Una volta “morosavo” su “CV…

la 2cvdi Brigante della valtolla

Una volta “morosavo”(1) su una 2CV… in verità intendevo dire che lo facevo su una DUE CAVALLI, e se devo dirla tutta non era nemmeno mia.

Ma il mio amico B., all’occorrenza me la prestava. Perché dovete sapere che era da “sboroni” da dio (2) girare sulla mitica 2CV della Citroen. Me le ricordo bene le “rimorchiate” (2bis) a quei tempi, me lo ricordo come se fosse qualcosa avvenuto ieri.

Mi rivedo che andavo da una ragazza giù nella Bassa con la mia splendida auto bicolore. Come arrivavo non facevo in tempo ad attraversare il portone dell’aia padronale della fattoria di suo padre che lei era già seduta con l’aria elettrizzata di chi non fosse mai stata su una macchina. Avevo montato uno Stereo 8 della Grunding e lo facevo andare a manetta con le canzoni di Rino Gaetano.

Il modello del mio amico era la più bella di tutte: era la mitica 2CV Charleston, quella di colore nero e bordeaux, quella che aveva ammortizzatori che la facevano rimbalzare per un nonnulla. Appartarsi con la fidanzata di turno e quegli ammortizzatori era un pò da film comico, ma caspita che ricordi! Nei sedili si sentivano sul corpo chiaramente le molle che li componevano, quasi fossero come una brandina. Gli interni erano praticamente assenti e ridotti all’osso e ricordo benissimo l’odore che si veniva a creare lasciandola sotto il sole d’estate per più di 10 minuti. La Charleston aveva il tetto apribile di una banalissima plastica gommata che oggi qualsiasi delinquente avrebbe già tagliato con un cutter. E non parliamo del rumore che faceva!! Un piccolo phon fuori giri.

Mitica!

A me sembrava di stare sull’auto più bella del mondo e forse era proprio così. Ricordo che si era soliti andare in “campanella”(3) lungo un grosso canale d’acqua dalle parti di Mercore. Arrivare in riva al canale con quegli ammortizzatori e la carrozzeria che sembrava di cartapesta era un impresa, ma comunque riuscivamo sempre a parcheggiare in un posto defilato, sotto a grossi alberi di Gelsi “moroni”(4). Ridevamo e parlavamo fitto continuando a sfiorarci, come si faceva quando si era innamorati a vent’anni di quei tempi. Ricordo bene la sua stretta, lo scambio dei respiri, i bisbigli appesi all’orlo delle labbra, il battito nel petto, l’affondare nei sedili caldi, con l’odore di nuovo sospeso nel buio. Mi ricordo la mia testa sulla sua spalla, le dita intrecciate, il buio attraversato dai progetti e dai sogni…

” Ma la notte la festa è finita, evviva la vita …”

Piccola spiegazione dei termini utilizzati nel racconto

1-morosare: frequentare una ragazza fissa (più spesso quasi…fidanzata);

2-sborone: ragazzo che fa qualcosa di un po’ esagerato, quasi come voler strafare ( tipico atteggiamento dei ragazzi in una certa fase della vita giovanile, un po’ esibizionisti per conquistare una ragazza…); 2 bis-rimorchiare: conquistare una ragazza per passare insieme “momenti lieti”…

3-camporella: appartarsi con una ragazza non solamente per guardarsi negli occhi;

4-morone: definizione “dialettale” dell’albero di gelso che fruttifica bacche dolciastre, generalmente bianche o color “mora”.

Filare doppio di gelsi (Morus alba) storicamente capitozzati.
filari di gelsi (tipici della pianura, un tempo frequentissimi poiché la foglia era usata per alimentare il baco da seta…)
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