Canicola e refrigerio nella valtolla classica, nell’alta valdarda e nelle valli piacentine

Certamente le temperature della pianura padana degli ultimi giorni inducono molti a “fuggire” in montagna e collina alla ricerca del refrigerio.

Fortuna ha voluto che le abbondanti piogge (e le copiose nevicate) dei mesi scorsi abbiano rimpinguato non poco le nostre fonti che ancora rilasciano, al passante, abbondante e fresca acqua.

Non è difficile incontrare all’ingresso di alcuni paesini d’alta collina e montagna decine di auto in sosta attorno alle fontane dalle quali sgorga ottima e fesca acqua….

La valtolla è zona di ottima acqua che si beve, attraverso il grande invaso di Mignano,  fino a Fiorenzuola d’arda e…. Continua a leggere “Canicola e refrigerio nella valtolla classica, nell’alta valdarda e nelle valli piacentine”

Vietare le feste popolari in valtolla? Vietare le feste in val d’arda? Vietare le sagre nelle valli piacentine?

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 Si discute come limitare fortemente e drasticamente le feste popolari estive organizzate dall’associazionismo locale (pro-loco, avis, circoli ricreativi, ecc…)  per non “danneggiare” i commercianti e i ristoratori di collina e montagna.

Siamo al paradosso!

Una volta si attacano gli agriturismi, un’altra le sagre paesane organizzate dalle pro-loco ( non si attacano più le feste dell’unità perché sono quasi sparite) e tra un po’ quelle organizzate da … Continua a leggere “Vietare le feste popolari in valtolla? Vietare le feste in val d’arda? Vietare le sagre nelle valli piacentine?”

Feste a Vezzolacca, feste in valtolla…

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Domenica 4 Luglio, tempo permettendo (visto l’andazzo è d’obbligo dirlo) si svolge la “festa alla croce della piastra” sul monte Lucchi (che sovrasta Vezzolacca).

La processione ” purtission di tri mont”,  guidata dal nostro parroco don Giancarlo, parte alle ore 9  dal sagrato della chiesa del borgo e si snoda, dopo aver raggiunto la sommità del monte Palazza a 950 mt. s.l.m., lungo il crinale fino alla piastra dove è ubicata la grande croce in ferro con il rustico altare per celebrare la Santa Messa.

La spettacolare vista sulla vallata ripaga ampiamente della lieve fatica alla quale si va incontro nel corso della prima parte della processione… Continua a leggere “Feste a Vezzolacca, feste in valtolla…”

I bei tempi quando si bruciavano i rifiuti nel greto del torrente….

C’è stato un tempo, non molti anni fa, che i rifiuti solidi urbani ….e non solo si scaricavano nel greto di un torrente o di un terreno adiacente ad un corso d’acqua e poi si bruciavano.

Impossibile direte voi!  “Mica” siamo a Napoli o a Palermo…..eppure succedeva in val d’arda ….valtolla, valchiavenna, nelle valli piacentine, ecc….ecc….

Scrive il cronista nel 1974 ” Il Chiavenna è balzato sulle cronache nel Gennaio 1974 (1 9 7 4…avete capito bene?) perché trasformato in “inferno dantesco” in località Cornale (vicino alla Madonna del Piano), a 2 km da Lugagnano: vi si bruciavano i rifiuti del capoluogo comunale con inquinamento dell’aria  e dell’acqua  perché il torrente ad ogni pioggia porterebbe a valle plastica e cartaccia. In compenso faceva bella mostra un cartello : “divieto di scarico”.

Purtroppo quanto accadeva sul Chiavenna, si verificava dovunque: valli e torrenti meravigliosi, diventano a tratti delle pattumiere. fino a quando?”

Questo secondo le cronache giornalistiche tratte dalla guida antologica della valdarda e valchero succedeva nel poco lontano 1974!

A Vigolo Marchese ( comune di Castell’arquato ) in quegli anni si verificò che una piena del Chiavenna ( il torrente nasce dalle parti di Lugagnano e poi scorre lento fino al Po attraversando, tra l’altro, Vigolo Marchese, Fontana Fredda, Roveleto, Saliceto, Chiavenna Landi, Coaorso), oltre che a sommergere di fango alcune parti del Paese, lasciasse sulla sua scia migliaia e migliaia di brandelli di plastica, stracci e altri rifiuti attaccati ai rami delle piante sugli argini e sparpagliati in tutto il Paese stesso. Un vero spettacolo della stupidità umana!

