Veleia, quando fu fondata la colonia romana di Piacenza, aveva già tanta storia che forse non sapremo mai; sappiamo qualcosa, e non tutto, del suo periodo romano e quasi nulla del periodo precedente.

L’area piacentina, e del nord Italia in generale, era abitata da Celti e Liguri ma questi ultimi nel piacentino vi abitavano, di sicuro, da più tempo.
Veleia era un’oppido sviluppatasi in un territorio quasi al “confine” dei territori della nazione ligure, un limite oltre il quale, verso la pianura del nord, c’era l’acquitrino che invadeva la stessa esuberante boscaglia come una specie di mangrovia; una pianura poco ospitale, regno del selvatico tra la bassa collina e il grande fiume Po; un paesaggio tra la valle e il piano quasi univoco con qualche “isola”, posta in lievissimo rilievo rispetto all’acqua, dove vivevano i pescatori, i cacciatori e i popoli migranti giunti da nord e da est del continente europeo.
Le popolazioni celtiche, quelle giunte per ultime, abitavano soprattutto lungo le riviere del Po e nei dintorni, tanto sulla riva sinistra quanto a sud del Po, sulla sponda destra.

montechinoA sud del fiume Po, i Celti  vivevano insieme, integrati,  con gruppi di Liguri autoctoni o con gruppi di questi ultimi che si erano spinti oltre le loro terre appenniniche, nelle quali si era andata “ritirando” buona parte della nazione ligure per far posto alla crescente pressione dei popoli Celti.
Ma verso il colle, quasi all’estremo nord delle terre di tale nazione ligure piacentina, nel profondo della valle del Chero c’era il più importante centro abitato dell’intera zona.

Retto dai Liguri Veleiati, tolleranti ma intraprendenti, fieri e infaticabili, c’era  Veleia, un centro ove verosimilmente passavano, sostavano e soggiornavano anche mercanti e “carovanieri” provenienti da aree lontane di influenza etrusca, greca o celtica e forse pure romana, prima e durante la fondazione della colonia di Piacenza.
Veleia, verosimilmente, si era venuta a trovare al centro  di una vasta rete di sentieri e carrarecce che collegavano diverse località del nord Italia, con la costa tirrenica e le regioni del centrali dell’ Italia, al tempo già sviluppate.
Veleia, nel suo territorio,  poteva anche contare su risorse minerarie che per l’epoca erano attrattive: pregiato sale del sottosuolo, petrolio e poi tante sorgenti salse e termali…
E il Petrolio, già quasi raffinato, sgorgava naturalmente in parecchi punti delle colline circostanti Veleia, tra il Chero e il Vezzeno. Raccolto e conservato in appositi otri, veniva usato per la medicina del tempo, per l’illuminazione, quale combustibile e per usi militari.
L’acqua salsa era pregiata come “medicamento”, per curare malattie intestinali e della pelle…e anche per “la bellezza”.
Lungo le principali direttrici che risalivano la valle, verosimilmente dalla riviera del Po, avremmo visto le carovane mercantili che si dirigevano o che provenivano da Veleia, crocevia di strade (sentieri e carrarecce…) che attraversavano la pianura padana da est verso ovest e da nord verso il centro-sud e viceversa; direttrici antiche che congiungevano porti, città e terre appartenenti alle civiltà pre-romane.

Così Veleia, non distante dalla più antica Via del crinale che sarebbe in seguito, nel medioevo, divenuta la Via utilizzata dagli Abati, dai pellegrini e dagli stessi mercanti, si venne a trovare in una posizione più favorevole rispettto alla Via medesima citata; forse per questo potrebbe essere divenuta un centro di libero scambio, di commercio, di riposo dei carovanieri…dove tutti potevano essere accolti senza alcuna discriminazione, verosimilmente senza dazi …una specie di piccola “enclave” franca. Gli scavi archeologici per ora non ci hanno restituito nulla a tal proposito o troppo poco per fare ipotesi più attendibili; sufficiente per poter fare supposizioni…più o meno fantasiose (le mie sicuramente molto fantasiose).

I Liguri erano un popolo rispettoso delle culture che circondavano (e penetravano) i loro territori, ma anche geloso della propria autonomia; un popolo di agricoltori, cacciatori, boscaioli, guerrieri e anche mercenari al servizio di altri eserciti ma non un popolo di conquistatori.
Veleia dunque centro commerciale e anche luogo di “contaminazione” tra popoli diversi, dove si realizzò, come nel resto del Paese, una miscellanea di popoli che caratterizzò la Penisola italica per lunghi secoli.
Gli avvenimenti dell’epoca antica si susseguirono, e Veleia non dovette restarne completamente ai margini, si andarono modificando interessi, opportunità e alleanze, vi furono lunghi periodi bellicosi e, infine, sopraggiunsero la crisi e i nuovi dominatori romani che la “rilanciarono” quale vasto  Municipio Augusto di montagna…pur non operando per trasformarla in grande centro permanente. A tal proposito occorre anche riflettere sul fatto che quando scomparve cadde nel più profondo oblio, in pochi manifestarono interesse per una sua rinascita e dunque venne anche “cancellata” come  toponimo. Perché? Le scarse fonti archeologiche non ci hanno spiegato tale “mistero”.
Dopo qualche secolo “romano”, Veleia scomparve definitivamente; quando già la sua epopea era in parte scemata, fiaccata da nuove direttrici di traffico che lentamente la marginalizzarono a luogo di “villeggiatura” e poco più.
Il suo oblio sarebbe durato fino alla metà del secolo XVIII.

