Una volta il mio paese…

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Il mio paese era piccolo ma “quasi” da favola. E, in questo caso, quasi non é poco…Un paese dove i bambini di oggi potrebbero crescere e giocare senza pericoli.

Erano gli anni sessanta del secolo scorso e le strade non erano asfaltate, nessuna. C’era solamente una famiglia benestante, ma non ricca. Poi c’erano tanti piccoli e piccolissimi agricoltori, in massima parte proprietari con poche pertiche di terra, spesso appena sufficienti per vivere. Gli sprechi erano banditi. C’era  appena il giusto per vivere e comprare quello che era indispensabile per la famiglia: le scarpe per sé e per i figli, il vestito per la festa, il primo motorino  della famiglia, il frigorifero, il grembiulino per la scuola e così via…ci siamo capiti. Continua a leggere “Una volta il mio paese…”

fate bello lui che vi suicidate il “numale” (maiale)… in casa (2-fine*)

norcini vall'ongina 1di Brigante della valtolla

La sensazione dell’arrivo dell’inverno la si aveva davvero quando si ammazzava il maiale.

“…Fate bello lui che vi suicidate il “numale” in casa…”, così aveva scritto in un pensierino un mio compagno di scuola “alimentare”, il quale abitava in paese, su alla Vernasca. Questo tormentone ha attraversato i ricordi della mia gioventù legati alla macellazione dei maiali nel villaggio dei Ferrai.

Agli inizi degli anni ’60, quando la fòrmica e gli intonaci avevano già sostituito la noce e il sasso, quasi tutte le famiglie in campagna allevavano il maiale, quelle abbienti ne allevavano due. Vero il detto vernaschino “A lè tatmè avèg u’ salvadaner in cà”, (come avere un salvadanaio in casa), perché il primo maiale serviva per pagarli, il secondo era gratis. Continua a leggere “fate bello lui che vi suicidate il “numale” (maiale)… in casa (2-fine*)”

Fate bello lui che vi suicidate il “numale” (maiale)…in casa (1 di 2).

macellazione in vall'ongina

di Brigante della Valtolla

Quando arrivava l’inverno ai Ferrai, il piccolo villaggio dove sono nato, e la neve ricopriva tutto e tutti, si poteva cominciare a vedere “l’uslè dal fréd”, lo scricciolo solitario, grande come un pollice, saltellare da un ramo all’altro sulle siepi di rosa canina, alla ricerca di cibo.

Il passero, che invece preferiva stare in compagnia, si nascondeva al caldo dentro l’erba ammucchiata nei fienili. Il tasso dormiva ormai della grossa sotto i cespugli verso l’Ongina e lo scoiattolo rosso, ancora sveglio, tentava di avvicinarsi alle case, lo si vedeva perché lasciava piccole orme inconfondibili. Continua a leggere “Fate bello lui che vi suicidate il “numale” (maiale)…in casa (1 di 2).”

Succede in un piccolo paese in valtolla….

lino che imbottiglia ...(clic per ingrandire)

Lino è un giovane pensionato, in gamba e molto brillante.

Maria, sua moglie, più discreta e molto…. “signora”.

Passano tutta l’estate da queste parti e nella loro casetta di sasso a “Sala” in valtolla hanno sempre ospiti…

I nonni sono spesso raggiunti da una schiera di piccoli nipotini e Lino si impegna molto a “tenerli a bada”…..con la sua Maria, la nonna.

A mezzogiorno raggiunge il fontanino dell’acqua fresca, che scende dalle viscere del monte, ne “imbottiglia” una piccola scorta e…via  a casa,  intanto che Maria prepara il pranzo.

clic per ingrandire (valtolla iPhoto)
ciao lino!

CASTELLO, LA CONOSCENZA, LA CAMPAGNA, LA VALTOLLA

Un vuoto di conoscenza ( non di coscienza ), o forse una comoda divulgazione di altre conoscenze: sono forse queste alcune delle ragioni dell’arretratezza sociale della montagna e della campagna d’Italia?

Diciamo la verità, molti di noi da bambini si sono vergognati di essere ” contadinotti o villani ” … quasi un limite da nascondere: il nostro dialetto, le nostre forti inflessioni dialettali, erano così poco eleganti;  vuoi mettere una sana parlata in italiano degli amici ” paesani”…

Per cui da giovanotti incontravamo i nostri amici della montagna e della campagna che, rientrando dalla ” pianura “,  nei week-end e in estate, ci parlavano solo in italiano…mostravano quasi di non conoscere più la ” nostra ” naturale parlata …..e scattava sempre la presa per i fondelli..

La pianura era evoluta, evoluta a prescindere, senza sforzarsi, senza addentrarsi in alcuna analisi critica del termine, la pianura delle meraviglie, del progresso….

Non illudetevi che questa immagine appartenga solo al passato, lo stereotipo del contadino incolto, che parla con inflessioni dialettali, quasi ridicolo è ancora presente anche nel nostro immaginario contemporaneo…è rimasto in molti di noi.

Noi crediamo, di contro, che oggi…(più che mai oggi!) la situazione sia profondamente cambiata e il nostro ” orgoglio nascosto o rimosso” di  montanari e contadini lo possiamo recuperare e ” sbandierare ” perché qui, comunque, la nostra qualità della vita ( lottando e vigilando) non ha proprio nulla da invidiare rispetto alla mitizzata pianura…strapiena di smog, di caos, di cattivi esempi…ma vigiliamo contro gli installatori/ finti benefattori di centrali a biomasse,  sbarramento sui corsi d’acqua, ecc….perchè il nostro tributo al progresso lo abbiamo già dato…eccome!.

Grazie ai nostri detrattori, in fin dei conti,  abbiamo recuperato pace e orgoglio e amiamo ancor di più le nostre magnifiche terre.

Pertanto, noi pensiamo che, il vero punto sia discutere di questo: la costruzione di un orgoglio per la nostra valle, per i nostri paesi  recuperando le nostre “radici”  storiche e culturali affinché si possa procedere alla formazione di nuove generazioni che sappiano puntare alla valorizzazione del proprio territorio nel suo insieme.

Un famoso intellettuale lo chiamava ” Un recupero identitario propedeutico per lo sviluppo “.

Questo recupero, siamo d’accordo,  è chiaramente propedeutico allo sviluppo economico; lo ha detto il sindaco di Castello al convegno di Driade: lavorare sulle nuove generazioni per far diventare valore l’ identità dell’accoglienza che serve per ” costruire turismo di qualità ” che è indispensabile a Castell’Arquato e al comprensorio per ” chiudere il cerchio delle opportunità.

Inutile cercare cause e colpe ora si tratta, ognuno per la propria parte, di ” costruire e unire”.

Troppo facile identificare sempre, in tutte le salse, questo o quel politico poiché, oggi come ieri, rivendicare e basta non porta lontano.

Mentre occorre da andare lontano insieme ai tanti ” professionisti imprenditori ” che sono da noi e che sono disposti ad investire con noi in un prodotto che nessuna fabbrica cinese o taiwanese potrà copiare: le nostre bellezze storico-artistiche-paesistiche con il loro carico di storia millenaria, di civiltà, di cultura universale nelle arti, nella letteratura, nel costume, nelle costruzioni sociali.