Cresce l’interesse per i monti Menegosa, Lama e…

(Sergio Efosi Valtolla, fotoamatore, escursionista e narratore).

PUBBLICATO CON FOTO SULLA PAGINA FB DEL BLOG IL 22.08.19
Solo pochi mesi fa gli alti monti della Val d’Arda erano, per lo più, conosciuti ai soli appassionati di escursioni e ai locali. 
Da un po’ di tempo la loro straordinaria bellezza, la favorevole posizione, la facilità di accesso ha iniziato a piacere anche bel oltre Piacenza…
Mai come in questi mesi ho incontrato sulla vetta del Menegosa e del Lama, o nei dintorni dal Groppo di Gora al Colle Castellaccio, tanti escursionisti affascinati dalla magnificenza di questi monti, dai suoi grandi boschi di faggio e roverella che si attraversano per raggiungere le vette, per ammirare tutto… ma proprio tutto l’arco appenninico più bello del nord dell’Italia. 
E allora dal Lama o dal Menegosa non possono sfuggire (se la giornata è tersa) la sottostante Val d’Arda, la pianura padana, l’arco prealpino da Brescia a Bergamo fino alle cime del Monte Baldo; e ancora non si possono non vedere e riconoscere distintamente, tra terra e cielo in un rimando continuo di orizzonti, la cima dell’Alfeo, la Camulara (da qui si vede benissimo tutto “l’Arco” di questo importante residuo glaciale), il Ragola, il Megna, il Monte Penna, una delle montagne sacre dei nostri avi antichi, i poco conosciuti e indomiti “Ligures”, il Carameto, la Rocca dei Casali, la più importante falesia calcarea dell’Appennino Emiliano occidentale e poi Groppallo, il monte Aserei, un tempo il più vasto e produttivo pascolo del nostro amato Appennino e tanto altro ancora.
TUTTO DIPENDE DA…
L’elenco delle viste panoramiche mozzafiato a 360 gradi potrebbe esser molto più esteso, tuttavia questo è più che sufficiente per spiegare un “fenomeno panoramico”, di così tanta e ampia portata. 
Tutto dipende, infatti, dalla posizione geografica di queste due cime, notevolmente arretrate rispetto alle più alte vette del crinale appenninico piacentino che si collocano più a sud, sud-est, sud-ovest o a nord. Una posizione, dunque, davvero invidiabile per osservare e ammirare… 
Ma l’interesse non è solo questo. 
Questi poco conosciuti e medi Appennini valdardesi, con le loro sommità Menegosa e Lama, che non superano i 1400 metri in vetta, nascondono tesori naturalistici e storici ancora da esplorare. 
Per tutte rammentiamo: i laghi naturali del Gallo e del Rudo, le vette della Rocca dei Casali (anche in questo caso con scorci panoramici davvero stupefacenti), Santa Franca e i suoi dintorni, le cascate di Taverne, il tratto dell’Arda tra Pedina e Sperongia…
Il solo, esteso, Monte Lama, facilmente percorribile con ampi e sinuosi sentieri, tra boschetti, radure e pascoli (con ampia presenza, dalla primavera all’autunno, di cavalli bardigiana), riserva affioramenti di diaspro rosso che in primavera e autunno favoriscono una “colorazione” stupefacente di vaste aree dell’altopiano; e sono un chiaro segnale dell’antica origine di questi monti, ex aree marine del golfo padano. Il diaspro è una pietra dura, compatta, rossastra, usata dall’uomo antico per realizzare i suoi “utensili”; una pietra le cui “lame” sprofondano nelle viscere della terra, laddove è custodita l’origine più segreta del mondo.
IN ALTRE PAROLE…
In altre parole: il diaspro rosso sta al Monte Lama come l’ofiolite verdastra e scura sta al Monte Menegosa.
Ma è proprio quest’ultimo monte a suscitare, in me, l’emozione più grande, i sentimenti di pace con la nostra meravigliosa madre terra; qui seduti o sdraiati sulle cime spoglie, rocciose, a tratti erbose del Menegosa, dalle incomparabili viste panoramiche, è facile cadere in “trance”, perdersi e passare al sogno tra cieli azzurri e infinito. 
“Veniamo da Varese e abbiamo affittato una casa per scoprire questi monti… ce lo hanno raccomandato amici che lo scorso anno hanno fatto questa esperienza”.
“Veniamo da Milano, da Cremona, da Fidenza per ammirare la bellezza di questi monti…”. 
Questo è ciò che capita girando per questi monti, dove per la prima volta passano tanti escursionisti…
In pratica i monti Lama e Menegosa, e l’intero loro sistema naturalistico, piacciono perché riservano giorni di attente visite, con tante gradevoli sorprese.
Piace la rete sentieristica che si estende per circa 180 km e che parte da Santa Franca, Morfasso, Monastero, Rusteghini e Teruzzi; piace perché e ben segnalata in vari punti del territorio morfassino e raccolta nella guida tascabile “Sentieri di Morfasso”.
E se l’alta valle riserva un “cuore di pietra”, il resto è verde, vita e bellezza.
Provare per credere.
Ps: a Morfasso e dintorni non mancano alloggi, trattorie, bar e negozi alimentari.

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Amo il paesaggio della Valdarda

2017-02-24-magnano-1img_3007AMO IL PAESAGGIO DELLA MIA INFANZIA…
Quando penso al paesaggio della Valdarda, la valle-comprensorio dove sono nato e dove vivo, vedo per primi i vigneti, i vecchi alberi di ciliegio e i castagni del bosco di Santa Franca; se vado oltre vedo i campi colorati della stagione che li contiene, le lunghe file dei gelsi, i maestosi alberi isolati della quercia, del noce e infine ancora il bosco e le siepi di robinia a creare l’orizzonte, il sereno orizzonte dei ricordi. Continua a leggere “Amo il paesaggio della Valdarda”

Vagando per gli Appennini tra Valdarda e dintorni…(2a.tappa)

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archivio fotografico (fine primavera 2016)

TRA SANTA FRANCA  E IL MONTE PIÙ BELLO.
Nella prima parte mi son dilungato con la trattoria de “La Dogana” di Groppoducale ma era solo un’indizio (e che indizio!)per non parlarvi della meravigliosa Vallavaiana, la valle opposta a quella dell’Arda, quella che il nostro sguardo perlustra per intero dalla cima del Menegosa(ra) o del Lama. Continua a leggere “Vagando per gli Appennini tra Valdarda e dintorni…(2a.tappa)”

I funghi sono una passione ma….sono rarissimi.

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Ora proprio non c’è appennino valdardese o piacentino  che tenga: i funghi sono spariti, evaporati al caldo estivo. Oltretutto per almeno una settimana  non si prospettano piogge appenniniche rilevanti.  Le previsioni mettono sole e caldo ancora per diversi giorni. Continua a leggere “I funghi sono una passione ma….sono rarissimi.”

Arda che fai, ci segui?

IMG_2864_tonemapped _Snapseed flare copiaIl nostro torrente Arda da il nome alla valle, una delle maggiori di Piacenza,integralmente piacentina con i suoi castelli, i borghi medievali, le antiche chiese, gli oratori, i vigneti in collina, il grano, il mais, il pomodoro e il latte in pianura, i poderi agricoli del Maestro Verdi con la sua villa a Sant’Agata, i ciliegi di Villanova e Soarza. A un certo punto della sua corsa, quando è già rallentata, la nostra Arda incontra Cortemaggiore, antica capitale dello stato dei Pallavicino, dov’è nata l’Agip supercortemaggiore. Continua a leggere “Arda che fai, ci segui?”