Chi ben conosce la montagna e la sua gente…

GIIPRO0a012020150108_2Domenica 8 febbraio (ndr: 2015) don Ezio Molinari prenderà possesso delle tre parrocchie della città di Piacenza che la Diocesi gli ha affidato (San Francesco, San Pietro e Santa Maria in Gariverto) e lascerà l’alta Valnure dove, per 21 anni, si è diviso tra le parrocchie di Brugneto, Castelcanafurone, Curletti, Metteglia e all’occorrenza Ferriere.

Se un lettore del blog non sa dove si trovano tali località allora sappia che sono tra le più “alte” parrocchie piacentine, quasi sperdute sui monti di Piacenza, poco distanti dalla prov. di Genova. Luoghi molto desolati, ora più desolati.

Il quotidiano “Libertà” con la brava Maria Vittoria Gazzola oggi gli dedicano un ampio articolo, un omaggio, un giusto omaggio a chi quella montagna l’aveva scelta, e l’ha vissuta con amore.

Noi riferiamo un breve estratto…

Gazzola «Com’è la montagna oggi?»

Don Ezio «Lasciata sola, i residenti continuano a diminuire, sembra di essere agli sgoccioli della vita. Ma ci sono piccoli miracoli, come a Curletti dove i 12 abitanti hanno costituito un circolo, ristrutturata la scuola, organizzano incontri e feste, ripuliscono i castagneti».

Gazzola «Lei ama la notte, sembra di capire osservando le sue fotografie»

Don Ezio «E’ un fascino che sento fin da bambino, c’è una dimensione onirica del paesaggio che per me è particolarmente attraente (cieli stellati, paesi illuminati, il riflesso della luce lunare sulla neve): la solitudine al cospetto del panorama della pianura illuminata dà un senso di piccolezza, la tua, e di infinito del mondo che hai davanti. La notte apre a una dimensione differente dell’ambiente naturale».

Gazzola «Quali letture ha scelto per riprendersi la città?»

Don Ezio «L’Evangelii Gaudium di papa Francesco che ho sentito molto vicino fin da subito. Inoltre scritti di Carlo Maria Martini e di David Maria Turoldo per la loro visione dell’uomo contemporaneo e della realtà attuale».

Noi aggiungiamo: Don Ezio è un prete amato dai suoi parrocchiani e anche un grande fotografo. Un uomo che conosce la montagna e la sua gente.