Funghi, fragoline e cinipidi mortali…….

fungo porcino primavera 2012

In questi giorni caldi potrebbe capitarvi di percorrere un bosco della valtolla seguendo uno tra i tanti sentieri forestali segnalati dal Cai (segnavia bianco e rosso) per passeggiare,  andare alla ricerca di un momento di svago, di maggior refrigerio o per andar alla ricerca di qualche frutto del sottobosco….

Percorrendo le zone castanicole purtroppo dovrete abituarvi ad osservare la presenza diffusissima e numerosissima   dei  “rigonfiamenti” sulle foglie e sui rametti di queste magnifiche piante da frutto (foto 1).

infezione del castagno da vespa cinese….(foto 1)

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Un’idea, forse stravagante, ma non proprio…..

ombre tra la neve e il bosco

Un’opinione circolata attraverso il nostro quotidiano Libertà…sarà opportuno per il futuro, predisporre un tipo di ricettività temporanea dove nei periodi di emergenza trasferire almeno gli anziani in inverno”  ….che potrebbe voler dire soprattutto nel periodo più nevoso e freddo(?).

I luoghi di “ricettività temporanea” sono gli alberghi? Alberghi o residence vicino a casa, al mare o in pianura?

Chiudiamo le case sparse o quelle poche abitate nelle frazioni e tutti a “svernare” perché vi sarebbe un grosso risparmio di denaro pubblico. In certe località di montagna dove si sa per certo che vi abitano solo pochi anziani (a proposito: si è anziani da quale età?) potrebbero essere “sgomberate” evitando costi per fare la “rotta” fino a tali luoghi… e tutto il resto. Continua a leggere “Un’idea, forse stravagante, ma non proprio…..”

I racconti del brigante della valtolla: il bosco dei biancospini (2-fine)

PRIMA PARTE  PUBBLICATA IL 28 NOVEMBRE 2010 ( il libro con i racconti del brigante è disponibile nelle edicole della valtolla; il ricavato sarà devoluto al reparto oncologico dell’ospedale di Piacenza diretto dal prof. cavanna; un bel gesto per Natale!)

di brigante della valtolla

Mentre Elia era appoggiato al bancone, aspettando la sua acqua, entrarono nella vecchia bettola due valligiani, un ragazzo ed una ragazza sulla trentina. Ordinarono anche loro dell’acqua e mentuccia, poi si guardano intorno ed, apparentemente in modo casuale, chiesero se ….

(seconda parte……) qualcuno avesse visto in giro dei pastori.

Ci fu un momento di silenzio, il vecchio oste scosse la testa, ma un vecchietto seduto ad un tavolino si girò bruscamente. “Sì, …certo che li ho visti, andavano verso la riva del fiume. Perché? Come mai li cercate?”.

“Siamo alle solite! Li cerchiamo per fargli avere quello che si meritano. Lo sanno bene che nei terreni del Conte Albione dei Rossi di Tollara non possono passare, ma quelli fanno i furbi e vogliono farci passare per scemi! Avanti ed indietro con le loro maledette pecore”, replicò subito il giovane, accendendosi in volto.

L’anziano contadino non si scompose. “Ma ditemi un pò… Continua a leggere “I racconti del brigante della valtolla: il bosco dei biancospini (2-fine)”

I racconti del brigante della valtolla: il bosco dei biancospini (1)

di brigante della valtolla

Elia De Bracchi quel giorno doveva fare delle consegne ai Malvisi, dall’altra parte del monte della Croce dei Segni, la cima più alta del massiccio del monte Moria. Il grande carro, trainato da quattro cavalli era carico di materiale laterizio. Era una giornata di primavera, con l’aria finalmente tiepida, ed i prati brillavano per il giallo dei fiori di tarassaco in mezzo all’erba. Qua e là macchie bianche di ciliegi e biancospini, mentre i peschi stavano già perdendo i petali rosa.

“Ormai i pastori ebrei dovrebbero essere tutti sull’altipiano, come succedeva sempre in questa stagione!”, pensava il ragazzo.

Pur avendo scelto un’altra strada rispetto a quella di tanti della sua razza, -Elia lavorava nella fornace di laterizi e pietre chiappate che suo padre aveva rilevato giù vicino all’Arda-, le sue radici restavano lassù, nei campi e nei boschi che facevano da cornice al versante ovest del massiccio del monte Moria.

La famiglia di Elia aveva fatto la scelta di convertirsi al Cristianesimo, ma non aveva mai dimenticato le proprie radici. Suo nonno Tobia, nelle lunghe notti d’inverno gli raccontava sempre la grande storia del popolo di Dio –così i Giudei consideravano loro stessi-, di quando erano stati deportati dalla loro patria, la Palestina fino a Benevento e da lì, in seguito dispersi nel nord della penisola italica. Alla loro famiglia ed altri duecento ebrei era toccata questa piccola valle, solo boschi e lubbie.

La valle di Tolla, dove comandava il potente Abate dell’Abbazia di Tolla era importante soprattutto per……. Continua a leggere “I racconti del brigante della valtolla: il bosco dei biancospini (1)”

L’OM DAL BOSCH…(L’UOMO DEL BOSCO)

L’om dal bosch……. l’uomo del bosco….ovvero l’uomo che abita nel bosco.

Quanti di noi, da bambini, si son sentiti ripetere  una frase del tipo:

” Sta attento non andare nel bosco …..che c’è l’uomo selvatico che ti prende e ti porta via..”

Nonni e  genitori non volevano che andassimo per boschi e allora erano soliti dire anche questo….pur di scoraggiarci.

Intimoriti da piccoli rispondevamo chiedendo dove abitasse questo uomo del bosco.

il bosco …(clicca sulla foto per ingrandirla)

” non si sa! ….nessuno lo ha mai visto ma c’è ” .

