Mio nonno aveva antenati “Ligures”, forse anche il tuo…

I-Celti-accettarono-e-condivisero-le-conquiste-dei-Liguri
cartina ripresa dal Web

di Brigante della Valtolla

Razza dura i nostri antenati Liguri, vivevano di caccia e pastorizia. Vita dura a quei tempi, non arrivavano in molti fino a trent’anni; la vecchiaia era un privilegio di alberi e pietre. L’infanzia durava quanto quella dei cuccioli di lupo, bisognava sbrigarsi, fare in tempo a vivere prima che cadesse la neve, prima che tramontasse il sole.

Le genitrici tredicenni, i ragazzi a quattro anni già a cercare nidi fra i giunchi, i capicaccia ventenni un attimo prima non c’erano, già non ci sono più.

I capi dell’infinito si univano in fretta, le fattucchiere biascicavano esorcismi con ancora tutti i denti della giovinezza.

Il figlio si faceva uomo sotto gli occhi del padre e il nipote nasceva sotto l’occhiata del nonno. E del resto non si contavano gli anni.

Contavano reti, pentole, capanni, asce e soprattutto frecce di dura pietra.

Il tempo, così prodigo con una qualsiasi stella del cielo, tendeva loro la mano quasi vuota, e la ritraeva in fretta, come dispiaciuto. Ancora un passo, ancora due lungo il fiume scintillante, che dall’oscurità nasce e nell’oscurità scompare.

Non c’era un attimo da perdere, domande da rinviare e illuminazioni tardive, se non le si erano avute per tempo.

La saggezza non poteva aspettare i capelli bianchi; doveva vedere con chiarezza, prima che fosse chiaro, e udire ogni voce, prima che risonasse.

Il bene e il male – ne sapevano poco, ma tutto: quando il male trionfava, il bene si celava; quando il bene si mostrava, il male attendeva nascosto. Nessuno dei due si poteva vincere o allontanare a una distanza definitiva. Ecco il perché d’una gioia sempre tinta di terrore, d’una disperazione mai disgiunta da tacita speranza.

La vita, per quanto lunga, sarà sempre breve. Troppo breve per scrivere qualcosa, troppo breve per fare tanti segni sulle pietre, troppo breve per costruire attrezzi per il lavoro. Ma duri come e più delle pietre sotto i piedi, mai domati da razze nemiche…

Ma tutto era troppo breve per aggiungere qualcosa…

 

Piacentini ligures ?? (4-fine)

L’ ultima parte del saggio ” arrivano i liguri “….. il libro è molto più ampio e contiene interessanti saggi sul brigantaggio e su molte vicende storiche locali…..

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……le ultime battute del saggio….

Piacentini ligures ?? (3)

Questa è la terza parte  del saggio ( la seconda relativa a  “arrivano i liguri” la cui prima è del 8 gennaio)  ( la prima puntata trattata la preistoria a piacenza il 4 gennaio)

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Non ho alcun rispetto….(editoriale per il 2011)

di Sergio Valtolla

Non ho alcun rispetto per coloro che porterebbero al mercato il “paesaggio” e il suo Dio creatore se potessero ricavarne qualcosa!

Costoro non hanno mai ringraziato Dio per quello che hanno ottenuto, per il bello che li ha sempre circondati e per qualche centesimo scintillante venderebbero anche l’aria che respirano.

Non sono tenero con questa gente [omuncoli!] che piuttosto della bellezza della zona in cui abitiamo preferiscono specchiarsi nel lucido di una moneta da dieci centesimi [ liberamente ispirato da “walden”].

Ci ha particolarmente colpito, nei giorni scorsi un articolo apparso sul quotidiano “libertà” che trattava dello stato di abbandono in cui versa il patrimonio artistico  e religioso del nostro Appennino….

