I laghi naturali della Val d’Arda, questi sconosciuti…

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LAGO DEL GALLO, VISTA PARZIALE

Scritto da Sergio Efosi Valtolla, fotoamatore, blogger, escursionista e narratore.
Per parecchi di noi parlar di laghi in Val d’Arda, significa associare il termine a Mignano e al suo grande lago artificiale.
Invece, con questo breve articolo, vorrei parlare di quelli molto più piccoli, naturali, che si trovano girando per la boscaglia dell’alta valle…ma andiamo con ordine.

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IN PIEDI DA DESTRA: PINUCCIO, FAUSTO, PATRICK, FURIO, IO… SEDUTE DA DESTRA: MARIA LUISA, ANNA, ROSANNA, CARINA, SYLVIE.

Brevi notizie prima di entrar nel bosco…
La zona di cui parlo è compresa per intero nel comune di Morfasso, nella primaria valle dove nasce l’Arda, tra Passo del Pelizzone, Teruzzi e Rusteghini.
I laghi (quelli prevalenti) in questione sono tre: Lago del Gallo, Lago del Rudo e Lago dei Lupi; piccoli ma molto…molto antichi, generati verosimilmente i primi due, dal gran “movimento” geologico dei ghiacciai antichi del Lama che ha creato questi sbarramenti morenici in terre ricche di torbiere, zone “molli”, boscaglia, ofiolite e diaspro rosso.
Il Lago del Gallo, in particolare, vale anche per quello del Rudo, è di grande importanza naturale, è sempre pieno d’acqua, non ha alcun emissario superficiale, ospita il tritone alpestre-appenninico e diverse colonie di rane marroni e verdi.
Poco di più potrei dire a proposito del vicino Lago del Rudo, altrettanto suggestivo e con la medesima origine antica. Il toponimo con il quale è identificato “Rudo” forse ha un significo originale che non conosco.
Il Lago dei Lupi (alimentato dalle buonissima acqua “minerale” della vicina “fonte dei Lupi”) si trova a quote maggiori, poco distante dal Passo del Pelizzone e da Casali di Morfasso, conserva una piccola fioritura di ninfee estive. La sua forma rasenta quella di un grande cuore.
Si tratta di laghi piccoli e poco profondi, immersi nella boscaglia.

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LAGO DEL RUDO…
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LAGO DEL GALLO

Alla ricerca dei laghetti del Rudo e del Gallo…
Se non si conoscono bene i luoghi è meglio non azzardar ricerche improvvisate, molto meglio farsi accompagnare. In ogni caso partendo dalla storica trattoria-pizzeria-bar “Ca’ del bosco” a Rusteghini, via Cogni 5 (comune di Morfasso) si sale a piedi fino I Massè (Masè) di Teruzzi. Si attraversa il piccolo abitato e si guada la giovane Arda, piegando subito a sinistra. La carraia è agevole e conduce in poco tempo al Lago del Rudo, interamente recintato dal filo spinato. Completamente avvolto nella boscaglia, si presenta con le sponde un po’ “disordinate”.
Poi si risale sul sentiero principale e si riprende il cammino, piegando a sinistra fino a scorgere, tra la boscaglia, una piccola pineta che affianca, in parte, il Lago del Gallo, magnifico, abbastanza grande, suggestivo e misterioso al tempo stesso.
Immancabilmente, raggiunto questo Lago, abbiamo fatto una sosta decisamente più lunga, una colazione dolce con torta, patrona e caffè.
In primavera e in autunno, il bosco e i laghi citati, riservano un gran bel colpo d’occhio, tra fioriture e un bel “foliage”.
E qui si fa una breve sosta, giusto il tempo per far “colazione” e per ascoltare la lettura di un brano del Vangelo di Maria Luisa…
Infine si riprende il sentiero fino a raggiungere la sottostante strada provinciale e quindi la trattoria-bar-pizzeria “Ca’ del Bosco“, dove i gestori sono accoglienti e dove si trova sempre la maniera di mangiare qualcosa di buono, sempre.
Di fatto le carraie percorse, tracciate per il lavoro dei contadini, costituiscono un vero, pur breve, anello escursionistico non segnalato che con calma, soste comprese, si percorre al massimo in circa due ore.

