A Vezzolacca non si fan convegni ma si producono patate e castagne…

(Sergio Efosi Valtolla, fotoamatore, escursionista e narratore).

ARTICOLO CON FOTO PUBBLICATO SULLA PAGINA FB, DEL BLOG IL 18.08.19
Questa 43^ edizione della Mostra della Patata di Vezzolacca sarà ricordato per la scarsa produzione 2019 del prodotto principe della festa.
Il tempo inclemente degli scorsi mesi primaverili ha inciso negativamente sulla quantità prodotta, ma non sulla qualità che è da sempre al massimo.
12 sono stati i partecipanti alla mostra suddivisi in due categorie: produttori e amatori, ovvero hobbisti.
Le varietà seminate sono diverse ma Spunta, Primura, Kennebec e Desirée sono le preferite per la qualità organolettica, la resistenza ai parassiti e la buona resa produttiva.
I tecnici regionali-giudici della mostra, Marcello Motta, presidente, Alessandro Anselmi e Michele Maffini hanno giudicato migliori le patate di Cristian Ferdenzi, seguito da Croci Gianni e Negrotti Rosa. Tra gli amatori si è distinto Pirroni Giorgio. La novità di quest’anno è stata la varietà Blustar, per la prima volta coltivata a Vezzolacca, un esperimento da proseguire. 
La festa, come tradizione, è iniziata venerdì sera con un concerto dei “Bandaliga-Libabue” che ha attirato oltre un migliaio di appassionati di tale musica. 
La cucina gestita dai numerosissimi volontari locali, con una gran prevalenza di giovani, ha proposto tortelli già dalla medesima serata, gnocchi deliziosi, torte di patate, cinghiale al sugo, spiedini di carne, polenta, dolci…
Il lusinghiero successo di affluenza di queste tre giornate coronano il gran lavoro preparatorio delle donne e del volontariato di Vezzolacca, impegnati da mesi nel confezionamento di tortelli, gnocchi, sughi, ecc…
Nella festa vezzolacchina si servono anche vini doc della Val d’Arda e salumi dop di Piacenza, buona musica e divertimento per ogni età.
L’appuntamento prossimo è per l’ultima domenica di settembre, quando la regina sarà la dolce castagna della varietà antica di Vezzolacca.  
Ogni località del nostro Appennino fa le proprie scelte, fa quello che può, a Vezzolacca non si fan convegni “passeggiate politiche” ma si producono patate e castagne, sempre apprezzatissime. A Vezzolacca abitano in permanenza oltre cinquanta persone e diversi bambini… ma i telefoni mobili sono quasi del tutto muti anche se una soluzione pare sia dietro l’angolo.
E allora… 
chissà se le prossime elezioni regionali dell’autunno porteranno a Vezzolacca servizi e non promesse, attenzioni vere e non solo parole… 
chissà se qualche amministratore regionale riuscirà a comprendere la situazione drammatica in cui versano i boschi secolari, con faggi e castagni giganteschi, fortemente provati e devastati dalle ultime “bizze” climatiche… 
chissà. (STATISTICA: 3370 PERSONE RAGGIUNTE, 950 INTERAZIONI).

 

Il giro del besegano (…basgan)

(di Sergio Efosi Valtolla, fotoamatore, escursionista e narratore).

ARTICOLO PUBBLICATO SULLA PAGINA FACEBOOK DEL BLOG… DEL 02.07.19.

Il nome del giro me lo ha evocato, inconsciamente, l’amico Andrea mentre sorseggiava questo vin rosso, fatto con uve di Besgano, dal profumo ancora indefinito, forse troppo giovane o forse no.
Abboccato ma poco frizzante, un vino raro e speciale solo per buontemponi; nove gradi, non tanti ma sufficienti.
“Sapete che dove Francesco ha raccolto l’erba in balloni c’era la vigna? E chissà da quanto tempo.
Era uva da tavola, che qui tutti avevano e consumavano con il pane…”.
In effetti qui non siamo troppo distanti dalle mezze piane che i frati di Tolla destinavano a vigneto per rispettare la liturgia cristiana… e per star su di spirito.
Coltivavano in proprio o affittavano ai contadini, in cambio ricevevano vino e uva; e dai contratti, che son giunti a noi, non erano esosi, affatto. Pretendevano che si coltivassero le viti e si allevassero castagni.
Inizia proprio da queste parti, a Pienamani, all’ombra di una grande quercia, il giro che raggiunge, dopo una salita non aspra ma continua la “fonte dei segni”, quella che si trova sul “Cammino di Santa Franca”.
La strada da percorrere, in ispecie nel primo tratto, è di quelle fatte come una volta. E per evocare “una volta” è sufficiente tornare sul finire agli anni 40/inizio 50 del secolo scorso per ritrovare quella Via che era come quelle presenti in gran parte del territorio montano. Strade come tratturi, vie strette, ricavate tra il campo e il bosco per il passaggio di gente a piedi, a cavallo o con la lesa trascinata dai buoi; strade per il lavoro dei contadini.
Cammini agevoli per i viandanti del terzo millennio che lo percorrono con tecniche calzature, maglia colorata e zainetto in spalla.
Dopo un ora circa si giunge dalle parti della Fontana dei Segni… appena dopo il primo bivio nel bosco e ci si ristora con acqua fresca che sgorga dal monte ma che vien da chissà quale “cammino” viscerale.
Avevamo con noi don Jean-Laurent, che è prete e cammina volentieri…e non è mancata la benedizione di questo momento con parole di preghiera e anche sue, più belle perché nascono dal cuore.
E poi siamo ripartiti per terminar questo anello escursionistico …
non senza pause (anche nel tratto precedente la fonte) per rimirar la bellezza del paesaggio verso sud-est, dal monte Palazza alle meraviglie del Lama e del Menegosa, fino a scorgere Santa Franca… e le pendici del Moria.
La buona luce è stata complice di tutti per immortalare questi scorci del nostro giro; e giunti alla “casa del partì” lo spettacolo con il Monastero in lontananza e il lago, che ha raccolto tanta preziosa acqua per la nostra sete estiva e non solo, era al massimo.
Il Besgano è saltato fuori al termine, sotto al portico di Maria Luisa e Andrea, con una bella etichetta vermiglio … imbottigliato in Valtolla, quella vera e antica, bevuto dalla squadra dei camminatori accompagnando della buona focaccia, pane casareccio, peperoni in agrodolce, pasta fredda con le verdure, salumi e formaggi, pasticciotti e gelato con le fragoline del bosco. Merito di Maria Luisa, Rosanna, Anna, Ornella e Carina.
Ma non eravamo neppure poveri di vino con i mastri cantinieri Fausto e Franco. Furio ha elaborato il tracciato con “Relive”, Pinuccio si è occupato delle foto, Andrea dell’accoglienza e io ho assaggiato tutto.
Giro lento che rifarei subito, 8 km circa.
(Ps: etichetta e bottiglia di vino Rosso Besgano non le pubblico … per ora. Vi garantisco che si tratta di vino buono e nostrano, selezionato dallo scrivente con l’amico Fausto. Un vino che fa bene al morale e che si può bere solo in buona compagnia).

