chiesa vecchia fontanaFONTANA FREDDA,  IL VILLAGGIO DEI TRE CERCHI…

La dimensione sociale alto-medievale di Fontana Fredda, uno dei villaggi (minori) più importanti tra i municipi di Piacenza e Fidenza-Borgo S.Donnino, tra i secoli IX e X, merita di essere brevemente ricordata. Tuttavia un identikit preciso di Fontana Fredda, mancando fonti scritte e ritrovamenti archeologici, è impossibile e, di conseguenza, la ricostruzione sarà per forza imprecisa e verosimile.

LA PREMESSA DI FONTANA TEODERICI…

La piccola “comunità di villaggio” era attraversata dalla Via Emilia, strada che in quei secoli, si presentava disastrata, senza ponti, con il selciato divelto e depredato ma ancora ampiamente percorsa da viandanti, pellegrini, mercanti e soldati. Dalla fine dell’impero romano d’occidente, nella zona piacentina, erano transitati e si erano scontrati eserciti contrapposti provocando tremendi lutti e gravi distruzioni…

La stessa antica “Domus Teoderici”, la casa regia,  e la Pieve erano state ridotte a macerie.

E solo la Pieve venne prontamente ristrutturata anche recuperando pietre, mattoni e ferramenta dalla domus regia citata.  Le lunghe  e frequenti guerre lasciarono i loro segni nefasti non solo sugli edifici citati  ma anche sulla popolazionie falcidiata da ricorrenti  carestie e gravi epidemie di peste che la decimarono;  epidemie di peste che si ripeterono in più successioni tra il V e il VI riducendo al lumicino la popolazione l’intera valle del Po, divenuto il  regno della desolazione e delle macerie…

Poi, dopo tale lungo e travagliato periodo, timidamente con la “stabilità” prima longobarda e poi franca iniziarono a registrarsi anche segni di ripresa stabile e Fontana Fredda ne trasse, grazie alla sua favorevole posizione geografica,  beneficio.

Si può dunque considerare che, utilizzando un ragionamento dello storico Rao,  il territorio di Fontana fosse strutturato  in tre cerchi con il primo che rappresentava il “centro” attorno al quale si sviluppavano altre due cerchie di terre e pascoli “vitali”.

IL VILLAGGIO DEI TRE CERCHI…
-Il primo cerchio, il centro storico, era a ridosso del nucleo abitativo, tra Via Emilia, torrente Chiavenna e canali naturali che facevano di quel centro una specie di isolotto circondato dall’acqua, non di rado minacciato dall’alluvione soprattutto nelle sue parti estreme. In quei tempi il torrente scendendo da San Protaso, poco prima di attraversare il villaggio di Fontana, grazie alla conformazione del terreno, scorreva in due distinti alvei naturali che si ricongiungevano dopo parecchie decine di metri scorrendo al fianco del tracciato della vecchia Via Emilia verso Piacenza; vecchio tracciato più prossimo al Chiavenna. Questa specie di isolotto, sul lato sud si presentava soprelevato di parecchi metri sopra al corso del torrente che godeva, a sua volta,  di un’ampia depressione che fungeva da “cassa si espansione” in caso di piene ( questa depressione è tuttora presente e ancora assolve egregiamente alla funzione di cassa di espansione in caso di piena…). In questa primo cerchio c’erano le abitazioni civili dell’élite, un piccolo presidio militare di Piacenza posto nella vecchia mansio, i preziosi depositi alimentari, gli orti e al limite della prima cerchia i mulini per macinare le granaglie e per far funzionare il maglio del fabbro. Ma innanzitutto c’era, e molto potente, la ricostruita Chiesa Plebana che aveva peculiari funzioni di cura d’anime, che consistevano essenzialmente nella somministrazione dei sacramenti, primo tra tutti il battesimo. Al tempo non esistevano  chiese a Roveleto e a Cadeo.

