Rigolo e la Val Restano, i luoghi dell’altrove…

2019-11-05-rigolo1-1DM4B3374-ModificaReportage di Sergio Efosi, fotoamatote, blogger, escursionista e narratore.

Ci sono dei posti che non appartengono del tutto la geografia fisica; sono reali e irreali al tempo stesso, nel senso che la semplice lettura topografica dice poco di loro.

Questi posti appartengono ai “luoghi dell’altrove”, molto più distanti di quanto non lo siano in chilometri di strada da percorrere per raggiungerli, molto più isolati di quanto non lo siano realmente.

Solo arrivandoci, in questi posti, ci si rende conto di questo “altrove”, di questa loro singolarità.

A Piacenza di questi posti ne conosco tre.

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La chiesa di Rigolo con l’agriturismo…

La Val Restano, di cui scrivo ora, la Valtolla, della quale scrivo spesso e la Val Boreca, anche per me sconosciuta. E tralascio i “luoghi dell’altrove” minori, che pur esistono.

In Val Restano, dunque, ci sono arrivato per caso. La mia curiosità è partita percorrendo, la scorsa primavera, “l’anello del merluzzo” tra Groppoducale, Prato Barbieri e Montelana (link “anello del merluzzo”). Oltre questo sentiero sapevo esservi una valle lunga e misteriosa che mi chiamava…

Questo “altrove” inizia poco oltre Bramaiano di Bettola, raramente lo si scopre attraverso una guida turistica e si estende per circa 10/11 km.

È una specie di lungo e stretto “fiordo appenninico”piacentino dove al posto del mare c’è il torrentte e dove non s’insediarono i nordici Vichinghi ma sicuramente vi ripararono i nostri antenati “Ligures”.

Quel popolo primordiale, antichissimo padrone dall’età  “primitiva” delle vaste terre appenniniche tra Liguria, Provenza, Lunigiana, Apuania,  regioni montane e collinari dell’Emilia occidentale ecc.., che per oltre 70 anni resistette all’invasione del suo territorio d’origine da parte dei Romani.

Un popolo montanaro, silvestre, conoscitore delle vallate più interiori e sperdute come questa del Restano e di Groppoducale.

E anche i loro successori furono uomini dei boschi, fino a quasi i giorni nostri; uomini e donne che coltivando la fede eressero una chiesa bellissima, colma di purezza cristiana nello stile slanciato del suo mirabile campanile e nella semplicità della costruzione a “capanna”.

2019-11-05-rigolo1 -1DM4B3292-HDR-Modifica copiaLa costruirono, accanto alle loro case di sasso, in quel lontano anfiteatro naturale, dove la valle stretta, per poco, si apre alla luce e all’immensità del cielo.

Qui, in questo “luogo dell’altrove”, gli abitanti realizzarono il loro paese e la chiesa, un mirabile esempio di architettura sacrale rurale.

In altri tempi vivevano di farro, il cereale primitivo e poi di castagne e portando al pascolo i loro pochi armenti, perché poca era la terra e tanto il bosco.

Poco oltre la Chiesa, sulla vecchia strada, c’è lo Scoglio con le case e l’alta torre d’altri tempi. Poi inizia nuovamente la boscaglia, che da queste parti è natura totalizzante.

I camini, in taluni casi, tra Restano, Rigolo Chiesa e Rigolo Scoglio sono stati rinnovati ma non v’è quasi traccia di abitanti umani mentre si notano capre, asini, galline e conigli.

Nei locali della canonica, da pochi anni, c’è un segno dell’uomo moderno, c’è l’agriturismo Ca’ Sonino, bello e romantico, isolato e immerso nel verde accanto al cielo.

Il resto è vento, acqua, fiori, fauna selvatica…

Una Val Restano da scoprire e percorrere a piedi e in bici, nel rispetto della “sacralità” dei luoghi. (Novembre 2018).

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Non pubblico mai cimiteri ma questo cosi piccolo, ordinato, con tutti i fiori…così “altrove”. In ogni caso non sono entrato l’ho solamente osservato dall’esterno.

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A piedi, sono partito da qui, da Bramaiano, vicino alla trattoria.
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Restano…
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Monte Moria: orco o eremita?