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2018-10-lago del gallo11-1IMG_3252-HDRCamminare fa bene al morale e …
In altre occasioni l’ho detto: vado spesso a girar per boschi e monti in solitaria ma non disdegno la buona compagnia.
Porto sempre la macchina fotografica, un cavalletto, qualche lente e un paio di filtri in vetro. Per girar nell’alto Appennino è meglio calzare scarpe da trekking e aver sempre a disposizione acqua, copricapo e impermeabile (adatto alla stagione).
Con gli amici che citerò abbiamo interessi comuni, camminiamo molto e terminiamo spesso la giornata con “i piedi sotto al tavolo”, una buona e consolidata abitudine.
I nostri favori enogastronomici li riserviamo alle “minestre” piacentine , dai pisarei e fasö agli anolini in brodo, passando per i tortelli ripieni con erbette, ortiche e ricotta.
Per il vino “navighiamo” a vista tra Gutturnio, Monterosso leggermente abboccato, Ortrugo e dintorni…
Per i secondi, quando non abbiamo esagerato con le minestre, prediligiamo tutto quello che potremmo definire “pulaia”, dall’arrosto al lesso con o senza ripieno. In pratica siamo molto legati alla tradizione rurale piacentina.

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2018-10-lago del gallo11-1IMG_3270I protagonisti del giro ai laghi del Gallo e del Rudo …
Furio (l’esperto dei sentieri, li conosce tutti, anche ben oltre la provincia). Fausto “il brigante”, sempre alla ricerca della dieta perduta. Franco, esperto di cartografia. Ornella, silenziosa e discreta, quasi timida. Pinuccio è un gran appassionato di fotografia. Carina è patita di ginnastica e movimento. Anna è una gran viaggiatrice. Rosanna è volonterosa e decisa.  Maria Luisa, alla prima sosta utile a sorpresa, ma con nostro gran piacere, legge un brano del Vangelo.
Poi ci sono io con la mania dello scatto fotografico; il mio motto è “fermi, la prima foto andava bene ma ne facciamo un’altra”.
Poi quando possono si aggregano tante altre amiche e amici, vicini e lontani ma tutti molto simpatici…

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LAGO DEL GALLO, LA SCHIARITA IMPREVISTA…

Piesse, giusto per non dimentare: in queste occasioni non disdegnamo mai due fette di salame, un bicchiere di vino, un caffè, una fetta di torta da consumarsi nel bosco seduti nella radura, accanto al lago, al dirupo…all’ombra di un faggio o riparati in un rifugio montano …perché camminando vien sete ma anche molta fame.

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LAGO DEL RUDO, VISTA PARZIALE

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LAGO DEL RUDO
Annunci

Pista ciclabile dal Po a Mignano? 

2018-05-diga giorno no-1IMG_0659-Pano-Modifica_FotorUna pista ciclabile dal Po al lago di Mignano, in alta Val d’Arda (di Sergio Efosi Valtolla, fotoamatore, blogger, escursionista e narratore).  

L’annuncio di un simile progetto è stato avanzato  nel recente convegno svoltosi il 23 luglio 2018 sul “muro” più famoso della Valdarda, nell’ambito del convegno “Ritorno al futuro”, promosso dal padrone di casa Consorzio di Bonifica di Piacenza. 2018-05-diga tracimazione-1DM4B0035-Pano-Modifica

Bell’idea, anzi bellissima. Questo progetto una volta portato a compimento porterebbe a un collegamento ciclabile, e dunque pedonale, dalla già esistente Ciclovia del Po all’Appennino della Valdarda. Un’idea per certi versi non nuova ma sempre molto attuale; un progetto nella testa di tutti gli appassionati di queste attività legate alla fruizione del tempo libero in maniera lenta e attenta a non guastare il territorio naturale, culturale e storico che la ciclovia attraversa.  

Un progetto simile e parziale, rispetto a quanto già detto, che unisse Castell’Arquato con Fiorenzuola e con Chiaravalle della Colomba era stato avanzato diversi anni fa. Forse qualcuno lo ricorda? Forse ne è stato realizzato un pezzo? Ma quando mai. 

Anche nel caso della nuova “meravigliosa” ciclovia che raggiungerebbe il nostro “muro” si tratta, è stato precisato, di ipotesi progettuali future. 

Per realizzare queste infrastrutture occorrono più permessi e carte bollate che non soldi.

Proprio per tal causa, per il lieve “movimento di denari”, rispetto al gran beneficio che ne scaturirebbe, temo che il progetto rimarrà tale per molti e molti anni ancora. 

Passato il momento dei riflettori e delle luci il “muro” sarà dimenticato dai politici e dalle Istituzioni regionali e nazionali?

Saranno ricordate le promesse, le idee avanzate oppure…

Io non entro nel merito di un progetto che non conosco, non pongo limiti alla bontà dell’idea che mi piacerebbe veder rapidamente realizzata in toto.

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Al convegno tante proposte, tanti annunci…molto interesse.

So bene quante sono le infrastrutture deboli, assenti o devastate in tutta la Valdarda che conosco; so bene che servirebbero strade più decenti e sicure ma so altrettanto bene che creare infrastrutture per la fruizione del tempo libero e del turismo è altrettanto utile e urgente.

