Parco del Moria: un parere e qualche idea….

di marco del lest

Non ho ancora potuto vedere gli interventi forestali effettuati in varie zone del M. Morìa , pertanto non posso esprimere giudizi in merito. Per quello che mi ricordo dei castagneti di M Morìa, non ne esistono in buone condizioni, come del resto sono tutti miseramente ridotti quelli della nostra provincia, tranne rare eccezioni.

Dal punto di vista selviculturale i nostri castagneti avrebbero tutti bisogno di intensi tagli di ringiovanimento, con asportazione di tutta la massa legnosa al fine di ridurre la presenza di necoromassa (legname e ramaglia secchi…)  infetta da cancro corticale e ridurre l’espansione del contagio. Inoltre il taglio effettuato per alcuni decenni con turni ravvicinati (10/15 anni) consentirebbe il rapido ricambio generazionale con il rafforzamento di condizioni di ipovirulenza del cancro e l’instaurarsi di resistenza genetica alla malattia.

Ma questa è una scelta “coraggiosa” e comunque va ponderata con attenzione su di un territorio in cui il castagneto assolve più ad una funzione paesaggistica che non ad una funzione strettamente selviculturale.

Inoltre per quello che mi ricordo dei boschi di M. Morìa, ho il timore che come conseguenza al taglio del castagneto e diradamento di altre essenze,  potrebbe verificarsi una “esplosione” di pioppo tremolo, i cui polloni radicali troverebbero facile espansione nelle aree denudate.

Nulla di grave che la natura non sia in grado di fronteggiarebasterà aspettare una trentina d’anni ed il pioppo regredirà e verrà sostituito dall’acero, dalla quercia e dal castagno e dopo solo un centinaio di anni avremo probabilmente delle belle piante d’altofusto di castagno, di  quercia e d’acero,  basta avere un po’ di pazienza … . Considerati i tempi delle nostre pensioni ed un po’ di salute, magari ci troviamo tutti a giocare a briscola sotto quelle piante…

Ma tornando ai tristi giorni nostri, ciò che invece mi lascia molto perplesso su tutto l’intervento, finanziato con i soldi del contribuente , è la assoluta mancanza di trasparenza e di comunicazione che avvolge questo progetto.

Come è possibile che un intervento da quasi un milione di €, di cui circa 700.000 a contributo pubblico, venga effettuato su di una delle poche aree della nostra provincia, dove esiste un consorzio forestale ed il suo presidente affermi di essere all’oscuro di tutto?

Il mio primo pensiero è: “ ma che cavolo di consorzio è questo? cosa gestisce? quali finalità ha? come è possibile che un intervento simile non interessi terreni dei consorziati, visto che in caso contrario questi dovevano avere dato obbligatoriamente il loro assenso all’esecuzione dei lavori?

Ma vista la buona fede dichiarata dal presidente del consorzio, mi sorge un’altra dubbio: come mai l’ente competente all’istruttoria di questo finanziamento (la ormai ex provincia di Piacenza) non si è preoccupata quando ha visto arrivare questa richiesta di contributo da parte di una cooperativa agricola, e non da un consorzio la cui finalità sociale è proprio quella di valorizzare l’area di M. Morìa, chiamata anche pomposamente (e forse a sproposito..) “Parco Provinciale”?

Inoltre come mai nessuna associazione di categoria agricola ha dato la minima pubblicità al progetto? Non è forse la loro missione  incrementare lo sviluppo del settore, vista anche la loro onnipresenza a tutti i convegni dove si chiacchiera di “sviluppo della montagna” di “progetti di filiera” di “manutenzione del territorio” dove le montagne sono solo quelle di parole periodicamente riversate in patinati atti del convegno sfogliati distrattamente tra un rinfresco a base di salumi tipici ed un brindisi con vino doc locale…..?

La perplessità maggiore che ho in tutta la faccenda è sapere se chi ha richiesto il contributo, progettato l’intervento, valutato la fattibilità, erogato il finanziamento ecc ecc, si sia posto il problema di dovere eventualmente rendere conto a noi contribuenti , sul fatto che tale progetto (nel complesso da circa 1 milione di €) non ha prodotto un solo posto di lavoro locale nel settore forestale.

