L’anello del Falcone, del Giogo e del Salame


img_3096L’anello del Falcone, del Giogo e del Salame
(con fotografie e tracciato)

Scritto da Sergio Efosi Valtolla, fotoamatore, blogger escursionista e narratore

In questi giorni di post Epifania, fin che le condizioni climatiche lo consentono, si possono fare delle belle escursioni sui “piccoli monti” della Val d’Arda oppure…abbandonarsi al riposo malinconicamente depressivo dell’ozio non creativo.

Naturalmente ho scelto la prima soluzione.

La scusa, l’esca, erano i luoghi particolarmente belli da rivedere e un pranzo al sacco con Gutturnio, salame DOP di Piacenza, torta di patate e dolcetti vari.

2019-01-13-monte giogo1-img_4149Con Anna, Annalisa, Carina, Ornella, Rosanna, Fausto, Furio e Pinuccio son partito da Castell’Arquato, scarponi e zaino in spalla diretto alla cima più alta della collina che separa le valli dell’Arda con quella del torrente Chiavenna.

Per farlo occorre superare il Cristo di Castell’Arquato, puntare a sud verso gli Zilioli, seguendo la strada che s’inerpica lentamente verso l’Appennino e continuare per qualche km fino a intravvedere la prima cresta del Monte Falcone.

E qui viene il bello…

2019-01-12-monte giogo1-img_4156Si può seguire la strada (bianca) a destra oppure tirar diritto verso la cima del monte Padova.

Diciamo subito che la distanza da percorrere per raggiungere l’attacco all’ultima salita del monte Giogo è, metro più metro meno, la medesima.

A destra si segue una carraia per poche centinaia di metri e poi si entra nel sentiero del bosco a sinistra, un percorso anche per MtB, fino a transitare nella zona delle vecchie grotte tufacee, superarla e ricongiungersi con l’altra strada che invece al primo bivio “tirava diritto…” valicando il monte Padova.

Di fatto ci si ritrova, nell’un caso e nell’altro, nella sella tra i monti.

Nel tragitto il Corbezzolo con i frutti maturi, il Calicandro precoce, il fiore profumato dell’inverno, la piccola libreria del viandante della Cinghialina, le Camelie del monte Giogo, in piena fioritura, poche case, tante belle viste e, sulla costiera esposta a est le Viole selvatiche già in piena fioritura, segno di un’anomala passata tarda stagione autunnale e anche di un inverno poco freddo…per ora.

Inevitabile transitare accanto alla casa di Angelo con i suoi asinelli e le vacche bianco-rosse per affrontare l’ultimo strappo del sentiero che, inerpicandosi più decisamente, conduce alla sommità del Giogo.

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Risalendo son superato da due ciclisti, due campioni di quelli veri, in allenamento, che salutano in acrobazia e se ne vanno.

Poi…ecco apparire sul sentiero il Beppe, il Beppe Lambri, con un “cannone” Canon a caccia di immagini da catturare; una gran bella sorpresa incontrare un fotografo di gran classe.

2019-01-13-montegiogo con beppe lambri1-img_4168Più avanti si scopre che “la grotta dei bambini” è ormai inagibile e che di essa non resta che il racconto fantasioso che insegna della nascita dei bambini di Lugagnano in tal grotta anziché “portati” dalla cicogna.

La strada è quindi quella sommitale che richiede attenzione per goder dei panorami più belli della valle.

img_3123E intanto Furio “libera” un pannello informativo della Riserva Geologica, uno dei pochissimi rimasti, dalle “rasse” e si prosegue fino all’area pic nic ai piedi del grande “crocione” sommitale.

È qui che la fiaschetta del Gutturnio viene in aiuto al pari del termo di caffè.

Sì perché da quassù il gusto del Gutturnio cambia, migliora, risente della mia immaginazione allucinogena da vino, del mio immaginario storico che torna alle ere geologiche milionarie dell’antico fondale dove “spiaggiarono” le balene e si aggirarono, in seguito, i rinoceronti e altre fiere fino all’obblio della nuova mutazione appenninica con la comparsa dell’uomo cacciatore, poi agricoltore…e ora escursionista e buongustaio.

2019-01-12-monte giogo1-img_4171E il cibo da quassù non trasuda solo storia, come il vino, ma contempla anche il piacere per le papille gustative.

La sosta al crocione ha dunque rafforzato l’immaginazione del viaggio che ora prosegue…

Il rientro è un vero capolavoro di panorami e di bellezza, di viste a strapiombo sulla Val Chiavenna fino a sbucare nuovamente nel sentiero della “sella” e far ritorno sul filo di costa dei calanchi più belli di tutta la provincia, sull’ampia Val d’Arda.

È qui che ci viene in soccorso il salame, quello Dop di Piacenza, perché camminare stanca ma aumenta l’appetito.

E così sul tavolone della veranda di Roberto, nella balconata baciata dal tiepido sole del primo pomeriggio, a quest’altezza tra i Monti Padova e Giogo, poco distante dalla strada del “Rio Martino”, abbiamo commesso il peccato…di gola. Quel salame evocato si è materializzato, estratto dalla bisaccia di Furio con “assa”, pane e coltellaccio Opinel di prima categoria, lungo come una mano, tagliente come un rasoio, quel che ci vuole per tagliar la fetta fina.

E ancora si materializza il Gutturnio dalle fiaschette e dalla bottiglia da sorseggiar con delizia tra salame, torte e caffè della “Peppina”…pardon della Carina.

Ma il viaggio non è finito e ripieghiamo sulla costa del Falcone per scendere alla Buttina, fino a sbucare nuovamente al Cristo, nel crocevia delle terre del Monterosso Val d’Arda, non prima di aver percorso suggestivi sentieri nella boscaglia e nelle ex aree agricole “gradonate” divenute boscaglia, attraversato vigneti e ammirato l’infinita geografia che si apre verso la pianura del Po che, nei giorni più limpidi, consente di gettar l’occhio lontano sulle grandi montagne.

Un giro di circa 16 km, collinare tra Castell’Arquato, Lugagnano V.A., i vigneti, la Riserva Geologica, a fil di calanchi. Un sentiero non segnalato e, per lunghi tratti, adatti ai soli escursionisti adulti…armati di volontà, allegria e buon cibo della tradizione piacentina, a partir dal salame DOP e dal Gutturnio (guarda il tracciato, clicca qui!).

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