PER VISITARE LA PAGINA FB DEL BLOG E VEDERE LE FOTO…

Le elezioni comunali e il bene comune

(Sergio Efosi Valtolla, fotoamatore, escursionista e narratore).

ARTICOLO CON FOTO PUBBLICATO SULLA PAGINA FACEBOOK (FB) DEL BLOG…IL 17.05.2019.
Spero non me ne vorranno gli amici che hanno deciso di partecipare attivamente alla prossima competizione elettorale comunale a Castell’Arquato, Lugagnano, Morfasso e Vernasca se invece di commentare i loro programmi sposto la mia attenzione non tanto al singolo comune quanto piuttosto al “bene comune”. 
Si perché stiamo parlando di un territorio della media e alta Valdarda che si può considerare unito da simili problematiche e dalle medesime “ansie”.
Per questo mi chiedo se davvero il benessere della popolazione di questi luoghi debba dipendere da un “puzzolente fabbricone” piazzato a metà valle da improvvidi politici locali del passato… e sostenuta nel presente.
Sto parlando del “fabbricone” che nel suo altoforno, in cambio di prodotti edili, ha bruciato e brucia scarti di varia natura, chiamati “legalmente” combustibili. 
Per questo mi chiedo se è davvero obbligatorio, come fosse una maledizione divina, dover barattare la salute di tutti con questa manciata di posti di lavoro.
Questa, a mio avviso, è la madre di tutte le questioni politiche locali irrisolte. 
Questa è la chiave di volta per lo sviluppo “pulito” della valle in tutti i sensi. 
In caso contrario sarà meglio che ci si rassegni, che si rassegnino i giovani, i nostri figli e nipoti, al fatto che mai ci sarà turismo affermato, freno all’esodo, agricoltura naturale e attrattiva abitativa per questo territorio.
Per ora, e per tutti questi anni, una sola amministrazione comunale tra le uscenti, ha dimostrato di aver le idee chiare, ben chiare (sic!). 
Le altre, a mio parere, molto, molto, molto meno. Ho pure la sensazione che in realtà la loro opposizione all’utilizzo di combustibili definiti “carbonext” sia stata di gran facciata e poco più. 
Perché dico questo?
Ci si chieda: “possono essere bypassati i sindaci relativamente alla materia ambientale o sanitaria locale? Si possono usare certi combustibili senza darne comunicazione al sindaco, ai sindaci della zona. Può la Regione scavalcare le competenze comunali?”.

Si possono far transitare materiali “la cui pericolosità non è stata esclusa con certezza” nei territori comunali senza avvisarne i sindaci interessati o senza che le,”agenzie” ambientali pubbliche ne siano informate?
Non so dare risposte certe, non sono un tecnico e neppure un politico … ma qualcuno si, qualcuno la risposta la sa. 
E allora non si nasconda la verità affinché trionfi il bene comune e non l’interesse particolare.  
Io continuo a essere preoccupato per le ricadute derivanti dalla combustione di materiali che per ora non è affatto certo non producano effetti nefasti alla nostra salute. 
È già capitato in passato troppe volte. 
Il “bene comune” sono le strade ben curate, buoni servizi, le scuole e quelle che volete voi ma… in un ambiente salubre. 
In queste cose così delicate il criterio della prudenza dovrebbe sempre prevalere perché questo è il “bene comune”. 
Interessa alla politica e ai futuri amministratori?

Il giro soffice del Lago del Gallo tra …

Scritto da Sergio Efosi Valtolla, fotoamatore, escursionista e narratore

Il giro soffice del Lago del Gallo tra …pisarei e fasö e gutturnio (foto articolo).

Il “massiccio” del Lama, o se preferite la parte più alta della valle del Torrente Arda che nasce dal colle del Castellaccio, a poche centinaia di metri dalla vetta del sovrastante  e citato Lama,  ospita alcune meraviglie naturali in parte sconosciute al crescente numero di nuovi escursionisti che percorrono i sentieri morfassini.

Tra queste sicuramente vi rientrano i due laghetti naturali del Gallo e del Rudo di cui ho parlato nel precedente post https://valtolla.com/2018/10/29/i-laghi-naturali-della-val-darda-questi-sconosciuti/

Protetti dalla boscaglia, mete di gite locali fino alla fine degli anni settanta, sono stati quasi del tutto “dimenticati”.

Carina non cadere…
Rosanna, attenta al ramo…

Percorrere, o meglio ripercorre, questi sentieri con la neve non mi era ancora capitato e così, per festeggiare l’ultimo giorno della merla del 2019, con Rosanna, Carina, Furio e Pinuccio, ci ho provato.

Pensavamo fosse necessario indossare le ciaspole e invece no, pensavamo di dover superare chissà quali difficoltà e invece ne è nata una gran bella escursione sulla neve fresca, caduta lieve nella notte precedente.

Abbiamo lasciato l’auto nel piazzale della trattoria-pizzeria Ca’ del Bosco a Rusteghini, seguito per un km circa la strada che conduce a Teruzzi e poi siamo entrati nel bosco.