Detto questo, preciso anche che non mi appassiona il “benaltrismo” (il servirebbe ben altro “bell’idea ma prima servirebbero altre cose. Dopo si penserà anche alla pista ciclabile…alla sentieristica, ecc..ecc.”.) 

Se non sull’agricoltura legata anche al presidio del territorio e sul turismo su cosa occorrerebbe puntare per dar un po’ d’ossigeno all’Appennino? Cosa dovremmo fare in montagna per evitare la sempre maggiore desertificazione umana? 

Il discorso è certamente complesso e meriterebbe più spazio ma questa è solo un’opinione sull’ipotesi della ciclovia sulla quale “mi piacerebbe poter essere presto smentito”…  

Ps: la diga di Mignano con l’ultima manutenzione e la realizzazione dei nuovi “sfioratori” ha elevato la sua capacità di oltre un milione  mezzo di metri cubi d’acqua. Un bel risultato.

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I canottieri della “Vittorino” in allenamento a Mignano
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La balena di Fornari e Carta “emersa” il giorno del convegno. (un legame tra arte e piacenziano, tra la balena fossile ritrovata in Valdarda e mar padano).

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Castell’Arquato sistema la boschina, la fontana del duca e il torrione…

2016-05-28- castellarquato e cinta 1-0698Castell’Arquato, sistema la boschina, la fontana del duca e il torrione…di Sergio Efosi Valtolla (fotoamatore, blogger, escursionista e narratore).

Sono anni luce (si fa per dire) che non scrivo di politica locale e non voglio “mettermici” proprio ora. Tuttavia sono stato attratto da un titolo del nostro quotidiano “Libertà” che nei giorni scorsi, nella pagina di Fiorenzuola e Valdarda, recitava “Castellarquato, un piano da 550mila euro per i luoghi storici”. Ho letto l’articolo e, per quel che capisco (a volte son duro di comprendonio…), si tratta di progetti per sistemare il Torrione, le Fontane del Duca, “la boschina” con il “Parco delle Driadi” e con la scalinata che conduce dal Viale delle Rimembranze alla “Solata” a due passi dal castello.
Ribadisco: non entro nel merito delle scelte amministrative e auspico solo che siamo spesi bene, perché con 550mila euro si può far tanto, veramente tanto; il meglio possibile perché Castell’Arquato ne ha bisogno!
Castello è un Paese che deve “decidere”, o se preferite confermare, se vuol progredire anche con il turismo oppure no. Se la risposta fosse affermativa allora il borgo dovrebbe aver a cuore un simile intervento che coinvolge tanta parte della sua storia antica e più recente.
Lo dico così senza entrar nel merito perché non conosco i progetti e perché io amo il mio comune d’origine, al di la chi lo amministra temporaneamente. Certo vorrei sempre il meglio, vorrei un paese più “ordinato” e “pulito”, vorrei una gran organizzazione turistica con maggiori servizi, etc…

Quando penso a questo vecchio caro borgo vedo sempre “il bicchiere mezzo pieno” perché sono un inguaribile ottimista.
Mi illudo?
Forse…ma cosa volete che aggiunga!
Mi piace Castell’Arquato!

Ps: E l’Ostello? E  il “sistema” museale? E un progetto per la valorizzazione e per lo studio permanente della gran mole documentale arquatese? E un progetto per realizzare 150 km o più di sentieri escursionistici nel territorio? E un progetto di ciclabile tra il “Borgo” e “l’Abbazia di Chiaravalle”? Ma…i soldi e i finanziamenti per tutto questo? Ogni anno l’Italia “dimentica” di chiedere contributi alla Cee per diversi miliardi di Euro…

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la bacheca presso la cappelletta di santa franca

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©Valtolla’s blog è un progetto di…Sergio Efosi Valtolla (fotoamatore, blogger, escursionista e narratore).

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Lago di Mignano superstar…

2018-05-diga tracimazione-1DM4B0035-Pano-ModificaLago di Mignano superstar…di Sergio Efosi Valtolla (fotoamatore,  blogger, escursionista e narratore).
Ecco siam pronti…mancano una manciata di centimetri e la “tracimazione” sarà cosa fatta (chissà se quando pubblico il posta sarà cosa fatta!). Continua a leggere “Lago di Mignano superstar…”

L’alta Valdarda tra la biro e la “marassa”

COPERTINA SENTIERIdi Sergio Efosi Valtolla (fotoamatore, escursionista e narratore di storie).

La biro e la “marassa”: senza queste componenti, apparentemente opposte, non sarebbe stato possibile realizzare il progetto “Sentieri di Morfasso” che sabato 21 aprile 2018 verrà presentato nel municipio di Morfasso.

Quasi ducento km di sentieri tracciati, sistemati, segnalati, ripuliti, geolocalizzati e descritti in una guida turistica-escursionistica; la più importante mai scritta prima, sui sentieri di uno degli ultimi paradisi sconosciuti dell’Appennino piacentino.

