Castagne in valtolla-valdarda: giusto per non dimenticare!

Alcuni amici ci hanno chiesto di riparlare in  un post dell’affaire “vespa cinese” del castagno……per evitare che si abbassi la tensione attorno ad problematica che,  se fosse sottovalutata, potrebbe produrre danni enormi all’economia, all’ambiente, alla storia locale.

Ne avevamo già parlato in estate, avevamo compreso quanto pericolosa fosse la situazione e quanto “basso” fosse stato,  fino ad allora,  il profilo dell’intervento delle pubbliche autorità fitosanitarie agricole verso i proprietari dei boschi e i comuni interessati [dal punto di vista comunicativo].

La vespa cinese, un piccolo insetto originario della Cina, non è direttamente pericolosa per uomini e animali ma è letale per il castagno.

Provate ad immaginare la gigantesca area dei monti sovrastanti Vezzolacca-Bore oppure quella di San Michele valtolla-parco provinciale del monte Moria assolutamente spogli delle maestose piante di Castagno  che ne ammantano le pendici da secoli [a Vezzolacca vive da oltre 500 anni  la pianta di castagno più longeva della provincia, classificata tra i “patriarchi” della regione]. Continua a leggere “Castagne in valtolla-valdarda: giusto per non dimenticare!”

I nostri nonni hanno commesso qualche errore? ( di marco dall’est )

1 cm circa 40 metri (clicca per ingrandire)

Abbiamo pubblicato un interessantissimo articolo lo scorso 3 novembre  dal titolo “Quattro chiacchiere sui castagneti e sui soldi… ( di marco dall’est)”  e ora ci giunge un’integrazione che preferiamo pubblicare come nuovo articolo poiché ricco di spunti e interrogativi validissimi.

di Marco Dall’Est

Mi ricollego all’articolo del 3 novembre 2010 dove accennavo al problema del frazionamento della proprietà dei terreni in montagna … e riproduco la copia di un estratto catastale dei castagneti di Cattaragna  val d’Aveto in comune di Ferriere [clicca sulla foto per ingrandirla].  No non è lo schema per ricostruire un antico mosaico, ma la attuale suddivisione degli appezzamenti di un castagneto da frutto avente una superficie complessiva di circa 20 ha. I mappali sono in scala 1:4000, cioè un cm sulla carta corrisponde a 40 m sul terreno …  ogni commento è superfluo.

Vi sono mappali su cui radica a malapena un solo castagno ed i frutti che produce cadono sui terreni di almeno altre 4 famiglie. Come consuetudine questi mappali minuscoli sono….. Continua a leggere “I nostri nonni hanno commesso qualche errore? ( di marco dall’est )”

Il Castagno della valtolla: problemi e prospettive

Il castagno ha avuto un ruolo fondamentale nell’economia delle nostre vallate piacentine e nelle montagne in generale.

Un tempo lo chiamavano “albero del pane” ed era considerato ” l’albero ” per eccellenza.

Il castagno con i suoi grandi alberi [ qui allevati con una tecnica di eccezionale impatto visivo ] dominava  il paesaggio collinare e montano e sosteneva la vita dell’uomo e degli animali domestici e non.

Con l’essicazione delle castagne si ottenevano farine per pasta, dolci e pane, legna da ardere e per costruzioni e manufatti casalinghi, fogliame per le lettiere delle stalle e corteccia per il tannino [ acido naturale per conciare pellami e altri usi ] .

Vi sono testimonianze di alberi [fossili] di oltre 5 milioni di anni fa poi, tale albero,….. Continua a leggere “Il Castagno della valtolla: problemi e prospettive”

La più grande festa popolare di mezza estate in valtolla sta per iniziare…

clicca per ingrandire (valtolla iPhoto)

Da Venerdì 20 a Domenica 22 agosto a Vezzolacca si svolgerà la 34ª festa della patata- mostra provinciale.

Vezzolacca considerata una delle frazioni più belle di Vernasca, uno dei borghi antichi della valtolla meglio conservati con il suo originario impianto abitativo risalente al medievo, con alcune case antiche ristrutturate mirabilmente da mastri edili eccellenti, con sassi splendidi di cave locali, fino al primo dopoguerra ritenuto il borgo più importante della provincia per la produzione di frutta.

Posto a 635 mt.slm, su una terrazza naturale con alle spalle i maestosi Lucchi e Palazza che lo sovrastano dai loro 1000 metri circa, il borgo gode di una posizione panoramica invidiabile che gli permette di vedere, a sud, il dolomitico-valdardese Menegosa, di fronte il massiccio del monte Moria, a nord i calanchi del monte Giogo (nelle migliori giornate l’arco alpino e nelle serate estive il presepe di luci della valpadana).

