Monte Moria: orco o eremita?

2015-10-parco-moria-9107_fotorMonte Moria: orco o eremita? (di Sergio Efosi Valtolla, fotoamatore, blogger, escursionista e narratore). 

Negli anni che dovettero precedere l’arrivo dei frati in Valtolla, di sicuro in piena epoca longobarda, giravano strane voci nei rari e piccoli villaggi dell’alta valle; voci che segnalavano con insistenza la presenza uno strano “essere” sull’acròcoro del Moria, definizione, quest’ultima, acculturata di “altopiano”, in uso presso la letteratura tecnica. L’essere solitario e schivo, pare vivesse in un misero rifugio occultato  dalla fitta e impenetrabile boscaglia che dominava i luoghi; scarsamente frequentati perché si riteneva fossero infestati da presenze demoniache e da divinità malvagie. Non era ancora, quella, l’epoca della piena cristianizzazione dell’intera zona appenninica per cui fauni, silvani, divinità pagane e demoni, capricciosi e dispettosi, erano ancora temuti e venerati. I meglio informati giuravano si trattasse di un semplice eremita “forestiero”, giunto da chissà dove, ma i più insistevano sulla stranezza dell’essere. Taluni, fantasiosi, si spingevano oltre, descrivendolo con sembianze deformi e paurose.

Altri più discretamente e concretamente discutevano a quale dei due lati dello spirito potesse appartenere: se a quello del bene oppure a quello temutissimo del male.

Le grandi boscaglie che si estendevano senza soluzione di continuità da Mignano alle valli più interne  e sconfinate dell’alto Appennino erano, in massima parte, fittissime con alberi giganteschi che a malapena lasciavano intravvedere il cielo ai rari frequentatori di tali luoghi.

Ambienti umidi, spesso scuri e molto ombreggiati che di sicuro ispiravano e alimentavano racconti di paura.

il monte Moria e i suoi fratelli IMG_0080
archivio monte moria

Coloro che volontariamente vi si inoltravano potevano tranquillamente occultarvisi senza il timore che qualcuno mai li scovasse. I pochi coraggiosi, insediati nei rari e piccoli villaggi sorti nelle radure della boscaglia, erano in massima parte fuggiaschi da guerre, epidemie e carestie tremende che avevano distrutto anche il territorio piacentino nei secoli intercorsi tra la caduta dell’impero e l’arrivo dei Longobardi; e in tal contesto non mancavano neppure i banditi. Tutti alla ricerca della mera sopravvivenza o del nascondiglio sicuro. In pratica questa grande boscaglia era come un grande e impenetrabile “deserto”, dove al posto della sabbia c’era una distesa verde infinita e impervia che tutto occultava. 

In taluni luoghi della grande boscaglia erano rimasti o si erano stabiliti anche rari gruppi di boscaioli e cacciatori intrepidi. 

In ogni caso quella fu l’epoca alto medievale che registrò il più grande tracollo demografico che la penisola ricordasse.

La presenza umana nel nord Italia era divenuta più che rara e su questi monti pare non superasse le poche decine di individui. Si trattava, nel caso dell’alta Valdarda, di boscaglie desolate dove sopravviveva una rete di vecchi sentieri decaduti e a tratti interrotti; luoghi ideali per l’eremitaggio che ricercava, sull’esempio dei Santi eremiti orientali, l’isolamento e la solitudine più profonda per dedicarsi alla preghiera perenne e alla salvezza della propria anima.

Chilometri di boscaglia fino alle cime del monte Lama e poi ancora oltre fino a ricongiungersi con altre valli e poi, quasi senza soluzione di continuità, fino a raggiungere le costiere del mare della Liguria. 

Luoghi che, pur con fatica, avevano frequentavano i primi abitatori antichi di queste terre, quelle tribù di Liguri che per secoli contrastarono e occuparono la boscaglia,  facendo pascolare i loro armenti e costruendo insediamenti ai margini della stessa fino alle prime colline verso la grande pianura del Po. Ma da quei tempi “tanta acqua era passata sotto i ponti”, da quelle parti erano transitati anche i cartaginesi e i romani fino al silenzio, con il prevalere dell’esercito della natura che per lunghi secoli determinò l’oblio; la natura, ancora una volta,  si era ripresa anche quelle superfici “roncate” nel corso di lunghi secoli dall’uomo e tutto era tornato come all’inizio.

