Tex Willer, la montagna di patatine e un fegato di ferro

tex-striscia-001Brigante della valtolla

Ai miei tempi (parlo di una vita fa…) c’era poca e brutta televisione, non c’era internet e neppure la Play Station.

Il divertimento di noi erano i fumetti o i vari giornali per ragazzi tipo “Il Corriere dei piccoli”, per i più piccoli, oppure “Il Vittorioso” che era uno dei miei preferiti.

Ma amavo leggere Topolino e le (dis)avventure di Paperino!

Per i più audaci di noi, e di nascosto delle nostre mamme, si leggeva Gim Toro e persino Pantera bionda, bionda eroina in succinto e, per i tempi, scandaloso due pezzi in pelle di pantera.

il vittorioso webE chi scorda le divertenti peripezie di Arturo e Zoe e la striscia che appariva anche sull’edizione domenicale del quotidiano “Il Giorno”? Chi non ricorda il bellissimo “Il Monello”?

Poi, divenuto un po’ più grande, cominciarono a piacermi i fumetti d’azione tipo Pecos Bill, l’Intrepido e Tex Willer. L’intramontabile Tex, l’Aquila della Notte capo dei Navajos, e il compagno inseparabile Kit Carson e il piccolo Kit Willer, che i Navajos chiamavano Piccolo Falco…

Leggevo proprio tutte le avventure di Tex, ed ero una vera enciclopedia sui personaggi che ruotavano attorno a questo eroe. Ricordo ancora Lilyth, la moglie-squaw navajo, figlia del capo Freccia Rossa.

Ma vi stupirò, forse, rivelandovi che suo padre si chiamava Ken, sua madre Mae, che aveva un fratello di nome Sam e che abitavano insieme a Rock Springs.

Una cosa che mi ha sempre sorpreso, e un po’ tormentato, era il fatto che costoro, ovunque si recassero, riuscissero sempre a mangiare una bistecca alta tre dita con una montagna di patatine, accompagnando il tutto con whisky e birra, mentre mia madre si ostinava a farmi mangiare molta verdura per “star bene e andar di corpo regolarmente”.

Cavoli! Tex, pensavo, era proprio immortale e con un fegato eccellente, fatto apposta per digerire tutta quella carne con patatine, birra e tanto whisky.

Ma forse, mi consolavo, non era “stitico” come sarei stato io e qualunque altro essere mortale…

Eppure avrà pur sofferto di qualche mal di pancia, tra una trotto e un galoppo, in sella al suo fido cavallo Dinamite…uno dei tanti da lui domati.

Tex, come il vecchio Kit Carson ranger del Texas, sparava con il winchester a mitraglia, senza mai ricaricare, senza mai bisogno di ricaricare, un bel record.

Potrei anche continuare all’infinito ma la storia che volevo raccontare intendeva sottolineare quanto poco ci bastasse per metter in moto la nostra immaginazione, per spaziare e inoltrarci, oltremisura, in mondi fantastici avventurosi che costavano solo tanta fantasia…che di certo era abbondante e non costava nulla.

Magicamente tutto intorno a noi cambiava e allora il lago diventava un mare infestato dai pirati, la vecchia chiesa di Vernasca, con i suoi maestosi muraglioni da scalare, era un castello da conquistare o da difendere e il bosco di castagne giù a Molina, verso il vecchio lazzaretto, diventava il regno della “Tigre” del mitico Salgari.

E le ginocchia erano spesso sbucciate quanto i pantaloni restavano impigliati ai rami di qualche albero o qualche siepe di rovo… e tanto ancora succedeva.

Ma Tex in conclusione …di “fegato” ne aveva anche tanto. E ancor oggi è il più forte.

tex web

(i disegni del post sono degli editori di “Tex” e de “il Vittorioso” e sono  pubblicati sul web)

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