Lago del Gallo
Lago del Rudo

La neve si è rivelata subito soffice, parecchio “volatile”, piacevole al tatto e al contatto e soprattutto tanto “asciutta” da non richiedere ciaspole ma solamente ghette per tener asciutte le caviglie.

Il silenzio della natura era solo interrotto dal richiamo lieve della fauna volatile e dallo scorrere dei ruscelli non ancora ghiacciati. Avanzavamo tra rami carichi di neve, orme di caprioli e cinghiali mentre quella quiete ci coinvolgeva sempre più.

E solo alla vista del lago la meraviglia che ormai allignava in noi è esplosa in gioia, per quello spettacolo bianco e tranquillo che pur ci aspettavamo.

Allora sosta, breve, per sorseggiar un caffè caldo, scattar ancora qualche foto e avviarci al ritorno lento, con passi brevi, contemplando la neve prima del pranzo da Marisa & family a Ca’ del Bosco a base di pisarei e fasö, accompagnati da Gutturnio frizzante di Travazzano.

Ps: Furio ha rilevato la traccia di questa escursione visibile con “Relive” al link allegato con altrte foto https://www.relive.cc/view/g29745309404

 

 

Carina e Rosanna
Furio e Pinuccio…battistrada.
Aspetta…regolo la macchina…
guarda questa…
Un piatto di pisarei e…
sosta caffè.

Il gruppo…

Qui montagna a voi città…

Qui montagna a voi città…
Scritto da Sergio Efosi Valtolla, fotoamatore, escursionista, blogger e narratore
PREMESSA
Il 2019, così han deciso i “capi del nostro mondo”, è dedicato a chi vuole percorrere il Belpaese a passo lento, camminando a piedi, in mountain bike e a cavallo, per raggiungere una “nostra” meta personale.
Chi frequenta la montagna e chi percorre le vie francigene conosce già la strategia: passi lenti e corti, zaino in spalla con dentro il “minimo” indispensabile (nel mio caso anche con attrezzatura fotografica, non sempre leggerissima) e via andare…
Una nuova modalità per far turismo favorendo esperienze di viaggio innovative che per me sono legate all’escursionismo appenninico, praticabile tutto l’anno, e ai cammini francigeni in Italia e Spagna.
Con questo breve articolo, tuttavia, vorrei esporre solo qualche esempio, con una piccola considerazione iniziale.
Nel piacentino, per implementare questo tipo di turismo, occorrerebbe metter mano rapidamente alla manutenzione dei boschi in funzione escursionistica… e anche agricola ( nel massimo rispetto ambientale) e alla realizzazione di piste pedonali e ciclabili per favorire il camminare sicuro dei sempre più numerosi pellegrini che transitano nel piacentino diretti a Roma.
I boschi del piacentino, tutti, dal colle al monte, versano in una condizione di gravissimo abbandono con una devastazione tale da rischiare la loro definitiva scomparsa in vasti tratti, spesso di quelli più belli. Ma sembra che alle istituzioni regionali interssi poco (perché forse quassù ci son pochi elettori?).

UN CENNO ALLE ESPERIENZE LOCALI…
A cavallo tra gli anni 2017 e 2018 con alcuni amici ho partecipato alla tracciatura, sistemazione e “informazione” di 14 percorsi escursionistici in alta Val d’Arda, nel territorio di Morfasso e limitrofi. Quest’esperienza ha portato anche alla realizzazione di una piccola guida di 108 pagine, andata quasi del tutto esaurita.
Questa esperienza ha esteso la rete sentieristica che in precedenza era stata realizzata con l’apporto dalla storica associazione CAI e da alti altri gruppi del volontariato sportivo-amatoriale-turistico.
Interventi di poco impatto, dal costo davvero minimale ma di grande efficacia e apprezzamento.

UN ESEMPIO A DUE PASSI DA CASA…
Restando nella zona di crinale più prossima alla Val d’Arda vorrei soffermarmi su un piccolo comprensorio, compreso tra altitudini che partono da 800 e superano di poco i 1350 metri circa, tra i comuni di Bettola, Farini, Gropparello e Morfasso, ai più anora sconosciuto. Un piccolo territorio con base a Prato Barbieri, crocevia di questa zona alto appenninica raggiungibile con facilita, nonostante le disastrate strade provinciali.
I luoghi compresi in questo citato piccolo “comprensorio” dell’Appennino sono Santa Franca, La Penna (La Penna e non il Monte Penna che è da tutt’altra parte), il Passo dei Guselli e il Passo Delle Donne, Prato Barbieri, il Monte Menegosa, la Croce dei Segni, San Michele, Groppoducale…e tanti altri luoghi dei dintorni.
Luoghi che offrono una lunga e variegata percorrenza sentieristica, in massima parte segnalata e con tanti cartelli informativi; luoghi che offrono panorami incredibili, fresco in estate, fioriture spettacolari in primavera, super foliage in autunno…
Per brevità segnalo tre anelli escursionistici e gli operatori turistici che si prodigano per offrire servizi da queste parti .
1-Anello de La Penna (arrivo e partenza al santuario di Santa Franca, con tappa panoramica al monte La Penna e passaggio a Montelana, dopo aver percorso dei gran bei boschi).
2-Anello Alta Valchero (arrivo e partenza a San Michele con tappa a Prato Barbieri, passaggio ai passi dei Guselli e Delle Donne, con panoramiche sulla valle del Chero e vista, nelle migliori giornate, delle Alpi occidentali).
3- Anello del “merluzzo”, così definito perché inizia e termina alla Trattoria Alberici dove il venerdì si consuma “merluzzo e polenta”…come una volta (arrivo e partenza a Groppoducale, nei pressi della Tattoria, con passaggi nei borghi antichi di pietra della “magnifica università” medievale locale, con salita a Prato Barbieri e passaggio ai Ronchi).
Inutile sottolineare che si tratta di zone veramente belle, con sentieri facilmente percorribili in ogni stagione.
Una menzione speciale, come già accennato, la vorrei anche riservare ai pochi esercenti presenti in quest’area.
La Lumaca di Prato Barbieri: in pochi anni diventato, grazie alla giovane e dinamica gestione di Giovanni & family, il punto di ritrovo per tutti coloro che amano percorrere la nostra montagna dei crinali e dei “passi” tra Val d’Arda, Val Nure e Val Chero. Qui si trovano sempre accoglienza, tranquillità, un buon panino, un bicchiere di rosso, un piatto caldo, un caffè e, in estate, il fresco dell’Appennino.
Mulino Sala: dirimpettaio della Lumaca, con le sue farine bio macinate a pietra e il punto per la vendita e il consumo dei suoi prodotti agricoli.
Trattoria Alberici dalla Rosina: a Groppoducale, “l’istituzione enogastonomica” di questa parte dell’Appennino, famosa per il merluzzo con la polenta, proposto tutto l’anno, e la sua cucina casalinga che offre tortelli con spinaci e ricotta, anolini, carni di pollame e torte dai gusti antichi veraci.