La boscaglia dominava incontrastata il panorama appenninico, gli anni e i secoli passavano e le foreste crescevano, il sottobosco si infittiva e la luce a fatica penetrava in queste valli misteriose e umide dover scorrevano l’Arda, il Lubiana, il Chiavenna, il Chero, il Riglio, l’Ongina, ecc… . Solo da qualche parte resisteva un villaggio, un piccolo villaggio di superstiti o un nuovo aggregato formato da fuggiaschi dediti alla caccia e alla raccolta dei frutti spontanei. 

Fu in quell’epoca, nel secolo VII, che sull’acròcoro del Moria fu (ri)scoperto un bosco, un grande bosco, dove imponenti carpini, cerri e faggi avevano assunto forme assolutamente inusuali, quasi si trattasse di un tocco d’artista, capolavori dell’arte topiaria che solo il Divino poteva aver ispirato; capolavoro custodito per secoli dalle “fate”. Ma una notte non molto lontana dai giorni nostri, lo spirito del male armó le mani dell’uomo che abbatté il meraviglioso bosco facendo fuggire per sempre le “fate”, ambasciatrici divine, che ora si trovano nascoste in qualche altro luogo impervio della Valtolla. E forse a qualcuno sarà capitato di incontrarle…

L’essere misterioso del Moria, ormai in età avanzata, che tanti sospetti aveva destato in quei rari abitatori della  dell’alta valle dell’Arda,  un giorno venne incontrato da un drappello di frati Tollensi, da pochi mesi insediatisi da queste parti, mentre stava posando pietre in una piccola radura. Lo osservarono per  l’intera giornata, accorgendosi che stava erigendo un piccolo altare. L’indomani tornarono silenziosi sui loro passi e, con grande stupore,  scoprirono che quell’altare aveva le sembianze di quelli cristiani perché sormontato da una piccola croce di legno. Silenziosamente e cautamente si avvicinarono per poter osservare meglio e dal profondo del bosco udirono un canto, un canto che ricordava le lodi alla Madonna. Un canto che non invocava alcun spirito del male. 

Più rassicurati, pur sempre con molta cautela, avanzarono ancora rimanendo occultati nel folto della boscaglia.  Scorsero una modesta capanna, tutta in pietre e frasche dalle quali proveniva quel canto….

Quell’essere misterioso al termine delle lodi, uscì allo scoperto e si diresse verso l’altare nella radura. Qui restò immobile, quasi in trance, silenzioso con le mani e lo sguardo rivolto al cielo.

Passarono ancora molte decine di minuti e poi all’improvviso quei frati intonarono quella lode alla Madonna, lieve come la brezza di quella mattina e restarono in attesa.

Furono attimi lunghissimi, silenzi assordanti, battiti di cuore…

Quell’essere, senza nemmeno girarsi, riprese quella lode e fu il coro che dopo quel lungo e interminabile attimo prese il sopravvento. 

Quel vecchio era un eremita, un asceta, un essere certamente non demoniaco come qualcuno aveva insinuato.

Fraternizzarono e il vecchio si convinse che era giunto il momento di pregare in maniera comunitaria, di scendere da quel monte per unirsi ai suoi fratelli per sempre. Quel vecchio forse si chiamava Tobia.

E il luogo dov’era stato eretto il piccolo altare eremitico divenne la meta del pellegrinaggio ove i frati, seguiti dagli abitanti del luogo, si recavano al solstizio d’estate per lodare la Madonna;  e poi vi costruirono una cappella che racchiudesse quel primitivo altare.

Ancora ai giorni nostri sull’acròcoro del Moria, ora parco provinciale, ci son luoghi dove s’incontra la Madonna. Sono i “luoghi dei segni” percorsi da migliaia di pellegrini nel corso dei secoli. Percorsi dagli escursionisti del terzo millennio.

Tutto in quel Parco del Moria ricorda questi segni antichi: la fontana, la vetta, la chiesetta dedicata alla Madonna del monte, la radura, il sentiero, la boscaglia…

Il Moria è un parco per riposare, per camminare e per contemplare quelle divine bellezze naturali. 