Ora siamo impegnati con la raccolta differenziata, con la separazione della frazione umida, della plastica, della carta e dell’alluminio e , grazie a Dio, in val d’arda non succedono più queste cose ma, come si dice, la mamma dei cretini è sempre incinta e vigilare è un dovere civico.

L’imbecille che butta la bottiglietta di plastica dell’acqua dal finestrino dell’auto, che svuota il posacenere dell’auto sul bordo della strada, che va nei boschi e vi lascia il sacchetto di plastica delle merendine e le altre schifezze che troviamo quando andiamo a passeggiare, che  scarica nel canale un water rotto o il lavandino…..e merda simile … è sempre in agguato e ha tanti fratelli!

Ditegli che le pattumiere sono anche le sue!…Che non si dimentichi che  fa del bene a se stesso se non inquina il mondo che lo circonda…..( tanto per essere “buonisti”).

Valtolla e Val d’arda: un estate di attività ricreative e culturali (un intervento critico di Pietro P.)

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RICEVIAMO UN CONTRIBUTO DALL’AMICO  PIETRO P. CHE VOLENTIERI PUBBLICHIAMO.

di Pietro P.

Mi sono reso conto che tutti i comuni della val d’arda ( voi la chiamate sempre valtolla..) si sono molto attivati per attrarre turisti e visitatori per quest’estate.

Buono per tutti noi che non avremo che l’imbarazzo della scelta tra un esposizione d’arte a Vigoleno, una tortellata a Vernasca o una cena medioevale a Castell’arquato; oppure tra il teatro antico a Velleia e l’ opera a Castell’arquato, tra un mercatino e una festa delle patate a Vezzolacca, tra la musica rock a Vigoleno e una visita ai musei di Castell’arquato, tra la Valchiavenna che produce ottimi vini e Bacedasco che gli fa concorrenza; tra una festa del parco provinciale a Morfasso e un’escursione sui suoi monti che sono tra i più belli della provincia.

Devo darvi ragione: sono stato sul monte Menegosa a Morfasso dopo aver letto i vostri articoli e… Continua a leggere “Valtolla e Val d’arda: un estate di attività ricreative e culturali (un intervento critico di Pietro P.)”

I folletti della valtolla, della val d’arda….i folletti dei ligures.

celti e liguri vissero per migliaia di anni prima dei romani ....poi....

I folletti dei boschi di faggio (da un racconto del brigante della valtolla)

In certe mattine autunnali, quando le cime delle montagne emergono dal mare di nebbia che sale dal fondovalle dove scorre l’Arda, è facile fantasticare e, camminando a ritroso fino nella preistoria, risalire a 7.000-10.000 anni fa, quando un gruppo di cacciatori raggiunse, nella bella stagione, l’Altipiano dei Cavalli, forse anche loro affascinati da uno dei più bei pianori delle montagne che fanno da corona alla valle dell’Arda. Caratterizzata da cascate che scendono dai pizzi vicini, fitti boschi di cerri e faggi, radure dove fioriscono le viole ciocche selvatiche e ampie praterie ricoperte dai fiori gialli del tarassaco. Quegli uomini, che avevano con sé coltelli, archi e faretre, avevano organizzato i loro ripari sottoroccia e, quando pioveva e si annoiavano, dipingevano e graffivano i loro dei e le figure degli animali che cacciavano. In quelle spelonche si sentivano al sicuro quando dense nubi salivano dal fondovalle e il cielo si oscurava all’improvviso come sotto una gelida cappa di piombo.

Essi sapevano che tuoni e lampi avrebbero presto conquistato i picchi e gli strapiombi di quelle montagne e così se ne stavano accucciati intorno al fuoco mentre tonfi paurosi, borbottii, scoppiettii, insomma un concerto terrificante, faceva loro battere forte il cuore.

Gli antichi “Ligures”, vissero a lungo su queste montagne tranquille bevendo la bevanda sacra, l’hidromel, e nutrendosi dei frutti del bosco, di carne di cinghiale e di cervo.

Con la stessa velocità dei fulmini passarono anche i millenni, i secoli, gli anni, ma quelle grotte continuarono a essere abitate, quei sentieri che talvolta danno l’impressione di camminare sospesi nel vuoto, continuarono a essere frequentati.

All’epoca della potente Abbazia di Tolla, delle streghe e dei malefici per intenderci, su quei pascoli dove un tempo le cacce erano state abbondanti, in quella valle meravigliosa, incominciarono ad accadere cose strane………

(il resto della storia la trovate sul libro “valtolla e dintorni”, scritto dal brigante della valtolla, in tutte le migliori edicole locali; l’intero ricavato al reparto oncologia del polichirurgico di Piacenza diretto dal prof. Cavanna)