” …..tutelare il “bello” anziché “danneggiare il territorio con ettari e ettari di pannelli fotovoltaici”….Parlando dello stato di conservazione  di molte chiese e oratori continua affermando che ….«le manutenzioni piccole, se rimandate, diventano grosse e non ci sono soldi per affrontarle. Il piccolo tesoro finisce per disintegrarsi, diventa un rudere, il tempo lavora contro di noi»…..Un esempio di questi gioiellini? «… in Comune di Ferriere – risponde ancora monsignor Ferrari – c’è il piccolo santuario di Santa Maria della Gratra, una chiesetta romanica. Mi dispiacerebbe vederla abbandonata, sono uno di quegli esempi di edilizia antica che potrebbero costituire un’attrazione turistica. Nessuno utilizza artisticamente il nostro patrimonio. Certo il panorama è diverso da Montecarlo ma anche questo è un turismo che può essere coltivato. Invece si pensa a realizzare pale eoliche e si mettono ettari e ettari di pannelli fotovoltaici. C’è bisogno di “bello”, noi lo abbiamo ancora ma lo stiamo distruggendo…

Come non essere d’accordo!

Noi, qui in valtolla rincariamo la dose: che diritto aveva lo sporco e stupido “padrone” della nostra vita di vendere l’aria che respiriamo tra il ponte dell’Arda di Lugagnano e il molino Teodoro ?

I suoi campi o i loro campi non daranno messi, non daranno fiori, non daranno frutti ma solamente denaro…..

Per costoro i frutti non sono belli o buoni, son solamente maturi quando si trasformano in denaro!

Per noi no! Noi vorremmo che da questo sudiciume sbucasse un fiore da sistemare in un bel giardino-paesaggio, con i contadini e gli artigiani che producono tanti buoni prodotti, i bambini che crescono sani e non intossicati delle polveri fini e da altre schifezze anche peggiori di quella menzionata, gli animali, la vita sociale….la serenità.

Noi vogliamo sempre di più che venga valorizzato un paesaggio naturale, agrario e storico per farlo  divenire meta di turismo sociale, di vita e di nuovo lavoro per i giovani…..questo è l’auspicio per il 2011, 2012, 13,14,15,16….ecc…..ecc…..

Piacentini ligures ?? (2)

La seconda parte del saggio….dal titolo ” arrivano i liguri ” (precedente il 4 Gennaio 2010 sulla preistoria a Piacenza); il prossimo il 13 gennaio.

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Piacentini ligures ?? (1)

Abbiamo ritrovato un libro scritto da Giacomo Scaramuzza sui liguri nel piacentino e riteniamo possa interessare poterne leggere alcune brevissime parti che pubblichiamo… [ rimandando il resto della lettura al presto librario possibile nelle biblioteche pubbliche importanti della nostra provincia].

Uno dei pochi libri scritto con un taglio ” divulgativo” che ci piace riprendere e che ci aiuta a capire …perché noi siamo nell’antica terra dei Veleliates…..poi terre di velleia Romana.

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Iniziamo con un breve articolo sulla preistoria a Piacenza…

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Riportiamo, nel prossimo post,  il saggio sui ligures …….( 1-segue )

 

 

I VELEIATES E LA VALTOLLA : rincorrendo notizie sulle origini (1)

Tragico destino della valtolla: l’antica, grande e gloriosa città di Veleja sepolta da frane e oblio; il grande complesso monastico, dove sorge l’attuale Rabbini,   centro nevralgico della valtolla alto medioevale sparito… (smontato mattone per mattone, sasso per sasso, sepolto….?).

Rincorrendo le origini sono le prime considerazioni che ci sono venute spontanee!…Ma qualche notizia in più l’abbiamo scovata e ne diamo qualche cenno (¹).

…Veleja, fondata dai ligures veleiates, estendeva il proprio dominio su di una vastissima area collinare – montana che comprende parti delle attuali provincie di Piacenza, Parma, Pavia e Alessandria…forse Lucca per una superficie totale stimata in 1200 km ² ( oggi Parma e Piacenza si estendono per circa 6000 km²).

Vi era quindi un territorio molto vasto e importante, collinare e montano,  che gravitava attorno alla città di Veleja.

Territorio costellato da piccoli borghi rurali, con vasti altipiani destinati a coltivazione e pascolo che comprendeva tratti dei fiumi Trebbia, Taro, Arda, Nure…..

