Una strada o un fascio di strade che attraversano un Paese dovrebbero rappresentarne la sua storia ma in Italia così non è.  
E una di queste strade è caduta in disuso da secoli e la conoscono solo in pochi: è la Via Francigena che raggiunge Roma attraversando mezza Italia, provincia di Piacenza compresa. 

Nonostante tutto ancora percorsa a piedi da qualche migliaio di devoti escursionisti che ogni anno seguono il famoso percorso riportato nel diario del vescovo Sigerico al ritorno da Roma, diretto a Canterbury in Inghilterra. Oltretutto a noi piacentini non dovrebbe sfuggire che c’è un’altra Via che ci interessa, la più antica del nord Italia, paragonabile, anche se in minuscolo, alla famosa route 66 americana, resa famosa dal romanzo di kerouac. 

Si tratta della nostra Via Emilia tracciata nel 168 a.C. dal console romano Emilio Lepido, che dalle spiagge di Rimini raggiunge il fiume Po a Piacenza, ancora senza dubbio la più importante Via di comunicazione padana. 

Racchiude, lungo i suoi 300 km circa, tutto il gusto degli emiliani dai tortellini ai pisarei e fasö, dal parmigiano reggiano al grana padano, dagli anolini alla coppa piacentina. Senza dimenticare il lambrusco, il sangiovese e i nostrani gutturnio e ortrugo, ecc.. E poi l’ingegno per la meccanica, per le auto di lusso famose in tutto il mondo e l’università di Bologna, la più antica del mondo. Una lunga Via dal mare Adriatico alle colline di Piacenza famose, queste nostre, per il connubio tra castelli, vini, salumi e bellezze naturali. Colline e montagne, come ebbe a dire Hemingway della nostra Valtrebbia, “tra le più belle del mondo”. 

E allora perché non farne un prodotto turistico? Un prodotto quasi unico nel suo genere che attraversa l’intera regione Emilia e che nel tratto da Piacenza a Fidenza è anche Via Francigena europea, quello già menzionata.

Ma come fare di fronte al gran traffico veicolare quotidiano? Come rendere possibile a escursionisti, ciclisti e amanti del turismo lento in genere usufruire di una simile opportunità? 

Per apprezzare quanto affermato non si può prescindere dal “viaggio” lento e dunque occorrerebbe preparare una pista riservata al crescente numero di turisti che amano tali modalità. 

E basterebbe poco: un “sentiero” riservato, lungo e diritto come la Via; e quasi parallelo alla strada veicolare, quasi parallelo ma non troppo, prossimo a sole poche centinaia di metri tra un paese e l’altro e che quando li attraversa sta solo a pochi metri dal suo asset originale. Con tanti soldi che si buttano per cavolate o che si sprecano in cose inutili questa sarebbe la nuova “fabbrica” a impatto zero, unica e inimitabile. Una lunga Via del gusto, della storia e del divertimento attraverso terre verdiane, genialità meccanica e motoristica dove le sinfonie migliori si giocano lungo l’intero asse viario…

Sarebbe bello poter partire una mattina in bici o a piedi e poter raggiungere una meta emiliana…senza rischiare l’osso del collo. 

Ma in Italia chi propone turismo pensa subito ai soldi che riuscirebbe a “speculare” (per non dir peggio) e allora questa ipotesi non rientrerà mai in un piano regionale serio perché costa troppo poco …e intanto la nostra Route Aemilia decade sempre più. 

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Un pensiero riguardo “Via Emilia: una strada, pochi turisti  

  1. Buongiorno.a proposito di francigena,io vivo a poche centinaia di metri dal guado di sigerico.un territorio che si presterebbe per turismo a piedi,in bici,equestre…io stessa ho scelto anni fa questa zona in quando posseggo un cavallo e sognavo di godere attraverso le passeggiate di questa campagna.sognavo.cave,agricoltura intensiva,utilizzo degli argini come vie di trasporto di ogni genere di merci…bene….taglio corto.spero che qualcuno cambi qualcosa.ora come ora,la fruibilità e godibilità si scontrano contro troppe cose😢

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