Fiorenzuola: un piccolo omaggio dai quaderni della valtolla

ICONA VALDARDA HISTORY-3 (trascinato)Un piccolo omaggio del blog “Quaderni della Valtolla” alla città di Fiorenzuola d’Arda, prossima a festeggiare il patrono San Fiorenzo.

Si tratta di un  piccolo estratto del capitolo “Castello di Fiorenzuola” contenuto nell’opera “Castelli e Rocche del Piacentino” pubblicato nel 1913.

Per leggere clicca qui!

Dialetto alta valdarda: al disiunàriu d’al nòs patuà.

andrea bergonzi, il secondo da destra (clic per ingrandire)

Scrivere un post relativo  all’ultima opera dell’amico Andrea non è facile.

Dizionario del dialetto dell’alta val d’Arda è il risultato di un profondo lavoro di ricerca durato anni “condensato” in 1000 pagine.

Avete compreso bene: condensato in 1000 pagine. Continua a leggere “Dialetto alta valdarda: al disiunàriu d’al nòs patuà.”

La famiglia di Bigarö ad Rustighén…una storia della valtolla.

la vecchia chiesa gremita (clicca per ingrandire) foto bergo

Sabato 7 agosto 2010 si è svolta a Morfasso, presso l’antica chiesa, la presentazione del volume “La famiglia dei Bigarö”. Un volume di 350 pagine in cui l’autore, Andrea Bergonzi, ha cercato di racchiudere sei secoli di storia di una famiglia di Rusteghini, piccolo borgo dell’alta val d’Arda posto nel comune di Morfasso. Storia di una famiglia in particolare, ma storia più in generale di un intero borgo e di un’intera vallata, in quanto i fatti che hanno animato il fluire della storia di questa famiglia sono, più o meno, gli stessi che animano ed hanno animato le famiglie della Valtolla.

 

TERRE PIACENTINE: UN BEL LIBRO!

Abbiamo da suggerirvi una  buona lettura…..

TERRE PIACENTINE di Giovanni Zilioli e Domenico Ferrari ( edizioni LIR Piacenza….la mitica libreria Romagnosi  )  ovvero bellezza, memoria e sofferenza di un territorio italiano. Prefazione di Paolo Rumiz.

Scritto bene ….interessante…da avere, leggere e conservare per rileggerlo.

Ci sono racconti sui nostri paesi…anche quelli piccoli…che sono unici.

Non è una guida ma è molto meglio!….Non è un semplice libro di racconti….è molto meglio!

Il libro suddivide il territorio in 3 raggruppamenti: terre basse, terre di mezzo e terre alte

Lo abbiamo letto con un piacere immenso…..questi sono i libri che vorremmo sempre poter trovare in una libreria.

Ve lo consigliamo …soldi spesi bene!

LA REPUBBLICA NELLA VALTOLLA

Redarre un blog relativo ad un quadro geografico limitato ha degli indubbi vantaggi, ma anche molti inconvenienti, come spesso è emerso dalla lettura dei post (articoli).

Nel nostro caso avremmo potuto, sarebbe stato più facile, scrivere di un territorio almeno provinciale e invece no!…Abbiamo volutamente scelto una zona stretta.

Il perimetro ampio, dal blogger che fa blogging generalista, è sempre quello preferito perché meno ” geografico ” e corrispondente ad entità amministrative istituzionali precise ( la provincia, la Regione, una grande città, una regione…..); facile da governare poichè ha tanti “punti di attacco”.

In poche parole nel blog del grande territorio  ricavi un arcipelago di post (quello sui politici, quello sui comuni, quello sulla cronaca nera, sulla chiesa, sul tempo libero, sui sindacati, ecc… )  su svariati argomenti che sul blog ristretto non ti puoi permettere ( nel senso che sei più vincolato….altrimenti vai fuori tema.

Tuttavia la scelta del piccolo e ristretto  può essere azzeccata!

