Rigolo e la Val Restano, i luoghi dell’altrove…

2019-11-05-rigolo1-1DM4B3374-ModificaReportage di Sergio Efosi, fotoamatote, blogger, escursionista e narratore.

Ci sono dei posti che non appartengono del tutto la geografia fisica; sono reali e irreali al tempo stesso, nel senso che la semplice lettura topografica dice poco di loro.

Questi posti appartengono ai “luoghi dell’altrove”, molto più distanti di quanto non lo siano in chilometri di strada da percorrere per raggiungerli, molto più isolati di quanto non lo siano realmente.

Solo arrivandoci, in questi posti, ci si rende conto di questo “altrove”, di questa loro singolarità.

A Piacenza di questi posti ne conosco tre.

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La chiesa di Rigolo con l’agriturismo…

La Val Restano, di cui scrivo ora, la Valtolla, della quale scrivo spesso e la Val Boreca, anche per me sconosciuta. E tralascio i “luoghi dell’altrove” minori, che pur esistono.

In Val Restano, dunque, ci sono arrivato per caso. La mia curiosità è partita percorrendo, la scorsa primavera, “l’anello del merluzzo” tra Groppoducale, Prato Barbieri e Montelana (link “anello del merluzzo”). Oltre questo sentiero sapevo esservi una valle lunga e misteriosa che mi chiamava…

Questo “altrove” inizia poco oltre Bramaiano di Bettola, raramente lo si scopre attraverso una guida turistica e si estende per circa 10/11 km.

È una specie di lungo e stretto “fiordo appenninico”piacentino dove al posto del mare c’è il torrentte e dove non s’insediarono i nordici Vichinghi ma sicuramente vi ripararono i nostri antenati “Ligures”.

Quel popolo primordiale, antichissimo padrone dall’età  “primitiva” delle vaste terre appenniniche tra Liguria, Provenza, Lunigiana, Apuania,  regioni montane e collinari dell’Emilia occidentale ecc.., che per oltre 70 anni resistette all’invasione del suo territorio d’origine da parte dei Romani.

Un popolo montanaro, silvestre, conoscitore delle vallate più interiori e sperdute come questa del Restano e di Groppoducale.

E anche i loro successori furono uomini dei boschi, fino a quasi i giorni nostri; uomini e donne che coltivando la fede eressero una chiesa bellissima, colma di purezza cristiana nello stile slanciato del suo mirabile campanile e nella semplicità della costruzione a “capanna”.

2019-11-05-rigolo1 -1DM4B3292-HDR-Modifica copiaLa costruirono, accanto alle loro case di sasso, in quel lontano anfiteatro naturale, dove la valle stretta, per poco, si apre alla luce e all’immensità del cielo.

Qui, in questo “luogo dell’altrove”, gli abitanti realizzarono il loro paese e la chiesa, un mirabile esempio di architettura sacrale rurale.

In altri tempi vivevano di farro, il cereale primitivo e poi di castagne e portando al pascolo i loro pochi armenti, perché poca era la terra e tanto il bosco.

Poco oltre la Chiesa, sulla vecchia strada, c’è lo Scoglio con le case e l’alta torre d’altri tempi. Poi inizia nuovamente la boscaglia, che da queste parti è natura totalizzante.

I camini, in taluni casi, tra Restano, Rigolo Chiesa e Rigolo Scoglio sono stati rinnovati ma non v’è quasi traccia di abitanti umani mentre si notano capre, asini, galline e conigli.

Nei locali della canonica, da pochi anni, c’è un segno dell’uomo moderno, c’è l’agriturismo Ca’ Sonino, bello e romantico, isolato e immerso nel verde accanto al cielo.

Il resto è vento, acqua, fiori, fauna selvatica…

Una Val Restano da scoprire e percorrere a piedi e in bici, nel rispetto della “sacralità” dei luoghi. (Novembre 2018).

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Non pubblico mai cimiteri ma questo cosi piccolo, ordinato, con tutti i fiori…così “altrove”. In ogni caso non sono entrato l’ho solamente osservato dall’esterno.

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A piedi, sono partito da qui, da Bramaiano, vicino alla trattoria.
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Restano…
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Fusioni tra i comuni della Valdarda?

Foto 04-08-12 22 21 15FUSIONI TRA I COMUNI: L’UOMO DEL MONTE HA DETTO NO!
Forse nessuno si aspettava un risultato così, forse la “macchina da guerra del SI” per la fusione tra Pontedell’Olio con Vigolzone e tra Bettola con Farini e Bettola non era ben sintonizzata con i suoi cittadini e con il loro umore che, in Valnure, deve essere parecchio nero.

Risultato: pochi partecipanti alla consultazione ma una valanga di NO alla fusione.

Eppure per il SI si erano schierati i sindaci con le loro giunte dei comuni nominati; donne uomini appartenenti a diverse tendenze politiche.

