Un viaggio senza una ragione precisa

Un viaggio senza una ragione precisa* di Sergio Efosi.

Qualcuno ha detto che non si inizia mai un viaggio per una ragione precisa…si parte perché si ha voglia, punto.

Si parte perché è primavera e dopo l’inverno si ha una gran voglia di fare e di girare; oppure perché è autunno, il tempo del foliage, della migrazione, delle luci che scaldano il cuore.

E poi ci sono altre ragioni, quasi sempre personali, per cui si parte perché altrimenti la pressione arteriosa e il mal di schiena ti rompono le scatole e ti rovinano le giornate**.

E ancora ci sono i sogni nel cassetto…anche a una certa età, perché resto un inguaribile sognatore.Dopo tanti km percorsi in auto, treno e aereo per lavoro mi mancava un bel viaggio a piedi e dunque dovevo farlo.

Dovevo metterlo in cantiere alla svelta perché ho passato i sessanta e prima che la schiena si blocchi come dice sempre il mio amico Alessandro, fisioterapista che ha in appalto le mie manutenzioni articolari e muscolari.

Ho letto e ho ascoltato altri camminatori lenti delle Vie Francigene e nessuno mi ha convinto che si debbano fare per ritrovare se stessi.

Cosa mai vorrà dire “ritrovare se stessi”? Questo forse lo possono dire coloro che hanno avuto brutte esperienze di vita, quelli che veramente di son smarriti, ma nella maggioranza dei casi, per fortuna, non è così. Una frase dunque per darsi importanza, per darsi un tono anche quando non serve?

La Via Francigena l’ho percorsa in parte, forse lo rifarò presto.

La Via di Santiago forse la farò, se potrò e se avrò voglia.

Confesso che camminando sulla Via Francigena anche la parte ludica del viaggio si è ritagliata una bella percentuale.

Mi è piaciuto naturalmente riposare per un attimo in tante chiese, soffermarmi a un mistadello dedicato a Maria, a un santo, un martire, al Salvatore o davanti a un altare per accendere un cero e pensare alla vita e alla famiglia.

Esperienza faticosa? Be, se la pensassi così starei comodamente a far altro. Certo che un po’ di sudore fa bene alla testa e al cuore.

Ma quanta paura ho dovuto superare per decidermi e partire.

Un giorno camminavo intorno a casa e mi son imbattuto nei pressi del guado del Chiavenna e c’era un cartello che indicava la Via Francigena e un amico mi ha detto “quando andiamo a fare la Via Francigena…?”. Mi son sbloccato, mi son stufato di pensare a questo e a quello, alla fatica e alla paura di non farcela.

E quando è stata l’ora ero entusiasta e subito sono entrato in sintonia con il viaggio.

Sono un semplice e un rudere etrusco, romano o medievale mi fa “venir la pelle d’oca”; e la piccola chiesa di Vetralla mi ha letteralmente conquistato, piu delle grandi chiese.

Quegli infiniti campi fioriti e multicolori della Tuscia, quel tratto di basolato romano millenario, la foresta primordiale e l’arrivo in quella Piazza della grande Basilica sono state emozioni allo stato puro…o forse pazzia, non so.

E che goduria fare proprio quei tratti che in tanti sconsigliavano, per troppo asfalto, perché trafficati e stupidaggini varie.

Che bello scoprire il contrario, poter raccontare con scioltezza e serenità che quei tratti, nel loro interno, riservano momenti di vera bellezza come Capranica, il Parco di Veio e cose del genere.

E così in agosto ho replicato e ho percorso l’intero tratto della Via Francigena della Valle D’Aosta. Da apoteosi le due tratte in forte dislivello dal passo del Gran San Bernardo a Aosta e bellissimo tutto il resto.

Partite, iniziate con il tratto della Via Francigena che più vi ispira, fermatevi quando siete stanchi, approfittate di tutte le bellezze che scoprirete con il lento cammino…tornerete stanchi e felici.

Note

*Venerdì 8 settembre dalle ore 20, nel corso di un piccolo momento conviviale presso i chiostri dell’Abbazia di Chiaravalle della Colomba, con altri amici, racconto la mia esperienza.

**pensiero ripreso e ispirato da Paolo Rumiz.

Castello di Fenis, Valle D’Aosta.

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