Vezzolacca da 34 anni festeggia una delle sue eccellenze estive rappresentata  dalla patata di montagna e vi dedica una grande festa popolare che vede la partecipazione di migliaia di visitatori che affollano gli stand gastronomici gestiti dal paese ( la pro-loco locale è denominata ” Vezzolacca insieme”).

Le donne del Paese preparano, stanno già preparando, quintali di tortelli di patate, gnocchi, di pisarei e altre bontà gastronomiche che nelle tre giornate dovranno soddisfare tutti.

La sera prima di iniziare centinaia di torte di patate,  preparate al momento,  saranno cotte nel forno a legna e servite ai visitatori.

Domenica 22 a metà pomeriggio la commissione tecnica di esperti della Provincia assegnerà il punteggio qualità ai produttori agricoli espositori di patate ( generalmente, dalla zona, arrivano in 30/35) che saranno premiati da Comune e Proloco.

La Patata, come si diceva, rappresenta una delle eccellenze locali…l’altra è la famosa castagna di Vezzolacca ( inserita nei disciplinari del Ministero delle risorse agricole) denominata la “bionda” per la pasta gialla, particolarmente dolce, ricercata perché primizia della vallata…e si festeggia in Settembre.

LÜNARIU ( LUNARIO)

La Pro Loco di Vezzolacca sta distribuendo il ” Lünariu ad Sulàca 2010″ .

Quest’anno è scritto in dialetto locale (tutto scritto in dialetto locale) per cui i mesi sono: Snàr, Fervàr,Marsù, Avril, Masù, Sügnu, Luiü, Agùstu, Stèmbar, Utùbar, Nuèmbar e Dsèmbar.

il patriarca di 500 anni (clicca per ingrandire)

Come sempre, come da tradizione, il calendario è corredato da grandi fotografie che mostrano le ” bellezze ” e le “caratteristiche” della valle e del Paese.

Non mancano riferimenti fotografici al prodotto tipico della zona: la patata ..la tanto celebrata patata della valtolla….che a Vezzolacca viene solennemente  festeggiata dopo Ferragosto con una grande mostra/festa che si svolge da 33 anni.

Vezzolacca non poteva neppure dimenticare i suoi grandi castagneti, il suo patriarca di 500 anni, i suoi funghi e i suoi fiori selvatici protetti che sono ben mostrati nel lünariu.

IL calendario è atteso anche dai numerosi vezzolacchini sparsi per il mondo che ricevendolo rivivono la loro terra, rivedono i luoghi, sentono le voci del paese, le chiacchiere all’osteria di Garibaldi, le parole dei parroci, dei bambini vocianti, delle maestre che sillabano l’alfabeto…..

B  E  N  V  E  N  U  T  I    A   V  E  Z  Z  O  L  A  C  C  A ……

Una pro loco attivissima…..con tanti associate e associati….con tanti giovani.

I PATRIARCHI DORMONO

Da qualche tempo, in Emilia, un associazione classifica con metodi scientifici le piante da frutto più longeve e ne ha pubblicato due interessanti  studi.

L’ultimo in ordine di tempo classifica Vezzolacca (vernasca) come il territorio dove vivono il  castagno e il melo più longevi della provincia.

“……La biodiversità non è statica e si evolve nel tempo, così possiamo definire una biodiversità storica, legata quindi al passato, quando il paesaggio era diverso, anche le piante da frutto che sono illustrate in questo libro vengono dal passato, più o meno recente, e sono spesso la testimonianza di tradizioni alimentari legate alla cultura contadina della nostra regione……” (da i patriarchi da frutto in emilia romagna).

ECCO IL PATRIARCA DELLA VALTOLLA: 500 ANNI!

Abbiamo già scritto a proposito dei centenari in Novembre 2009; ora vi mostriamo il nostro patriarca centenario che dorme nel bosco della burona….con la sua ” guardia del corpo” costituita da altri castagni ultrasecolari e giovanetti di 100 anni….ti torneremo a trovare in primavera!

Questo non è forse, insieme a tanti altri alberi da frutto della valtolla, la nostra vera risorsa della natural valley?

AUTUNNO NELLA BURONA (VEZZOLACCA): il centenario riposa

FRUTTA ANTICA….natural valley

Nelle scorse settimane, il 18 e il 20 novembre 2009, abbiamo parlato diffusamente di alberi da frutto centenari presenti in valtolla…precisamente a Vezzolacca.

BRUTTE MA BUONE...dolci e saporite!

