La Valdarda di Sergio Efosi

La Valdarda è la valle dove sono nato e cresciuto, in provincia di Piacenza (Italy); la conosco abbastanza bene, comprese le sue prossimità belle e interessanti, come lo sono  Vallongina, Valchiavenna, Valchero, Valstirone, Valvezzeno e Valriglio …

La Valdarda ha pure una “bassa” di gran livello e con parecchie eccellenze.

Sono infine legato al territorio alto valdardese con particolare riferimento all’antica Valtolla e a Vezzolacca.

Mi piace far fotografie, scrivere libri divulgativi di storia locale e di enogastronomia della Valdarda e dintorni. Con l’amico Fausto Ferrari (il brigante della Valtolla) abbiamo scritto: Il cammino di Santa Franca (1°edizione esaurita, 2° edizione in corso); Eccellenze eno-gastronomiche in Valdarda e dintorni…(esaurito); Veleia Augusta (in corso di distribuzione); abbiamo scritto insieme e separatamente vari articoli di storia locale sulla rivista “Quaderni della Valtolla”.

Cammino volentieri  per boschi e montagne appenniniche per il piacere di scoprire, svagarmi e star lontano dal caos…

Il mio alias è Sergio Valtolla.

Aprile 2017- Ma la diga di Mignano no…

Aprile 1017- Elogio al vino che non c’è …in Valdarda 

Marzo 2017- Un piccolo, lento, cammino tra le lanche del Po…

Febbraio 2017- Camminare e mangiare nelle valli piacentine (Valriglio-Gusano)

Gennaio 2017-Viaggio attraverso la storia della Valtolla (I racconti del monte Moria, prima puntata;  le successive sono visibili direttamente sulla home del blog…scoprite la storia romanzata del sottoscritto…)

Novembre 2016-Vagando per gli Appennini  tra Valdarda e dintorni (1a.tappa…)

Novembre 2016-Vagando per gli Appennini tra Valdarda e dintorni (2a.tappa…).

