Morfasso: l’estate della cultura e del tempo libero rende omaggio alle opere dello scultore Marco Polledri (fotoarticolo)

2018-07-polledri-7DM4B8086Morfasso: l’estate della cultura e del tempo libero rende omaggio alle opere dello scultore Marco Polledri (di Sergio Efosi Valtolla: fotoamatore, blogger, escursionista e narratore)

Prosegue la partecipata estate morfassina (Valtolla) dedicata alla cultura e al tempo libero.

Sabato 28 luglio a Morfasso, presso la chiesa antica, è stata inaugurata la mostra del morfassino dott. Marco Polledri, medico specializzato in dermatologia, che nel suo tempo libero si dedica alla scultura del legno ricavandone opere d’arte di grande impatto emozionale.

Una gran folla ha partecipato all’inaugurazione della mostra che resterà aperta tutti i giorni dalle 17 alle 19 fino domenica 12 agosto.

2018-07-polledri-1DM4B7914La cerimonia inaugurale della mostra, introdotta da Gian Francesco Tiramani, è iniziata con il coro di Morfasso, diretto dal maestro G.Luigi Rigolli, al quale partecipa lo stesso scultore.

Alla presentazione erano presenti il Sindaco Paolo Calestani con la giunta e numerosi consiglieri e il Vicario diocesano don Vincini oltre a una gran folla di estimatori, di amici e di cittadini provenienti da Piacenza e dalle province limitrofe.

Al termine dell’evento i numerosissimi ospiti sono stati accolti per un aperitivo presso l’Osteria Zia Valentina.

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La mia terra dov’è?

LA MIA TERRA DOV’È? (fotoarticolo* di Sergio Efosi)

2016-04- alto riglio-21Il mio nome è Sergio, sono da generazioni, forse da sempre, della regione padana.
I miei bisnonni paterni si sono conosciuti a Lusurasco di Alseno, dove lavoravano fin da ragazzi al servizio di qualche possidente locale.
L’uno proveniva dalla sponda lombarda del Po, dalla bassa pianura cremonese, l’altra da quella emiliana, dall’alta collina della Valdarda; e si stabilirono nei dintorni di Castell’Arquato a Case Arse e infine a San Lorenzo, dov’è nato mio nonno, il secondogenito della famiglia.
Mia bisnonna paterna rimase vedova a soli ventisei anni.
Mia nonna paterna era di Pallastrelli e i suoi avevano terre anche alla Crocetta; terre arquatesi con vocazione viticola fin dai tempi più antichi; terre percorse dal principio dai Ligustini-Liguri.
36115044816_2d1a958aaf_zPoi sono arrivati anche i Celti delle regioni lontane del nord, nord ovest dell’Europa, si sono stabiliti nel bacino del Po e tutto si è mescolato, anche nella nostra valle dell’Arda e nei suoi dintorni.
Qualcuno che s’intende di storia ha scritto che prima ancora nelle nostre terre più basse, vallive, c’erano le terramare; e gli uomini vivevano costruendo villaggi sulle palafitte accanto a torrenti, laghi e fiumi.
Infine sono arrivati i romani, altra storia, altra provenienza, altra mentalità, e han fondato la colonia di Piacenza; e a più riprese hanno iniziato una grande opera di centuriazione (e bonifica) dei terreni, realizzando grandi infrastrutture civili e militari.
Dopo molti secoli ancora, dopo Ligustini-Liguri, Celti e Romani, son giunti in successione i popoli del nord, nord-est, son giunti i Goti, i Longobardi, i Franchi e con loro una nuova era.
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Quando giunsero i Longobardi gran parte delle infrastrutture romane erano ormai abbandonate, quando non completamente devastate (compresa la Via Emilia, la consolare più importante del nord); e la popolazione superstite della lunga guerra gotica, delle frequenti e conseguenti epidemie e carestie, era ridotta al lumicino, al minimo quasi assoluto. L’agricoltura era distrutta e le terre delle valli e del piano invase dalle acque dei numerosi torrenti che scendevano verso il Po, con il bosco che nuovamente si era ripreso gran parte del territorio; e tutto divenne nuovamente boscaglia, a volte profonda e cupa. Poi iniziò una lenta ripresa, poi giunsero i frati civilizzatori e fondarono la grande Abbazia di Tolla…
Foto 04-08-12 22 20 39E il rapporto con l’Arda, da parte dei valligiani, non è mai venuto meno: amata, ampiamente percorsa e frequentata, maltrattata, depredata, e infine quasi del tutto asservita agli interessi, non sempre limpidi, dell’uomo.
Intere generazioni, a cominciare da mio nonno e mio padre, han percorso il torrente da una sponda all’altra, tra un “pozzone” e il tratto di scorrimento più veloce, tra le ghiaie e le siepi temporanee per cacciare e pescare o semplicemente per trascorrer qualche ora lieta lontana dalle faccende quotidiane del vivere e del sopravvivere di quei tempi difficili.
Ma mentre mio padre percorreva l’Arda anche per guadagnarsi il pane come ragazzo-garzone del carrettiere, trasportando sassi dalla Ca’ Matta (Castell’Arquato) a Cremona, compiendo due-tre volta alla settimana un lungo viaggio notturno, io mi divertivo a pescare e a far sfoggio di acrobazie in quelle estive, pulite, acque correnti; e quasi mai approdavo alla sponda sinistra, quella di S.Cassano. Restavo dalla mia parte che ora è un inguardabile discarica, regno di pongoni, tollini arrugginiti, plastica sporca e forse amianto.

