Cronache da Vetralla…(passando sulla Francigena)

2017-05-vetralla-1IMG_3887Domenica 7 maggio,  nel primo pomeriggio arriviamo a Vetralla, cittadina della Tuscia Laziale, uno di quei luoghi che ci ostiniamo a definire minori (dal punto di vista turistico) e che invece non lo sono, come non lo è l’intera Tuscia. Dopo una breve sosta ristoratrice ci siamo avventurati a scoprire questa apparentemente modesta cittadina medievale (circa 14.000 abitanti) sulle pendici dei Monti Cimini, sulla Via Francigena di Sigerico.

Nella Piazza adiacente alla via medievale  tra Piazza della Rocca e la Chiesa di San Francesco ci siamo soffermati a fotografare un vecchio lavatoio tuttora utilizzato e ben funzionante e chiediamo a due anziane signore che stanno “sferruzzando” un centrino se  sapevano ove si trovasse la chiesa di San Francesco.

Ci sente Peppe, un simpatico omone, che ci indica la strada e ci chiede “Vi posso far visitare una chiesetta, meno conosciuta, che vi sorprenderà…vi interessa?”.

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La Chiesa di San Pietro, il capolavoro di Vetralla… 

Ecco ci ritroviamo poco più avanti, superato il Vicolo del sole, nei pressi di Porta San Pietro, acanto alla chiesetta di San Pietro, e Peppe ci attende.

Saliamo pochi scalini, si apre il vecchio portone e si accendono le luci: lo spettacolo inizia.

Sulla parete dell’altare un grande ciclo di affreschi ci illumina: l’antica parete presbiterale e l’absidiola ne sono interamente coperti, uno spettacolo con un ciclo dedicato a San Giovanni Battista, protettore della locale Confraternita del Gonfalone; la storia della vita di San Pietro e San Pietro in  cattedra, le scene dell’ultima cena  e la lavanda dei piedi. Sulla parete laterale sinistra sono rappresentate le martiri Santa Apollonia e Santa Margherita datate 1578, e poi c,è, tra gli altri, una magnifica rappresdentazione dedicata alla Madonna del Riscatto (e della Misericordia), simbolo della devozione vetrallese.

In poche parole una chiesa che contiene del capolavori, Recentemente ristrutturati, come parte della chiesetta medesima. E Peppe con grande passione ci racconta la “storia” di questa Madonna (del Riscatto)con il mantello…

2017-05-vetralla -1IMG_3876LA LEGGENDA DELLA REALIZZAZIONE DI QUESTO DIPINTO

Si raconta–dice Peppe–che una sera ai custodi della chiesa si fosse presentato un pellegrino, sporco e affamato. Tali custodi mossi da pietà lo lavarono e lo ristorarono predisponendo un piccolo giaciglio, con lenzuola e coperte, per farlo riposare nel fienile accanto alla chiesa medesima.

Il mattino seguente –prosegue Peppe– i custodi si recarono nel fienile per portare la colazione al pellegrino ma questi non c’era più, era già partito.

Ma sul lenzuolo trovarono un dipinto con raffigurata la Madonna… questa della quale abbiano parlato mantello.

IL SIGNIFICATO  DEL MANTELLO DELLA MADONNA DEL RISCATTO VETRALLESE

C’era un sacerdote, del quale non ricordo il nome–ci informa Peppe– al quale apparve questa Madonna che gli disse di recitare il rosario con le persone del luogo che avrebbero, di conseguenza, goduto della sua protezione.

Dopo un po’ di tempo, dopo diversi mesi,  quel parroco ebbe una seconda apparizione.

Pur estasiato dalla nuova visita si mostrò piuttosto contrariato poiché non riuscì a scorgere accanto alla Madonna medesima nessuno dei recitanti il rosario. E di conseguenza sbottò “non vedo nessuno…eppure me lo avevi promesso”.

La Madonna allora aprì il mantello e apparvero tutti gli uomini e le donne con il rosario in mano; uomini e donne protetti dal suo mantello.

CHI SI RICONOSCE SOTTO IL MANTELLO…

Di sicuro Maria Maddalena che introduce un gruppo di donne della Confraternita vetrallese, e San Giovanni  che introduce un gruppo di uomini tra i quali spiccano il francescano Bonaventura di Bagnoregio e il Cardinale Alessandro Farnese.

Quest’opera è databile 1578/80.

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Chiesa di San Francesco a Vetralla

MA VETRALLA È UNA SORPRESA UNICA…

E allora ci sono da visitare il suo Duomo e la bellissima chiesa di San Francesco, la più antica di Vetralla, risalente al secolo XII, ricostruita in seguito alla distruzione operata dai viterbesi, nel 1207. Luogo di accoglienza dei pellegrini francigeni che giungono a Vetralla. Anche in questo caso al suo interno vi sono un ciclo di affreschi-capolavoro (risalenti al secolo XV, e anche epoche più antiche); e sotto c’è un una cripta triabsidata interamente scavata nel tufo, da restare a bocca aperta, con colonne provenienti dal vicino, antichissimo, insediamento di Forum Cassii, antica stazione locale di posta romana e nel mediavo luogo di accoglienza dei pellegrini diretti a Roma,  ubicato sulla Via Cassia. Il Duomo che ci racconta l’amico Peppe essere bellissimo, domenica pomeriggio, era chiuso…putroppo.

LA TAPPA DEI MODERNI PELLEGRINI

Una tappa corta, di 16+1,5 km, di incredibile bellezza paesistica e importanza storica.

Uscendo da Viterbo, dopo i primi km seguendo la variante regionale, si transita nel luogo dell’eccidio dei martiri San Valentino e Sant’Ilario, si raggiunge  come si trattasse di una Via Crucis,  la tomba dove i corpi dei due martiri vennero nascosti e sepolti in una vecchia tomba etrusca. Si percorre un lunghissimo tratto  di Via cava etrusca, una strada seminterrata, in alcuni punti per 15 metri, interamente circondata da uliveti, vigneti e boscaglia. L’ultimo tratto per raggiungere Vetralla è in salita, ma è un tratto breve.

Testo e foto di Sergio Efosi (alias Sergio Valtolla) pellegrino francigeno con Angelo e Giulio-maggio 2017

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cripta della chiesa di San Francesco
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