gli ultimi tre gradini della Rupe dei gradini-1
gli ultimi tre gradini della Rupe dei gradini

Brigante della valtolla

La falesia, penserete voi, è una scogliera a picco sul mare e il nostro pensiero corre subito a quelle famose di Dover o di Etretat in Normandia.

Certamente vero ma un tempo, tanto lontano, anche da queste parti c’era il mare.

A dire il vero io parlo di quel tempo quando il mare arrivava ben oltre Lugagnano fino alla fine della Valdarda, proprio qui in Valtolla.

Praticamente la scogliera di cui parliamo è quella che noi da sempre chiamiamo “Rocca dei Casali”, nel comune di Morfasso.

leo 70-panoramio
la chiesa di pedina con la rocca sullo sfondo (foto di leo70)

Poi tutto venne sconvolto, il mare si ritirò e qui restarono i resti di belene, di pesci e le scogliere o se preferite le falesie.

Oltretutto la nostra, la falesia della Valtolla, non è neppure uguale alle altre presenti in Emilia. E no, questa è  speciale, è solo in Valtolla ed è  l’unica falesia calcarea dell’intera Emilia.

Qui, dopo il ritiro del mare, sulla falesia che conosco come le mie tasche, stanziarono alcune tribù di quei popoli che comandavano tutto il sud-ovest della nostra Europa. In particolare da queste parti  si erano stabilite alcune tribù dei Ligures.

Va da se che per viverci con una certa sicurezza, sulla Rocca, vi realizzassero anche le loro opere di difesa “militare” e quelle sociali e religiose come potevano essere are sacrificali e luoghi di sepoltura.

La prova definitiva che si trattava di questo si ebbe nel 1953 quando, per un perimetro di complessivo 80 metri, furono ritrovati i resti di un “castelliere” posto proprio sulla Rocca dei Casali, sulla nostra falesia.

Io c’ero e si trattò, ricordatevelo bene, di una scoperta eccezionale che ebbe un grande risalto nazionale…non solo nel mondo scientifico.

Merito del parroco della parrocchia di Casali di Morfasso, don Achille Sgorbati, vero esperto di archeologia e d’arte, del prof. Giorgio Monaco, illustrissimo soprintendente alle Antichità dell’Emilia e del nostro compaesano Giuseppe Marenghi che, di questi luoghi, ne sapeva veramente parecchio. Poi altri dopo di loro scavarono e ritrovarono resti vari e punte di freccia addirittura collocabili tra l’Età del Rame e quella del Bronzo.

Perché qui  c’era l’uomo primitivo, c’erano i nostri antenati liguri, che hanno lasciato le tracce del loro passaggio. Vi rendete conto di cosa abbiamo in Valdarda?

Qui c’era già una civiltà antica quando giunsero i Romani e sicuramente anche i Cartaginesi, quelli che poi sconfissero i Romani nel Trebbia.

Ma non è finita qui perché nel 1998…

sopra la rocca da il peyote ott 14
sopra la rocca (il peyote)
 ©coordinamento editoriale F.F.& S.E.
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