Castell’Arquato: Costanza, figlia di papà

costanza farnese
costanza farnese

di Brigante della valtolla

Costanza Farnese è stata proprio la classica figlia di papà, anzi visto che suo padre era nientepopòdimenoche Alessandro Farnese, seduto sul soglio pontificio con il nome di Paolo III dal 1534 fino alla morte, avvenuta nel 1549, sarebbe meglio dire che era proprio la figlia di un papa.

Paolo III Farnese fu il pontefice del famoso Concilio di Trento, da lui cominciato e terminato dopo un travaglio lungo 18 anni con il contributo di altri tre papi: Giulio III, Marcello II e Paolo IV.

Papa Paolo III
Papa Paolo III

Ma chi era Alessandro Farnese, il futuro Papa?

Era colui che nel 1545 fondò il Ducato di Piacenza e Parma, con sede a Piacenza, per destinarlo a suo figlio Pier Luigi. In quel tempo Parma era considerata una città di medie dimensioni con “soli” 19.592 abitanti censiti; nel contado invece si contavano 97.123 anime. Il successore del duca Alessandro, il figlio Pier Luigi (duca) fu subito mal sopportato dai nobili, dalla borghesia e dal popolo, praticamente da tutti, e per questo pensarono bene di ordire una congiura per toglierlo di mezzo. Le cronache del tempo ci ricordano che “Nel fatal giorno 10 settembre 1547, trovandosi Pierluigi nella vecchia cittadella di Piacenza, furono presi i posti, trattenute le poche guardie tedesche, ed alcune uccise dai congiurati. Il conte Anguissola entrò risoluto nella stanza ov’era il duca, a cui tante pugnalate si calarono sinché diè segno di vita. Aperta la finestra che più riguarda verso la piazza egli, l’Anguissola, ed il Landi mostrarono il cadavere al popolo gridando libertà e Impero, e quindi lo piombarono giù nella fossa..”. Al suo posto il popolo elevò al titolo di Duca Ottavio Farnese, figlio di Pier Luigi.

Ma torniamo al nostro Papa.

Ebbe quattro figli: Ranuccio, lo sventurato Pier Luigi, Paolo e Costanza.

Costanza era la sua preferita. Nel 1517 la concesse in sposa a Bosio II Sforza, conte dei Santa Fiora, signore di Castell’Arquato che salito al potere del feudo nel 1531 mori dopo solo due anni di regno. Gli arquatesi giurarono fedeltà alla “Serenissima sua moglie contessa Costanza Farnese”, la quale farà in modo che il padre, il Papa, nel 1541 conceda l’indipendenza al borgo arquatese da Piacenza.

Un fatto di eccezionale rilievo per Castell’Arquato!

Infatti furono memorabili le accoglienze che la cittadinanza riservò a sua Santità nella primavera del 1543, durante la sua visita alla figlia.

Fu acclamato da nobili e popolazione a lui riconoscente per l’avvenuta indipendenza dal Comune di Piacenza (a cui papa Clemente VII aveva annesso il borgo tredici anni prima), che comportava anche alleggerimenti economici.

Proprio in quest’occasione, ricordano le cronache, il pontefice non mancò di lodare “i perfettissimi vini arquatesi”.

A riprova di ciò Sante Lancerio, storico, geografo e soprattutto bottigliere del Papa, nella sua memoria cinquecentesca “I vini d’Italia”, loda a lungo i vini della zona “Castell’Arquato fa vini perfettissimi e in gran pregio ed è un gran peccato che questa collina non sia tutta vigna, che qui sono di così delicati vini quanto sia in tutta la Lombardia, tanto rossi quanto bianchi”.

Dopo la morte di Costanza, nel 1545 diventa signore di Castell’Arquato il condottiero Sforza Sforza, figlio di Bosio II e Costanza, che morirà a Castell’Arquato nel 1575, il cui monumento funebre è ancora visibile e ricorda le sue imprese guerresche per tutta Europa. Sforza Sforza venne anche insignito dell’ordine del Toson d’oro dal re di Spagna. Gli succederà il figlio Francesco, cardinale (un “vizio di famiglia”), sotto la cui signoria si verificò, nel 1620, la nota vicenda di Sergio e Laura.

A testimoniare l’alta considerazione in cui gli Sforza di Santa Fiora tenevano Castell’Arquato riportiamo un passo del manoscritto di un anonimo cronista locale del secolo XVIII, con riferimento all’anno 1536 “Tutti li Principi della Casa Sforza in riguardo a tanti Stati e Principati che godevano nella Lombardia, con niuno di essi hanno dimostrato il loro affetto, come in questo, perché solo li davano qualche visita come facevano nel stato di Milano alli quattro feudi di Varsi, Cella, Cecini e Menevrigo alli quali erano solo datte Visite di poca durata, ma il suo Castell’Arquato era l’unico piacere che li dilettava e opportuno piacere e fra questi si può dar lode singolare al già nominato Bosio, che doppo di aver fatto l’aggiunta del suo Palazzo di questo Publico sopra la Fontana e il Torrione come si disse al suo loco erasi ideato di far condurre sopra la Piazza della Collegiata la Fontana che dicesi di Bagnara (…)¹”

¹)Epitaffio, in lingua latina, riportato sul sepolcro del marchese Sforza Sforza.

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