Nella sola città vi abitavano circa 1000 persone e ben 20.000 nel vasto contado montano  e collinare.

Al tempo la classica città si attestava attorno a 700/800  abitanti con le eccezioni delle allora metropoli, come Milano, che contavano anche  20/25.000 abitanti ( nella cisalpinia si stimava abitassero circa 1.500.000 persone).

L’ oppidum ligure Veleiates ( il municipio per i romani) sorgeva a circa 50 km da Piacenza e a 20 km circa da Castell’ Arquato.

Veleja, società collinare-montana, si trovava a ridosso dei monti Rovinasso e Moria a circa 450 mt. s.l.m. e iniziò il suo processo di assimilazione (contaminazione  passiva) delle civiltà che le stavano accanto (latini ed estruschi in primis) dopo l’anno 200 prima di Cristo per essere ” assimilata ” politicamente e civilmente ai romani verso il 90 prima di Cristo……assimilata pur già conquistata!

DI FATTO VELEJA DIVENNE UN CENTRO DI RACCORDO TRA LA PIANURA PADANA E LA LUNIGIANA…..UN RUOLO DI CERNIERA….LUNGO L’ IMPORTANTE VIA CHE PARTIVA DALLA PIANURA PIACENTINA, RAGGIUNGEVA LA STESSA CITTA’ DI VELEJA E PROSEGUIVA FINO A LUNI PASSANDO PER IL PELIZZONE (?).

(continua ………)

(¹): nicola criniti  per le edizioni mup di parma

I LIGURES ABITAVANO IN VALTOLLA

Parlare dei liguri antichi abitatori della valtolla è sempre molto difficile poichè, prima di tutto, non hanno lasciato, praticamente, quasi nulla di scritto….qualche manufatto, statua, monili …ma sempre poco.…Gli storici romani ne parlarono ma li dipinsero come dei perdenti, dei rudi, dei “barbari”…..Quello che scriveremo, quindi, lo abbiamo trovato in rete ma consideratelo un pò romanzato.

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Prima della colonizzazione romana, i liguri abitatori delle nostre aree appenniniche, erano popolazioni che vivevano di fatica.
Vi sono scritti degli storici del tempo romano che hanno trovato conferme in successivi ritrovamenti archeologici.

In queste zone…sul crinale dell’ Appennino, secondo tali fonti, vivevano di caccia, di pastorizia e di pratiche agricole.
Usavano manufatti litici ed ossei, lavorati con notevole abilità e stupende asce in pietra, levigatissime, affilate, molto robuste utilizzate per abbbattere i grandi faggi della nostra zona..

L’antico ligure era asciutto di fisico ma molto astuto e viveva relegato nella sua montagna in una zona vasta, molto vasta che comprendeva anche la nostra valtolla.

Erano più piccoli e scarni rispetto al gallo-celti e, con questi, ebbero diversi momenti di forte attrito in seguito alla migrazione di alcune popolazioni celtiche dalla vicina Francia proprio nelle zone prossime ai liguri.

Alla fine nel nord Italia riuscirono a convivere tanto i celti quanto i liguri……a convivere e niente più.

Secondo gli storici romani i liguri, rozzi abitatori della montagna, in realtà non si mescolarono con nessuno e ” tollerarono ” i cugini  celti.

Noi non abbiamo nulla per dimostrare che non erano rozzi abitatori della montagna ma sappiamo che qui vissero per migliaia di anni realizzando città come veleja, sistemi di difesa del territorio e manufatti vari.

Semmai erano fieri, pur conducendo una vita di tribolazioni dovute anche ai luohi ove si erano insediati nella fase preromana…ma per scelta e necessità e qui restarono poichè fortemente gelosi della loro libertà.

Gli storici romani parlano diffusamente di una una stirpe, oltre che rozza, anche fiera e indomita che passava la vita tra le foreste, in lotta perenne contro gli elementi e le belve.

Certamente i Liguri non erano conquistatori di terre e uomini, amavano vivere in sedi fisse dove c’era acqua, coltivando lino e orzo….le tribù liguri vivevano isolate le une dalle altre, come dei “Famigli” autonomi retti da un capo ma…..amavano molto anche la vita sociale e tenevano spesso conciliabula in apposite piazze e in campi di riunione come a Lugagnano.