2015-10-parco-moria-9107_fotorMonte Moria: orco o eremita? (di Sergio Efosi Valtolla, fotoamatore, blogger, escursionista e narratore). 

Negli anni che dovettero precedere l’arrivo dei frati in Valtolla, di sicuro in piena epoca longobarda, giravano strane voci nei rari e piccoli villaggi dell’alta valle; voci che segnalavano con insistenza la presenza uno strano “essere” sull’acròcoro del Moria, definizione, quest’ultima, acculturata di “altopiano”, in uso presso la letteratura tecnica. L’essere solitario e schivo, pare vivesse in un misero rifugio occultato  dalla fitta e impenetrabile boscaglia che dominava i luoghi; scarsamente frequentati perché si riteneva fossero infestati da presenze demoniache e da divinità malvagie. Non era ancora, quella, l’epoca della piena cristianizzazione dell’intera zona appenninica per cui fauni, silvani, divinità pagane e demoni, capricciosi e dispettosi, erano ancora temuti e venerati. I meglio informati giuravano si trattasse di un semplice eremita “forestiero”, giunto da chissà dove, ma i più insistevano sulla stranezza dell’essere. Taluni, fantasiosi, si spingevano oltre, descrivendolo con sembianze deformi e paurose.

Altri più discretamente e concretamente discutevano a quale dei due lati dello spirito potesse appartenere: se a quello del bene oppure a quello temutissimo del male.

Le grandi boscaglie che si estendevano senza soluzione di continuità da Mignano alle valli più interne  e sconfinate dell’alto Appennino erano, in massima parte, fittissime con alberi giganteschi che a malapena lasciavano intravvedere il cielo ai rari frequentatori di tali luoghi.

Ambienti umidi, spesso scuri e molto ombreggiati che di sicuro ispiravano e alimentavano racconti di paura.

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archivio monte moria

Coloro che volontariamente vi si inoltravano potevano tranquillamente occultarvisi senza il timore che qualcuno mai li scovasse. I pochi coraggiosi, insediati nei rari e piccoli villaggi sorti nelle radure della boscaglia, erano in massima parte fuggiaschi da guerre, epidemie e carestie tremende che avevano distrutto anche il territorio piacentino nei secoli intercorsi tra la caduta dell’impero e l’arrivo dei Longobardi; e in tal contesto non mancavano neppure i banditi. Tutti alla ricerca della mera sopravvivenza o del nascondiglio sicuro. In pratica questa grande boscaglia era come un grande e impenetrabile “deserto”, dove al posto della sabbia c’era una distesa verde infinita e impervia che tutto occultava. 

In taluni luoghi della grande boscaglia erano rimasti o si erano stabiliti anche rari gruppi di boscaioli e cacciatori intrepidi. 

In ogni caso quella fu l’epoca alto medievale che registrò il più grande tracollo demografico che la penisola ricordasse.

La presenza umana nel nord Italia era divenuta più che rara e su questi monti pare non superasse le poche decine di individui. Si trattava, nel caso dell’alta Valdarda, di boscaglie desolate dove sopravviveva una rete di vecchi sentieri decaduti e a tratti interrotti; luoghi ideali per l’eremitaggio che ricercava, sull’esempio dei Santi eremiti orientali, l’isolamento e la solitudine più profonda per dedicarsi alla preghiera perenne e alla salvezza della propria anima.

Chilometri di boscaglia fino alle cime del monte Lama e poi ancora oltre fino a ricongiungersi con altre valli e poi, quasi senza soluzione di continuità, fino a raggiungere le costiere del mare della Liguria. 

Luoghi che, pur con fatica, avevano frequentavano i primi abitatori antichi di queste terre, quelle tribù di Liguri che per secoli contrastarono e occuparono la boscaglia,  facendo pascolare i loro armenti e costruendo insediamenti ai margini della stessa fino alle prime colline verso la grande pianura del Po. Ma da quei tempi “tanta acqua era passata sotto i ponti”, da quelle parti erano transitati anche i cartaginesi e i romani fino al silenzio, con il prevalere dell’esercito della natura che per lunghi secoli determinò l’oblio; la natura, ancora una volta,  si era ripresa anche quelle superfici “roncate” nel corso di lunghi secoli dall’uomo e tutto era tornato come all’inizio.

