Il Castagno della valtolla: problemi e prospettive

Il castagno ha avuto un ruolo fondamentale nell’economia delle nostre vallate piacentine e nelle montagne in generale.

Un tempo lo chiamavano “albero del pane” ed era considerato ” l’albero ” per eccellenza.

Il castagno con i suoi grandi alberi [ qui allevati con una tecnica di eccezionale impatto visivo ] dominava  il paesaggio collinare e montano e sosteneva la vita dell’uomo e degli animali domestici e non.

Con l’essicazione delle castagne si ottenevano farine per pasta, dolci e pane, legna da ardere e per costruzioni e manufatti casalinghi, fogliame per le lettiere delle stalle e corteccia per il tannino [ acido naturale per conciare pellami e altri usi ] .

Vi sono testimonianze di alberi [fossili] di oltre 5 milioni di anni fa poi, tale albero,….. subì il declino causato dalle grandi glaciazioni fino a ricomparire per opera [?] di Fenici, etruschi, greci e romani.

Così esso tornò a occupare i nostri monti e solo recentemente è stato oggetto di un quasi totale abbandono [ con eccezioni zonali…compresa la valtolla dove è ancora ben presente l’antica varietà di Vezzolacca oltre a  quella di Gusano in valvezzeno].

Recentemente vi sono stati timidi tentativi, non sempre riusciti,  di conversioni o rinvigorimento  ma….siamo ancora a poca cosa rispetto al tempo che fu e alla potenzialità.

Le mancanze di cure e utilizzo dei frutti hanno purtroppo minato anche la salute dei castagneti e così, anno per anno, muoiono alberi secolari e non ne ricrescono dei nuovi.

In generale il castagno ha seguito il declino agricolo della vallata che conta ancora su pochissime aziende agricole attive.

Noi in valtolla abbiamo l’albero che è stato classificato il più antico della provincia con ben 500 anni, a vezzolacca [ nel cuore della produzione dell’antica castagna domestica di Vezzolacca –iscritta nel registro  varietale del ministero delle risorse agricole].

Ma nei nostri bei monti di “ centenari “ ne abbiamo a decine ….basta fare un bel giro tra i Monti Palazza,  Lucchi, Mu, Croce dei Segni, Moria, Rovinazzo….e, anche se non siamo più in grado di fare distinzioni, ci imbatteremo a tante caratteristiche diverse dei frutti per pezzatura, colore della pasta, sapore, epoca di maturazione, gusto, attitudine culinaria….frutto della zona, esposizione, eventuali incroci….ecc…

Da anni, tuttavia il male dell’inchiostro, il cancro della corteccia… parassiti e insetti vari estremamente pericolosi per la salute delle piante stanno lentamente decimando il nostro patrimonio senza che nessuna autorità intervenga.

Vi sono insetti parassiti che negli anni si son diffusi, senza trovare ostacoli, in ogni zona castanicola del continente europeo e che sono ormai presenti anche da noi in valtolla e in tutte le vallate piacentine.

Si tratta di insetti parassiti che nel periodo caldo-umido estivo producono nelle gemme delle castagne fino a 150-200 uova che poi vanno il loro corso e producono i danni che sappiamo.

Nella nostra Regione sono sicuramente coscienti del problema ma occorrono interventi …e le associazioni degli agricoltori [ dell’agricoltura] devono intervenire, sollecitare, promuovere…! Le università vanno coinvolte al pari delle scuole agrarie piacentine.

Non è semplice quantificare i danni diretti poiché queste infestazioni  possono convivere con fattori climatici sfavorevoli che rallentano i parassiti ma aumentano i vari   marciumi del legno e del frutto e dunque ” se non è zuppa è pan bagnato”.

Il nostro è un grido d’allarme prima che sia troppo tardi.

Considerato che nella storia vi sono cicli e ricicli conservare bene le nostre piante da frutto potrebbe tornare molto utile anche per chi vorrà vivere in montagna, fare attività agrarie e agrituristiche.

