Castagne in valtolla-valdarda: giusto per non dimenticare!

Alcuni amici ci hanno chiesto di riparlare in  un post dell’affaire “vespa cinese” del castagno……per evitare che si abbassi la tensione attorno ad problematica che,  se fosse sottovalutata, potrebbe produrre danni enormi all’economia, all’ambiente, alla storia locale.

Ne avevamo già parlato in estate, avevamo compreso quanto pericolosa fosse la situazione e quanto “basso” fosse stato,  fino ad allora,  il profilo dell’intervento delle pubbliche autorità fitosanitarie agricole verso i proprietari dei boschi e i comuni interessati [dal punto di vista comunicativo].

La vespa cinese, un piccolo insetto originario della Cina, non è direttamente pericolosa per uomini e animali ma è letale per il castagno.

Provate ad immaginare la gigantesca area dei monti sovrastanti Vezzolacca-Bore oppure quella di San Michele valtolla-parco provinciale del monte Moria assolutamente spogli delle maestose piante di Castagno  che ne ammantano le pendici da secoli [a Vezzolacca vive da oltre 500 anni  la pianta di castagno più longeva della provincia, classificata tra i “patriarchi” della regione].

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Ora il “lamento” generalizzato dalle Prealpi all’Italia centrale, quello proveniente dalle vallate più rinomate per tali frutti autunnali, viene raccolto anche dai mass media nazionali.

“Le castagne più belle? Quest’anno arrivano dalla Spagna perché qui ………, ma anche nel resto del Nord Italia, non ne abbiamo raccolta neanche una. Tutta colpa del cinipide, l’insetto [ndr:la vespa cinese] che sta distruggendo i castagneti”.

Viene preso come esempio un importante comprensorio Prealpino Bresciano dove quest’anno i circa 90 “raccoglitori” [pare che la raccolta media si aggiri, in annate “normali” sui 500/600 kg cadauno; rimborso 2010 per i “raccoglitori”, in base alla pezzatura, oscillante tra 0,50 e  1,50 €/ kg]  hanno conferito al loro “consorzio” pochissimo. Forse arriveranno  a 300 quintali contro i 600 del 2010. Questa è “musica” comune.

Da noi la situazione non è giunta a tanto. Qui i raccoglitori rimasti sono poche decine,  in massima parte pensionati proprietari di boschi, che racimolano una “media” complessiva di  poche centinaia di €, giusto come integrazione delle loro pensioni al minimo. Per i pensionati e chi vive la montagna non è poco!

Ma per tutti, dal Po al [quasi ] crinale appenninico, è insopportabile che questi alberi in molti casi, come già detto “patriarcali”, che creano un effetto paesaggistico unico, possano sparire per colpa di tale malefico insetto.

Che fare? La strada ci è già stata indicata dal consorzio fitosanitario provinciale: ricorrere alla lotta biologica liberando un altro insetto che “uccide” la vespa cinese sul nascere. Un intervento che si potrà praticare in primavera [per noi senza perder tempo…] sapendo che i risultato saranno a lunga gittata. Dopo 5-6 anni potremo, forse, sperare di aver posto sotto controllo l’infestante. Dunque non resta che organizzare le difese.

Ma i produttori tutti, i proprietari del bosco con castagno tutti…devono trovare il modo per fare la loro parte attraverso la ricostituzione dei consorzi di proprietari del bosco guidati dalle loro associazioni di categoria e sostenuti dai comuni.

Sarà possibile?

Alcuni precedenti articoli sull’argomento li potete visionare direttamente da questo post.

[ Clicca per leggere “La mosca che mangia il castagno” ]

[ Clicca per leggere “vattene mosca cattiva, vade retro dalla valtolla” ]

[ Clicca per leggere “…La mosca  con le sue alette vola sui nostri castagni” ]

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