Noi abbiamo copiato!…Si abbiamo copiato. Abbiamo seguito l’esempio degli amici che redigevano la rivista ….l’ottima rivista ” quaderni della valtolla “.

panorama della valtolla (clicca sulla foto per ingrandire)

A parte la passione per la valle (redigiamo anche l’altro blog generalista ” valdarda comunitas blog ” ) ci sembra opportuno chiarire cosa intendiamo con quel titolo un po’ forte ” repubblica nella valtolla “.

Qui tutto è villaggio nella sua accezione più ampia del termine dove la transizione interna, lo scambio, tra campagna, borgo e Lugagnano avviene nei due sensi: in poche parole c’è contaminazione.

Il villaggio è antico con regole antiche, in gran parte perdute, ma rintracciabili…con pazienza, con lavoro collettivo, con ricerca fine e appassionata come sta facendo da 10 anni la rivista che abbiamo citato….

Anche Noi facciamo (cerchiamo di fare) un blog* che risvegli questo senso di appartenenza.

Discendenti dagli antichi liguri poi romanizzati, amministrati dai monaci tollensi per centinaia e centinaia di anni, patrioti anti napoleonici nell’800, partigiani, lavoratori e imprenditori nel mondo nel dopoguerra…

L’ influenza di questi passaggi, il cambiamento della mentalità rurale predominante fino all’emergere di opzioni politiche ampiamente ” nazionali” ci hanno suggerito il titolo ( effettivamente un po’ forte!).

* Per ora, considerate il numero altissimo di visite, la scelta del piccolo blog generalista territoriale ci ha dato ragione!….Grazie ai lettori, ai critici, ai suggerimenti, alle info…

IN VALTOLLA OSAVANO I LUPI

Ieri mattina andavamo a Roma in treno, con il famoso pendolino, e avevamo tra le mani il nostro quotidiano ” libertà” quando ci imbattiamo in un articolo a firma di Gianluca Saccomani (pensiamo si tratti del collaboratore della rivista ” quaderni della valtolla “) che titolava ” Nell’alta Valdarda dove osavano i lupi ” ….

Quella è stata la prima lettura del mattino, una lettura lenta, una rilettura di alcuni passaggi …fino alla fine senza interrompere l’idillio con il racconto.

Innanzitutto il tema e l’ambientazione del racconto: la caccia ai lupi in alta valdarda.

( clicca sul file per aprirlo: lupi valdarda 1 )

Scritto, per noi, mirabilmente dal Saccomani…con quel taglio tra il documentaristico e il racconto che ci piace molto….che aiuta a comprendere meglio, non stanca il lettore che, anzi, ne resta solitamente affascinato.

Il titolo ci intrigava parecchio: …….dove osavano…….ripetiamo …dove osavano …dove, quindi, non ci sono più!..Dove non ci sono più da cent’anni!

La struggente storia della caccia alla lupa……alla mitica lupa ” allevatrice di italici re ” alla quale sottrassero i piccoli per utilizzarli come esca…….senza tanto successo! (clicca sul file per aprirlo: lupi valdarda 1bis )

La lotta tra il lupo abitatore dei monti e il montanaro agricoltore e pastore è, si può dire, perenne. Ancora oggi, lo scorso anno in alta Valtrebbia, gli agricoltori lamentano la presenza di lupi chiedendo efficaci interventi da parte delle guardie venatorie provinciali…Difficile convivenza!

Ci si permetta un po’ di simpatia per questi lupi …ma comprendiamo anche  l’ uomo di allora povero ed esasperato……una vera guerra per la sopravvivenza …tra poveri!

Nella zona, all’ epoca dei fatti, vivevano oltre 600 persone e, forse qualche decina di lupi.

(clicca sul file per aprirlo: lupi valdarda 2 )

Oggi il lupo, reintrodotto,  vive in zone alpine e appenniniche protette…..ma viene ancora a far visita alla valtolla ??

