maria ruspoli
maria ruspoli

di Brigante della Valtolla

I libri di storia ci ricordano che gli anni Venti e Trenta del secolo scorso, il XX, per più di un italiano, non furono certo un paradiso.

Ma la grande Storia spesso non sa niente, oppure sa troppo poco, di tanti ricordi privati, di tante esperienze vissute, di tante persone dimenticate dai più che arricchiscono il mondo di bellezza, della stessa nostalgia per l’infanzia e per la giovinezza che indora i racconti degli anziani.

E allora vi racconto ciò che mi è capitato di “catturare”, curiosando a destra e a sinistra, sulla vita a Vigoleno in quegli anni citati.

Cartolina di Vigoleno del 1929- collezione P.Morlacchini-
Cartolina di Vigoleno del 1929- collezione P.Morlacchini-

LA VIGNA D’LA MADÒNA…

Vigoleno a quel tempo era un luogo dove non mancava nulla, perché tutti gli abitanti del borgo, da generazioni, si erano abituati a fare gli artigiani o i commercianti al servizio dei castellani. C’erano cinque osterie, due calzolai e poi due falegnami, due barbieri, un fabbro e due sarti. Tutti lavoravano anche per il circondario. I sarti giravano, per giorni interi nei paesi vicini, per prendere le misure ai clienti e nella chiesa, la bella Pieve romanica risalente al XII secolo dedicata a San Giorgio, c’erano due sacerdoti che sovrintendevano anche alle parrocchie vicine. Questo ci aiuta a comprendere quanto Vigoleno fosse un paese importante. Ai primi del secolo XIX Vigoleno era anche sede del Comune, poi un giorno, dicono i più informati, venne Maria Luigia (il dominus del Ducato) che, arrabbiata per non essere stata ricevuta come desiderava, spostò la sede del comune a Vernasca. Questo lo sostengono ancora “certi vecchi” che ce l’hanno con Maria Luigia come se fosse ancora viva…

Ciò nonostante il paese era prospero: c’erano buoni campi e c’erano le vigne da cui si otteneva il famoso Vin Santo di Vigoleno che si usava per la Messa (per questo la vigna del sagrestano era chiamata “la vigna d’la Madòna”). Un paese, si direbbe,  proprio sereno.

C’erano diverse fiere all’anno, coi venditori di ciambelline che venivano a piedi da Lugagnano con tutte le file di “busslanéin” a tracolla, come enormi collane.

E  la domenica allora era veramente domenica, l’unica occasione che i giovanotti avevano per riaccompagnare a casa le ragazze. Si stava bene insieme e, nella stagione giusta, durante il “filoss”, si chiacchierava e si cantava nelle stalle ogni sera…e si pregava e si scherzava.

antica raffigurazione di vigoleno ripresa dal web
antica raffigurazione di vigoleno ripresa dal web

LA DUCHESSA DEL BORGO

Una vita che cambiò addirittura in meglio con l’arrivo della duchessa Maria Ruspoli di Gramont. Lei a Vigoleno portò un po’ più di benessere, ma soprattutto portò la bellezza, tanta bellezza come non si era mai vista prima e che, dopo di lei, non si videro mai più.

I racconti dei novantenni, e di quelli che non ci sono più, hanno tramandato i racconti sulla grande carrozza trainata dai  cavalli rumeni che il fratello le aveva lasciato, le frequenti  feste, il bellissimo teatrino che faceva del castello che era una vera istituzione culturale d’avanguardia…

Quel castello glielo aveva regalato sua madre Clelia, vedendo che lei, dopo aver visitato Vigoleno, ci aveva lasciato il cuore, nel vero senso della parola.

La Duchessa, ve lo assicuro io che lo so, era buona, gentile, alla mano: in poche parole la persona più aristocratica del mondo, premurosa con tutti, specialmente coi bambini, che adorava e che portava in gita sul greto dello Stirone, e li trattava tutti come figli suoi. Ogni tanto arrivavano qui anche i suoi due figli di primo letto, Gabriele, che morì giovane, e Graziano che, come lei, risiedevano in Francia. Ebbe anche il bellissimo Giorgio, nato dal secondo matrimonio.

LE FESTE E POI…

A Vigoleno, lo ricordano i più anziani, sono rimaste famose le feste che la duchessa Maria Ruspoli di Gramont organizzava: non solo per i suoi ospiti, ma anche per i borghigiani.

Per la vendemmia faceva sempre la Festa di Bacco con un carro trainato da una coppia di buoi che trasportava Mauro Sozzi, il factotum della Duchessa, che grande e grosso com’era si vestiva da Bacco, preciso alle illustrazioni sui libri, con la toga e i pampini d’uva in testa. Il carro distribuiva da mangiare e da bere per tutti ma, al di là di questo, l’iniziativa piaceva veramente agli abitanti.

E poi c’erano gli spettacoli allestiti in quel teatrino che Riccardo Bacchelli, il grande scrittore, l’autore di “Il diavolo al Pontelungo” e del celeberrimo “Il mulino sul Po”, amava tanto.

Ma spesso i sogni son brevi e, presto o tardi,  terminano e così iniziò la decadenza di Vigoleno.

I tempi cambiarono, il castello  fu venduto  e la Duchessa se ne andò ad Aix-en-Provence…qui i soldi erano finiti e la favola era terminata.

Ma la storia di Vigoleno finisce qui? Purtroppo no e nel prossimo post vi dirò perchè…vigoleno prop.rusca puricelli amalia -milano 1* riferimenti  bibliografici e estratti

1) Quotidiano “Libertà” del 17/06/2002

2) http://www.blogfidentino.com (post del 18-04-2013 e del 29-01-2011)

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