Ma più crescevamo meno, tale questione, ci intimoriva…  non ci faceva quella gran paura.

L’attrazione del bosco dietro casa…dove andavamo a ” scorrazzare ” era troppo forte.

In primavera c’erano i nidi degli uccellini da andare a controllare e a “disturbare”, in estate i frutti selvatici maturi da mangiare, in autunno le castagne e, pertanto, come si poteva resistere?

Tra amici, a gruppi, difficilmente da soli (noi mai!), andavamo per boschi conoscendone ogni pianta, sasso e sentiero.

Era evidente che, 50 anni fa circa, l’ om dal bosch era usato in funzione deterrente per dei monelli che scorrazzavano per le campagne e i boschi senza alcun problema…..creando apprensione nei nostri genitori…..

La storia dell’uomo del bosco o dell’uomo selvatico esisteva dappertutto: dalle Alpi agli Appennini alle zone collinari….e veniva, solitamente descritto come irsuto, muscoloso e robusto e con un aspetto un po’ pauroso…

Ma non ci incuteva terrore come avrebbero voluto i nostri genitori anche perché i nostri fratelli maggiori ci dicevano..” non credeteci…sono balle….perché non vogliono che andiate nel bosco e basta”…

Forse, anzi certamente, vi erano state epoche precedenti per cui andar per boschi poteva voler dire incontrare malintenzionati….di tutti i tipi e, di conseguenza, si ” metteva paura ” a ragazzi, giovanetti, donne affinché non si avventurassero nella selva “oscura”…..affinché stessero in guardia.

D’altronde nei secoli scorsi vi erano stati accadimenti gravi (anche delitti), nelle zone più rurali…più impervie, più oscure che avevano lasciato una traccia indelebile nei sentimenti popolari: la paura!

Tanti erano, nei paesi e nelle valli, i  racconti di “cronaca nera” tramandati di padre in figlio, tanti erano i fatti delittuosi documentati …molti dei quali restati impuniti …che alimentavano paure…….

Poi, si sa, da un dito ne esce un braccio…e nel riportare certi episodi  era facile  ” insaporire ” il racconto…

Ai nostri tempi, quando eravamo piccoli, si usava questo ” spauracchio” per evitare di non saperci ” a portata di mano”, al semplice richiamo urlato di mamma o papà….

Il babau, quindi, è sempre esistito tanto si identificasse con ” l’om dal bosch”,  con ” l’om sarvadag”, con i folletti, con la ” stria”….o direttamente con il diavolo…..e sempre esisterà!


AGRICOLTURA & NATURAL VALLEY (2)…..

il precedente post del 25 novembre aveva introdotto l’argomento terminando in questo modo…….

Così, piano piano, siamo arrivati a parlare di OGM ( organismi geneticamente modificati) e, pertanto, vedremo come muteranno “ varietà o razze animali”  con questa ” rivoluzione ingegneristica”.

Certamente l’introduzione massiccia di tutto ciò  favorirà le grandi aziende piuttosto che le piccole.
Di conseguenza si marginalizzeranno le piccole aziende, la maggior parte delle aziende agrarie italiane e la totalità di quelle della alta collina e montagna, a favore di coltivazioni e agricoltura industriale estensiva
……….(continua)…………..

La biodiversità delle varietà locali invece favorisce le piccole dimensioni aziendali e rendono possibile un nuovo rinascimento agricolo basato su altri valori che alcune organizzazioni agricole stanno implementando: vendita diretta, filiera corta e un nuovo “breeding” (selezione genetica) che coinvolgerà nuovamente gli agricoltori nei principali processi dell’ agricoltura che piace a Noi.

Nella recente fiera fredda di Lugagnano valdarda aver visto tante bandiere agricole, tanti produttori presenti ci ha rincuorato: nulla è ancora perduto.

Conservare una varietà locale è conservare una ricchezza del territorio, qualcosa che ha a che fare con le  tradizioni.

Separare un seme dal suo territorio e dalle sue conoscenze correlate significa ridurlo a generica risorsa genetica utile solo per riprodurre in laboratorio linee pure (magari inserendo, nella stessa linea in purezza, un bel codice segreto per cui nessuna riproduzione potrà più avvenire naturalmente).

 

AGRICOLTURA IN MONTAGNA...UNA RARITA' ??

Quindi il segreto conservato in questo patrimonio varietale locale e nelle conoscenze che derivano dalla sua coltivazione è quello che ha dato origine alle tipicità e al successo del made in italy agroalimentare.

Cosa pensate che abbia determinato il successo e l’inimitabilità di certi formaggi, certi salumi, certi legumi, certi frutti ?

Un  combinato “segreto” tra terra, clima, selezione naturale, varietale, tradizione, tecniche di coltivazione, tecniche di lavorazione, mix di elementi naturali e ingegno umano.

La Civiltà Contadina, dovrà riappropriarsi presto e conservare le sue proprie varietà, quelle del proprio territorio, perché i semi non sono di nessuno, ma sono della terra in cui sono coltivati da decenni e secoli.

Se il territorio in cui siamo non potrà più perpetrare questa biodiversità succederà il disatro.
Se il territorio diventerà povero, oltremodo povero franerà e  tutto ciò succederà quando il terreno non avrà più agricoltori che lo curano.
Se il territorio in cui siamo è inquinato e l’acqua la continuiamo a sprecare, berremo acqua che viene da lontano…ben presentata, imbottigliata ma la pagheremo cara (in tutti i sensi), il territorio avrà perso ogni suo valore e la gente penserà di essere ricca…… ma vivrà in un contesto povero.

Ecco perchè vogliamo il rilancio di natural valley……maggiore grinta …….battaglia istituzionale……sostegno delle organizzazioni agricole.