E nella zona, per dimostrare la vitalità di questa specie di “isola montana” tra le Valli del Chero, del Nure e dell’Arda non dimentico di sicuro questi altri.
Agriturismo “il castagno”: a Costa di Groppoducale, altra eccellenza locale con pasta fatta a mano dai sapori indimenticabili.
Trattoria-norcineria F.lli Salini: a Groppallo, dove alla tradizione della cucina piacentina si uniscono la parte alberghiera e la bottega norcina. Un locale dove gustare,quando disponibile, la ritrovata antica “mariola”, presidio slow food di piacenza.

Ma non è finita qui!
Si mangia bene a Obolo, poco distante da Prato Barbieri e a San Michele di Morfasso, in locali ubicati all’interno del menzionato anello -escursionistico “Alta Val Chero”.
Trattoria-bar di Belveri Rosella: a Obolo di Gropparello, un locale semplice, d’altri tempi e accogliente, dove cucinano bene i piatti della tradizione piacentina.
Trattoria-pizzeria-bar Rapacioli: a San Michele, con cucina e alloggio.
Agriturismo “La Risorgiva”: in località Oddi di San Michele, specialisti in piatti della tradizione piacentina, con ottima pasta fresca e carne bovina e avicola allevata in azienda.

E per finire, per coloro che salgono fino alla Croce dei Segni c’è il rifugio del Monte Moria (in inverno aperto solo il pomeriggio).

Escursioni facili, ristorazione semplice, tranquillità della zona, bei panorami, senso di libertà sono i punti forti di questa microarea montana brevemente descritte: un’isola tra i monti che farà apprezzare le ore liete trascorse nel camminare e nel godere di ristori indimenticabili.

[Sentieri di Morfasso, Valtolla, Valdarda, Prato Barbieri, foto e testo di sergio efosi valtolla]

L’anello del Falcone, del Giogo e del Salame


img_3096L’anello del Falcone, del Giogo e del Salame
(con fotografie e tracciato)

Scritto da Sergio Efosi Valtolla, fotoamatore, blogger escursionista e narratore

In questi giorni di post Epifania, fin che le condizioni climatiche lo consentono, si possono fare delle belle escursioni sui “piccoli monti” della Val d’Arda oppure…abbandonarsi al riposo malinconicamente depressivo dell’ozio non creativo.

Naturalmente ho scelto la prima soluzione.

La scusa, l’esca, erano i luoghi particolarmente belli da rivedere e un pranzo al sacco con Gutturnio, salame DOP di Piacenza, torta di patate e dolcetti vari.

2019-01-13-monte giogo1-img_4149Con Anna, Annalisa, Carina, Ornella, Rosanna, Fausto, Furio e Pinuccio son partito da Castell’Arquato, scarponi e zaino in spalla diretto alla cima più alta della collina che separa le valli dell’Arda con quella del torrente Chiavenna.

Per farlo occorre superare il Cristo di Castell’Arquato, puntare a sud verso gli Zilioli, seguendo la strada che s’inerpica lentamente verso l’Appennino e continuare per qualche km fino a intravvedere la prima cresta del Monte Falcone.

E qui viene il bello…

2019-01-12-monte giogo1-img_4156Si può seguire la strada (bianca) a destra oppure tirar diritto verso la cima del monte Padova.

Diciamo subito che la distanza da percorrere per raggiungere l’attacco all’ultima salita del monte Giogo è, metro più metro meno, la medesima.

A destra si segue una carraia per poche centinaia di metri e poi si entra nel sentiero del bosco a sinistra, un percorso anche per MtB, fino a transitare nella zona delle vecchie grotte tufacee, superarla e ricongiungersi con l’altra strada che invece al primo bivio “tirava diritto…” valicando il monte Padova.

Di fatto ci si ritrova, nell’un caso e nell’altro, nella sella tra i monti.

Nel tragitto il Corbezzolo con i frutti maturi, il Calicandro precoce, il fiore profumato dell’inverno, la piccola libreria del viandante della Cinghialina, le Camelie del monte Giogo, in piena fioritura, poche case, tante belle viste e, sulla costiera esposta a est le Viole selvatiche già in piena fioritura, segno di un’anomala passata tarda stagione autunnale e anche di un inverno poco freddo…per ora.

Inevitabile transitare accanto alla casa di Angelo con i suoi asinelli e le vacche bianco-rosse per affrontare l’ultimo strappo del sentiero che, inerpicandosi più decisamente, conduce alla sommità del Giogo.

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Risalendo son superato da due ciclisti, due campioni di quelli veri, in allenamento, che salutano in acrobazia e se ne vanno.

Poi…ecco apparire sul sentiero il Beppe, il Beppe Lambri, con un “cannone” Canon a caccia di immagini da catturare; una gran bella sorpresa incontrare un fotografo di gran classe.

2019-01-13-montegiogo con beppe lambri1-img_4168Più avanti si scopre che “la grotta dei bambini” è ormai inagibile e che di essa non resta che il racconto fantasioso che insegna della nascita dei bambini di Lugagnano in tal grotta anziché “portati” dalla cicogna.

La strada è quindi quella sommitale che richiede attenzione per goder dei panorami più belli della valle.

img_3123E intanto Furio “libera” un pannello informativo della Riserva Geologica, uno dei pochissimi rimasti, dalle “rasse” e si prosegue fino all’area pic nic ai piedi del grande “crocione” sommitale.