Diciotto sentieri naturalistici, archeologici e culturali che collegano tutte le più importanti zone del morfassino e dei suoi dintorni.

Dieci bacheche segnaletiche posizionate nel capoluogo e negli antichi borghi montanari  di Morfasso per “aiutare” chi cammina.

Due anni di lieve attività, rispettosa della natura,  dove la “marassa” ha fatto il paio con la “biro” per consegnare la definitiva guida escursionistica e turistica agli appassionati della montagna della Valtolla.

E dalla marassa e dalla biro non è nata solamente la guida  “Sentieri di Morfasso” ma anche un sito internet “valdardatrekking.it” (in fase di implementazione, presto totalmente fruibile).

Ma più di tutti l’elemento caratterizzante l’intero progetto, fondamentale per la riuscita dell’intero ragionamento, è stato l‘amicizia; passione e amicizia per la montagna tra ragazze e ragazzi del gruppo di escursionisti della Valdarda e della Valtolla “…Basta nà” e “Via dei Monasteri Regi”.

E la strada prosegue, costante…mai rettilinea,  alla scoperta continua di nuovi percorsi, nuove bellezze naturali tra crinali ondulati, irte rocche e la storia dell’uomo della Valdarda e della Valtolla.

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Mezze maniche in brodo e lascia che fuori piova …

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MEZZE MANICHE IN BRODO E LASCIA CHE FUORI PIOVA…(di Sergio Efosi*)

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La tipicità della tradizione culinaria piacentina con le mezze maniche ripiene in brodo di cappone o gallina e manzo (qualcuno lo fa in terza con l’aggiunta del maiale) raggiunge i massimi livelli che sono andati ben oltre i confini provinciali com’è successo con celebri Pisarei e fasö e gli anolini in brodo (piatti che ho mangiato nell’alessandrino e nel parmense). Continua a leggere “Mezze maniche in brodo e lascia che fuori piova …”

La mia terra dov’è?

LA MIA TERRA DOV’È? (fotoarticolo* di Sergio Efosi)

2016-04- alto riglio-21Il mio nome è Sergio, sono da generazioni, forse da sempre, della regione padana.
I miei bisnonni paterni si sono conosciuti a Lusurasco di Alseno, dove lavoravano fin da ragazzi al servizio di qualche possidente locale.
L’uno proveniva dalla sponda lombarda del Po, dalla bassa pianura cremonese, l’altra da quella emiliana, dall’alta collina della Valdarda; e si stabilirono nei dintorni di Castell’Arquato a Case Arse e infine a San Lorenzo, dov’è nato mio nonno, il secondogenito della famiglia.
Mia bisnonna paterna rimase vedova a soli ventisei anni.
Mia nonna paterna era di Pallastrelli e i suoi avevano terre anche alla Crocetta; terre arquatesi con vocazione viticola fin dai tempi più antichi; terre percorse dal principio dai Ligustini-Liguri.
36115044816_2d1a958aaf_zPoi sono arrivati anche i Celti delle regioni lontane del nord, nord ovest dell’Europa, si sono stabiliti nel bacino del Po e tutto si è mescolato, anche nella nostra valle dell’Arda e nei suoi dintorni.
Qualcuno che s’intende di storia ha scritto che prima ancora nelle nostre terre più basse, vallive, c’erano le terramare; e gli uomini vivevano costruendo villaggi sulle palafitte accanto a torrenti, laghi e fiumi.
Infine sono arrivati i romani, altra storia, altra provenienza, altra mentalità, e han fondato la colonia di Piacenza; e a più riprese hanno iniziato una grande opera di centuriazione (e bonifica) dei terreni, realizzando grandi infrastrutture civili e militari.
Dopo molti secoli ancora, dopo Ligustini-Liguri, Celti e Romani, son giunti in successione i popoli del nord, nord-est, son giunti i Goti, i Longobardi, i Franchi e con loro una nuova era.
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Quando giunsero i Longobardi gran parte delle infrastrutture romane erano ormai abbandonate, quando non completamente devastate (compresa la Via Emilia, la consolare più importante del nord); e la popolazione superstite della lunga guerra gotica, delle frequenti e conseguenti epidemie e carestie, era ridotta al lumicino, al minimo quasi assoluto. L’agricoltura era distrutta e le terre delle valli e del piano invase dalle acque dei numerosi torrenti che scendevano verso il Po, con il bosco che nuovamente si era ripreso gran parte del territorio; e tutto divenne nuovamente boscaglia, a volte profonda e cupa. Poi iniziò una lenta ripresa, poi giunsero i frati civilizzatori e fondarono la grande Abbazia di Tolla…
Foto 04-08-12 22 20 39E il rapporto con l’Arda, da parte dei valligiani, non è mai venuto meno: amata, ampiamente percorsa e frequentata, maltrattata, depredata, e infine quasi del tutto asservita agli interessi, non sempre limpidi, dell’uomo.
Intere generazioni, a cominciare da mio nonno e mio padre, han percorso il torrente da una sponda all’altra, tra un “pozzone” e il tratto di scorrimento più veloce, tra le ghiaie e le siepi temporanee per cacciare e pescare o semplicemente per trascorrer qualche ora lieta lontana dalle faccende quotidiane del vivere e del sopravvivere di quei tempi difficili.
Ma mentre mio padre percorreva l’Arda anche per guadagnarsi il pane come ragazzo-garzone del carrettiere, trasportando sassi dalla Ca’ Matta (Castell’Arquato) a Cremona, compiendo due-tre volta alla settimana un lungo viaggio notturno, io mi divertivo a pescare e a far sfoggio di acrobazie in quelle estive, pulite, acque correnti; e quasi mai approdavo alla sponda sinistra, quella di S.Cassano. Restavo dalla mia parte che ora è un inguardabile discarica, regno di pongoni, tollini arrugginiti, plastica sporca e forse amianto.