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Morfasso: l’estate della cultura e del tempo libero rende omaggio alle opere dello scultore Marco Polledri (fotoarticolo)

2018-07-polledri-7DM4B8086Morfasso: l’estate della cultura e del tempo libero rende omaggio alle opere dello scultore Marco Polledri (di Sergio Efosi Valtolla: fotoamatore, blogger, escursionista e narratore)

Prosegue la partecipata estate morfassina (Valtolla) dedicata alla cultura e al tempo libero.

Sabato 28 luglio a Morfasso, presso la chiesa antica, è stata inaugurata la mostra del morfassino dott. Marco Polledri, medico specializzato in dermatologia, che nel suo tempo libero si dedica alla scultura del legno ricavandone opere d’arte di grande impatto emozionale.

Una gran folla ha partecipato all’inaugurazione della mostra che resterà aperta tutti i giorni dalle 17 alle 19 fino domenica 12 agosto.

2018-07-polledri-1DM4B7914La cerimonia inaugurale della mostra, introdotta da Gian Francesco Tiramani, è iniziata con il coro di Morfasso, diretto dal maestro G.Luigi Rigolli, al quale partecipa lo stesso scultore.

Alla presentazione erano presenti il Sindaco Paolo Calestani con la giunta e numerosi consiglieri e il Vicario diocesano don Vincini oltre a una gran folla di estimatori, di amici e di cittadini provenienti da Piacenza e dalle province limitrofe.

Al termine dell’evento i numerosissimi ospiti sono stati accolti per un aperitivo presso l’Osteria Zia Valentina.

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Lago di Mignano superstar…

2018-05-diga tracimazione-1DM4B0035-Pano-ModificaLago di Mignano superstar…di Sergio Efosi Valtolla (fotoamatore,  blogger, escursionista e narratore).
Ecco siam pronti…mancano una manciata di centimetri e la “tracimazione” sarà cosa fatta (chissà se quando pubblico il posta sarà cosa fatta!). Continua a leggere “Lago di Mignano superstar…”

Due giorni sulle tracce di una donna, una Santa donna…

sergio IMG_9969Sergio Efosi Valtolla (fotoamatore, escursionista e narratore di storie)

Due giorni sulle tracce di una donna, una Santa donna…ovvero come trascorrer due giorni di calda primavera sul monte Santa Franca tra cammini devozionali, commemorazioni, escursioni nella natura e nei monti dell’Appennino morfassino, fiori e natura meravigliosa con pic nic finale…

PREMESSA.
Quando decidemmo di inserire nel piccolo volumetto-guida “Sentieri di Morfasso”, due percorsi escursionistici dedicati alla visita dei luoghi della “Santa” nella parte sommitale della Valdarda, quella dell’Appennino più bello,  eravamo consapevoli che questi avrebbero rappresentato un incredibile punto di attrazione permanente per molti.
Due percorsi…ma anche uno solo (integrato) se avete voglia di spendere un po’ di energia; due percorsi con una sola meta sul monte Santa Franca al candido santuario con il suo “pratone” antistante, la fontana dei miracoli e quella gran boscaglia tutt’intorno. Luoghi della pace assoluta, della serenità a piene mani, del silenzio dei monti rotto dal lieve brusio del discorrer di gente sparpagliata nel pratone, con una lieve brezza che accarezza il viso.

CRONACA DELLA DUE GIORNI
Martedi sera, il 24 aprile, dopo aver risalito a piedi il monte, partendo dalla Montelana “storica”, e dopo la cena al sacco, è stata celebrata la Santa Messa da J. Laurant, segnando la giornata tra canti e preghiere nella notte fonda. E sul prato nella sera stellata del monte sono risuonate le voci di Ornella e Fausto, di Giuliana e Silvano, di Maria Luisa e di tutti gli amici che son saliti a piedi attraverso il tratturo nel bosco. Poi d’improvviso, una piacevole sorpresa, è arrivato Maurizio, un Don a molti di noi caro,  per un breve saluto.
E nel santuario i canti dell’attesa intonati dal “Dutur” hanno fatto crescere il desiderio che questa celebrazione abbia un seguito negli anni a venire. Così abbiamo celebrato alla vigilia del 25 aprile gli 800 anni dalla nascita in paradiso di Franca il 25 aprile 1218.
La Santa valdardese che ha donato a tutti noi amore, carità, altruismo, energia…
Così mercoledì 25 aprile siam tornati alla buon’ora a risalir quei monti.

