Sproloquio di Valtolla, sproloquio di montagna…

Sproloquio di valtolla, sproloquio di montagna...di Sergio Efosi

In un paese normale un posto simile sarebbe stato aperto al turismo di qualità ma qui il Comune (vale in generale per ipiccoli comuni montani) ha a malapena i soldi per aprire il sentiero per i visitatori, e allo Stato forse non importa granché.
I rappresentanti piacentini del popolo sovrano, quelli che “siedono” nei palazzi del potere romano e regionale, nessuno di quei “venerabili” politici nostrani ha speso, per ora, un baiocco di parola per tenere “in piedi” quella sacra meraviglia di scavo della vecchia abbazia di Tolla, appena venuta alla luce nel morfassino.

Tra poco arriverà il vento freddo e l’acqua, che vorremmo lenta e solenne, che da tanto aspettiamo e nella penombra di quella stagione potrebbe sopraggiungere anche il capolinea della nostra speranza.

Allora se succederà quello che non voglio pronunciare, il pensiero si farà forte contro chi non vuol capire, contro coloro che potrebbero ma non fanno.

È bene che si sappia che gli scavi dell’abbazia di Tolla sono favolosamente importanti perché fanno riemergere un simbolo ricco di valori e di storia di tutti noi della Valdarda; storia che i tempi grami, la volontà predatoria dei commendatari che vennero dopo i frati della lunga stagione medievale e l’incuria distrusse.

E poi il tempo si incaricò di  seppellìre… fino a ieri.

Allora lasciateci almeno i nostri ruderi, il nostro “guado” con la storia, con quella che ci ha visti veri protagonisti; con quella formidabile Abbazia che per secoli ha assicurato il nostro unico e verace collegamento con la storia del Paese, nei tempi dell’imbarbarimento antico, quando le uniche autostrade eran i sentieri disegnati tra boschi, monti e pianure acquitrinose.
Quando non c’erano canali e torrenti tombati, ciminiere tra i monti a sputar carbone dai camini e scaricar veleni nell’Arda; e quando non c’erano rifiuti abbandonati sul ciglio della strada.
In quei tempi antichi c’era l’Abbazia e in quel suo cortile passavano contadini, pellegrini, soldati, viandanti e si insegnavano i valori della cristianità e del lavoro; e in quella strada che valicava il Pelizzone si andava in sicurezza fino a raggiungere Roma.
Al principio quando i frati realizzarono quest’isola tra i monti, tutto il resto era solo un’oscura landa degradata, acquitrinosa e paludosa, una provincia solitaria e decaduta. Poi arrivano San Colombiano a Bobbio  e i frati di Tolla in Valdarda.

Ma questo, lasciatemelo dire: è solo uno sproloquio, il mio!

NOTA: nell’immagine di copertina una foto catturata dall’esterno dell’area archeologica durante gli scavi.

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immagine di repertorio della zona di Monastero-monte Moria (Morfasso-Piacenza)
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2 pensieri su “Sproloquio di Valtolla, sproloquio di montagna…

  1. ” storia che i tempi grami, la volontà predatoria dei commendatari che vennero dopo i frati della lunga stagione medievale e l’incuria distrusse.”
    Sei proprio sicuro che quei tempi siano terminati?
    Ciao Marco

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