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Il vizio dell’uomo moderno: inquinare (da Il Piacenza, quotidiano online)

La mia grande valle, quella del cuore, resta sempre quella dell’Arda, quella che al principio dovette essere un immenso acquitrino, dalla pianura alta fino al Po.
Quella valle che era grondante di sale marino e che i secoli han dilavato lasciandone tracce tra Bacedasco e Cstell’Arquato; e anche fino al monte, almeno fino a Salino di Morfasso.
La mia Valdarda è quella dove il filo della corrente, quello che governava il lento e sinuoso scorrere delle acque superficiali verso nord, che per secoli si spostava da una sponda all’altra, grattando terra e riva, ha finalmente creato un proprio alveo che ancora conserviamo…male.

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Nella mia valle le sagre erano l’occasione più importante per frequentare i paesi; e ricordo quelle di Santa Apollonia, di San Giuseppe, della Santa Croce e quella del luglio, quella del caldo, della fine della mietitura, quella che si festeggiava facendo qualche giro sul calcinculo, mangiando anolini in brodo, l’anatra arrosto e partecipando al ballo paesano.
Era il giorno in cui le ragazze si potevano corteggiare nella balera, alla luce del sole…ma senza esagerare.
Le sagre erano la costante da tanti secoli, uguali e diverse allo stesso tempo in tanti paesi della valle e del Paese; e quasi tutte scomparse e sostituite da improbabili fiere della paccottiglia e dello scherzetto.
Tuttavia non ho imparato a frullar nelle balere, nossignore sono rimasto un padano anomalo, di riva e di boscaglia; e mi piace andar dove cresce spontanea la robinia, dove c’è il castagno, il faggio e il ciliegio selvatico.

Questa è la terra per la quale racconto le mie storie, una terra dove son nato e vissuto, che vorrei ancor più bella e rispettata, più raccontata e celebrata, per ridarle quel prestigio che merita; per ridare voce agli antenati liguri e longobardi, i perdenti della storia che pure han lasciato tante tracce da scoprire e far conoscere, iniziando da Veleia e dall’Abbazia di Tolla…

La mia terra è quella di tanti di noi, come lo è la mia storia.

La mia terra è la Valle dell’Arda.

* le foto dell’articolo (salvo diversa indicazione) sono tratte dal repertorio di valdarda foto

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L’Arda raggiunge il Po…

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Valdarda: gran cru, escursionismo e turismo

VALDARDA: GRAN CRU, ESCURSIONISMO E TURISMO… di Sergio Efosi. 

Considerare la media Valdarda e Valnure, e zone limitrofe, con Carpaneto, Gropparello, Pontedell’Olio, Vigolzone, Castell’Arquato, Vernasca e Lugagnano  capitale del gusto piacentino forse è troppo; e anche senza forse perché, per il momento, non esistono le condizioni e neppure l’interesse per valorizzare tale “condizione”.

Continua a leggere “Valdarda: gran cru, escursionismo e turismo”

Quaderni della Valtolla a Vezzolacca

COPERT19master copiaSergio Efosi*. Vezzolacca in estate è teatro di importanti appuntamenti ricreativi e culturali.
È appena terminata una 41^ edizione record della festa della patata e già sono previste manifestazioni sportive, ricreative e culturali per il mese di settembre.
Tra pochi giorni, domenica 3 settembre, a Vezzolacca si effettueranno due manifestazioni: una podistica e, nel pomeriggio alle ore 16, la presentazione del 19° volume a colori dei “Quaderni della Valtolla”, rivista storico-culturale locale edita dal Circolo Culturale Valtolla.
Di quest’ultimo avvenimento vorrei brevemente parlarvi…

Continua a leggere “Quaderni della Valtolla a Vezzolacca”

Oltre questo c’è solo il disastro…

2016-05-16 lancone e giarola (no)-2499_FotorLe vicende elettorali di Piacenza hanno quasi sempre riflessi sull’intera provincia.