È qui che la fiaschetta del Gutturnio viene in aiuto al pari del termo di caffè.

Sì perché da quassù il gusto del Gutturnio cambia, migliora, risente della mia immaginazione allucinogena da vino, del mio immaginario storico che torna alle ere geologiche milionarie dell’antico fondale dove “spiaggiarono” le balene e si aggirarono, in seguito, i rinoceronti e altre fiere fino all’obblio della nuova mutazione appenninica con la comparsa dell’uomo cacciatore, poi agricoltore…e ora escursionista e buongustaio.

2019-01-12-monte giogo1-img_4171E il cibo da quassù non trasuda solo storia, come il vino, ma contempla anche il piacere per le papille gustative.

La sosta al crocione ha dunque rafforzato l’immaginazione del viaggio che ora prosegue…

Il rientro è un vero capolavoro di panorami e di bellezza, di viste a strapiombo sulla Val Chiavenna fino a sbucare nuovamente nel sentiero della “sella” e far ritorno sul filo di costa dei calanchi più belli di tutta la provincia, sull’ampia Val d’Arda.

È qui che ci viene in soccorso il salame, quello Dop di Piacenza, perché camminare stanca ma aumenta l’appetito.

E così sul tavolone della veranda di Roberto, nella balconata baciata dal tiepido sole del primo pomeriggio, a quest’altezza tra i Monti Padova e Giogo, poco distante dalla strada del “Rio Martino”, abbiamo commesso il peccato…di gola. Quel salame evocato si è materializzato, estratto dalla bisaccia di Furio con “assa”, pane e coltellaccio Opinel di prima categoria, lungo come una mano, tagliente come un rasoio, quel che ci vuole per tagliar la fetta fina.

E ancora si materializza il Gutturnio dalle fiaschette e dalla bottiglia da sorseggiar con delizia tra salame, torte e caffè della “Peppina”…pardon della Carina.

Ma il viaggio non è finito e ripieghiamo sulla costa del Falcone per scendere alla Buttina, fino a sbucare nuovamente al Cristo, nel crocevia delle terre del Monterosso Val d’Arda, non prima di aver percorso suggestivi sentieri nella boscaglia e nelle ex aree agricole “gradonate” divenute boscaglia, attraversato vigneti e ammirato l’infinita geografia che si apre verso la pianura del Po che, nei giorni più limpidi, consente di gettar l’occhio lontano sulle grandi montagne.

Un giro di circa 16 km, collinare tra Castell’Arquato, Lugagnano V.A., i vigneti, la Riserva Geologica, a fil di calanchi. Un sentiero non segnalato e, per lunghi tratti, adatti ai soli escursionisti adulti…armati di volontà, allegria e buon cibo della tradizione piacentina, a partir dal salame DOP e dal Gutturnio (guarda il tracciato, clicca qui!).

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I laghi naturali della Val d’Arda, questi sconosciuti…

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LAGO DEL GALLO, VISTA PARZIALE

Scritto da Sergio Efosi Valtolla, fotoamatore, blogger, escursionista e narratore.
Per parecchi di noi parlar di laghi in Val d’Arda, significa associare il termine a Mignano e al suo grande lago artificiale.
Invece, con questo breve articolo, vorrei parlare di quelli molto più piccoli, naturali, che si trovano girando per la boscaglia dell’alta valle…ma andiamo con ordine.

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IN PIEDI DA DESTRA: PINUCCIO, FAUSTO, PATRICK, FURIO, IO… SEDUTE DA DESTRA: MARIA LUISA, ANNA, ROSANNA, CARINA, SYLVIE.

Brevi notizie prima di entrar nel bosco…
La zona di cui parlo è compresa per intero nel comune di Morfasso, nella primaria valle dove nasce l’Arda, tra Passo del Pelizzone, Teruzzi e Rusteghini.
I laghi (quelli prevalenti) in questione sono tre: Lago del Gallo, Lago del Rudo e Lago dei Lupi; piccoli ma molto…molto antichi, generati verosimilmente i primi due, dal gran “movimento” geologico dei ghiacciai antichi del Lama che ha creato questi sbarramenti morenici in terre ricche di torbiere, zone “molli”, boscaglia, ofiolite e diaspro rosso.
Il Lago del Gallo, in particolare, vale anche per quello del Rudo, è di grande importanza naturale, è sempre pieno d’acqua, non ha alcun emissario superficiale, ospita il tritone alpestre-appenninico e diverse colonie di rane marroni e verdi.
Poco di più potrei dire a proposito del vicino Lago del Rudo, altrettanto suggestivo e con la medesima origine antica. Il toponimo con il quale è identificato “Rudo” forse ha un significo originale che non conosco.
Il Lago dei Lupi (alimentato dalle buonissima acqua “minerale” della vicina “fonte dei Lupi”) si trova a quote maggiori, poco distante dal Passo del Pelizzone e da Casali di Morfasso, conserva una piccola fioritura di ninfee estive. La sua forma rasenta quella di un grande cuore.
Si tratta di laghi piccoli e poco profondi, immersi nella boscaglia.

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LAGO DEL RUDO…

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LAGO DEL GALLO

Alla ricerca dei laghetti del Rudo e del Gallo…
Se non si conoscono bene i luoghi è meglio non azzardar ricerche improvvisate, molto meglio farsi accompagnare. In ogni caso partendo dalla storica trattoria-pizzeria-bar “Ca’ del bosco” a Rusteghini, via Cogni 5 (comune di Morfasso) si sale a piedi fino I Massè (Masè) di Teruzzi. Si attraversa il piccolo abitato e si guada la giovane Arda, piegando subito a sinistra. La carraia è agevole e conduce in poco tempo al Lago del Rudo, interamente recintato dal filo spinato. Completamente avvolto nella boscaglia, si presenta con le sponde un po’ “disordinate”.
Poi si risale sul sentiero principale e si riprende il cammino, piegando a sinistra fino a scorgere, tra la boscaglia, una piccola pineta che affianca, in parte, il Lago del Gallo, magnifico, abbastanza grande, suggestivo e misterioso al tempo stesso.
Immancabilmente, raggiunto questo Lago, abbiamo fatto una sosta decisamente più lunga, una colazione dolce con torta, patona e caffè.
In primavera e in autunno, il bosco e i laghi citati, riservano un gran bel colpo d’occhio, tra fioriture e un bel “foliage”.
E questa breve sosta, oltre al gusto della “colazione” ci regala la lettura di un brano del Vangelo… di Maria Luisa.
Infine si riprende il sentiero fino a raggiungere la sottostante strada provinciale e quindi la trattoria-bar-pizzeria “Ca’ del Bosco”, dove i gestori sono accoglienti e si trova sempre la maniera di mangiare qualcosa di buono, sempre.
Di fatto le carraie percorse, tracciate per il lavoro dei contadini, costituiscono un vero, pur breve, anello escursionistico non segnalato che con calma, soste comprese, si percorre al massimo in circa due ore.