INSORGONO I MONTANARI ..Salini di Morfasso bruciato.

Stiamo preparando un articolo sulle sommosse antifrancesi-antinapoleoniche nelle nostre terre nel 1805/1806….altro che briganti……

Prendiamo spunto dal  bel volume ” San Napoleone”….che l’autore G. F. Scognamiglio ha scritto per Libertà.

Maestro, insegnante a Groppovisdomo, Farini, Cogno san Savino, laureato….., G. F. Scognamiglio giornalista e  scrittore socio della deputazione di storia patria delle province parmensi,  classe 1924 , ….deportato in Germania.

Coautore della guide antologiche più belle che siano mai state editate a Piacenza tra le quali ” Valdarda e Valchero “.

Coautore del volume ” il romanico e le valli piacentine”……

Se vi fosse stata la TV i titoli di testa sarebbero stati..

” insorgono i montanari piacentini e parmensi contro l’occupazione francese”

estratto del libro " san napoleone"....continua prossimamente...

STIAMO PREPARANDO…..

Stiamo preparando un altro blog con gli amici della rivista storica quaderni della valtolla.

sulla destra angelo carzaniga (clicca sulla foto per ingrandire)

La cosa ci onora parecchio perchè la rivista, fino a poco tempo fa, la conoscevamo solamente per averla letta fin dal suo primo numero.

Poi un giorno riceviamo una mail che ci invita alla riunione della redazione…….

Conosciamo molti collaboratori, molti giovani collaboratori e i redattori……e partecipiamo alla progettazione del prossimo numero.

Il nostro incarico: curare il sito internet ( per l’esattezza il blog) e la fotografia.

Con l’amico Fausto abbiamo impostato, a grandi linee, il blog…..e ho ricevuto un sacco di documentazione digitale da inserire nel sito internet….

Vi daremo notizie dettagliate sulla prossima uscita ufficiale del blog previsto tra qualche giorno…..che, per ora, sta facendo prove tecniche.

Mai come in questo periodo, lo diciamo con grande soddisfazione, la nostra valtolla, la media e alta valdarda, hanno suscitato tanto interesse.

La rivista di storia ” quaderni della valtolla” , ci piace ricordarlo, è stato uno dei primi strumenti culturali che ha divulgato la nostra storia in maniera scientifica e rigorosa come ha sempre voluto il suo incredibile fondatore-animatore-ricercatore dott. Angelo Carzaniga che troppo presto ci ha lasciati.

I VELEIATES E LA VALTOLLA : rincorrendo notizie sulle origini (1)

Tragico destino della valtolla: l’antica, grande e gloriosa città di Veleja sepolta da frane e oblio; il grande complesso monastico, dove sorge l’attuale Rabbini,   centro nevralgico della valtolla alto medioevale sparito… (smontato mattone per mattone, sasso per sasso, sepolto….?).

Rincorrendo le origini sono le prime considerazioni che ci sono venute spontanee!…Ma qualche notizia in più l’abbiamo scovata e ne diamo qualche cenno (¹).

…Veleja, fondata dai ligures veleiates, estendeva il proprio dominio su di una vastissima area collinare – montana che comprende parti delle attuali provincie di Piacenza, Parma, Pavia e Alessandria…forse Lucca per una superficie totale stimata in 1200 km ² ( oggi Parma e Piacenza si estendono per circa 6000 km²).

Vi era quindi un territorio molto vasto e importante, collinare e montano,  che gravitava attorno alla città di Veleja.

Territorio costellato da piccoli borghi rurali, con vasti altipiani destinati a coltivazione e pascolo che comprendeva tratti dei fiumi Trebbia, Taro, Arda, Nure…..

Nella sola città vi abitavano circa 1000 persone e ben 20.000 nel vasto contado montano  e collinare.