Abbiamo anche precisato che, se a Vezzolacca esistono quelli “più vecchi della provincia”, altri ne esistono in tutta la valtolla.
Abbiamo, in quell’occasione, parlato delle piante mentre ora ci concentreremo su due frutti selvatici ampiamente diffusi in tutto l’Appennino : la Castagna e la Mela.
Occorre anche precisare  che mentre un tempo vi era tanta attenzione alla frutta selvatica e addomesticata ora, per diverse cause che spesso abbiamo affrontato con il nostro blog, questa frutta è abbandonata alla natura.
Solamente la Castagna e solo molto parzialmente, viene raccolta…..da alcuni proprietari e da parecchi appassionati che uniscono l’utile al dilettevole.
In autunno, nei nostri boschi, si incontrano centinaia di persone, intere famiglie, che raccolgono questo frutto per il loro consumo occasionale e per il puro piacere ludico del “gesto” .
L’albero, che può elevarsi fino a 30 metri con ampia chioma, fruttifica in Autunno un   riccio (il vero frutto) che si apre e libera da uno a tre acheni con una buccia color bruno scuro contenente una polpa dolce giallo chiaro paglierino.
Il Castagno produce frutti anche dopo centinaia di anni e la prova sta proprio in Vezzolacca dove un albero di 500 anni produce ottimi frutti.
Il Castagno non ha solo costituito la riserva di legname per lavoro, con il quale si sono costruiti travi, infissi, attrezzi per il lavoro….ecc..…, ma ha soprattutto costituito, con i suoi frutti, una importante base alimentare per diversi secoli.

Il Melo selvatico invece, anch’esso ben presente in valtolla, è un albero di dimensioni molto più modeste e i suoi frutti sono grandi come una piccola palla dal diametro di pochi centimetri ( da 12 a 15 cm. circa)…in poche parole come come una grossa noce.
Il melo selvatico, quello che troviamo tanto sul crinale quanto sulle alte colline boscate della Borla è un albero preistorico ed è anche il ceppo del Melo domestico…da qui il nostro interesse!
Camminando nei boschi, in Autunno, si notano spesso queste piante di Melo con i loro piccoli frutti di color verde o giallo …spesso arrossati se esposti in zone soleggiate……di sapore aspro, se non maturi, sono poi dolciastri alla maturazione e molto rustici.
Nella valtolla, nella zona di Vezzolacca, l’uomo abilmente aveva creato un giardino di frutta rustica, antica, buona che…diciamo così….per mutate necessità ha abbandonato.
Impensabile, per ora, tornare indietro ma…recuperare le piante ancora sane….preservarle…introducendo miglioramenti…collegandosi con le istituzioni preposte al mantenimento di tale biodiversità …..la mela carraia….al pum vardon, al pum salam  oppure al per spadon….

L’uomo è sempre stato un raccoglitore di frutta selvatica e di frutta antica ma oggi si mangiano mele super belle che non san di nulla e la castagna si mangia saltuariamente.

La Provincia di Piacenza ha istituito un osservatorio per la frutta antica (dott. Libè).

frutti di melo selvatico del monte lama

AGRICOLTURA & NATURAL VALLEY (2)…..

il precedente post del 25 novembre aveva introdotto l’argomento terminando in questo modo…….

Così, piano piano, siamo arrivati a parlare di OGM ( organismi geneticamente modificati) e, pertanto, vedremo come muteranno “ varietà o razze animali”  con questa ” rivoluzione ingegneristica”.

Certamente l’introduzione massiccia di tutto ciò  favorirà le grandi aziende piuttosto che le piccole.
Di conseguenza si marginalizzeranno le piccole aziende, la maggior parte delle aziende agrarie italiane e la totalità di quelle della alta collina e montagna, a favore di coltivazioni e agricoltura industriale estensiva
……….(continua)…………..

La biodiversità delle varietà locali invece favorisce le piccole dimensioni aziendali e rendono possibile un nuovo rinascimento agricolo basato su altri valori che alcune organizzazioni agricole stanno implementando: vendita diretta, filiera corta e un nuovo “breeding” (selezione genetica) che coinvolgerà nuovamente gli agricoltori nei principali processi dell’ agricoltura che piace a Noi.

Nella recente fiera fredda di Lugagnano valdarda aver visto tante bandiere agricole, tanti produttori presenti ci ha rincuorato: nulla è ancora perduto.

Conservare una varietà locale è conservare una ricchezza del territorio, qualcosa che ha a che fare con le  tradizioni.

Separare un seme dal suo territorio e dalle sue conoscenze correlate significa ridurlo a generica risorsa genetica utile solo per riprodurre in laboratorio linee pure (magari inserendo, nella stessa linea in purezza, un bel codice segreto per cui nessuna riproduzione potrà più avvenire naturalmente).