Zaino in spalla, abbiamo percorso l’anello de La Penna fino alla gran croce sommitale che scruta nella valle di Groppoducale; e siamo tornati in quella Montelana ai piedi del monte dalla quale la sera prima eravamo saliti a Santa Franca.

Ma alla fonte del piccolo borgo abbiam preso il largo e abbiamo raggiunto l’altro percorso, quello segnato in bianco e giallo che sale da Morfasso e, pian piano, siamo giunti ancora nel pratone, quando c’era veramente tanta gente che “picnicava”.

Stanchi, ma non troppo, ci siamo riposati con salami, formaggio, buon pane, vino piacentino, un liquorino casereccio e l’immancabile caffè da campo.

Il pomeriggio è trascorso nel segno giusto, quello dell’amicizia.
E quella discesa finale tra i boschi per raggiungere Morfasso ci voleva per terminar al meglio la giornata e smaltire qualche bicchiere in più…
Ciao ragazzi che ancora non ho menzionato, ciao Gianfranco e Angelina, Furio e Rosanna, Marco, Carina, Silvia e Oscar. Ciao alla prossima.
Una due giorni tra i nostri monti verdi e fioriti, camminando sui sentieri dell’Appennino più bello.2018-04-due giorni a santa franca-1IMG_0065-Modifica

INFO GUIDA SENTIERI DI MORFASSO
La guida dei “Sentieri di Morfasso” è in vendita a Vernasca, a Lugagnano presso l’edicola di piazza e la cartoleria Franchi, a Carpaneto presso il negozio di belle arti la Gioconda, nel bar edicola di Fontana Fredda, nell’edicola-panetteria di Rustigazzo, nel bar di san Michele, nel negozio alimentari di San Michele, nel bar edicola Novus di Morfasso, nell’edicola di Fiorenzuola in via Liberazione…

È anche possibile chiederlo a Fausto Ferrari e a Sergio Efosi Valtolla, autori del volume (messaggio privato sui rispettivi profili Facebook).

Ps: nella guida il telefono corretto dell’Osteria Valtolla di Case Bonini è 0523/ 899196.

 

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COPERTINA SENTIERI

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L’alta Valdarda tra la biro e la “marassa”

COPERTINA SENTIERIdi Sergio Efosi Valtolla (fotoamatore, escursionista e narratore di storie).

La biro e la “marassa”: senza queste componenti, apparentemente opposte, non sarebbe stato possibile realizzare il progetto “Sentieri di Morfasso” che sabato 21 aprile 2018 verrà presentato nel municipio di Morfasso.

Quasi ducento km di sentieri tracciati, sistemati, segnalati, ripuliti, geolocalizzati e descritti in una guida turistica-escursionistica; la più importante mai scritta prima, sui sentieri di uno degli ultimi paradisi sconosciuti dell’Appennino piacentino.

Diciotto sentieri naturalistici, archeologici e culturali che collegano tutte le più importanti zone del morfassino e dei suoi dintorni.

Dieci bacheche segnaletiche posizionate nel capoluogo e negli antichi borghi montanari  di Morfasso per “aiutare” chi cammina.

Due anni di lieve attività, rispettosa della natura,  dove la “marassa” ha fatto il paio con la “biro” per consegnare la definitiva guida escursionistica e turistica agli appassionati della montagna della Valtolla.

E dalla marassa e dalla biro non è nata solamente la guida  “Sentieri di Morfasso” ma anche un sito internet “valdardatrekking.it” (in fase di implementazione, presto totalmente fruibile).

Ma più di tutti l’elemento caratterizzante l’intero progetto, fondamentale per la riuscita dell’intero ragionamento, è stato l‘amicizia; passione e amicizia per la montagna tra ragazze e ragazzi del gruppo di escursionisti della Valdarda e della Valtolla “…Basta nà” e “Via dei Monasteri Regi”.

E la strada prosegue, costante…mai rettilinea,  alla scoperta continua di nuovi percorsi, nuove bellezze naturali tra crinali ondulati, irte rocche e la storia dell’uomo della Valdarda e della Valtolla.