I fedeli di questa vasta “parrocchia” a loro volta come stabiliva la legge carolingia, avevano l’obbligo di restaurare l’edificio della pieve e pagare le decime per il mantenimento del pievano che, giusto per ricordarlo, assolveva a certi compiti civili surrogando la mancanza di una completa amministrazione civile.

L’immagine che traspare ci fa intendere che questo edificio religioso si dovesse trovare in una posizione topografica al tempo molto strategica, nei pressi del guado del fiume e a presidio del crocevia delle strade che giungevano dal monte e dal piano. Una Pieve ben visibile ai viaggiatori del tempo con il suo alto campanile realizzato con “mattoni” provenienti da quella casa rgeia ormai ridotta, come si accennava, a poche macerie.

Taluni studiosi hanno avanzato l’ipotesi che il campanile della chiesa parrocchiale attuale altro non sia che la vecchia torre del castello regio di Teoderic. Ipotesi verosimile.

-Il secondo cerchio, fuori da questa specie di “isolotto” sommariamente descritto, era riservato alle corti agrarie, piccole o grandi, dominiche o massariche…

Sistema curtense ampiamente dominato da terre appartenenti alla Pieve e ai proprietari, in parecchi casi, di discendenza germanica (longobardi e franchi). In questa cerchia c’erano anche parecchi terreni del fisco reale: pascoli, boscaglie pascolive e cose del genere concessi in uso a signori e pieve locale. In questa cerchia c’erano i vigneti e i campi arati dove si seminavano i cereali, le coltivazioni più preziose, secondo i ritmi della rotazione biennale che lentamente stava cedendo il passo a quella triennale, decisamente più redditizia.

-Il terzo cerchio era quello dei terreni più lontani, dei gerbidi, dei pascoli meno preziosi, delle terre  invase  dalle frequenti alluvioni , dalle terre paludose e delle boscaglie  numerose, millenarie e  rigogliosissime presenti in tutto il circondario nord-est di Fontana Fredda fino a lambire Curtis Maiore che sappiamo essere stata , in quell’epoca, la “curtis regia di Auce Maiore”, l’attuale Cortemaggiore ri-fondata  e resa splendida successivamente dai potenti Pallavicino.

LA VITA SOCIALE DEL VILLAGGIO…

La vita sociale si svolgeva tutt’attorno alla Pieve e nel cortile dello “sculdascio”, il fiduciario del “gastaldo”, il conte del territorio piacentino nominato dalla corte regia. Lo “sculdascio” sovrintendeva per ordine del conte alle “querelle” relative a questioni di ordinaria giustizia locale: confini, eredità, pagamento delle tasse, corvé, diritto di pascolo, scolo delle acque, legnatico, ecc…ma non interveniva, se non indirettamente, nelle questioni militari o di giustizia penale.

E la Pieve, la potente Pieve di Fontana Fredda, scandiva, con le sue campane, il ritmo di quel tempo…di quel villaggio.

Ma il tutto era periodicamente interrotto da guerre alle quali subentravano carestie e, spesso, tremende epidemie che falcidiavano popolazioni e animali domestici e tutto si doveva nuovamente ri-mettere in moto. Si ricominciava spesso con altri signori, con altri pievani…fino alla prossima guerra. Per Fontana Fredda tutto questo durò per secoli…per lunghi secoli fino al risorgimento.

Appunti storici romanzati da Sergio E.Valtolla

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Un pensiero riguardo “Fontana Fredda, il villaggio dei tre cerchi…

  1. Molto interessante leggere notizie inerenti ai territori del circondario in cui sei nato e in cui vivi …perché solo così puoi capire la realtà sociale …Leggo i quaderni della Val Tolla ma a volte è difficile mettere a fuoco le diverse realtà territoriali ….
    …Mi piace trovare questi spunti storici su FB perché si leggono come se fossero scoop ameni …Grazie e continuate a pubblicare ..

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