Annunci

Un pensiero su “La Valdarda di Sergio Efosi

  1. commento al post: L’ agricoltura e la selvaggina son nemiche?
    A mio modesto parere il conflitto non è solo tra agricoltori e selvaggina, che è un conflitto atavico, antico come l’agricoltura, ma vedo un conflitto più forte tra una lobby animalista urbano- centrica ed un mondo rurale sempre più debole ed emarginato, la cui esistenza è vista con fastidio dai detentori di un “certo sapere ambientalista a mezzo servizio” (dal venerdì sera alla domenica pomeriggio) lontano da una concreta conoscenza dell’ambiente rurale (che rappresenta sostanzialmente il nostro unico “ambiente naturale ).
    La lobby animalista gode indubbiamente di maggiori accessi ai media ed è generalmente “coccolata” da politici ed amministratori pubblici, mentre il mondo rurale è costituito da minoranze con scarso peso elettorale e scarsa coesione interna.
    Questa situazione si nota osservando la campagna mediatica scatenata alcuni anni fa per la tutela dei caprioli, considerandoli animali degni di tutela non in quanto esseri viventi, considerazione condivisibile, ma perché belli e compassionevoli, tanto che vengono generalmente associati al “bambi” disneyano .
    Nessuno di lor signori ha mai notato quanti danni da pascolo di ungulati si riscontrano sulle tagliate, dove in molti casi abbiamo il danneggiamento del 90% dei nuovi polloni e questo si tradurrà in boschi meno densi, con piante malformate e sottomesse, e futura perdita di reddito forestale e quindi di manutenzione del bosco ed in sintesi maggiore dissesto idrogeologico. Ma questi effetti li vedremo tra 30/ 50 anni e quindi chi se ne frega…..
    Lo stesso discorso si può fare per il lupo, animale soggetto a protezione assoluta dalle normative nazionali e comunitarie (che guarda caso vengono fatte rispettare solo in italia…) e solo parlare di contenimento o confinamento dello stesso genera la generale indignazione.
    Ma se il lupo viene tutelato in quanto rappresentante del vertice della catena alimentare e ne viene esaltata la funzione di selettore naturale della selvaggina, perché bisogna risarcire gli allevatori che di fatto sfamano i lupi con i loro vitelli e le loro pecore? Dove è la selezione naturale se il lupo si nutre di animali domestici?
    Proseguendo con la tutela assoluta abbiamo mai pensato alle conseguenze? Io ne ipotizzo alcune e spero di sbagliarmi e di essere smentito con argomenti convincenti, anche perché il lupo è un animale che mi affascina…
    1) l’incremento dei lupi non permetterà più l’allevamento in alpeggio come tradizionalmente effettuato con il conseguente abbandono dei pascoli ed il cespugliamento dei terreni ed ulteriore abbandono della montagna, quindi mancata prevenzione del dissesto e maggiore propagazione di incendi su terreni incolti.
    2) aumento del bracconaggio non tanto dovuto all’esasperazione degli allevatori, ma da come conosco il bracconaggio, e probabile che soggetti con scarso quoziente intellettivo non aspettino altro che ergersi a paladini degli allevatori e darsi all’abbattimento indiscriminato dei lupi, così da auto-giustificare le loro azioni (la ricerca di una forma di consenso nella comunità locale è una classica caratteristica del profilo psicologico del bracconiere)
    3) diminuzione del turismo legato all’escursionismo perché prima o poi si verificheranno aggressioni ad esseri umani soprattutto se in condizioni di difficoltà (pensiamo ad un disperso o d un ferito). Oppure avremo situazioni di panico dovute alla presenza del lupo in prossimità di abitazioni (chi lascerebbe giocare i propri bambini nel cortile della casa in campagna se ha visto aggirarsi qualche lupo?) Questi ragionamenti sembrano troppo allarmistici, ma dopo tutto il lupo è un carnivoro e noi siamo bistecche che camminano…
    Inoltre tutti abbiamo sentito dire della atavica diffidenza del lupo verso l’uomo, ma quanti di noi hanno una memoria storica del comportamento da tenere verso il lupo? Secondo studi recenti si sono monitorate situazioni in cui esemplari di lupo si sono avvicinati agli uomini, li hanno seguiti per diversi minuti senza mostrare alcun timore. Gli esperti hanno definito questi comportamenti come fasi di “studio” del lupo nei nostri confronti, in pratica è il lupo che sta verificando quanto può essere aggressivo l’uomo. Personalmente l’ultimo lupo che ho visto l’ho incontrato in pieno giorno a meno di 300 m in linea d’aria dal campanile di Ferriere e non mi sembrava affatto spaventato, visto che ho potuto filmarlo con il telefonino.
    4) Impossibile qualsiasi ritorno alla zootecnia di montagna da parte di giovani e perdita di prodotti di qualità . Perita di qualità paesaggistica dovuta alla scomparsa del pascolo che rende più gradevole il paesaggio , Sembra una banalità ma riflettiamo un attimo su quali sono i territori di montagna più “gettonati” dal turismo ? La mente va subito a territori ben curati, con boschi puliti e grandi praterie, di fatto paesaggi intensamente modellati dalla mano dell’uomo ed oggettivamente poco “naturali” ma comunque molto apprezzati.
    Per concludere queste mie considerazioni penso che andrebbe rivista tutta la gestione ambientale del nostro paese, se non vogliamo scervellarci troppo basta che copiamo dai nostri confinanti, sia quelli comunitari , Francia ed Austria che extra comunitari, Svizzera. Hanno politiche di contenimento dei selvatici , lupi ed orsi ad esempio, che generalmente prevedono una soglia di predazioni “tollerabile” superata la quale il selvatico viene abbattuto oppure istituiscono territori con prevalente vocazione pastoralistica e quindi non permettono l’insediamento di grandi carnivori.
    Non so la Francia, ma per quanto riguarda l’Austria e la Svizzera, non mi sembra che abbiano molto da imparare dall’Italia in fatto di tutela ambientale e gestione del territorio… o sbaglio?
    Ciao

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...