Al tempo la classica città si attestava attorno a 700/800  abitanti con le eccezioni delle allora metropoli, come Milano, che contavano anche  20/25.000 abitanti ( nella cisalpinia si stimava abitassero circa 1.500.000 persone).

L’ oppidum ligure Veleiates ( il municipio per i romani) sorgeva a circa 50 km da Piacenza e a 20 km circa da Castell’ Arquato.

Veleja, società collinare-montana, si trovava a ridosso dei monti Rovinasso e Moria a circa 450 mt. s.l.m. e iniziò il suo processo di assimilazione (contaminazione  passiva) delle civiltà che le stavano accanto (latini ed estruschi in primis) dopo l’anno 200 prima di Cristo per essere ” assimilata ” politicamente e civilmente ai romani verso il 90 prima di Cristo……assimilata pur già conquistata!

DI FATTO VELEJA DIVENNE UN CENTRO DI RACCORDO TRA LA PIANURA PADANA E LA LUNIGIANA…..UN RUOLO DI CERNIERA….LUNGO L’ IMPORTANTE VIA CHE PARTIVA DALLA PIANURA PIACENTINA, RAGGIUNGEVA LA STESSA CITTA’ DI VELEJA E PROSEGUIVA FINO A LUNI PASSANDO PER IL PELIZZONE (?).

(continua ………)

(¹): nicola criniti  per le edizioni mup di parma

LA RIVOLUZIONE…ALIMENTARE ( di A.D.)

(riceviamo dal lettore Adelmo D.  un breve articolo  che pubblichiamo)…..

Un Paese si modella attraverso la sua storia, attraverso la civiltà che riesce ad implementare, come un rimando continuo…poiché l’orizzonte assoluto non esiste…….Una comunità locale pertanto segue le sorti, non è avulsa, da ciò che accade nel Paese.

Parlando di un Paese che si modella e di  una comunità che ne segue le sorti è inevitabile parlare anche del nutrimento, del cibo, delle sue genti.

Dalla caduta dell’impero romano fino a pochi decenni fa, nel nostro Paese, quello del nutrimento delle persone è stato un tema ricorrente…nel senso della disponibilità più che della qualità.

dalla fame all' opulenza

Durante questo lungo periodo, i secoli sono anche stati scanditi dal tempo della fame e dal tempo della carestia!

Fame e carestie, fame e malattie, fame e pandemie, guerre e carestie hanno “spinto” milioni di individui a migrare alla ricerca della sicurezza del cibo e della stabilità di esso…dapprima nello scenario europeo poi verso altri continenti con migrazioni ” bibliche “.

Questi fenomeni, nei tempi moderni  e contemporanei, hanno lasciato profondi segni in alcuni Paesi europei ad iniziare dal nostro che già alla fine del secondo conflitto mondiale contava oltre 25 milioni di emigranti (c’è stato un periodo che vi erano tanti emigranti quasi come quanti residenti…. alla fine del 1800 eravamo in 25 milioni e vi erano già oltre 15 milioni di emigranti …momenti drammatici!).

Come si affermava poc’anzi uno dei problemi principali era il cibo oppure, se preferite, la fame atavica che colpiva intere popolazioni delle zone interne e montane che ciclicamente soffrivano anche per la scarsità dei raccolti e per un’ alimentazione estremamente povera e contenuta (in  talune regioni l’alimentazione esclusivamente maidica….provocava la pellagra……ecc…).

Fin verso la metà del 1800, esclusa una minoranza di privilegiati, gli europei si alimentavano solo quasi esclusivamente con i cereali ( il 90% della spesa alimentare se ne andava per le farine di cereali…si badi bene: farine! ) e nei decenni che seguirono vi furono solo ” degli aggiustamenti ” nella povera dieta del tempo e poco più.

Iniziò a prender piede il mais che rendeva di più, a parità di terra e di semente impiegata, rispetto alla segale a gli altri cereali.

