Dall’asparago alla vartisa…*

asparago logoaspaProvate a girare nelle campagne piacentine della “bassa”, tra valnure e valdarda (e relative valli minori adiacenti), nel periodo tra fine aprile e maggio e vi imbatterete in numerosi cartelli fai da te che segnalano la vendita “diretta” di asparagi. Quelli coltivati e non quelli “selvatici” di cui faremo poi cenno che, invece, appartengono alla famiglia della “cannabis”…quella che immaginate, di cui parleremo più avanti.

LA ZONA DI PRODUZIONE MAGGIORE…

Sono numerose le aziende agricole piacentine,  e tante nella zona detta, specializzate nella coltivazione del delizioso ortaggio che lo vendono direttamente al consumatore finale.

Noi siamo tra coloro che lo acquistano, regolarmente, due volte alla settimana a Muradello di Pontenure, dietro alla chiesa.

Nell’intero territorio comunale di Pontenure vi sono diversi produttori che offrono i loro asparagi in vendita diretta.

La stagione dura poco meno di 2 mesi, forse ancora un paio di settimane e mezzo e poi tutto finisce.

Ieri, domenica  10 maggio, dalla solita produttrice li abbiamo pagati 4€ al chilo i grossi e 3€ quelli medi (la scorsa settimana i prezzi erano di un euro superiori a quelli esposti).

Pontenure, nel piacentino, è la capitale dell’aparago e ieri gli han fatto una gran festa con tanto di banda e discorsi delle autorità; poi la proloco locale, molto attiva, l’ha proposto cucinato in tanti modi.

LA STORIA IN DUE PAROLE

L’asparago  è una coltura molto antica che arriva dall’Asia; apprezzatissimo dagli Egizi (era un simbolo di fertilità) e in seguito anche dai Romani. Decadde come lo stesso impero e  restò per secoli confinato negli orti dei monasteri che lo coltivavano come pianta medicinale. Poco per volta ritornò alla ribalta e ri-conquistò le tavole dei buongustai a partire dal Re Sole. Il resto è attualità e Piacenza, nel nord Italia, si è distinta  come una delle  province più attive  nella produzione e valorizzazione  prezioso ortaggio.

L’ASPARAGO FA BENE ALLA SALUTE…**
Non tutti sanno che l’asparago ha anche proprietà benefiche contro malinconia, sbalzi d’umore e depressione; ottime le sue  qualità diuretiche, indicato per chi soffre di ipertensione arteriosa e per chi vuole eliminare gli eccessi di peso.

Gli asparagi contengono pochissimi grassi, è assente il colesterolo, hanno ottime fibre alimentari. In più hanno un basso contenuto di sodio, sono ricchi di potassio, sono una buona fonte di acido folico e di vitamina B1 e B6. Quelli di diametro grande hanno dimostrato di avere una concentrazione maggiore di rame, zinco e manganese, mentre negli asparagi più piccoli c’è una maggiore concentrazione di ferro.

L’ASPARAGO PIACENTINO E’ BUONO…

La verdura di stagione è sempre da preferire, quella a filiera corta (prodotta vicino a casa) è sempre da scegliere perché non abbisogna di conservanti e non necessita di lunghi viaggi su camion frigoriferi  mantenendo  inalterato il suo  potere nutritivo e benefico come fossero ortaggi raccolti nel nostro orto di casa.

L’asparago ora è “di stagione” e si compra in tanti luoghi piacentini dove lo raccolgono il giorno stesso o la sera prima e dunque è “prodotto fresco”.

LA CUCINA CI GUADAGNA

L’asparago di può consumare in tanti modi ma noi lo preferiamo cotto a vapore (o con poca acqua) e quindi condito con buon olio extravergine d’oliva. Si mangia tutto, anche la parte finale del gambo che pur fibrosa è eccellente.

Ma anche un buon risotto o le lasagne con gli asparagi sono “roba” da sogno.

Infine , ma non perché sia meno usuale o di second’ordine, una bella frittata con le uova fresche e formaggio o condite con uova cotte a busött …

Per le ricette vi consigliamo di consultare il sito web del consorzio dell’asparago piacentino cliccando qui.

LA VARTISA OVVERO L’ASPARAGO SELVATICO**

Nel Piacentino gli asparagi selvatici, molto raccolti***, sono conosciuti come “vartise”. Si tratta di un tenerissimo germoglio, la cima del luppolo (quello della birra), che cresce spontaneo lungo siepi, argini e incolti, dove le tecniche agricole non possono arrivare.

In realtà questa pianta pur avendo nulla a che vedere con la famiglia dell’asparago è molto ricercato.

La somiglianza nel colore, nella forma e il coincidere dei periodi di raccolta hanno diffuso la convinzione che si trattasse di un tipo di asparago tanto da definirlo “asparago selvatico”, buono e molto aromatico.

E’ invece una pianta della specie “cannabis”, quella che immaginate…

Ovviamente i suoi effetti non sono allucinogeni ma solo un po’ calmanti e una frittata di uova e vartise è buonissima e…

(ma noi preferiamo quello verde coltivato da ottimi produttori locali).

*le foto sono tratte dal sito web del consorzio dell’asparago piacentino.

**dal sito web del consorzio dell’asparago piacentino.

*** in parecchie Regioni e nei parchi naturali raccogliere “vartise” è vietato, è specie protetta.

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2 pensieri su “Dall’asparago alla vartisa…*

  1. Vi rimando alla pagina di wikipedia la quale dice:

    L’asparago selvatico (Asparagus acutifolius) è una pianta della famiglia delle Liliaceae reperibile in tutto il bacino del Mediterraneo. I nomi comuni “asparago spinoso” e “asparago pungente” derivano dalle caratteristiche spine poste alla base dell’apparato foliare, caratteristica comune nelle piante della macchia mediterranea.
    Da non confondersi con il luppolo selvatico o con i germogli di pungitopo (entrambi chiamati anche “asparagi selvatici”), i cui germogli vengono ancora oggi raccolti a primavera nelle campagne e nei luoghi incolti per farne ottimi risotti, frittate e minestre.

    Purtroppo è un errore comune chiamare la vartisa o luppolo asparago selvatico.

    1. Tutto vero quello che dici, il tuo commento è scienza. Ma il luppolo non lo conosce che poca gente mentre la vartisa detta pure (anche se impropriamente) asparago selvatico lo conoscono…
      Ma ci sarebbero tante cose da dire su asparagi selvatici veri o presunti tali ma la questione richiederebbe approfondimenti e non credo siano argomenti per il tipo di blog che siamo facendo…
      Il pungitopo invece non sapevo che fosse tra quelli raccolti come fosse un “asparago selvatico”.
      Grazie per il tuo contributo.
      sergio

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