La boscaglia dominava incontrastata il panorama appenninico, gli anni e i secoli passavano e le foreste crescevano, il sottobosco si infittiva e la luce a fatica penetrava in queste valli misteriose e umide dover scorrevano l’Arda, il Lubiana, il Chiavenna, il Chero, il Riglio, l’Ongina, ecc… . Solo da qualche parte resisteva un villaggio, un piccolo villaggio di superstiti o un nuovo aggregato formato da fuggiaschi dediti alla caccia e alla raccolta dei frutti spontanei. 

Fu in quell’epoca, nel secolo VII, che sull’acròcoro del Moria fu (ri)scoperto un bosco, un grande bosco, dove imponenti carpini, cerri e faggi avevano assunto forme assolutamente inusuali, quasi si trattasse di un tocco d’artista, capolavori dell’arte topiaria che solo il Divino poteva aver ispirato; capolavoro custodito per secoli dalle “fate”. Ma una notte non molto lontana dai giorni nostri, lo spirito del male armó le mani dell’uomo che abbatté il meraviglioso bosco facendo fuggire per sempre le “fate”, ambasciatrici divine, che ora si trovano nascoste in qualche altro luogo impervio della Valtolla. E forse a qualcuno sarà capitato di incontrarle…

L’essere misterioso del Moria, ormai in età avanzata, che tanti sospetti aveva destato in quei rari abitatori della  dell’alta valle dell’Arda,  un giorno venne incontrato da un drappello di frati Tollensi, da pochi mesi insediatisi da queste parti, mentre stava posando pietre in una piccola radura. Lo osservarono per  l’intera giornata, accorgendosi che stava erigendo un piccolo altare. L’indomani tornarono silenziosi sui loro passi e, con grande stupore,  scoprirono che quell’altare aveva le sembianze di quelli cristiani perché sormontato da una piccola croce di legno. Silenziosamente e cautamente si avvicinarono per poter osservare meglio e dal profondo del bosco udirono un canto, un canto che ricordava le lodi alla Madonna. Un canto che non invocava alcun spirito del male. 

Più rassicurati, pur sempre con molta cautela, avanzarono ancora rimanendo occultati nel folto della boscaglia.  Scorsero una modesta capanna, tutta in pietre e frasche dalle quali proveniva quel canto….

Quell’essere misterioso al termine delle lodi, uscì allo scoperto e si diresse verso l’altare nella radura. Qui restò immobile, quasi in trance, silenzioso con le mani e lo sguardo rivolto al cielo.

Passarono ancora molte decine di minuti e poi all’improvviso quei frati intonarono quella lode alla Madonna, lieve come la brezza di quella mattina e restarono in attesa.

Furono attimi lunghissimi, silenzi assordanti, battiti di cuore…

Quell’essere, senza nemmeno girarsi, riprese quella lode e fu il coro che dopo quel lungo e interminabile attimo prese il sopravvento. 

Quel vecchio era un eremita, un asceta, un essere certamente non demoniaco come qualcuno aveva insinuato.

Fraternizzarono e il vecchio si convinse che era giunto il momento di pregare in maniera comunitaria, di scendere da quel monte per unirsi ai suoi fratelli per sempre. Quel vecchio forse si chiamava Tobia.

E il luogo dov’era stato eretto il piccolo altare eremitico divenne la meta del pellegrinaggio ove i frati, seguiti dagli abitanti del luogo, si recavano al solstizio d’estate per lodare la Madonna;  e poi vi costruirono una cappella che racchiudesse quel primitivo altare.

Ancora ai giorni nostri sull’acròcoro del Moria, ora parco provinciale, ci son luoghi dove s’incontra la Madonna. Sono i “luoghi dei segni” percorsi da migliaia di pellegrini nel corso dei secoli. Percorsi dagli escursionisti del terzo millennio.

Tutto in quel Parco del Moria ricorda questi segni antichi: la fontana, la vetta, la chiesetta dedicata alla Madonna del monte, la radura, il sentiero, la boscaglia…

Il Moria è un parco per riposare, per camminare e per contemplare quelle divine bellezze naturali. 

