La barca di San Pietro…

Brigante della Valtolla 

I giorni più lunghi dell’anno sono da sempre considerati magici e propiziatori. 

Nella tradizione rurale italiana troviamo, tra le altre, due usanze molto originali che

si basano sull’albume dell’uovo! Sono due usanze dal significato molto differente una dall’altra, ma, comunque, da non perdere nel caos della modernità. 

1. L’Uovo di San Giovanni

2. La barca di San Pietro  

LA TRADIZIONE DELLA BARCA DI SAN PIETRO

Le due procedure sono molto simili e il risultato è sempre lo stesso, ma il fascino di queste antiche usanze è sempre denso di mistero.

Da noi era considerata, nei tempi, più importante la tradizione della nave di San Pietro. Consisteva nell’usanza di porre, nella notte fra il 28 e il 29 giugno (festività dei santi Pietro e Paolo), un contenitore di vetro riempito d’acqua su un prato e nel far colare nell’acqua un albume d’uovo.

Al mattino seguente si dovrebbero trovare nell’acqua delle strutture, formate dall’albume, che ricordano le vele di una nave.

In considerazione di come apparivano le “vele” si poteva trarre buono o cattivo auspico di come sarebbe stata l’annata agraria.

Il Santo, passando, avrebbe soffiato nel fiasco facendo apparire la sua barca.

La barca di San Pietro è una di quelle usanze antiche che stanno in fretta scomparendo, i più giovani non l’avranno mai nemmeno sentita nominare. Non ha (ancora per il momento!) conosciuto il revival di cui stanno godendo ultimamente tradizioni più spettacolari, come ad esempio il falò di Sant’Antonio. Ed è un vero peccato, perché è una attività in cui possiamo coinvolgere i nostri bambini e spiegare loro qualcosa di quel mondo contadino fatto di rituali, attese, stupore e superstizioni (mai del tutto abbandonate, a dire il vero).

Quando non c’erano le APP ad avvisarci (spesso sbagliando) del tempo che farà, quando non esistevano gli oroscopi, prima che si diffondesse il pensiero che ognuno è artefice del proprio destino ed era proprio quel misterioso destino a dover essere interpretato, nelle campagne dell’emiliano-romagnolo si affidava, a fine giugno alla barca di San Pietro.

A dispetto del nome che potrebbe tradire una provenienza “romana” l’usanza è figlia del nord Italia (un pò là e un pò qua dal Trentino fino alla Liguria.

E’ poi cosa molto semplice da replicare in casa, anche se abitiamo in un condominio in pieno centro città.

 La sera del 28 giugno bisogna depositare l’albume di un uovo in un vaso di vetro riempito di acqua. Se possibile utilizzate il cortile o un giardino, coinvolgete qualche vicino affacciato al balcone che si domanderà cosa mai stiate facendo (in mancanza del giardino va bene anche il balcone di casa). 

Il vaso resterà lì per tutta la notte. L’indomani, giorno in cui si venera San Pietro, l’albume si sarà cristallizzato e avrà assunto le forme più strane, magari proprio quella della barca con le vele spiegate che dà il nome al rituale.

Noi lo faremo più che altro per divertimento “Vediamo se è arrivata la barca di san Pietro!”, ma una volta il fatto era estremamente serio. A questo punto sbizzarrite la vostra fantasia e quella dei vostri bambini: raccontategli ad esempio che una volta i contadini ne traevano dati sulle sorti dell’economia prossima ventura e cioè l’abbondanza o meno del raccolto.

 Divertitevi a interpretare il disegno che San Pietro avrà realizzato per voi… c’è ancora chi segue la tradizione della barca e chi giura che più di una volta l’uovo ci abbia “preso”.

 

 

 

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One Comment Add yours

  1. salvatorebafurno ha detto:

    Questa tradizione esiste in molte parti d’Italia, anche se legata a S. Giovanni (notte 23/24 giugno). La differenza tra le date forse è legata agli antichi riti locali del Solstizio d’estate.
    In alcune regioni, oltre alla chiara d’uovo, si usa immergere nell’acqua il piombo fuso e interpretare la figura si forma.

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