IL LAMAUN GIRO TRA LAMA, DINTORNI  E   MENEGORA…

Brigante della Valtolla

Sono seduto osservando il bosco da una radura, che in questi giorni si colora di continue fioriture; decine e decine di specie floreali si alternano, regalando ai nostri occhi un altro grande spettacolo della natura.
Sto guardando il sole che sorge. Mi sono fermato sul promontorio laterale del Groppo di Gora e dietro le montagne dell’Appennino tosco-emiliano una palla infuocata arancione comincia il suo inesorabile rito che da miliardi di anni si ripete sempre uguale eppure ogni volta diverso. Dò una carezza sul collo a uno dei bardigiani che vedendomi si sono avvicinati. Il cavallo sudato china il capo divorando un secco ciuffo d’erba. C’è un gran silenzio intorno in quel posto solitario, difficile da raggiungere e io ci sto bene. Il Bardigiano si sposta e io lo richiamo offrendogli un grissino. Avrò fatto bene? Lui comunque lo mangia e si quieta.
La quiete dell’anima, la pace, che bene difficile da conservare.
Eppure i conti vanno fatti, prima o poi. Nulla può essere lasciato nel dimenticatoio. Spesso le inquietudini sono strascichi del passato e preoccupazioni del futuro, di un passato che vorremmo diverso, e di un futuro sempre più incerto.
Mi sdraio sull’erba fresca e guardo il cielo. E’ proprio vero che ad ogni giorno basta la sua pena.
Il sole ormai ha passato la costa del Groppo e si fa giallino, e io decido di andarmene scendendo una ripida balza d’erba scivolosa. Il cavallo bardigiano scivola veloce verso il basso, nella conca dorata d’erba ormai matura.
Cammino veloce, allontanandomi dalla cresta e anche dai miei pensieri inquieti, ma so che mi seguiranno finchè non mi deciderò di guardarli negli occhi e di darmi risposta e di sperimentare una guarigione che spesso deve accettare e dare il perdono, a se stessi, agli altri e anche a Dio a volte, creduto il colpevole, colui che ha permesso tutto il nostro male. Poteva impedirlo. Già… e la nostra libertà? Può sembrare assurdo, ma in quel caso, sarebbe un sopruso, anche se buono.
Mah! L’aria fresca di queste montagne mi fanno sempre un effetto strano, oltre a schiaffeggiarmi il viso e facendo scodinzolare il fazzoletto di seta nell’aria.
Oggi voglio arrivare sul Menegora seguendo il sentiero segnato Cai passando per il Castellaccio e il pianoro antico del Lama. Ma questi monti che fanno da corona all’alta Valdarda sono stati tutti abitati dagli antichi Liguri, i nostri progenitori. Sul Menegora ho partecipato personalmente a degli scavi archeologici che hanno portato alla luce dei reperti neolitici molto interessanti e che soprattutto ci hanno dimostrato che il Menegora era la montagna sacra degli antichi abitatori di queste vallate. Anche sul Castellaccio abbiamo recuperato dei reperti interessanti, tra cui un ascia in pietra levigata, dei cocci e qualche altro manufatto neolitico. Sul Lama l’archeologo Ghiretti ha recuperato dei reperti che datano la presenza dell’uomo ad oltre 50.000 anni fa, quando c’era ancora in circolazione (per capirci) l’Uomo di Neanderthal.
Si, mi soffermo sempre a pensare anche questo quando salgo fin quassù e a quanto mi piacerebbe camminarci un giorno a caso di circa 4.000 anni fa. Chissà cosa riuscirei a vedere, ammesso che arrivassi a sera sano e salvo.
Va beh! Una volta arrivato sul Menegora, resterò un po’ a guardare giù verso la valle, poi lentamente calerò verso i Longhi scendendo verso il piccolo cimitero, dove ho lasciato il fuoristrada. Mi fermerò per mettere qualcosa sotto i denti al “Bosco” dalla Marisa, un caffè e poi giù verso la grande pianura …

il menegora 2

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3 pensieri riguardo “Un giro sul Menegora…

  1. Osservando un foto del Menegosa ho visto una roccia isolata che ha la forma di un Menhir, simile a quelli osservati in alta Val Nervia – Roya. Gradirei sapere se su di essa esistono graffiti e coppelle, per poter conoscere la sua funzione e l’epoca, e stabilirne la funzione, che può essere di meridiana. Saluti, Bafurno

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