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Morfasso: l’estate della cultura e del tempo libero rende omaggio alle opere dello scultore Marco Polledri (fotoarticolo)

2018-07-polledri-7DM4B8086Morfasso: l’estate della cultura e del tempo libero rende omaggio alle opere dello scultore Marco Polledri (di Sergio Efosi Valtolla: fotoamatore, blogger, escursionista e narratore)

Prosegue la partecipata estate morfassina (Valtolla) dedicata alla cultura e al tempo libero.

Sabato 28 luglio a Morfasso, presso la chiesa antica, è stata inaugurata la mostra del morfassino dott. Marco Polledri, medico specializzato in dermatologia, che nel suo tempo libero si dedica alla scultura del legno ricavandone opere d’arte di grande impatto emozionale.

Una gran folla ha partecipato all’inaugurazione della mostra che resterà aperta tutti i giorni dalle 17 alle 19 fino domenica 12 agosto.

2018-07-polledri-1DM4B7914La cerimonia inaugurale della mostra, introdotta da Gian Francesco Tiramani, è iniziata con il coro di Morfasso, diretto dal maestro G.Luigi Rigolli, al quale partecipa lo stesso scultore.

Alla presentazione erano presenti il Sindaco Paolo Calestani con la giunta e numerosi consiglieri e il Vicario diocesano don Vincini oltre a una gran folla di estimatori, di amici e di cittadini provenienti da Piacenza e dalle province limitrofe.

Al termine dell’evento i numerosissimi ospiti sono stati accolti per un aperitivo presso l’Osteria Zia Valentina.

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Pista ciclabile dal Po a Mignano? 

2018-05-diga giorno no-1IMG_0659-Pano-Modifica_FotorUna pista ciclabile dal Po al lago di Mignano, in alta Val d’Arda (di Sergio Efosi Valtolla, fotoamatore, blogger, escursionista e narratore).  

L’annuncio di un simile progetto è stato avanzato  nel recente convegno svoltosi il 23 luglio 2018 sul “muro” più famoso della Valdarda, nell’ambito del convegno “Ritorno al futuro”, promosso dal padrone di casa Consorzio di Bonifica di Piacenza. 2018-05-diga tracimazione-1DM4B0035-Pano-Modifica

Bell’idea, anzi bellissima. Questo progetto una volta portato a compimento porterebbe a un collegamento ciclabile, e dunque pedonale, dalla già esistente Ciclovia del Po all’Appennino della Valdarda. Un’idea per certi versi non nuova ma sempre molto attuale; un progetto nella testa di tutti gli appassionati di queste attività legate alla fruizione del tempo libero in maniera lenta e attenta a non guastare il territorio naturale, culturale e storico che la ciclovia attraversa.  

Un progetto simile e parziale, rispetto a quanto già detto, che unisse Castell’Arquato con Fiorenzuola e con Chiaravalle della Colomba era stato avanzato diversi anni fa. Forse qualcuno lo ricorda? Forse ne è stato realizzato un pezzo? Ma quando mai. 

Anche nel caso della nuova “meravigliosa” ciclovia che raggiungerebbe il nostro “muro” si tratta, è stato precisato, di ipotesi progettuali future. 

Per realizzare queste infrastrutture occorrono più permessi e carte bollate che non soldi.

Proprio per tal causa, per il lieve “movimento di denari”, rispetto al gran beneficio che ne scaturirebbe, temo che il progetto rimarrà tale per molti e molti anni ancora. 

Passato il momento dei riflettori e delle luci il “muro” sarà dimenticato dai politici e dalle Istituzioni regionali e nazionali?

Saranno ricordate le promesse, le idee avanzate oppure…

Io non entro nel merito di un progetto che non conosco, non pongo limiti alla bontà dell’idea che mi piacerebbe veder rapidamente realizzata in toto.

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Al convegno tante proposte, tanti annunci…molto interesse.

So bene quante sono le infrastrutture deboli, assenti o devastate in tutta la Valdarda che conosco; so bene che servirebbero strade più decenti e sicure ma so altrettanto bene che creare infrastrutture per la fruizione del tempo libero e del turismo è altrettanto utile e urgente.