E allora inizio con una considerazione “cruda” ma ovvia visti i risultati: il ballottaggio per il candidato sostenuto dal Pd è andato peggio del primo turno.
Il divario già sfavorevole al primo turno è divenuto grandissimo nel ballottaggio. Continua a leggere “Oltre questo c’è solo il disastro…”

Manca l’acqua, la crisi è grave in Valdarda e ovunque 

La continuità del servizio di erogazione dell’acqua è messa a dura prova dalla carenza di pioggia che nel nostro territorio ha registrato un calo incredibile, gli esperti parlano addirittura dell’80% in meno rispetto al 2016.
La situazione è dunque molto critica e occorrerebbe che le autorità locali prendessero serie iniziative (può essere che quando leggete il post che sarà pubblicato dal blog all’una di notte del 9 giugno si già in atto un qualche  provvedimento restrittivo…) per garantire l’approvviagionamento in tutte le case il più a lungo possibile, e a livelli accettabili in attesa che si superi la fase critica. Continua a leggere “Manca l’acqua, la crisi è grave in Valdarda e ovunque “

Amo il paesaggio della Valdarda

2017-02-24-magnano-1img_3007AMO IL PAESAGGIO DELLA MIA INFANZIA…
Quando penso al paesaggio della Valdarda, la valle-comprensorio dove sono nato e dove vivo, vedo per primi i vigneti, i vecchi alberi di ciliegio e i castagni del bosco di Santa Franca; se vado oltre vedo i campi colorati della stagione che li contiene, le lunghe file dei gelsi, i maestosi alberi isolati della quercia, del noce e infine ancora il bosco e le siepi di robinia a creare l’orizzonte, il sereno orizzonte dei ricordi. Continua a leggere “Amo il paesaggio della Valdarda”

Le strane lucertole del monte Giogo

Foto 04-08-12 22 21 15Le lucertole del monte Giogo non sono come le altre, sono rare e (forse) non vengono dal fondo dell’antico mare padano. Sono un’eredità del giurassico; si aggiravano per questi Appennini quando il golfo era il paradiso dei cetacei e dei pesci; e quando l’immensa distesa d’acqua si ritirò, e le balene rimasero nell’antico golfo senza più voglia di vivere, scoprirono quanto fosse bello stare dove una volta c’era il profondo del mare, quello sconvolto dalle alluvioni. Continua a leggere “Le strane lucertole del monte Giogo”

Ma la diga di Mignano no…

Per fare questo post riprendo parti di una lettera al direttore del quotidiano “libertà”…del 2013, ovvero quattro anni fa. «
Egregio direttore,
l’altra mattina mi sono trovato a passare per la Valnure, e ho notato una cosa che mi ha particolarmente colpito: i cannoni “spara-acqua”, utilizzati per innaffiare le colture nei campi. Ripensando a quanto letto su Libertà nei giorni scorsi, mi è venuta anche in mente la pista ciclo-pedonale …che costeggia un campo di mais, e alla grande quantità d’acqua che viene sprecata per irrigarlo: possibile che non ci sia un metodo alternativo per evitare una così grande dispersione della risorsa, per di più sotto gli occhi di tutti?
…. L. Galli…».

La questione dell’uso dell’acqua della diga di Mignano, che quando è piena contiene oltre 10 milioni di metri cubi del prezioso liquido, è un tema aperto anche in Val d’Arda da anni.

Nessuno, non sicuramente io, ha in mente di proporre di privare l’agricoltura di acqua per irrigare le coltivazioni e abbeverare il bestiame , ma per quanto possiamo vedere, ci sembra che per ora non “ci sia trippa per gatti” ovvero non c’è acqua.

E quando c’è stata mi è sembrato che si sia esagerato con l’irrigazione di colture che hanno poco a che far con la agricoltura zootecnica locale.

Da  mesi la diga sembra una pozzanghera con pochissima acqua in un contesto ambientale irriconoscibile. Sponde desolate che mettono in rilievo ancor più la strada provinciale disastrosa da medioevo  che da Lugagnano sale fino a Morfasso e costeggia il nostro lago artificiale sulla sponda destra.

Negli anni scorsi anche in Valdarda, per dirla con il lettore di Libertà citato, abbiamo assistito all’uso massiccio di acqua per irrigare mais e pomodori …con l’uso dei “gettoni”/spreconi che non di rado irrigano anche le strade.

