata nel 1933 (riducendo burro, farina, uova, eliminando il liquore e preferendo un po’ di latte e una buccia di limone grattugiata fine). Le ciambelline un tempo venivano infilate in cordoncini di nastro colorato che andavano a comporre una collana che le ragazze del paese indossavano insieme all’abito tradizionale, nel giorno di sagra.

Venivano vendute nei giorni di mercato, il venerdì, agli angoli delle piazze. Fino a qualche decennio fa venivano regalati dai padrini (guidàss o gudass) ai cresimandi che portavano collane a bandoliera (come una pacifica cartucciera…).

Prima dell’ultima guerra, ma anche dopo, le ciambellaie le si trovava su tutti i mercati, le fiere e le sagre della provincia. Seduta su una sedia impagliata, con accanto un sacco candido da bucato pieno di ciambelline, ne formava lunghe collane che vendeva sia ai bambini che agli adulti i quali ne erano particolarmente ghiotti. Ancora conservava il costume e il modo di parlare della montagna da cui proveniva, anche se magari da molti anni si era trasferita in pianura. Gigìon, un vecchio brigante di città, mi ha raccontato che a Piacenza il posto della “Nina” la più famosa delle ciambellaie, era nella piazzetta davanti alla chiesa di S. Francesco. Era accompagnata, di solito, dal marito, vecchio e cieco, che intanto vendeva il lucido da scarpe…

Le ciambelline generalmente chiamate buslanèin, provenivano, oltre che da Lugagnano, anche da Pianello, Sevizzano, Marzonago e Vallerenzo ed erano smerciate in tutti i mercati della provincia e dintorni.

Si trattava di un attività in piena regola che dava da mangiare a parecchie famiglie.

Oggi resta inalterato tutto il sapore di questo dolce da credenza, ognuna del peso esatto di 10 grammi, che si presta perfettamente ad essere intinto nel latte per colazione o nel vino dolce, a fine pasto…e la cui ricetta svelerò tra pochi giorni.

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