Amo la montagna ma anche se si consumasse un po’ di terreno permettendo di installare le pale eoliche…

impatto delle pale, una pala di 109 metri è alta, escluso l'elica, come tra grandi chiese, come 4 grandi castagni, ecc... (fotomontaggio dal web)
impatto delle pale, una pala di 109 metri è alta, escluso l’elica, come tra grandi chiese, come 4 grandi castagni, ecc… (fotomontaggio dal web)

Egregio direttore, sono nato e cresciuto in montagna e anche se sono sceso in pianura non mi dimentico dei bei tempi quando si andava a pascolare le mucche, era molto bello. Ma adesso si va in montagna e per salire sul monte, se non ci sono funghi o nocciole, si rinuncia. Per questo io rispetto la volontà degli abitanti e dei proprietari di terreno di lasciare tutto così com’è, ma per il bene di tutti, se si cercasse di attirare un po’ di gente a visitare questi luoghi sarebbe un bene per tutti. Per i visitatori ma anche per la gente che abita là. Anche se si consumasse un po’ di terreno permettendo di installare le pale eoliche. Un po’ di visitatori potrebbero fare sopravvivere quelle poche osterie che sono ancora aperte, e nello stesso tempo si produrrebbe un po’ di energia elettrica senza bruciare carburante costoso e fare del fumo. Vedo utile l’impegno di tutti quelli che ci tengono che la montagna viva ancora. Giuseppe Rossi San Polo di Podenzano” Questa lettera è apparsa pochi giorni fa sul quotidiano libertà.

COMMENTO DEL BLOG

Le idee sono tutte rispettabili e il confronto sulle diverse posizioni serve sempre! Questa è la democrazia e noi non condividiamo quest’opinione “…Anche se si consumasse un po’ di terreno permettendo di installare le pale eoliche. Un po’ di visitatori potrebbero fare sopravvivere quelle poche osterie che sono ancora aperte…”. Se per pale eoliche intendiamo un parco eolico con 5/6 torri altre circa 70-100 metri,  no grazie! Se intendiamo una pala per usi aziendali non installata nei punti di crinale più paesaggistici discutiamone… molto pragmaticamente preferiamo i pannelli fotovoltaici montati sui tetti delle zone dove effettivamente si consuma l’energia prodotta…quindi nei luoghi industriali e di servizio oppure sui tetti degli edifici pubblici, sulle stalle ecc… Le osterie non vivono se vi sono o non le pale eoliche in zona. Nessuno va a passare volentieri un week end o le vacanze dove si è rovinato il paesaggio. Le pale eoliche in montagna sono figlie di quella logica per cui nei primi decenni del secolo scorso furono devastati tutti i boschi dei nostri monti con il miraggio di far soldi. Tagliati i grandi boschi, depauperato un patrimonio secolare, dopo pochi anni i “benefattori” giunti dalla pianura se se andarono e iniziò la più grande emigrazione che le nostre terre ricordino. Bel risultato per quattro soldi che servirono per acquistare il biglietto di sola andata del “bastimento”  per New York! Riflettiamo prima di rovinare ancora le nostre  vallate! Riflettiamo sul fatto che queste cose con l’agricoltura non c’entrano nulla! L’agricoltura di montagna deve pretendere di essere riconosciuta come tale e  come presidio  idrogeologico e sociale territoriale. Le produzioni agrarie montane devono essere totalmente detassate, l’Iva per chi produce qui deve essere abolita come l’imu per la prima casa, per le aziende produttive e agrarie e l’Irap per il lavoro.  Questa è la vera battaglia che devono condurre le rappresentanze sindacali di questi produttori di montagna. Il resto sono pagliativi per far arricchire i falsi benefattori dei montanari e i loro interessati amici.

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  1. mariarita anselmini ha detto:

    condivido penamente il commento del blog, vorrei precisare per il Sig. Rossi che la montagna è un bene di tutti l’ambiente è un bene costituzionalmente garantito, i diritti di chi vi abita vanno sicuramente tutelati ma non è possibile rovinare la natura in nome di CONTRIBUTI elargiti a danno di tutti gli italiani che pagano in bolletta una percentuale a favore delle fonti rinnovabili.
    Ma esaminando concretamente il caso di Nicelli non posso non sottolineare che si tratta a tutti gli effetti di una vera truffa ” La truffa dell’eolico” se il sig. Rossi avessa partecipato all’assemblea pubblica di Piacenza si sarebbe immediatamente reso conto che, DATI OGGETTIVI ALLA MANO”, le pale sull’Aserei producono unicamente “aria fritta” o meglio non producono nulla solo gravi danni all’ambiente.
    Sig. Rossi forse le è sfuggito un’altro particolare vale a dire: Lei come tutti quelli che sino ad ora hanno inviato lettera al ns. quotidiano a favore dell’eolico si limita a criticare la ns. presa di posizione senza mai , dico mai entrare nel merito della questione, il problema non è se le pale sono belle o brutte ,se sono alte o basse ,se è meglio dipingerle di verde o rosso. IL VERO PROBLEMA E’ SE SONO UTILI ALLA COMUNITA’ TUTTI COMPRESI RESIDENTI O MENO, perchè la legge lo dice chiaramente si deve trattare di opere la cui utilità deve essere pubblica, diversamente non è possibile sacrificare un territorio solo per pochi.
    Questi pochi che affermano ” senza le pale la montagna muore” “dateci le pale che avremo i contributi” Cantilena questa talmente sentita che potremmo tradurla ” dateci i soldi e andate a casa vostra”
    Vorrei ricordare al Sig. Rossi che il ns. comitato ha speso tantissimi soldi per verificare la fattibiltà di questo scempio, abbiamo incaricato tecnici, chiesto pareri agli organi competenti, consultato legali e presentato esposti, per difenderci da un progetto carente sotto ogni aspetto, privo dei requisiti a ns. modo di vedere per accedere alla procedura di VIA. Se alla fine avremo ragione da chi saremo risarciti? Perchè ne stia certo a qualcuno lo richiederemo un risarcimento.
    Poi Sig. Rossi la vuole sapere l’ultima?
    Oltre a sostenere l’eolico industriale, questi signori pur di avere ogni possibilità in tal senso si stanno lanciando sul micro o medio eolico, così magari sull’Aserei avremo 6 pale alte 150 mt. , 20/30 alte 30 mt. è perchè no un numero imprecisato di micro eolico sui tetti delle abitazioni
    Tutto ciò a conferma della volontà di tutelare il territorio ed incrementare il turismo e l’agricoltura attraverso poche idee ma ben confuse.

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