Ma allora, arrivati a questo punto, è la gente che non capisce nulla o sono i politici che ancora una volta sono lontani anni luce dai loro concittadini?

Eppure c’era la promessa di un decennio di finanziamenti da parte della Regione per servizi, scuole, strade, ecc…

Evidentemente i cittadini, in maggioranza, non si son fidati delle ennesime promesse della politica, e non solo nel piacentino ma anche nel parmense.

Perché tutto questo? Perché in questi anni le popolazioni locali, e quelle montanare in primis, hanno solo e sempre ricevuto promesse, puntuali come un ‘orologio svizzero…e poi quasi mai mantenute.

Hanno visto eseguire opere pubbliche con approssimazione e spesso insufficienza; han visto strade devastate e solo raffazzonate alla meglio; frane gravissime lasciate tali o solo minimamente riparate; connessioni internet e telefoniche sempre peggiori con ampie zone “buie”; sempre maggiore degrado e abbandono  del territorio e assottigliamento dei già pochi, pochi e scarsi, servizi…e fuga della popolazione giovane e attiva.

Tutto questo, associato alla perdurante crisi del Paese, ha determinato un calvario continuo per le aree collinari e montane …una situazione al limite della sopportazione senza che da anni si registrino interventi veri e duraturi per invertire tale tendenza in atto da decenni.

Ai cittadini era richiesto di “firmare”l’ennesima cambiale in bianco alla politica, a quella che ha promesso e non mantenuto, a quella che si ricorda di loro solo quando ci sono tornate elettorali,  a quella del bla…bla…bla.

I valnuresi hanno detto NO!

Il risultato di questi referendum locali  è la prova della lontananza tra i cittadini e la politica medesima.

La gente non si è fidata delle ennesime promesse! Promesse puntuali ad ogni camapagna elettorale, poi altrettanto puntualmente disattese.
Poi ci sono anche ragioni storico-culturali che hanno il loro peso…

Qualcuno pensa al campanilismo? Forse, ma non dimentichiamo, che la più vecchia delle istituzioni pubbliche nazionali sono i comuni e non, come qualche politico pensa, i principati…con relativi principi.

E IN VALDARDA CI PROVERANNO?

Qui per ora, nel chiuso delle stanze della politica, si parla solo di “unioni dei comuni” e di progetti pubblici da realizzare. Ma queste “unioni” chi le ha viste? Contano davvero qualcosa o sono l’ennesimo luogo di mediazione tra politici “eccitati” dal potere…in attesa delle fusioni dei comuni?

In ogni caso le “unioni valdardesi- chi le ha viste”  non sono troppo piccole per poter funzionare veramente?  Non sono troppo piccole per incidere veramente sulla riduzione dei costi e aumentare significativamente il livello dei servizi e dei benefici alla cittadinanza valdardese?  Attendiamo risposte.

Foto 04-08-12 22 19 42COSA CI ASPETTA, COSA FARÀ LA POLITICA REGIONALE?

Adesso, verosimilmente, si inizierà a lavorare affinché lo Stato promulghi una legge che “obblighi” (con le “buone” ben s’intende…) i comuni con meno di 5000 abitanti a fondersi tra loro. Lo giustificheranno, i fautori di questo, con il fatto che i costi dei servizi comunali sono alti, che l’Europa lo vuole, che bla…bla…bla. Eppure i primi esempi di “fusione” tra realtà municipali o provinciali non è che brillano per efficenza.

PENSAR  MALE?

Non voglio entrare nel merito di cose che non conosco ma l’impressione che alla politica non interessi risolvere tanto i problemi quanto “comandare” è forte. Vorrei esser smentito dai fatti, sarei molto felice se ciò accadesse. E penso che sarei pure in buona compagnia.

Sergio Valtolla©  (bozza non corretta)

Ps: se la fusione dovesse aiutare a dire NO al carbonext e SI alla realizzazione di un nuovo ospedale valdardese …vero e non farlocco,  allora  direi SI!

Ciao a tutti, sono il rio san Carlo di Bettola, ovvero come mi hanno deviato il corso…

bettola 2015di Marco del lest

RIO SAN CARLO DI BETTOLA considerazioni sulla umana superficialità….

Ciao a tutti!

Sono il Rio San Carlo, un piccolo anzi minuscolo torrentello e scorro su quelle terre che vuoi chiamate comune di Bettola, ma io con questi nomi recentissimi non ho ancora confidenza, dovete capirmi, mi sembra ieri quando ero un robusto torrente glaciale..

Nonostante le mie ridotte dimensioni ho il vanto di avere due nomi, Il primo toponimo locale è il già citato Rio San Carlo, il secondo è Rio Pozzuolo. Le mie sorgenti si trovano sulle pendici NO del monte Solio, a valle del gruppetto di case di Prato Maiano.

