Morfasso: vietato andare a scuola?

estratto da documento storico del secolo XIX

Francamente l’appello-protesta  lanciato il 18 ottobre 2012, attraverso il nostro quotidiano libertà dai genitori delle scuole di Morfasso è meritevole di una riflessione.

“…la scuola dell’infanzia conta 8 bambini iscritti contro 18, numero minimo richiesto per una sezione.
 Siamo consapevoli di essere in difetto ma riteniamo assurdo che i numeri siano gli stessi per scuole di montagna e scuole di città. Risultato? L’orario della scuola dell’infanzia è stato ridotto alle ore 13.20 invece che le 16.20 come accadeva gli anni precedenti…” [dalla lettera dei genitori di Morfasso].

Morfasso come tutti sanno è il più montano dei comuni valdardesi e anche il meno abitato e come tanti comuni simili ha il grosso problema del mantenimento dei servizi [stiamo parlando del minimo…non di grandi pretese! Solamente del dovuto e niente più].

Con grande fatica le amministrazioni comunali, specialmente negli ultimi anni, si sono adoperate per salvaguardare le scuole dell’infanzia e le primarie del territorio anche con sacrifici per le medesime amministrazioni che hanno fanno scelte “politiche” chiare, precise e…condivisibili pur di tenere aperte le scuole.

Poi arriva un ordine di “taglio” di spesa per il settore scolastico e cosa succede in questo Stato? Che i primi a essere sacrificati sono proprio le giovani famiglie che abitano in zone che altrimenti sarebbero  abbandonate, senza alcun futuro, lasciate alla lenta agonia con centinaia di pensionati residente per volontà e per “forza”. In poche parole si consuma l’ennesima vergogna nazionale: si taglia senza guardare al contesto sociale in cui questo avviene. Si taglia mentre qualcuno [ancora mentre scriviamo] gozzoviglia a ostriche e champagne con i nostri soldi.

Otto bambini per una comunità come Morfasso sono la manna del paradiso! Otto bambini meritano di essere istruiti e accuditi  come quelli che abitano in piazza Cavalli, suddivisi almeno (almeno!) in due pluriclassi, con le maestre del caso per l’intero percorso educativo e non a singhiozzo… e con i medesimi orari di Fiorenzuola, Lugagnano, Alseno e così via.

Non fare questo significa “costringere”  le famiglie con bambini,  con provvedimenti legislativi sciocchi e subdoli, a migrare verso il piano … con buona pace sui discorsi sul rilancio della montagna, sul presidio del territorio,  sulla permanenza dei giovani  in montagna, ecc..ecc…

Lo Stato, La Regione e la Provincia si attivino con il Comune di Morfasso perché ritorni il “giusto”! Perché ritorni la pari condizione con il resto del territorio, perché i bambini hanno dei diritti e con essi i loro genitori.

Se non lo faranno rapidamente si vergognino e pensino a quanti “veri sprechi” assistiamo, consumati dai politici, mentre una parte del Paese vive queste situazioni.

Clicca  qui per leggere l’intero articolo pubblicato da Libertà.

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