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2018-10-lago del gallo11-1IMG_3252-HDRCamminare fa bene al morale e …
In altre occasioni l’ho detto: vado spesso a girar per boschi e monti in solitaria ma non disdegno la buona compagnia.
Porto sempre la macchina fotografica, un cavalletto, qualche lente e un paio di filtri in vetro. Per girar nell’alto Appennino è meglio calzare scarpe da trekking e aver sempre a disposizione acqua, copricapo e impermeabile (adatto alla stagione).
Con gli amici che citerò abbiamo interessi comuni, camminiamo molto e terminiamo spesso la giornata con “i piedi sotto al tavolo”, una buona e consolidata abitudine.
I nostri favori enogastronomici li riserviamo alle “minestre” piacentine , dai pisarei e fasö agli anolini in brodo, passando per i tortelli ripieni con erbette, ortiche e ricotta.
Per il vino “navighiamo” a vista tra Gutturnio, Monterosso leggermente abboccato, Ortrugo e dintorni…
Per i secondi, quando non abbiamo esagerato con le minestre, prediligiamo tutto quello che potremmo definire “pulaia”, dall’arrosto al lesso con o senza ripieno. In pratica siamo molto legati alla tradizione rurale piacentina.

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2018-10-lago del gallo11-1IMG_3270I protagonisti del giro ai laghi del Gallo e del Rudo …
Furio (l’esperto dei sentieri, li conosce tutti, anche ben oltre la provincia). Fausto “il brigante”, sempre alla ricerca della dieta perduta. Franco, esperto di cartografia. Ornella, silenziosa e discreta, quasi timida. Pinuccio è un gran appassionato di fotografia. Carina è patita di ginnastica e movimento. Anna è una gran viaggiatrice. Rosanna è volonterosa e decisa.  Maria Luisa, alla prima sosta utile a sorpresa, ma con nostro gran piacere, legge un brano del Vangelo.
Poi ci sono io con la mania dello scatto fotografico; il mio motto è “fermi, la prima foto andava bene ma ne facciamo un’altra”.
Poi quando possono si aggregano tante altre amiche e amici, vicini e lontani ma tutti molto simpatici…

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LAGO DEL GALLO, LA SCHIARITA IMPREVISTA…

Piesse, giusto per non dimentare: in queste occasioni non disdegnamo mai due fette di salame, un bicchiere di vino, un caffè, una fetta di torta da consumarsi nel bosco seduti nella radura, accanto al lago, al dirupo…all’ombra di un faggio o riparati in un rifugio montano …perché camminando vien sete ma anche molta fame.

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LAGO DEL RUDO, VISTA PARZIALE

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LAGO DEL RUDO

Morfasso: l’estate della cultura e del tempo libero rende omaggio alle opere dello scultore Marco Polledri (fotoarticolo)

2018-07-polledri-7DM4B8086Morfasso: l’estate della cultura e del tempo libero rende omaggio alle opere dello scultore Marco Polledri (di Sergio Efosi Valtolla: fotoamatore, blogger, escursionista e narratore)

Prosegue la partecipata estate morfassina (Valtolla) dedicata alla cultura e al tempo libero.

Sabato 28 luglio a Morfasso, presso la chiesa antica, è stata inaugurata la mostra del morfassino dott. Marco Polledri, medico specializzato in dermatologia, che nel suo tempo libero si dedica alla scultura del legno ricavandone opere d’arte di grande impatto emozionale.

Una gran folla ha partecipato all’inaugurazione della mostra che resterà aperta tutti i giorni dalle 17 alle 19 fino domenica 12 agosto.

2018-07-polledri-1DM4B7914La cerimonia inaugurale della mostra, introdotta da Gian Francesco Tiramani, è iniziata con il coro di Morfasso, diretto dal maestro G.Luigi Rigolli, al quale partecipa lo stesso scultore.

Alla presentazione erano presenti il Sindaco Paolo Calestani con la giunta e numerosi consiglieri e il Vicario diocesano don Vincini oltre a una gran folla di estimatori, di amici e di cittadini provenienti da Piacenza e dalle province limitrofe.

Al termine dell’evento i numerosissimi ospiti sono stati accolti per un aperitivo presso l’Osteria Zia Valentina.

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Le strade scomode dei francigeni…

Le strade scomode dei francigeni…di Sergio Efosi Valtolla (fotoamatore, blogger, escursionista e narratore).

Percorre il ciglio della strada, la carraia, il sentiero con lo zaino ben fissato sulle spalle, un piede nell’erba e l’altro sull’orlo come uno che vive ai “margini”. Con pervicacia avanza, a volte tentenna come se avesse perso il filo, poi riprende.
Se lo seguite vi accorgerete del suo lieve ondivagare tra ghiaia, asfalto e sterrato.
A destra, a sinistra sulla via, seduto sul gradino, fermo in attesa di un compagno di viaggio oppure solitario e pensieroso, assorto nei suoi pensieri.
I suoi piedi ridacchiano di lui (o di lei) per la fatica, per i calzini puzzolenti e, a volte, per le evidenti “ciocche” che lo costringono a camminare goffamente.
Si piega ma non molla, si esalta alla vista del panorama imprevisto, si siede, lo contempla e poi riparte.
Il suo viaggio è tutto nello zaino e odia i cartelli segnaletici perché quasi sempre imprecisi e mendaci.
Arriva alla meta quotidiana stanco, felice ma pur sempre affaticato dal viaggio. Cerca il letto per riposar la notte, è curioso e va alla ricerca di altre emozioni serali, chiacchiera con altri viaggiatori, cena, ride…
Riflette sulla sua esperienza, sulla giornata e prega; si addormenta con i suoi sogni, con i suoi propositi positivi e mette in ricarica il telefonino per restare connesso al suo mondo.
Il giorno dopo di buona mattina, con lo stesso entusiasmo del giorno precedente, riparte e ancora avanza verso la sua meta.
Sei tu, sono io, sono un pellegrino del terzo millennio!