Un “lancio” del genere (leggi con  tanti soldi come questi citati), su di un area seriamente gestita da un consorzio forestale, potrebbe rappresentare la spinta per gettare le basi di uno sviluppo economico del c.d. parco provinciale, (…che forse questo nome gli porti un po’ di sfiga… visto il futuro che si prospetta per l’ente provincia….) gestito finalmente da un vero consorzio forestale che ne ricavi un’area forestale a vocazione turistico- ricreativa  a servizio di un potenziale bacino di utenza che tante zone meglio strutturate si sognano, rendendo questo consorzio autosufficiente per la futura gestione del suo territorio.

Ora che parte del danno è fatto penso che il consorzio del parco dovrebbe essere la struttura che prenda in mano la situazione, proponendo a tutte le “figure” interessate di fare una strategica, silenziosa e discreta ritirata e riguardare il progetto in corso e  proponendo un suo progetto, possibilmente redatto con la partecipazione attiva almeno di tutti i consorziati.

Un primo semplice passo potrebbe ad esempio essere quello di “farsi consegnare” tutto il legname di castagno tagliato fino ad ora, con lo scopo di impiegarlo in loco per la costruzione di tutti gli arredi del parco, panche, tavoli, staccionate, palificate, bacheche, ponticelli e quant’altro la fantasia suggerisca. Basta fare l’esatto contrario di ciò che con poca fantasia è stato fatto ora, dove il castagno (unica vera essenza pregiata locale) viene miseramente destinato a legna da ardere.

E’ un piccolo passo, ma creerebbe un minimo di occupazione locale, gettando le basi per attrezzare una modesta segheria e qualche maestranza specializzata nella costruzione dei semplici manufatti sopracitati, pubblicizzati gratuitamente proprio sul luogo di produzione dalla fruizione turistica dell’area. Da questo poi deriverebbe la trasformazione dei castagneti a minore valenza paesaggistica in selva castanile da paleria e da travami,  con il conseguente impiego di  mano d’opera specializzata anche in questo settore.

Purtroppo l’esperienza vista sugli interventi passati  mi costringe ad essere pessimista. Non succederà nulla di quanto auspico! Ognuno farà i suoi affari pur di incassare il grande contributo!

 Se va bene, come fette di “prosciutto” sugli occhi nostri,  vedremo qualche insulsa panchina di abete trattato e qualche anonima staccionata verdognola comprata nel più economico centro commerciale, come purtroppo si è già largamente visto in passato ed il finanziamento per la “valorizzazione”  dell’area di Monte Morìa finirà nel cassetto dei vari fallimentari progetti di sviluppo della montagna, a fare compagnia ai Piani Verdi, ai Cantieri Scuola, ai Laghetti d’Oro, agli Agriturismi Fantasma, ai Caseifici di Montagna, alle Stalle Razionali e tutta la compagnia fallimentare che si nasconde sotto la voce “interventi per lo sviluppo della montagna”.

COMMENTO DEL BLOG

Secondo il nostro modesto parere un po’ di confusione è stata fatta. Il taglio lo abbiamo visto e ci è sembrato “forte”, erano in azione anche il 31 luglio alle ore 13,10 circa nella pineta.

Non sappiamo se tagliavano o “sistemavano” seguendo degli ordini di qualche istituzione preposta al controllo o cosa stessero facendo. Speriamo che ora si attenda tutti di sapere quali saranno le conclusioni avviate dagli  organi preposti ai controlli  e dalla magistratura. Speriamo che nel frattempo tutto resti “fermo”…..

L’idea di pulire il bosco non e’ sbagliata….se si limita a quello tenendo conto che siamo in un “parco”.

Ora con serenità’ occorre ritrovare la ragione e sistemare per bene la cosa ed evitare altri danni.

Se poi il consorzio del parco potesse avere una parte di finanziamenti previsti per quest’area potrebbe operare per un serio rilancio del parco medesimo creando anche lavoro….che non guasta.

Ps: il mini incendio di oggi ci auguriamo sia frutto di qualche disattenzione o autocombustione e niente più.  Occorre calma e serenità da parte di tutti come spesso ha ripetuto saggiamente il presidente del parco stesso.

 

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