Conservare il Castagno non è operazione nostalgica! Al contrario è molto utile per l’ambiente, per il paesaggio, per l’ intera comunità [ vi immaginate il paesaggio agrario della valle e dei  monti citati senza la presenza dei maestosi castagni e dei loro “patriarchi ” ultracentenari?]

Conservare il Castagno èanche ….molto utile per la filiera delle produzioni agrarie italiane.

—————————IL CASTAGNO ( CASTAGNA SATIVA )————————-

Famiglia: Fagacee ( come lo sono le querce e i faggi ampiamente diffusi nelle nostre vallate  )

In Italia: presente in tutte le regioni nell’area appenninico-collinare e sub-montana, su terreni a reazione acida ( dai boschi di San Lorenzo a quelli del Parco provinciale).

La pianta: Può raggiungere anche i 30 metri di altezza e gli 8 metri di diametro del tronco. Chioma molto allungata e allargata verso l’alto. Tronco diritto ramificato nella parte alto; corteccia grigio-scura; solcata a spirale e reticolata nella pianta adulta ; nelle piante giovani la corteccia è                       bruno-rossastra e liscia.

Le foglie: sono a forma lanceolata, acuminata all’apice e seghettata nel margine, lucide e di consistenza coriacea; inserimento alternato sui rami.


Fiori: Infiorescenze unisessuali; quelle maschili a glomeruli riuniti in lunghi amenti di 10-20 cm , rigidi, poste all’ascella delle foglie, di colore bianco crema; quelle femminili solitarie o 2-3 alla base dell’infiorescenza maschile avvolte dalla cupola (riccio) spinescente; fioritura a giugno.

Frutti: rappresentati da noci dette “castagne”, interamente rivestite da una cupola spinosa (riccio) che a maturità si apre per liberare le castagne contenute; il frutto può avere un rivestimento di diversa tonalità di marrone.

 