Sul finire del secolo XIX, l’intera area tra Veleia e Montechino, visse una nuova stagione, questa volta industriale, quella del petrolio (¹).
Ma ancora la guerra, la seconda tragica guerra mondiale del 1940-1945, interromperà un “sogno” di rinascita: andarono distrutti tutti i pozzi…e con essi la possibilità di ri-creare interesse per una zona agricola estremamente depressa.
E la gente dovette, nuovamente, abbandonare tutto e la forza operaia e industriale di Veleia-Montechino dispersa sperando che un giorno…

Veleia, una specie di Hong Kong antica? Difficile poterlo affermare. Facile trarne una storia romanzata…

(Tratto da “Viaggio in Valtolla, tra il mito, la boscaglia, le storie antiche e i luoghi perduti…”, storia romanzata di Sergio Valtolla).

(¹) Il culmine di questa attività si ebbe ai primi del ‘900, quando venne realizzato un oleodotto che trasportava il petrolio piacentino sino a Fiorenzuola d’Arda. Le località maggiormente interessate dalle trivellazioni furono Montechino in Val Riglio e Velleia in Val Chero, dove sorsero ben 354 pozzi.

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6 pensieri riguardo “Veleia: la Hong Kong dell’antichità?

  1. Nessuno ha mai pensato ad un’origine greca(Focei) della città?Dato che recenti indagini genetiche sugli attuali Liguri hanno confermato un terzo di questi di origine greca.E che lo stesso nome di un’antica citta’ Veleia o Eleia si trova in Campania ed e’ stata fondata da Focei provenienti dalla Corsica?Sarebbe interessante un indagine genetica delle famiglie piu’ antiche della zona,sopratutto adesso che sono stati ritrovati nuovi e molti marcatori,per stabilire le proporzioni rispetto ai popoli d’origine.Dando cosi un grosso contributo alla storiografia locale.

  2. Nessuno ha mai pensato ad un origine greca(focea) della citta’?Dato che recenti indagini genetiche hanno confermato per le attuali genti ligure un’origine greca per almeno un terzo della popolazione.E che lo stesso nome(Veleia) e’ stato dato ad una “citta” antica della Campania e fondata dai greci focei provenienti dalla Corsica in seguito alla guerra di Alalia.
    Una semplice analisi dell’ Y dna delle famiglie antiche della zona potrebbe far chiarezza per quel che riguarda le proporzioni dei popoli li insediatovi.
    Solo un modesto parere.
    Elio

  3. In allegato invio un commento, in risposta a quelli del Sig. Elio, su Velleia ligure e non greca. Come tutti gli insediamenti Liguri, l’origine è databile almeno nel 3° millennio a.C., distanti tra loro una giornata di cammino (da 25 a 40 Km.) da vie tracciate (es. la Via Erculea). Saluti,Bafurno

  4. Ecco il commento completo. Saluti e grazie, Bafurno.
    Veleia (o Velleia) è una città ligure e ignorata dai naviganti greci del 500 a.C. che per primi hanno descritto la costa italica, riportandone i nomi, sentiti dagli abitanti, nella grafia ionica (la V (digamma) iniziale sostituita dallo spirito aspro) per cui la Velia osca divenne ‘Elea, Viteliu divenne ‘Italia, Ventimille divenne ‘Intemelion, ecc.). La V iniziale di Velleia testimonia che i greci citati siano venuti dopo la costituzione dello Stato Romano, nel 2° secolo a.C.
    Le analisi cromosomiche, o del Dna (oggi in voga), possono testimoniare una discendenza, non una datazione dell’arrivo del “genoma” in una località.
    Per contro sono databili i nomi delle località e dei popoli, dai resoconti e giornali di chiesuola (diari di bordo) dei primi navigatori, Greci o Fenici. I nomi del Nord Europa sono riportati da Imilcone il Cartaginese e Pitea di Marsiglia.
    Es. “Britannicus” deriva dal greco “Britannikoi”, nome sentito da Pitea quando chiese chi fossero gli abitanti del luogo. Gli indigeni risposero “Printeres” o simile (viso dipinto) perché avevano interpretato “il nome degli Scozzesi”.
    Non è una mia opinione, riporto quanto rilevato da ricerche storiografiche.
    Bafurno Salvatore Veleia è una città ligure e ignorata dai naviganti greci del 500 a.C. che per primi hanno descritto la costa italica, riportandone i nomi, sentiti dagli abitanti, nella grafia ionica (la V (digamma) iniziale sostituita dallo spirito aspro) per cui la Velia osca divenne ‘Elea, Viteliu divenne ‘Italia, Ventimille divenne ‘Intemelion, ecc.). La V iniziale di Veleia testimonia che i greci citati siano venuti dopo la costituzione dello Stato Romano, nel 2° secolo a.C.
    Le analisi cromosomiche, o del Dna (oggi in voga), possono testimoniare una discendenza, non una datazione dell’arrivo del “genoma” in una località.
    Per contro sono databili i nomi delle località e dei popoli, dai resoconti e giornali di chiesuola (diari di bordo) dei primi navigatori, Greci o Fenici. I nomi del Nord Europa sono riportati da Imilcone il Cartaginese e Pitea di Marsiglia.
    Es. “Britannicus” deriva dal greco “Britannikoi”, nome sentito da Pitea quando chiese chi fossero gli abitanti del luogo. Gli indigeni risposero “Printeres” o simile (viso dipinto) perché avevano interpretato “il nome degli Scozzesi”.
    Non è una mia opinione, riporto quanto rilevato da ricerche storiografiche.
    Bafurno Salvatore

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