Si affermò anche la patata(come era già accaduto in alcuni paesi del nord) che a parità di superficie seminata permetteva di ” mantenere” il quadruplo delle persone rispetto ai cereali ( ancora una volta il problema che si poneva non era la qualità ovvero  una dieta equilibrata, per una popolazione che lavorava solo manualmente, bensì la quantità da produrre per “sfamare tutte le bocche della famiglia”)  .

Una precisazione è d’obbligo: mais, patata e riso, pur conosciuti fin dal 1500, stentarono ad essere  introdotti nella pratica agraria e solo le azioni (e le coercizioni)dei governi del 1700 convinsero gli agricoltori a seminare tali prodotti ( soprattutto per difendere meglio le posizioni e i privilegi dei nobili ed evitare che carestie e fame minassero la pax sociale).

Tenete conto che stiamo parlando di razioni alimentari monoprodotto e  “ridicole” rispetto a quelle attuali.

Verso la metà del 1800 le razioni di pane quotidiano, composto da segale, orzo, granturco e raramente frumento, si aggiravano intorno a 500/600 gr per adulto…. accompagnati da ” poco o niente ” per i contadini e gli operai ( il 90% della popolazione) impiegati per attività esclusivamente manuali.

Queste razioni di pane  diminuirono con l’introduzione della patata che apportava anche nuovi principi nutritivi e soprattutto non provocava i gravi danni alla salute che alcune alimentazioni monocolturali stavano provocando ( il mais in testa).

…….Ma intanto, se pur lentamente, fecero la comparsa tecnologie nuove….nuove linee genetiche che offrivano sementi più produttive…iniziava una lenta, lentissima rivoluzione agraria …la seconda dopo quella del 1700 (quella che abbandonò la pratica del maggese per introdurre la rotazione cereali-leguminose da foraggio…).

Questa rivoluzione, nel nostro Paese, andrà a congiuntura, tra guerre, avventure coloniali, emigrazione, arretratezza secolare solamente all’ inizio degli anni 60…..in alcune zone interne e montane  solamente con l’inizio degli anni 70……nell’epoca dei Beatles, dei capelloni, della mitica 500, delle proteste  operaie e sociali……e sono passati solo 40 anni!

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nota della redazione

Grazie all’amico  ADELMO D. per il suo contributo….attendiamo altri articoli per pubblicarli.

potete inviare articoli, racconti, foto e commenti  anche attraverso  la mail: blog.valtolla@yahoo.it

VALTOLLA: newsletter dell’associazione ” amici dell’antica chiesa di sant’andrea”

La vivace associazione ” custode” della vecchia chiesa di Sant’Andrea di Castelletto ha pubblicato una newsletter di ben 15 pagine.

Una maniera originale di formulare gli auguri di buon Natale e buon anno 2010 ai numerosissimi sostenitori sparsi nel mondo…nel mondo!

Sono riportate le cariche sociali, le iniziative svolte, le pubblicazioni, le collaborazioni importanti……la storia di quest’associazione nata per ridare lustro ad uno dei pochi esempi rimasti di chiesa rurale antica nella valtolla.

Vi trovano spazio le iniziative promosse dalla rivista ” quaderni della valtolla”…sono ricordate le preziose collaborazioni storiografiche del compianto Angelo Carzaniga….e poi progetti…progetti…progetti!

Un grande plauso al presidente/coordinatore Arturo Croci.

cultura alla vecchia chiesa ( archivio photo associazione)

I LIGURES ABITAVANO IN VALTOLLA

Parlare dei liguri antichi abitatori della valtolla è sempre molto difficile poichè, prima di tutto, non hanno lasciato, praticamente, quasi nulla di scritto….qualche manufatto, statua, monili …ma sempre poco.…Gli storici romani ne parlarono ma li dipinsero come dei perdenti, dei rudi, dei “barbari”…..Quello che scriveremo, quindi, lo abbiamo trovato in rete ma consideratelo un pò romanzato.