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Il vizio dell’uomo moderno: inquinare (da Il Piacenza, quotidiano online)

La mia grande valle, quella del cuore, resta sempre quella dell’Arda, quella che al principio dovette essere un immenso acquitrino, dalla pianura alta fino al Po.
Quella valle che era grondante di sale marino e che i secoli han dilavato lasciandone tracce tra Bacedasco e Cstell’Arquato; e anche fino al monte, almeno fino a Salino di Morfasso.
La mia Valdarda è quella dove il filo della corrente, quello che governava il lento e sinuoso scorrere delle acque superficiali verso nord, che per secoli si spostava da una sponda all’altra, grattando terra e riva, ha finalmente creato un proprio alveo che ancora conserviamo…male.

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Nella mia valle le sagre erano l’occasione più importante per frequentare i paesi; e ricordo quelle di Santa Apollonia, di San Giuseppe, della Santa Croce e quella del luglio, quella del caldo, della fine della mietitura, quella che si festeggiava facendo qualche giro sul calcinculo, mangiando anolini in brodo, l’anatra arrosto e partecipando al ballo paesano.
Era il giorno in cui le ragazze si potevano corteggiare nella balera, alla luce del sole…ma senza esagerare.
Le sagre erano la costante da tanti secoli, uguali e diverse allo stesso tempo in tanti paesi della valle e del Paese; e quasi tutte scomparse e sostituite da improbabili fiere della paccottiglia e dello scherzetto.
Tuttavia non ho imparato a frullar nelle balere, nossignore sono rimasto un padano anomalo, di riva e di boscaglia; e mi piace andar dove cresce spontanea la robinia, dove c’è il castagno, il faggio e il ciliegio selvatico.

Questa è la terra per la quale racconto le mie storie, una terra dove son nato e vissuto, che vorrei ancor più bella e rispettata, più raccontata e celebrata, per ridarle quel prestigio che merita; per ridare voce agli antenati liguri e longobardi, i perdenti della storia che pure han lasciato tante tracce da scoprire e far conoscere, iniziando da Veleia e dall’Abbazia di Tolla…

La mia terra è quella di tanti di noi, come lo è la mia storia.

La mia terra è la Valle dell’Arda.

* le foto dell’articolo (salvo diversa indicazione) sono tratte dal repertorio di valdarda foto

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L’Arda raggiunge il Po…

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Olza in Valtolla…(foto-articolo)

FIG. 1BREVE STORIA

L’Oratorio di Olza, una volta chiesa parrocchiale è dedicato a tre Santi: San Giovanni il Battista, San Fabiano e San Sebastiano (questi ultimi vengono spesso dedicati e festeggiati insieme il 27 gennaio). La dedicazione a San Giovanni risale all’epoca della fondazione della chiesa, come ricordato, avvenuta in periodo longobardo, quando questo territorio era parte della Giurisdizione autonoma di Valtolla (…). Continua a leggere “Olza in Valtolla…(foto-articolo)”

Arda che fai, ci segui?

IMG_2864_tonemapped _Snapseed flare copiaIl nostro torrente Arda da il nome alla valle, una delle maggiori di Piacenza,integralmente piacentina con i suoi castelli, i borghi medievali, le antiche chiese, gli oratori, i vigneti in collina, il grano, il mais, il pomodoro e il latte in pianura, i poderi agricoli del Maestro Verdi con la sua villa a Sant’Agata, i ciliegi di Villanova e Soarza. A un certo punto della sua corsa, quando è già rallentata, la nostra Arda incontra Cortemaggiore, antica capitale dello stato dei Pallavicino, dov’è nata l’Agip supercortemaggiore. Continua a leggere “Arda che fai, ci segui?”

Castagne e salute a km zero…in valdarda .

il castagnaro di Marco Giacomini
il “castagnaro” di Marco Giacomini (bellissima foto)

IN GIRO PER I BOSCHI

Siamo andati a fare un lungo giro per boschi della valdarda. Abbiamo scelto di recarci un po’ a Luneto (confine tra Piacenza con Parma nei pressi del comune di Bore, passando per Castelletto) e un po’ al Parco Provinciale del Moria (passando per costa d’asino da Lugagnano v.a.) per ri-esplorare questi  grandi castagneti che si estendono  per tanti km quadrati  sui monti Lucchi, Palazza, Mu e Moria. Un giro durato un giorno, con sosta, durante lo spostamento automobilistico da Vezzolacca-Luneto al Moria, in un buon ristorante.  Continua a leggere “Castagne e salute a km zero…in valdarda .”