Detto questo, preciso anche che non mi appassiona il “benaltrismo” (il servirebbe ben altro “bell’idea ma prima servirebbero altre cose. Dopo si penserà anche alla pista ciclabile…alla sentieristica, ecc..ecc.”.) 

Se non sull’agricoltura legata anche al presidio del territorio e sul turismo su cosa occorrerebbe puntare per dar un po’ d’ossigeno all’Appennino? Cosa dovremmo fare in montagna per evitare la sempre maggiore desertificazione umana? 

Il discorso è certamente complesso e meriterebbe più spazio ma questa è solo un’opinione sull’ipotesi della ciclovia sulla quale “mi piacerebbe poter essere presto smentito”…  

Ps: la diga di Mignano con l’ultima manutenzione e la realizzazione dei nuovi “sfioratori” ha elevato la sua capacità di oltre un milione  mezzo di metri cubi d’acqua. Un bel risultato.

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I canottieri della “Vittorino” in allenamento a Mignano
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La balena di Fornari e Carta “emersa” il giorno del convegno. (un legame tra arte e piacenziano, tra la balena fossile ritrovata in Valdarda e mar padano).

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Viaggio tra coste, città e paesi della Sicilia (un itinerario fatto a modo mio tra bellezza e contraddizioni…)

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Faraglioni di Scopello


Viaggio tra coste, città e paesi della Sicilia (un itinerario fatto a modo mio tra bellezza e contraddizioni…) di Sergio Efosi valtolla, fotoamatore, blogger, escursionista e narratore.  

La Sicilia, per me emiliano di Piacenza, è isola lontana, spesso dimenticata e maltrattata dalla sua classe dirigente e da quella nazionale ma veramente bellissima. Nulla, ma proprio nulla, potrà farmi cambiare opinione sulle coste, le città, i paesi e i monumenti che ho potuto apprezzare; non potranno le pessime strade e autostrade, il “rudo” sparpagliato ovunque, il gran disordine edilizio e qualche altra “lacuna” di troppo.
Ancora una volta sono sceso al sud, in queste terre approdo millenario per tutte le civiltà mediterranee che qui nell’Isola han lasciato tracce uniche. Ma si tratta di tracce ereditate, spesso messe a rischio da politiche territoriali scellerate contro un “ambiente” e un patrimonio storico-culturale che meriterebbe molto più rispetto.

Sono partito il 12 giugno, circa 5 settimane fa, mi son fermato sulla Costiera Amalfitana e a Tropea e, nel ritorno, a Paestum; per 27 giorni ho girato la Sicilia e alcune delle sue isole minori.
Il mare in Sicilia è bellissimo, blu a tratti turchese e trasparente, tuttavia in ventisette giorni di permanenza son stato solo quattro giorni in spiaggia…avevo altre curiosità.
Il resto del tempo l’ho trascorso tra costa, mare e prime colline ammirando tutto quello che mi è stato possibile da Taormina a Messina transitando per Siracusa, Noto, Ragusa Ibla, Agrigento, ecc…dalla punta estrema sud di Capo Passero fino a San Vito Lo Capo.
Son transitato per Palermo e per Cefalù e ho completato il periplo della Trinacria.
Ho percorso oltre 5500 km dei quali più di 3000 in Sicilia. A piedi ho visitato centri storici, percorso riserve naturali, grandi aree archeologiche e ho avuto contatti con siliciani eccellenti di ogni età e condizione sociale, dal contadino al pescatore, dal ristoratore al marinaio.