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Prima della colonizzazione romana, i liguri abitatori delle nostre aree appenniniche, erano popolazioni che vivevano di fatica.
Vi sono scritti degli storici del tempo romano che hanno trovato conferme in successivi ritrovamenti archeologici.

In queste zone…sul crinale dell’ Appennino, secondo tali fonti, vivevano di caccia, di pastorizia e di pratiche agricole.
Usavano manufatti litici ed ossei, lavorati con notevole abilità e stupende asce in pietra, levigatissime, affilate, molto robuste utilizzate per abbbattere i grandi faggi della nostra zona..

L’antico ligure era asciutto di fisico ma molto astuto e viveva relegato nella sua montagna in una zona vasta, molto vasta che comprendeva anche la nostra valtolla.

Erano più piccoli e scarni rispetto al gallo-celti e, con questi, ebbero diversi momenti di forte attrito in seguito alla migrazione di alcune popolazioni celtiche dalla vicina Francia proprio nelle zone prossime ai liguri.

Alla fine nel nord Italia riuscirono a convivere tanto i celti quanto i liguri……a convivere e niente più.

Secondo gli storici romani i liguri, rozzi abitatori della montagna, in realtà non si mescolarono con nessuno e ” tollerarono ” i cugini  celti.

Noi non abbiamo nulla per dimostrare che non erano rozzi abitatori della montagna ma sappiamo che qui vissero per migliaia di anni realizzando città come veleja, sistemi di difesa del territorio e manufatti vari.

Semmai erano fieri, pur conducendo una vita di tribolazioni dovute anche ai luohi ove si erano insediati nella fase preromana…ma per scelta e necessità e qui restarono poichè fortemente gelosi della loro libertà.

Gli storici romani parlano diffusamente di una una stirpe, oltre che rozza, anche fiera e indomita che passava la vita tra le foreste, in lotta perenne contro gli elementi e le belve.

Certamente i Liguri non erano conquistatori di terre e uomini, amavano vivere in sedi fisse dove c’era acqua, coltivando lino e orzo….le tribù liguri vivevano isolate le une dalle altre, come dei “Famigli” autonomi retti da un capo ma…..amavano molto anche la vita sociale e tenevano spesso conciliabula in apposite piazze e in campi di riunione come a Lugagnano.

La proprietà privata non  era in vigore e nei nuclei familiari esisteva una tendenza al matriarcato, anche se i figli erano riconosciuti dai padri.

UN FAMIGLIO LIGURESIn caso di grave pericolo i vari famigli si associavano per combattere, ma, finita l’ emergenza, riprendevano la loro vita indipendente.

Veneravano le vette delle montagne, le piante e, soprattutto, le sorgenti e i loro dei erano in relazione con questi elementi.

Il culto delle vette era spesso associato a quello dei venti e diverse iscrizioni ricordano la venerazione per il faggio, alto e forte, in grado di sopravvivere a chi lo ha piantato.

Il legame con la propria terra, quello che spingerà intere tribù a suicidarsi, piuttosto che affrontare la deportazione ad opera dei Romani, appare chiaramente connesso all’ adorazione per gli elementi che di quella terra- madre fanno parte.

La descrizione della caratteristica ligure viene dai vincitori, coloro che hanno avuto la sorte favorevole, coloro che erano più organizzati socialmente.
” Ligures, abituati alla fatica! E dal momento che la terra è coperta di alberi, alcuni di costoro per l’ intera giornata, abbattono gli alberi, forniti di scuri affilati e pesanti, altri, avendo avuto l’ incarico di lavorare la terra, non fanno altro che estrarre pietre… A causa del continuo lavoro fisico e della scarsezza di cibo, si mantengono nel corpo forti e vigorosi….In queste fatiche hanno le donne come aiuto.

Ca’ Dadomo, Settesorelle derivano forse dal fatto che nel famiglio una grande importanza era riservata alle donne?