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COPERTINA SENTIERI

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L’anello del merluzzo, una divertente escursione …

2017-11-18-anello della polenta -1IMG_5993_HDRL’ANELLO DEL MERLUZZO, UNA DIVERTENTE ESCURSIONE (di Sergio Efosi)

Tra la Valdarda morfassina, la Valchero sommitale e la Valnure bettolese c’è una delle “piccole” vallate più spettacolari dell’Appennino piacentino; piccola valle che sembra un canyon frutto dell’erosione dei monti che la circondano avvenuta nel corso delle ere geologiche milionarie. Continua a leggere “L’anello del merluzzo, una divertente escursione …”

La piccola bella montagna della Valdarda

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i “gradini” dei Liguri sulla Rocca dei Casali

LA PICCOLA BELLA MONTAGNA DELLA VALDARDA (di Sergio Efosi)
Una delle piccole montagne più belle della provincia di Piacenza e dell’Appennino nord occidentale è la Rocca dei Casali; piccola montagna che si affaccia sulle acque del torrente Arda, nell’angolo più orientale di Piacenza, nel comune di Morfasso, sul confine con Parma. Continua a leggere “La piccola bella montagna della Valdarda”

Walking in Morfasso, between amazing nature and history …

2017-10-28-morfasso la penna-1IMG_5472-ModificaWALKING IN MORFASSO, BETWEEN AMAZING NATURE AND HISTORY… (di Sergio e Giulio Efosi*)

Walking in Morfasso, between amazing nature and history

 woods, streams of water, long paths, ancient trees, stone houses, old fortresses, pastures, steep climbs are some of the main features of Val d’Arda in the territory of Morfasso.

2017-10-28-morfasso la penna-2IMG_5394An ideal pristine place for those who like sightseeing far from the polluted air of the big cities.

 When arriving in Mignano along the track that passes through the dam after some bends you reach the uphill to Morfasso whose nature is so astonishing that resemble an impressionist piece of art.

This is the first impression of Morfasso, a town in the mountains with a small and peaceful residential community, a vast territory surrounded by a large number of small ancient villages made up of stone houses.
A territory that includes a large chain of some of the most beautiful Apennine Mountains of the entire province of Piacenza like Carameto, Groppo di Gora, Castellaccio, Menegosa, Santa Franca, Mount Moria (famous for it Cross of signs at the Morfassina and Guttarello), the Pelizzone’s pass (which connects Morfasso with Bardi) and the vast plateau of Mount Lama.



2017-10-28-morfasso la penna 1-1IMG_5463_HDRMountains, apennine ridges and mountain pass are linked by an extensive well marked trails suitable for any type of excursion, like a simple walk or something more challenging.
These mountains also have peculiar geological features ranging from the “Ofiolite” of Mt. Menegosa to the “Diaspro” of Mt. Lama, where the great streams of Lubiana and Arda begin.
 

Also something very interesting is the local fauna.

2017-06-04-sentieri morfasso-1IMG_4216-ModificaIt is possible to see the famous Poiana flying in the skies and other small birds of prey. Occasionally the rest of the wildlife is spotted by locals.

The land of Morfasso is known for being a “land border”, a small province corner where once Brigands e Rebels sought for refuge and a stronghold against invaders of all ages.

Here it is the less known Appenine! Here it is Morfasso with it’s efficient minimal services: pharmacies, the bank, the post office, the small groceries, the restaurants, the taverns, the newsstand, the Green Cross and the Civil Protection.

Here it is the place where the famous Benedictine Abbey of Tolla is located, rose around the VII century (a contemporary of Bobbio’s San Colombano), during the dark ages when the wilderness ruled the valley.

That rediscovered abbey, emerged from the depths of earth, recalled people and founded countries and villages between Castell’Arquato and Morfasso.

It was the most epic achievement of Valdarda’s history.

You know… walking in Morfasso in it’s vast territory is like walking between the uncontaminated beauty and history.

Italian translation

*la traduzione inglese è di Giulio Efosi che si scusa per eventuali errori.

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Camminare a Morfasso, tra bellezze naturali e storia.

Camminare a Morfasso, tra bellezze naturali e storia* (fotoarticolo di Sergio Efosi)

2017-10-28-morfasso la penna-1IMG_5472-ModificaBoschi, torrenti, piccoli ruscelli, lunghi sentieri, alberi secolari, vecchi casali in pietra, pascoli d’alta quota e ripide salite rocciose sono la caratteristica principale della naturalità dell’alto territorio appenninico della Valle dell’Arda, delle terre di Morfasso; terre dove camminare, senza fretta, osservando la bellezza della sua natura incontaminata, vero paradiso per chi ama la vita all’aperto, lontana dal traffico, dal rumore e dallo smog. Continua a leggere “Camminare a Morfasso, tra bellezze naturali e storia.”

