La città d’Umbrìa

“… Sotto il monte barigazzo, dopo Gravago, trovate il castelliere d’Umbrìa, il più gran tesoro che ci sia; Liguri e Bizantini lo fondarono e rafforzarono…”.

Un villaggio fortificato dei Celti-Liguri? Un avamposto pre-romano degli Umbri? Un mistero ancora da verificare…

La cittÀ d'Umbria nell'Appennino Piacentino
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La leggenda
La storia a Umbrìa si è spesso confusa con la leggenda. Già nei documenti antichi la città è avvolta in un’atmosfera favolosa, custode di grandi tesori, una sorta di El Dorado, che naturalmente non poteva che favorire l’interesse di avventurieri e naturalmente di archeologi, che spesso finivano con l’essere incarnati nella stessa persona. Tra questi “Indiana Jones” una menzione merita senz’altro il tedesco-americano Alexander Wolf, che è finito col diventare parte stessa della leggenda.
“La città d’Umbrìa era già un mito quando Wolf arrivò nell’Ottocento. La sua figura dovette destare una forte impressione tra i valligiani, tanto da entrare nel folklore. Si racconta dello straniero venuto da lontano, alla ricerca del tesoro con una bacchetta magica, con la quale riesce ad aprire le montagne e trova dei nani, custodi di grotte piene di monete d’oro, argento e rame. Poi lo straniero se ne va, senza portare via nulla, ma il valligiano che lo aveva accompagnato, gli chiede di lasciargli la bacchetta, per recuperare il tesoro. Purtroppo farà una brutta fine, perché un drago gli sbarrerà la strada.

citta-dombria-oggiLa storia
La Città d’Umbrìa, oggetto di studi fin dall’ottocento e della quale restano solo tracce di mura, mantenendo inalterato il mistero delle sue origini che la maggior parte degli storici indicano in un grande Castelliere Ligure del II secolo a.C.
La ricerca ebbe inizio nel 1861 con l’archeologo Alessandro Wolf che identificò il sito con una serie di scavi che portarono alla luce l’intera cinta muraria dell’antica costruzione. Tra le ipotesi di altri studiosi compare quella che Città d’Umbrìa sia stata fondata invece nel V secolo a. C. proprio dagli Umbri che lasciarono il nome e, vista la presenza nella zona di toponimi anche di origine etrusca, quali per esempio Vei e Tosca, si presuppone che Umbri, Etruschi e Liguri si sarebbero alleati per resistere alla penetrazione dei Galli, scesi dal nord in Pianura Padana. Sul toponimo, che compare in alcune carte dello Stato dei Principi Landi, un’altra ipotesi più semplice è che “Umbria” nel dialetto locale significa “ombra”, che infatti permane per gran parte dell’anno su quella parte di montagna.

Dove si trova
Salendo sulla strada asfaltata che da Tosca porta verso il monte Barigazzo, a un certo punto, sulla destra, si trova l’indicazione per i ruderi della Città d’Umbrìa. Seguire l’idicazione fino a un capiente parcheggio, quindi proseguire a piedi.

Come arrivare a piedi
Da Bardi prendere la direzione Noveglia, quindi proseguire per Brè e Pianelleto. Poco meno di venti chilometri. Da qui parte il percorso escursionistico. Partendo dall’altipiano di Pianelleto, piccolissima frazione di Bardi, nota per i funghi che nascono numerosi nei monti attorno, salire verso il ripido sentiero che porta alla cima del Barigazzo, ricca di maestosi prati e di una bella chiesetta.
Scendere, attraverso faggete ad alto fusto la “Cresta facile” del Barigazzo e raggiungere, dopo circa 2h e mezzo, le rovine nascoste della Città d’Umbrìa.

Brigante della Valtolla

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