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L’alta Valdarda tra la biro e la “marassa”

COPERTINA SENTIERIdi Sergio Efosi Valtolla (fotoamatore, escursionista e narratore di storie).

La biro e la “marassa”: senza queste componenti, apparentemente opposte, non sarebbe stato possibile realizzare il progetto “Sentieri di Morfasso” che sabato 21 aprile 2018 verrà presentato nel municipio di Morfasso.

Quasi ducento km di sentieri tracciati, sistemati, segnalati, ripuliti, geolocalizzati e descritti in una guida turistica-escursionistica; la più importante mai scritta prima, sui sentieri di uno degli ultimi paradisi sconosciuti dell’Appennino piacentino.

Diciotto sentieri naturalistici, archeologici e culturali che collegano tutte le più importanti zone del morfassino e dei suoi dintorni.

Dieci bacheche segnaletiche posizionate nel capoluogo e negli antichi borghi montanari  di Morfasso per “aiutare” chi cammina.

Due anni di lieve attività, rispettosa della natura,  dove la “marassa” ha fatto il paio con la “biro” per consegnare la definitiva guida escursionistica e turistica agli appassionati della montagna della Valtolla.

E dalla marassa e dalla biro non è nata solamente la guida  “Sentieri di Morfasso” ma anche un sito internet “valdardatrekking.it” (in fase di implementazione, presto totalmente fruibile).

Ma più di tutti l’elemento caratterizzante l’intero progetto, fondamentale per la riuscita dell’intero ragionamento, è stato l‘amicizia; passione e amicizia per la montagna tra ragazze e ragazzi del gruppo di escursionisti della Valdarda e della Valtolla “…Basta nà” e “Via dei Monasteri Regi”.

E la strada prosegue, costante…mai rettilinea,  alla scoperta continua di nuovi percorsi, nuove bellezze naturali tra crinali ondulati, irte rocche e la storia dell’uomo della Valdarda e della Valtolla.

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Badia di Val di Tolla: quando comandava anche a Piacenza…

oratorio di san dalmazio 1pcREVISIONE 12-2017 2Badia di Val di Tolla: quando comandava anche a  Piacenza…* 

Sergio Efosi (fotoamatore, escursionista e narratore di storie)

Nel medioevo l’Abbazia di Val di Tolla (Alta val d’Arda-Piacenza) aveva importanti interessi a Piacenza, città romana ampiamente saccheggiata e decaduta dopo la fine dell’Impero; città che era  lentamente risorta a partire dalle dominazioni longobarda e poi franca. Continua a leggere “Badia di Val di Tolla: quando comandava anche a Piacenza…”

La mia terra dov’è?

LA MIA TERRA DOV’È? (fotoarticolo* di Sergio Efosi)

2016-04- alto riglio-21Il mio nome è Sergio, sono da generazioni, forse da sempre, della regione padana.
I miei bisnonni paterni si sono conosciuti a Lusurasco di Alseno, dove lavoravano fin da ragazzi al servizio di qualche possidente locale.
L’uno proveniva dalla sponda lombarda del Po, dalla bassa pianura cremonese, l’altra da quella emiliana, dall’alta collina della Valdarda; e si stabilirono nei dintorni di Castell’Arquato a Case Arse e infine a San Lorenzo, dov’è nato mio nonno, il secondogenito della famiglia.
Mia bisnonna paterna rimase vedova a soli ventisei anni.
Mia nonna paterna era di Pallastrelli e i suoi avevano terre anche alla Crocetta; terre arquatesi con vocazione viticola fin dai tempi più antichi; terre percorse dal principio dai Ligustini-Liguri.
36115044816_2d1a958aaf_zPoi sono arrivati anche i Celti delle regioni lontane del nord, nord ovest dell’Europa, si sono stabiliti nel bacino del Po e tutto si è mescolato, anche nella nostra valle dell’Arda e nei suoi dintorni.
Qualcuno che s’intende di storia ha scritto che prima ancora nelle nostre terre più basse, vallive, c’erano le terramare; e gli uomini vivevano costruendo villaggi sulle palafitte accanto a torrenti, laghi e fiumi.
Infine sono arrivati i romani, altra storia, altra provenienza, altra mentalità, e han fondato la colonia di Piacenza; e a più riprese hanno iniziato una grande opera di centuriazione (e bonifica) dei terreni, realizzando grandi infrastrutture civili e militari.
Dopo molti secoli ancora, dopo Ligustini-Liguri, Celti e Romani, son giunti in successione i popoli del nord, nord-est, son giunti i Goti, i Longobardi, i Franchi e con loro una nuova era.
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Quando giunsero i Longobardi gran parte delle infrastrutture romane erano ormai abbandonate, quando non completamente devastate (compresa la Via Emilia, la consolare più importante del nord); e la popolazione superstite della lunga guerra gotica, delle frequenti e conseguenti epidemie e carestie, era ridotta al lumicino, al minimo quasi assoluto. L’agricoltura era distrutta e le terre delle valli e del piano invase dalle acque dei numerosi torrenti che scendevano verso il Po, con il bosco che nuovamente si era ripreso gran parte del territorio; e tutto divenne nuovamente boscaglia, a volte profonda e cupa. Poi iniziò una lenta ripresa, poi giunsero i frati civilizzatori e fondarono la grande Abbazia di Tolla…
Foto 04-08-12 22 20 39E il rapporto con l’Arda, da parte dei valligiani, non è mai venuto meno: amata, ampiamente percorsa e frequentata, maltrattata, depredata, e infine quasi del tutto asservita agli interessi, non sempre limpidi, dell’uomo.
Intere generazioni, a cominciare da mio nonno e mio padre, han percorso il torrente da una sponda all’altra, tra un “pozzone” e il tratto di scorrimento più veloce, tra le ghiaie e le siepi temporanee per cacciare e pescare o semplicemente per trascorrer qualche ora lieta lontana dalle faccende quotidiane del vivere e del sopravvivere di quei tempi difficili.
Ma mentre mio padre percorreva l’Arda anche per guadagnarsi il pane come ragazzo-garzone del carrettiere, trasportando sassi dalla Ca’ Matta (Castell’Arquato) a Cremona, compiendo due-tre volta alla settimana un lungo viaggio notturno, io mi divertivo a pescare e a far sfoggio di acrobazie in quelle estive, pulite, acque correnti; e quasi mai approdavo alla sponda sinistra, quella di S.Cassano. Restavo dalla mia parte che ora è un inguardabile discarica, regno di pongoni, tollini arrugginiti, plastica sporca e forse amianto.