 

AGRICOLTURA IN MONTAGNA...UNA RARITA' ??

Quindi il segreto conservato in questo patrimonio varietale locale e nelle conoscenze che derivano dalla sua coltivazione è quello che ha dato origine alle tipicità e al successo del made in italy agroalimentare.

Cosa pensate che abbia determinato il successo e l’inimitabilità di certi formaggi, certi salumi, certi legumi, certi frutti ?

Un  combinato “segreto” tra terra, clima, selezione naturale, varietale, tradizione, tecniche di coltivazione, tecniche di lavorazione, mix di elementi naturali e ingegno umano.

La Civiltà Contadina, dovrà riappropriarsi presto e conservare le sue proprie varietà, quelle del proprio territorio, perché i semi non sono di nessuno, ma sono della terra in cui sono coltivati da decenni e secoli.

Se il territorio in cui siamo non potrà più perpetrare questa biodiversità succederà il disatro.
Se il territorio diventerà povero, oltremodo povero franerà e  tutto ciò succederà quando il terreno non avrà più agricoltori che lo curano.
Se il territorio in cui siamo è inquinato e l’acqua la continuiamo a sprecare, berremo acqua che viene da lontano…ben presentata, imbottigliata ma la pagheremo cara (in tutti i sensi), il territorio avrà perso ogni suo valore e la gente penserà di essere ricca…… ma vivrà in un contesto povero.

Ecco perchè vogliamo il rilancio di natural valley……maggiore grinta …….battaglia istituzionale……sostegno delle organizzazioni agricole.

AGRICOLTURA & NATURAL VALLEY (1)

PATATE E BOSCHI ( valtolla photo archive)

Ci avete fatto caso?….sui cartelli segnaletici della nostra Comunità Montana ci sta un logo con scritto ” natural valley “

Dov’è e cosa significa? …. nel sito apposito ci sta scritto: scelte le zone delle nostre colline e montagne dove l’acqua, l’aria e il terreno hanno i valori migliori, ne è stata ricavata un’area estesa per circa 60.000 ettari ed è stato poi richiesto ai rappresentanti dei produttori e dei consumatori di partecipare attivamente al controllo della qualità dei prodotti e dell’ambiente, fino a garantire in prima persona che Natural Valley è più di Biologico, è Biologico Ambientale Certificato corrispondente a ben specifici standards e caratteristiche.

Praticamente la valtolla è quasi del tutto inclusa ( tutto Morfasso e molto Lugagnano, Vernasca….)

Abbiamo iniziato così per introdurre un argomento che ci sta a cuore…ancor di più a cuore dopo aver scoperto che la valtolla ospita alberi da frutto centenari…tra i quali il castagno più longevo della provincia con ben 500 anni d’età ( vedi post del 18 e 20 novembre 2009).

Il Belpaese, si sapeva, è tale perchè è ricco anche di diversità agrobiologiche!….Siamo uno dei Paesi ancora ricchi di tutto ciò.

Gran parte delle nostre varietà sono un unicum con il territorio in cui sono state selezionate dagli agricoltori; gran parte sono spesso qui da tempi lontani e costituiscono la base del tessuto agriculturale.
Quanto è arrivata la cultura dell’agroindustria (massiccia a partire dagli anni 60) a imporre le sue razze e i suoi semi molto è cambiato, le campagne sono mutate e ha iniziato a depauperarsi tale biodiversità.
Le esigenze di tale implementazione agroindustriale erano dettate da due fattori fondamentali: l’uno perché le vecchie “ varietà o razze animali” non erano più sufficientemente produttive rispetto all’accrescere dei costi produttivi unitari e dei bisogni alimentari, l’ altro perché tali “ varietà o razze animali” non erano oggetto, da troppo tempo, di difesa tipologica e ricerca genetica. In poche parole non veniva supportata la qualità che producevano tali varietà locali a scapito della quantità e degli standard commerciali prevalenti.

Così, piano piano, siamo arrivati a parlare di OGM ( organismi geneticamente modificati) e, pertanto, ci sta attendendo una mutazzione “ varietà o razze animali”  frutto di ” ingegneria genetica” spazzando via, di colpo, ciò che è stato, si è evoluto, si è modificato in natura in milioni di anni.

Certamente l’introduzione massiccia di tutto ciò  favorirà le grandi aziende piuttosto che le piccole.
Di conseguenza si marginalizzeranno le piccole aziende, la maggior parte delle aziende agrarie italiane e la totalità di quelle della alta collina e montagna, a favore di coltivazioni e agricoltura industriale estensiva……….(continua)……..