E questo rende bene lo spreco di una delle risorse naturali che inizia a scarseggiare! Allora mi sono chiesto, per l’ennesima volta: “possibile che non ci sia un metodo alternativo per evitare una così grande dispersione della risorsa più preziosa per la vita dell’uomo e degli animali ?”.

Senza acqua il bestiame, e gli animali tutti, muoiono  ma anche l’uomo non può vivere senza questo “oro liquido naturale ”!

Allora non sprechiamo acqua! Gli agricoltori senza bestiame siano indirizzati a colture meno idroesigenti in estate. Se occorre si autorizzino coltivazioni di mais e altre colture industriali ( pomodoro, ecc…) solamente in presenza di impianti goccia a goccia. Il consorzio attivi una seria politica in tale direzione, le Regioni e la CEE attivino interventi agevolati affinché nella pianura padana si sviluppi un’agricoltura che non sprechi acqua. I comuni e le loro società di gestione dei servizi siano indirizzati a sostenere la revisione delle “reti” di distribuzione dell’acqua potabile che non permetta dispersioni…

Non si farà tutto questo? Allora  aspettiamo solo che il buon Dio ci permetta di riempire la nostra diga anche per la prossima estate… per poi continuare a sprecare il suo contenuto in pochi attimi.

E poi c’è il problema da afffrontare urgentemente degli scarichi nei fiumi e nei torrenti di acque reflue non idonee, dell’uso troppo frequente di diserbanti, anche nei vigneti,  e concimi in terreni che ormai sono”stanchi” di supportare tali schifezze; e c’è il problema del prelievo in falda abusivo da parte di un sacco di aziende.
Aspettiamo (aspettiamo da anni!) la prima mossa da parte del comune capoluogo della Valdarda Fiorenzuola e del consorzio che gestisce la nostra preziosa fonte di vita!
E comunque non è solo un tema valdardese, e comunque l’acqua quando c’è non va sprecata, il territorio tenuto bene, gli alvei dei torrenti salvaguardati e puliti,  le falde non inquinte, gli scarichi nei torrenti controllati…ecc…ecc…

Non scherziamo con la natura, non maltrattiamo la nostra madre terra.

Sergio Efosi

Bozza non controllata

La vita dei frati di Tolla tra preghiera, lavoro e accoglienza…

Il mondo del medioevo era assillato dalla paura del peccato e di conseguenza dall’obbligo della preghiera e della confessione. L’intermediario fra Dio e gli uomini, ovvero colui che riscuoteva molta fiducia e che sedeva sul gradino più alto della dignità, era il religioso e, in particolar modo, il frate.

Alcuni di questi religiosi, nel principio del medioevo tra VI e VIII secolo, facevano vita solitaria o cenobitica e altri erano semplicemente eremiti, poveri, umili, solitari e popolavano il “desertum” ovvero le diffusissime boscaglie e paludi appenniniche e padane. Si trattava in entrambi i casi citati, e quasi sempre, di personaggi ben conosciuti dai contadini, la categoria sociale medievale di gran lunga maggioritaria, che spesso li cibavano in cambio di consigli, di benedizioni e preghiere.
Gli eremiti in particolare, ben noti ai viandanti e ai cacciatori, eran uomini che aspiravano alla perfezione che poco per volta, per scelta o per necessità, si trasformarono in cenobiti.
Questo successe anche in alta Valdarda dove gli eremiti adottarono “la regola”*, ovvero la condizione perfetta, dove continuare a vivere per pregare.
Ma tra i primi monaci tollensi, verosimilmente, solo una minoranza “professava” e seguiva la ricercata condizione perfetta; e solo taluni dovettero anche essere ordinati sacerdoti mentre molti restarono fratelli conversi, ovvero coloro che pronunciarono i voti di conversione, obbedienza, e spesso anche del silenzio, del digiuno e della castità.
All’inizio tanto i fratelli conversi, quanto gli stessi “professi”, lavoravano nei campi, nei boschi, nelle stalle e pregavano; e questa era la loro vita terrena.
E tale condizione comunitaria iniziale si rafforzò ulteriormente con il trasferimento del monastero dall’acròcoro del Moria al fianco dello stesso, quasi sul fondovalle dell’Arda; quasi alla confluenza tra i torrenti Arda e Lubiana.
E il capo della comunità, l’Abate Tobia, godette da subito di una posizione preminente, come fosse il signore dal quale dipendevano i vassalli.
Tuttavia non sono conosciute fonti storiche relative alla vita cenobitica di Tobia e a quella dei suoi confratelli fondatori di Tolla.

UNA GIORNATA PARTICOLARE A TOLLA, TRA PREGHIERA, CANTI E LAVORO.