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Il vizio dell’uomo moderno: inquinare (da Il Piacenza, quotidiano online)

La mia grande valle, quella del cuore, resta sempre quella dell’Arda, quella che al principio dovette essere un immenso acquitrino, dalla pianura alta fino al Po.
Quella valle che era grondante di sale marino e che i secoli han dilavato lasciandone tracce tra Bacedasco e Cstell’Arquato; e anche fino al monte, almeno fino a Salino di Morfasso.
La mia Valdarda è quella dove il filo della corrente, quello che governava il lento e sinuoso scorrere delle acque superficiali verso nord, che per secoli si spostava da una sponda all’altra, grattando terra e riva, ha finalmente creato un proprio alveo che ancora conserviamo…male.

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Nella mia valle le sagre erano l’occasione più importante per frequentare i paesi; e ricordo quelle di Santa Apollonia, di San Giuseppe, della Santa Croce e quella del luglio, quella del caldo, della fine della mietitura, quella che si festeggiava facendo qualche giro sul calcinculo, mangiando anolini in brodo, l’anatra arrosto e partecipando al ballo paesano.
Era il giorno in cui le ragazze si potevano corteggiare nella balera, alla luce del sole…ma senza esagerare.
Le sagre erano la costante da tanti secoli, uguali e diverse allo stesso tempo in tanti paesi della valle e del Paese; e quasi tutte scomparse e sostituite da improbabili fiere della paccottiglia e dello scherzetto.
Tuttavia non ho imparato a frullar nelle balere, nossignore sono rimasto un padano anomalo, di riva e di boscaglia; e mi piace andar dove cresce spontanea la robinia, dove c’è il castagno, il faggio e il ciliegio selvatico.

Questa è la terra per la quale racconto le mie storie, una terra dove son nato e vissuto, che vorrei ancor più bella e rispettata, più raccontata e celebrata, per ridarle quel prestigio che merita; per ridare voce agli antenati liguri e longobardi, i perdenti della storia che pure han lasciato tante tracce da scoprire e far conoscere, iniziando da Veleia e dall’Abbazia di Tolla…

La mia terra è quella di tanti di noi, come lo è la mia storia.

La mia terra è la Valle dell’Arda.

* le foto dell’articolo (salvo diversa indicazione) sono tratte dal repertorio di valdarda foto

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L’Arda raggiunge il Po…

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Camminare a Morfasso, tra bellezze naturali e storia.

Camminare a Morfasso, tra bellezze naturali e storia* (fotoarticolo di Sergio Efosi)

2017-10-28-morfasso la penna-1IMG_5472-ModificaBoschi, torrenti, piccoli ruscelli, lunghi sentieri, alberi secolari, vecchi casali in pietra, pascoli d’alta quota e ripide salite rocciose sono la caratteristica principale della naturalità dell’alto territorio appenninico della Valle dell’Arda, delle terre di Morfasso; terre dove camminare, senza fretta, osservando la bellezza della sua natura incontaminata, vero paradiso per chi ama la vita all’aperto, lontana dal traffico, dal rumore e dallo smog. Continua a leggere “Camminare a Morfasso, tra bellezze naturali e storia.”

Sproloquio di Valtolla, sproloquio di montagna…

Sproloquio di valtolla, sproloquio di montagna...di Sergio Efosi

In un paese normale un posto simile sarebbe stato aperto al turismo di qualità ma qui il Comune (vale in generale per ipiccoli comuni montani) ha a malapena i soldi per aprire il sentiero per i visitatori, e allo Stato forse non importa granché.
I rappresentanti piacentini del popolo sovrano, quelli che “siedono” nei palazzi del potere romano e regionale, nessuno di quei “venerabili” politici nostrani ha speso, per ora, un baiocco di parola per tenere “in piedi” quella sacra meraviglia di scavo della vecchia abbazia di Tolla, appena venuta alla luce nel morfassino. Continua a leggere “Sproloquio di Valtolla, sproloquio di montagna…”

Castell’Arquato: dal principio erano il mare e il volo degli uccelli …poi venne l’uomo.

Castell’Arquato:dal principio erano il mare e il volo degli uccelli… poi venne l’uomo¹. Di sergio efosi

Risalendo lentamente verso il borgo di Castell’Arquato seguendo la Via montana dei francigeni, quella dei “Monasteri Regi”, mi sovvien la storia più antica, quella del mare tra la falesia e le sue prime profondità, dove si ripararono le balene.

Quella storia dove i piccioni che volteggiano attorno alla maestosa Rocca Viscontea non son altro che la metamorfosi degli antichi gabbiani che si appoggiavano sulle guglie sporgenti della falesia e sugli scogli; e che in volo radente battevano il mare aperto, che si estendeva dove ora s’allarga la fertile pianura tra Castell’Arquato, Fiorenzuola e anche ben oltre, per avvistare lo scintillare argenteo dei pesci che si crogiolavano al tepore solare a fior d’acqua, tra luce e abissi, inconsapevoli prede degli aggressivi predatori.

Continua a leggere “Castell’Arquato: dal principio erano il mare e il volo degli uccelli …poi venne l’uomo.”