Nulla mi ha attratto come i colori, la luce, la storia, il cibo e il vino rosso di quest’isola.
Ricorderò per sempre la “Valle”¹ più bella, quella dove i Greci han lasciato capolavori unici.
Ricorderò l’eccellenza mondiale del barocco di Noto, Scicli, Modica, Ibla² e Ortigia³.
Indimenticabile resterà il ricordo della permanenza a San Vito Lo Capo, tra mare azzurro, alti monti e riserve naturali.
Le isole Egadi sono semplicemente strepitose, con un mare da incanto tra Favignana e Levanzo; e fantastica è stata la visita al centro di recupero delle grandi “Caretta Caretta”, vittime dell’uomo che ha lasciato troppa plastica in mare
Sono giunto a Palermo pieno di pregiudizi e timori e ho “scoperto” capolavori da commozione, tra umanità varia e “popolo” accogliente; e allora, pur con attenzione, tra umori e grida, tra colori e sapori, ho percorso i grandi mercati di Ballarò e della Vucciria fino all’approdo nella piazza della maestosa Cattedrale arabo-normanna che mi ha lasciato senza parole. Il giorno seguente mi son dedicato al Palazzo dei Normanni (Palazzo Reale) e la commozione è arrivata per davvero: sono entrato nella Cappella Palatina e davanti a me ci stava l’immagine di Cristo Pantocratore …wow che colpo al cuore, che bellezza, che attrazione.
Ricorderò i faraglioni di Scopello, il centro storico e la cattedrale di Cefalù, il gran sito archeologico di Selinunte, la naturale e unica Scala dei Turchi e la trascurata ma bellissima, e lontana dalle coste, Piazza Armerina.

E ricorderò quel primo piatto di “maccaruna” con sugo di pomodorini ciliegini Pachino, gustato con un calice di nero d’Avola (Pachino e Avola sono poco distanti da Noto) in quel ristorante di Marzamemi, piccolo villaggio di pescatori con un mare da invidia totale, compreso nella “Riserva” dei fenicotteri rosa di Vendicari.
Potrò forse dimenticare il buon pesce spada alla griglia, il tonno in crosta di sesamo, i gamberoni rossi di Mazara, le sardine di Sciacca, gli arancini (o le arancine) e quel “pane cunzato” che solo qui san fare come si deve? Potrò forse dimenticare i limoni e la granita con ghiaccio “grattato” e al gelso rosso, i gelati alle mandorle, le cassate e i cannoli?
E, per terminare il tour, potevo mancare un omaggio a Eolo?
Così mi son recato a Panarea e Stromboli (Arcipelago delle Isole Eolie), ho atteso la sera e la notte per godermi un tramonto da favola e lo sbuffo infuocato di Stromboli…emozione pura.
Son rientrato nel continente con l’ottima compagnia di Caronte e Tourist, ho ripercorso “le Calabrie” e sono approdato a Paestum.
Ancora uno spettacolo d’Italia.

¹) La Valle dei Templi;

²)Ragusa-Ibla;

³)Siracusa-Ortigia.

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tramonto eoliano
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paestum
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paestum, tempio di nettuno
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cattedrale di palermo
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tramonto a Panarea
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ingresso riserva dello zingaro
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paestum
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ballarò
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baia di panarea
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porto di Levanzo, isole egadi
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stromboli

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attesa a stromboli
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ballarò
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tramonto calabro
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cappella palatina
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agrigento
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favignana
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agrigento
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capo milazzo

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noto
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noto
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modica
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ibla

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Al gir dal muron…*

gir dal muron-IMG_1246_Fotor copiaAl giro dal muron…*di Sergio Efosi Valtolla (fotoamatore, blogger, escursionista e narratore).
Sulle colline, lungo le dorsali che dividono Castell’Arquato da Vigolo Marchese, diversi sentieri si svolgono accanto o in piena immersione tra i vigneti, quelli famosi fin dal medioevo. Che passino accanto a vigneti che producono uve per il Gutturnio o per l’Ortrugo, o ancora per il bianco frizzantino Monterosso, essi consentono di scoprire paesaggi morbidi, sapientemente trasformati da secoli di lavoro dei vignaioli locali. Alla fine della camminata vien voglia di passare nell’osteria o nella cantina per sorseggiare, degustare i preziosi prodotti di quei vigneti con del companatico che qui, dolce o salato, non è certo di second’ordine.
Ma sabato mattina non mi aspettavo, o forse non son più abituato, all’incontro insolito.
Con il gruppo di amici della Valdarda di “basta na” ho percorso per l’ennesima volta qualcuno di questi sentieri. Dal piazzale dell’alto paese arquatese, quello fuori mura, siamo partiti lentamente in direzione del Cristo. Poi avanti ancora verso la parte più sommitale del morbido crinale fino al bivio per scendere, per la via più lunga di Montecucco, a Sabbionara per strade bianche, a tratti ampiamente ombreggiate fino a raggiungere questo piccolo agglomerato rurale alle porte di Vigolo, godendo delle viste più belle della Valchiavenna.
Nel ritorno del percorso ad anello, ecco l’incontro inaspettato, risalendo da Costa Negri, tra belle case rurali ristrutturate e da recuperare, vigneti e boschetti.
Proprio dove la lieve salita sta per terminare ecco apparire un gran esemplare di gelso rosso (muron russ) con i suoi rami pendenti e invadenti; e con frutti neri maturi e rossastri in via di maturazione.
Tanti, tanti, tanti e dolci, buoni con un gusto che avevo dimenticato. La mia predilezione, questo non lo avevo scordato, è sempre quella di far “mescita” tra frutti maturi e quelli leggermente rossi, in modo da esaltare il dolce ma senza esagerare.
Alla fine, in buona compagnia, abbiamo percorso poco più di 10 km, un giro breve, non stancante e pure gustoso. Insomma un gran “gir dal muron”. Il vino? Beh…quello c’era!