Valdarda: quanti sentieri e Vie Francigene poco conosciute…

2016-10-15-santa-franca1-12016-10-15-santa-franca-1524-modificaValdarda: quanti sentieri e Vie Francigene poco conosciute… di Sergio Efosi.
I profumi dell’Appennino, i suoi panorami, un po’di movimento tra i sentieri nei grandi boschi di Castagno, di Faggio o di Roverella e poi l’Ofiolite, il Diaspro Rosso, i sassi, le salite e ancora le discese, i piccoli guadi torrentizi prima del riposo, una festa tra amici e di nuovo in giro a curiosare tra i panorami eccellenti della Valdarda, quella che incontriamo dopo Mignano. Continua a leggere “Valdarda: quanti sentieri e Vie Francigene poco conosciute…”

C’è stato un tempo che Morfasso e la valtolla…

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Villaggio medievale da mordhau.com.

C’è stato un tempo che Morfasso era definito un “casale” nel ducato (di Parma e Piacenza), pretura di Lugagnano, capoluogo  di comune con 20 consiglieri ducali e una popolazione nel solo “casale” di soli 180 abitanti, complessivamamente 1280 nel comunello e 3529 nell’intero comune. La chiesa, quella vecchia parrocchiale, era delle migliori che si potessero vedere nei dintorni. C’era un chirurgo condotto, le frazioni o comunelli erano: i Casali, Monastero, Morfasso con la Villa di Olza, la Pedena e Sperongia.  Il territorio godeva di un clima salubre ma nelle annate umide e scarse di frutta vi dominavano le febbri putride […]. Continua a leggere “C’è stato un tempo che Morfasso e la valtolla…”

Le buone (?) notizie dalla Valdarda…

2016-12-monte moria autunno no-1IMG_0030-Modifica-2_Fotor copiaMolti abitanti della Valdarda, forse tutti, conoscono il Parco Provinciale del monte Moria, altrimenti definito Parco del Moria, per averlo almeno una volta frequentato per un pic nic, una festa agostana, una camminata escursioniastica, una scampagnata a cercar funghi o castagne…

È bene allora sapere che l’organismo gestore di tale “nostro” Parco scade (o è già scaduto) e nessuno ha ancora stabilito che fare per il dopo; nessun comune, nessun organismo amministrativo pubblico, che io sappia.  Continua a leggere “Le buone (?) notizie dalla Valdarda…”

Olza in Valtolla…(foto-articolo)

FIG. 1BREVE STORIA

L’Oratorio di Olza, una volta chiesa parrocchiale è dedicato a tre Santi: San Giovanni il Battista, San Fabiano e San Sebastiano (questi ultimi vengono spesso dedicati e festeggiati insieme il 27 gennaio). La dedicazione a San Giovanni risale all’epoca della fondazione della chiesa, come ricordato, avvenuta in periodo longobardo, quando questo territorio era parte della Giurisdizione autonoma di Valtolla (…). Continua a leggere “Olza in Valtolla…(foto-articolo)”

Un giro sul Menegora…

IL LAMAUN GIRO TRA LAMA, DINTORNI  E   MENEGORA…

Brigante della Valtolla

Sono seduto osservando il bosco da una radura, che in questi giorni si colora di continue fioriture; decine e decine di specie floreali si alternano, regalando ai nostri occhi un altro grande spettacolo della natura. Continua a leggere “Un giro sul Menegora…”

Valtolla 2045: azzeramento della popolazione ?

2014-diga mignano LR -5640Dagli anni 70 del secolo scorso ad oggi molti comuni dell’Appennino piacentino hanno perso oltre il 35 % della popolazione, con punte superiori al 45%. Ciò nonostante noto molta indifferenza e parecchie diatribe pro o contro qualche animale selvatico e un po’ sul “mostro”.

A nessuno sembra interessare della “rarefazione umana”, del lento, inesorabile declino al quale una parte notevole del territorio alto valdardese è messa a rischio. Continua a leggere “Valtolla 2045: azzeramento della popolazione ?”