E al principio, nei primi secoli del medioevo, tutti i fratelli professi e conversi lavoravano nei campi, nei boschi, nelle stalle e pregavano, e cantavano le lodi al Signore.
Il capo della comunitá, il primo capo, l’Abate Tobia, con il trascorrere degli anni venne aiutato da un vice (forse già al tempo da un priore), da un cancelliere, da un tesoriere e anche da altre figure laiche (servi, artigiani, guardiani, ecc…).
E con il trascorrer degli anni quella comunità si allargò; e anche le zone circostanti si popolarono, seppure lentamente si popolarono.
Tobia, forte della pratica del digiuno e della penitenza del suo periodo eremitico, si alzava prima di tutti, prima dell’alba per pregare e ancora, come al principio, per castigare il corpo.
Al suonar della campana del priore l’intera comunità lo raggiungeva e insieme recitavano l’ufficio del mattutino con le “laudi” al Signore.
Iniziava quindi la lunga giornata che intercettava il lavoro intercalandolo con la preghiera, il pasto di metà giornata e le letture sacre; e così per giorni, settimane e anni…

Il pasto per quei frati era frugale e ne consumavano due in estate e poi sempre solo uno; era un pasto senza carne e con soli legumi, verdure e frutta e circa 300 grammi di pane, con mezzo litro di vino al giorno, e negli anni meno favorevoli in vino diveniva “mezzo vino”. E tutto quanto, e questo stato di cose,  si poteva interrompere solo nell’imminenza di un grave pericolo, quando la campana suonava a martello.
La comunità cresceva ma per molti anni restò confinata nella grande boscaglia, che se da un lato inquietava dall’altro la proteggeva dal mondo esterno, al tempo molto insicuro, pericoloso e perennemente in guerra con cicliche epidemie e carestie che falcidiavano la popolazione dell’intero mondo conosciuto.
E dall’abbazia, giù verso l’Arda , oppure dal fianco esposto del monte, si udivano distintamente i colpi dello scalpellino che spaccava, estraeva e modellava pietre per ingrandire il convento, alzar la torre, costruire un muro o rinforzare l’argine; e c’era un gruppo di conversi, in questo aiutati dai contadini, che trasportava e posava, che spostava e rifaceva…
Altri erano nei boschi a tagliar piante di cerro per ricavarne assi e tutto era perennemente in movimento.
E poco distante dall’Abbazia sorse il primo villaggio e poi in secondo e così via…con nuove strade di collegamento, con nuovi ronchi per ricavarne campi per coltivar vigneti, cereali e ortaggi e poter ospitare i nuovi arrivati.

E le vigne, così importanti per la Messa, che producevano l’unica bevanda ammessa dalla regola, era difficile difenderle dai continui assalti animali e allora si elevarono mura e palizzate e così anche per il grande orto e il pollaio.

Nel bosco più vicino pascolavano i maiali, quelli con il mantello chiazzato nero, quelli molto robusti, che si cibavano di ghiande e castagne…
Ma anche il pericolo era sempre in agguato e alcuni ragazzetti erano sempre di vedetta e al minimo sospetto non esitavano a lanciar segnali dall’alto di una pianta o da un poggetto strategico.
E quasi con stupore i piccoli contadini (i bambini) andavano nei campi a parlar con frate Romaldo che scalzo, incurante di spine e altro ancora, falciava l’erba per il fienile cantando e recitando laudi al Signore.
E lo interrompevano, e chiedevano cosa stesse cantando, chi stesse pregando offrendogli l’acqua fresca della sorgente…
Romaldo con altri fratelli conversi e contadini allevavano con cura le erbe per cibarsene, e per la dispensa dell’inverno, e alla sera, dopo una lunga giornata trascorsa nei campi, nelle vigne, nel torrente a spaccar sassi, tra i boschi a tagliar piante e a riparar sentieri, sopravveniva la stanchezza ma prima veniva l’ora della preghiera e delle laudi di fine giornata. E il giorno seguente ancora così, e poi ancora e ancora…

E venne il tempo dei nuovi arrivi, dei nuovi abitanti, dell’accoglienza dei fuggiaschi dalle guerre e dalle predazioni; e nel corso degli anni quella comunità si trovò più impegnata a difendersi dall’assalto predatorio, e dalle pretese, dei potenti locali e dal Vescovo che non dall’assalto delle fiere.

E dai monti erranti più interni della catena appenninica continuarono per secoli a giungere numerose famiglie che andarono a formare intere comunità di villaggio, a fondare paesi e villaggi portando nuovi costumi, altri dialetti e tradizioni…e tutto si fuse e tutto divenne civiltà.

(Fine de “I racconti del monte Moria”)
La storia romanzata da Sergio Efosi© (bozza non corretta)**

*San Benedetto da Norcia è vissuto nell’Appennino centrale tra il 480 e il 547 e dal 534 inizia a redigere la “regola” che riscuoterà un grande successo.
** Fine della storia romanzata della prima stagione di Tolla…

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