* da non confondere questo termine con “Muron”, con la iniziale maiuscola citato nella famosa frase “libar dal Muron” (e con i vari “approfondimenti” del vocabolario piacentino-italiano di G.Tammi).

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Lago di Mignano superstar…

2018-05-diga tracimazione-1DM4B0035-Pano-ModificaLago di Mignano superstar…di Sergio Efosi Valtolla (fotoamatore,  blogger, escursionista e narratore).
Ecco siam pronti…mancano una manciata di centimetri e la “tracimazione” sarà cosa fatta (chissà se quando pubblico il posta sarà cosa fatta!). Continua a leggere “Lago di Mignano superstar…”

Le strade scomode dei francigeni…

Le strade scomode dei francigeni…di Sergio Efosi Valtolla (fotoamatore, blogger, escursionista e narratore).

Percorre il ciglio della strada, la carraia, il sentiero con lo zaino ben fissato sulle spalle, un piede nell’erba e l’altro sull’orlo come uno che vive ai “margini”. Con pervicacia avanza, a volte tentenna come se avesse perso il filo, poi riprende.
Se lo seguite vi accorgerete del suo lieve ondivagare tra ghiaia, asfalto e sterrato.
A destra, a sinistra sulla via, seduto sul gradino, fermo in attesa di un compagno di viaggio oppure solitario e pensieroso, assorto nei suoi pensieri.
I suoi piedi ridacchiano di lui (o di lei) per la fatica, per i calzini puzzolenti e, a volte, per le evidenti “ciocche” che lo costringono a camminare goffamente.
Si piega ma non molla, si esalta alla vista del panorama imprevisto, si siede, lo contempla e poi riparte.
Il suo viaggio è tutto nello zaino e odia i cartelli segnaletici perché quasi sempre imprecisi e mendaci.
Arriva alla meta quotidiana stanco, felice ma pur sempre affaticato dal viaggio. Cerca il letto per riposar la notte, è curioso e va alla ricerca di altre emozioni serali, chiacchiera con altri viaggiatori, cena, ride…
Riflette sulla sua esperienza, sulla giornata e prega; si addormenta con i suoi sogni, con i suoi propositi positivi e mette in ricarica il telefonino per restare connesso al suo mondo.
Il giorno dopo di buona mattina, con lo stesso entusiasmo del giorno precedente, riparte e ancora avanza verso la sua meta.
Sei tu, sono io, sono un pellegrino del terzo millennio!

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L’alta Valdarda tra la biro e la “marassa”

COPERTINA SENTIERIdi Sergio Efosi Valtolla (fotoamatore, escursionista e narratore di storie).

La biro e la “marassa”: senza queste componenti, apparentemente opposte, non sarebbe stato possibile realizzare il progetto “Sentieri di Morfasso” che sabato 21 aprile 2018 verrà presentato nel municipio di Morfasso.

Quasi ducento km di sentieri tracciati, sistemati, segnalati, ripuliti, geolocalizzati e descritti in una guida turistica-escursionistica; la più importante mai scritta prima, sui sentieri di uno degli ultimi paradisi sconosciuti dell’Appennino piacentino.