La proprietà privata non  era in vigore e nei nuclei familiari esisteva una tendenza al matriarcato, anche se i figli erano riconosciuti dai padri.

UN FAMIGLIO LIGURESIn caso di grave pericolo i vari famigli si associavano per combattere, ma, finita l’ emergenza, riprendevano la loro vita indipendente.

Veneravano le vette delle montagne, le piante e, soprattutto, le sorgenti e i loro dei erano in relazione con questi elementi.

Il culto delle vette era spesso associato a quello dei venti e diverse iscrizioni ricordano la venerazione per il faggio, alto e forte, in grado di sopravvivere a chi lo ha piantato.

Il legame con la propria terra, quello che spingerà intere tribù a suicidarsi, piuttosto che affrontare la deportazione ad opera dei Romani, appare chiaramente connesso all’ adorazione per gli elementi che di quella terra- madre fanno parte.

La descrizione della caratteristica ligure viene dai vincitori, coloro che hanno avuto la sorte favorevole, coloro che erano più organizzati socialmente.
” Ligures, abituati alla fatica! E dal momento che la terra è coperta di alberi, alcuni di costoro per l’ intera giornata, abbattono gli alberi, forniti di scuri affilati e pesanti, altri, avendo avuto l’ incarico di lavorare la terra, non fanno altro che estrarre pietre… A causa del continuo lavoro fisico e della scarsezza di cibo, si mantengono nel corpo forti e vigorosi….In queste fatiche hanno le donne come aiuto.

Ca’ Dadomo, Settesorelle derivano forse dal fatto che nel famiglio una grande importanza era riservata alle donne?

Liguri ( dice lo storico Livio): con capigliatura lunga e irsuta, resistenti alla fatica, agili e velocità nella corsa…… e Cicerone narra di uomini attivi, forti e intrepidi e del medesimo avviso è Virgilio.

SCOPERTO UN LUOGO IN VALTOLLA dove si praticavano…..

Scoperto un luogo in valtolla dove si praticavano riti magici…spuntano graffiti, affiorano rocce.

In una zona dimenticata…nascosta……

Certamante sapevamo che i Celti Ligures, abitatori per secoli della valtolla, fondatori di Veleja, presenti nella vasta e impervia media e alta valdarda…nelle valli del Nure  e del Trebbia erano arrivati molto prima dei romani.

Sapevamo che sul Monte Lama vi erano ” tracce” di questi nostri avi.

Sapevamo che praticavano riti magici…le loro cerimonie misteriose legate agli elementi..al vento….alla montagna, alle grandi piante di faggio, di rovere…

giove ligure...

Ci piacerebbe sapere di più sul bosco sacro di Lugagnano, sulla vita dei ligures prima che i romani li annichilissero, li amalgamassero.

Ci piacerebbe sapere se vi sono altre tracce dei ligures, perchè sicuramente vi sono, in altre zone della valtolla.

Ci piacerebbe che fosse allestito un grande museo di storia interdisciplinare locale….sappiamo anche che i puristi storcerebbero il naso…ma Noi siamo per la totale divulgazione e fruizione da parte di tutti!

Ci piacerebbe che, in un qualche luogo della valtolla, fosse allestito un museo con ritrovamenti del periodo celtico-ligure, romano, alto medioevale, ancora più antico…antichissimo….accanto al moderno dal 1400 ai primi del 900.

Sogno? ...forse…ma sognare mantiene vivi…..e poi….non si sa mai!

Per questo seguiamo le notizie e le iniziative dei ricercatori e dei volontari che operano nella ricerca storica locale.

Per questo ci siamo molto entusiasmati quando hanno annunciato il ritrovamento del delfino fossile.

Sappiamo che questa ricerca storico/ archeologica/ geologica richiede fondi, pazienza, metodo, esperienza….passione.

Sappiamo che la scoperta delle radici è materia affascinante e che …dopo…deve essere oggetto di divulgazione e fruizione.

Ma in valtolla …si può!