Scorrendo a valle raccolgo le acque di un altro torrentello, il rio dei pozzoli (la fantasia si spreca…) e poco più in basso accolgo un altro rio, tanto piccolo da non meritare neppure un nome sulle carte topografiche.

Nella mia naturale corsa a valle...(clicca qui per leggere l’intera storia)

Predalbora: capita che un paese…

2015-07-02-chinosi predalbora  web LR-4020Appunti di viaggio di S.Efosi, F.Ferrari

2015-07-02-chinosi predalbora  web LRT1-8252
l’oratorio e il contadino

Predalbora, nel comune di Farini (prov. di Piacenza),  è un paesello sperduto tra i monti dell’Alta Valnure, quella che è opposta alla Valtolla confinaria di Morfasso. Continua a leggere “Predalbora: capita che un paese…”

Dissesto e frane: non basta fare, occorre anche mantenere…

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foto 1-come si presentava l’intervento appena terminato …(2009)

Foto e testi di Marco del lest

Le foto che seguono sono molto eloquenti… si tratta di un piccola briglia in legno di castagno e pietra locale, posta a monte di un tombino stradale.

L’opera è stata costruita nell’estate 2009 nei pressi di Monte Chino di Gropparello ed è un semplice manufatto realizzato con tecniche di ingegneria naturalistica, in cui gli unici materiali di provenienza extracomunitaria (cioè provenienti da territori all’esterno delle Magnifiche Comunità della Val Riglio e della Val Nure) sono il tubo in plastica, i chiodi ed il filo di ferro zincato.

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foto 2- come si presenta ora lo stesso intervento della foto 1…

 

La briglia ha retto a tutti i fenomeni alluvionali degli ultimi anni ma rischia di non reggere al fenomeno più devastante in assoluto: l’incuria.

Infatti basta vedere le foto successive e si nota come la vegetazione spontanea stia colonizzando tutta l’opera.

Questo indubbiamente è il segnale più eloquente che dimostra il buon funzionamento della struttura, infatti se nascono le piante nella platea significa che questa non è soggetta ad erosione e di conseguenza il torrente non erode le scarpate della strada provinciale.

Ma lasciando sviluppare questa vegetazione a rapido accrescimento (salicone e pioppo tremolo) si avrà lo scalzamento delle pietre della platea e delle traverse in legno dovuto alla crescita delle radici e dei fusti ed il conseguente disfacimento della briglia.

Basterebbe solo un’ora di decespugliatore, qualche colpo di roncola ed un pizzico di buona volontà per scongiurare tutto questo.

Se poi vogliamo proprio strafare potremmo dare una pennellata di impregnante alla staccionata… ma senza esagerare… non vorremmo mai dare l’impressione di amare il nostro territorio presentandolo curato almeno nelle piccole cose…

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foto 3- ome si presentava…
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foto 4- come si presenta ora…
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foto 5-  come si presentava…
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foto 6-come si presenta ora…
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foto 7- come si presentava …
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foto 8- com’è ora…

 

 

 

 

 

 

 

 

Una vista sempre suggestiva

Difficile per noi resistere  al fascino dell’antica chiesa di Sant’Andrea di Castelletto…difficile non fotografarla in ogni condizione stagionale, da diversi punti di vista.

Forte la tentazione di cercare qualche effetto…..qui molto glow!

Si perché la neve favorisce l’utilizzo di certi filtri fotografici che noi mutuiamo da un grande SW.

Ma poco importa la tecnica! Conta il soggetto….uno dei pochi esempi della ” valtolla ” storica e antica.

Un luogo antico, di pellegrinaggio intimo, lontano da percorsi straconosciuti…vicino.

Un passaggio e una sosta per una preghiera, una meditazione…..

clicca per ingrandire (valtolla iPhoto)

Dalla Valtolla a Parigi per cantare, ballare e riabbracciarsi!

la delegazione della valtolla (clicca per ingrandire)

Sabina Terzoni del quotidiano ” la cronaca” attenta a questi fenomeni non ci ha fatto mancare sabato 27 un anteprima della “spedizione ” in Francia a Parigi dei nostri valligiani [vedi foto a colori].

Si sono ritrovati giovedì sera a Vezzolacca per prepararsi alla spedizione, per affinare il loro canto e poi venerdì mattina di buon ora sono partiti per Parigi [esattamente per Nogent sur Marne- zona bellissima e molto turistica nella foret de Vincennes ]….i ragazzi della valtolla, di quella classica che comprende tutti quei paesini piccoli piccoli da Vezzolacca a Casali…..insieme agli amici di Vernasca, Lugagnano, Morfasso e… Continua a leggere “Dalla Valtolla a Parigi per cantare, ballare e riabbracciarsi!”