Diciotto sentieri naturalistici, archeologici e culturali che collegano tutte le più importanti zone del morfassino e dei suoi dintorni.

Dieci bacheche segnaletiche posizionate nel capoluogo e negli antichi borghi montanari  di Morfasso per “aiutare” chi cammina.

Due anni di lieve attività, rispettosa della natura,  dove la “marassa” ha fatto il paio con la “biro” per consegnare la definitiva guida escursionistica e turistica agli appassionati della montagna della Valtolla.

E dalla marassa e dalla biro non è nata solamente la guida  “Sentieri di Morfasso” ma anche un sito internet “valdardatrekking.it” (in fase di implementazione, presto totalmente fruibile).

Ma più di tutti l’elemento caratterizzante l’intero progetto, fondamentale per la riuscita dell’intero ragionamento, è stato l‘amicizia; passione e amicizia per la montagna tra ragazze e ragazzi del gruppo di escursionisti della Valdarda e della Valtolla “…Basta nà” e “Via dei Monasteri Regi”.

E la strada prosegue, costante…mai rettilinea,  alla scoperta continua di nuovi percorsi, nuove bellezze naturali tra crinali ondulati, irte rocche e la storia dell’uomo della Valdarda e della Valtolla.

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COPERTINA SENTIERI

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Walking in Morfasso, between amazing nature and history …

2017-10-28-morfasso la penna-1IMG_5472-ModificaWALKING IN MORFASSO, BETWEEN AMAZING NATURE AND HISTORY… (di Sergio e Giulio Efosi*)

Walking in Morfasso, between amazing nature and history

 woods, streams of water, long paths, ancient trees, stone houses, old fortresses, pastures, steep climbs are some of the main features of Val d’Arda in the territory of Morfasso.

2017-10-28-morfasso la penna-2IMG_5394An ideal pristine place for those who like sightseeing far from the polluted air of the big cities.

 When arriving in Mignano along the track that passes through the dam after some bends you reach the uphill to Morfasso whose nature is so astonishing that resemble an impressionist piece of art.

This is the first impression of Morfasso, a town in the mountains with a small and peaceful residential community, a vast territory surrounded by a large number of small ancient villages made up of stone houses.
A territory that includes a large chain of some of the most beautiful Apennine Mountains of the entire province of Piacenza like Carameto, Groppo di Gora, Castellaccio, Menegosa, Santa Franca, Mount Moria (famous for it Cross of signs at the Morfassina and Guttarello), the Pelizzone’s pass (which connects Morfasso with Bardi) and the vast plateau of Mount Lama.



2017-10-28-morfasso la penna 1-1IMG_5463_HDRMountains, apennine ridges and mountain pass are linked by an extensive well marked trails suitable for any type of excursion, like a simple walk or something more challenging.
These mountains also have peculiar geological features ranging from the “Ofiolite” of Mt. Menegosa to the “Diaspro” of Mt. Lama, where the great streams of Lubiana and Arda begin.
 

Also something very interesting is the local fauna.

2017-06-04-sentieri morfasso-1IMG_4216-ModificaIt is possible to see the famous Poiana flying in the skies and other small birds of prey. Occasionally the rest of the wildlife is spotted by locals.

The land of Morfasso is known for being a “land border”, a small province corner where once Brigands e Rebels sought for refuge and a stronghold against invaders of all ages.

Here it is the less known Appenine! Here it is Morfasso with it’s efficient minimal services: pharmacies, the bank, the post office, the small groceries, the restaurants, the taverns, the newsstand, the Green Cross and the Civil Protection.

Here it is the place where the famous Benedictine Abbey of Tolla is located, rose around the VII century (a contemporary of Bobbio’s San Colombano), during the dark ages when the wilderness ruled the valley.

That rediscovered abbey, emerged from the depths of earth, recalled people and founded countries and villages between Castell’Arquato and Morfasso.

It was the most epic achievement of Valdarda’s history.

You know… walking in Morfasso in it’s vast territory is like walking between the uncontaminated beauty and history.

Italian translation

*la traduzione inglese è di Giulio Efosi che si scusa per eventuali errori.

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