2 pensieri riguardo “Il Castagno della valtolla: problemi e prospettive

  1. Quattro chiacchiere su castagneti su boschi … e di soldi pubblici
    La situazione dei nostri castagneti non è molto differente dalla condizione in cui si trova il resto della copertura forestale e del territorio agricolo in genere: stato di abbandono totale con conseguenze irreversibili.
    Irreversibili perche non ha più alcun senso fare interventi sui castagneti per mantenere in vita i vecchi alberi d’altofusto ormai in avanzata fase di deperimento.
    Quando avevo 18 anni ho lavorato per qualche settimana ad un intervento di potatura e diradamento dei vecchi castagni della Palazza e già allora avevo la sensazione di tagliare i rami secchi dei castagni morti…
    Proprio ieri ho partecipato ad un sopralluogo per un intervento di potatura e diradamento di castagneti in fase di abbandono in Val d’Aveto ed esaminato il progetto mi è tornato alla mente l’intervento degli anni 80 fatto a Vezzolacca, con le stesse prospettive di fallimento.
    Dobbiamo farci tutti un esame di coscienza e decidere se vogliamo il castagneto da frutto per un’esigenza puramente estetica e quindi salvaguardiamo i vecchi esemplari moribondi, minati dal cancro e dall’incuria con una prospettiva di vita di 5/ 10 anni.
    Oppure decidiamo di lasciarci alle spalle l’egoismo “paesaggista” e lasciare un “po’ di paesaggio” anche ai nostri figli mettendo mano ad interventi forestali seri dove si preveda l’impianto di nuove piante da frutto ( ibridi euro-giapponesi – Castanea crenata) su cui innestare le nostre varietà storiche .
    Ma questo non sarà sufficiente, perchè prima di fare nuovi impianti bisogna programmare il futuro della coltivazione della castagna ed oggi quando si progetta un intervento bisogna programmarne tutte le fasi; dall’impianto alla vendita del prodotto.
    Tra questi estremi ci deve per forza essere l’abbandono della gestione “familiare” del bosco, superando la frammentazione della proprietà fondiaria (che è la vera madre della morte della montagna) . Se non si riescono a costituire consorzi forestali con un piano economico di gestione decennale degli interventi, non conviene neppure perdere tempo a parlare di recupero della castanicoltura.
    Il piano economico, analogamente ai piani economici forestali, deve prevedere tutti gli interventi necessari alla coltivazione dei castagneti, prima di tutto individuando una forma di gestione collettiva della proprietà che non deve per forza essere quella cooperativistica.
    Prendiamo ad esempio le proprietà Collettive di uso civico come ad es. le Regole Cadorine, le Magnifiche Comunità delle valli di Fiemme e Fassa o le Comunaglie ed i Comunelli dell’appennino Parmense o Piacentino, che sono istituzioni ben più antiche del regno d’ Italia dato che affondano le loro origini ai tempi dei longobardi, (… non conoscevano la scrittura, non si lavavano, ricorrevano al diritto di faida, ma avevano capito che in montagna la proprietà frammentata non aveva futuro …) queste forme di gestione attualmente si sono dimostrate le uniche possibilità di sviluppo dell’economia montana.
    Poste queste basi si potrà mettere mano alla progettazione di interventi di bonifica dei castagneti ammalati con una migliore razionalizzazione degli impianti e per razionalizzazione non deve intendersi impianti simili a pioppeti ma castagneti serviti da una viabilità forestale principale e da una rete di sentieri secondaria (nel castagneto del futuro non si arriverà più con il trattore, ma con la motocarriola, però il bosco dovrà confinare con una strada fruibile da normali furgoni e pik up)
    Il futuro della meccanizzazione forestale e dei prodotti del bosco sarà sempre più orientato verso la meccanizzazione leggera, caratterizzata dal basso costo di acquisto e gestione, dalla facilità d’uso e dal basso impatto ambientale.
    L’era della gara a chi ha il trattore più grosso è al tramonto se non altro perché sono finiti i contributi comunitari (che tanto male hanno fatto all’agricoltura)
    Con una rete di stradelli forestali ed una rete sentieristica ben tenuta ed impianti che si inseriscono armoniosamente nell’orografia appenninica, si coniuga la produzione forestale con la fruizione turistica/escursionistica del territorio che rappresenta una importante fonte di reddito dell’economia montana.
    Infatti non è possibile immaginare una fruizione turistica del territorio senza considerare una buona gestione di questo territorio (Il turista non frequenta gli incolti e le selve impenetrabili) e la buona gestione del territorio non si può fare senza una buona gestione dell’agricoltura.
    Ma tornando alla castanicoltura … una volta recuperati i castagneti (ed in una prima fase potranno essere mantenuti in vita i vecchi esemplari in attesa dello sviluppo dei nuovi impianti) bisognerà pensare alla collocazione del prodotto, non limitandosi ad aspettare l’arrivo dei grossisti, ma creando attività di trasformazione in loco come ad esempio un impianto di essicazione ed un mulino per produzione della ricercatissima farina , impianto di confezionamento ed etichettatura del prodotto con i vari riconoscimenti (bio – deco ecc). Un altro tema da affrontare sarà il contenimento della raccolta selvaggia (ma in un bosco abbandonato cosa dobbiamo spettarci…) ed in proposito vi sono positive esperienze di istituzione di aree di raccolta a pagamento (tipo tesserino per i funghi ad esempio) o di adozione a distanza di una pianta con il diritto di raccolta da parte dell’acquirente previo pagamento al proprietario degli interventi di manutenzione fatti durante l’anno.
    Per ora mi fermo qui, mi sembra di essermi dilungato anche troppo, ma spero di avere fatto comprendere il mio punto di vista sulla relativa facilità con cui spesso si invocano interventi di manutenzione del territorio senza considerare tutti gli aspetti dell’intervento effettuato come sempre a spese del contribuente.
    Ciao
    Marco dall’est

    1. grazie marco!
      Bellissimo contributo…da vero specialista.
      Lo pubblicheremo anche come articolo tra qualche giorno.
      Tutto quello che si fa in agricoltura è difficile…figuriamoci in montagna dove vivono quasi solamente pensionati….ma le tue idee sono ottime e auguriamoci che ci sia chi le sappia cogliere…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...