Liguri ( dice lo storico Livio): con capigliatura lunga e irsuta, resistenti alla fatica, agili e velocità nella corsa…… e Cicerone narra di uomini attivi, forti e intrepidi e del medesimo avviso è Virgilio.

La diga e il lago di Mignano (1)

Quest’anno Vernasca e Lugagnano  hanno celebrato il 75° anniversario dell’ inaugurazione della diga di Mignano.

La sua costruzione iniziata appena dopo la prima guerra mondiale si trascinò, con alterne vicende, fino al 1926 quando riprese con l’assegnazione all’impresa Lodigiani (piacentino) che la portò a termine e dopo qualche anno regalò ai figli un ” atlante fotografico” contenente oltre 50 foto tra le quali 8 sono dedicate alla nostra diga.

impianti lavatura e confezionamento del cemento

L’ atlante realizzato in stile futurista rilegato con una copertina bleu carta zucchero reca impresso, in bella evidenza, la scritta ” impresa dott.ing. Vincenzo Lodigiani” e fu editato nell’Ottobre 1937 ottenendo il visto per la diffusione dalla regia questura di Genova.

il macchinario dell’ ing. Lodigiani in azione

” ai miei figli carissmi……..ma più ancora sarò pago se, nel nostro mestiere, saprete comprendere  e condividere le fatiche e le pene di tutti i collaboratori, ai quali dovete accordare le meritate soddisfazioni e tenere alto il morale con vero senso di umana fratellanza…”

grandi lavori sul muro

Quindi un opera piacentina fortemente voluta dagli agricoltori della valdarda che ora è in fase di ristrutturazione e che rappresenta un vero patrimonio della collettività intera…..un tributo della povera e generosa valtolla allo sviluppo e al progresso della comunità piacentina.

Il recente numero ( dicembre 2009) dei ” quaderni della valtolla” contiene un lungo excursus storico sulla realizzazione della diga che merita una lettura poichè vi aiuterà a comprendere meglio le ragioni che hanno portato a tanto.

 lago di mignano con veduta sulla valle

PANORAMI DELLA VALTOLLA (anni 60)

Cartoline dalla valtolla….dall’ amico Gabriele.

cartolina n° 1) il lago visto da villa agù…..notate sulla destra la vecchia chiesa si castelletto …ancora integra.

il lago della valtolla ( estratto da cartolina )

cartolina n°2) panorama sul lago di mignano da cartolina originale

vista lago di mignano da vezzolacca (cartolina originale)

SCOPERTO UN LUOGO IN VALTOLLA dove si praticavano…..

Scoperto un luogo in valtolla dove si praticavano riti magici…spuntano graffiti, affiorano rocce.

In una zona dimenticata…nascosta……

Certamante sapevamo che i Celti Ligures, abitatori per secoli della valtolla, fondatori di Veleja, presenti nella vasta e impervia media e alta valdarda…nelle valli del Nure  e del Trebbia erano arrivati molto prima dei romani.

Sapevamo che sul Monte Lama vi erano ” tracce” di questi nostri avi.

Sapevamo che praticavano riti magici…le loro cerimonie misteriose legate agli elementi..al vento….alla montagna, alle grandi piante di faggio, di rovere…

giove ligure...

Ci piacerebbe sapere di più sul bosco sacro di Lugagnano, sulla vita dei ligures prima che i romani li annichilissero, li amalgamassero.

Ci piacerebbe sapere se vi sono altre tracce dei ligures, perchè sicuramente vi sono, in altre zone della valtolla.

Ci piacerebbe che fosse allestito un grande museo di storia interdisciplinare locale….sappiamo anche che i puristi storcerebbero il naso…ma Noi siamo per la totale divulgazione e fruizione da parte di tutti!

Ci piacerebbe che, in un qualche luogo della valtolla, fosse allestito un museo con ritrovamenti del periodo celtico-ligure, romano, alto medioevale, ancora più antico…antichissimo….accanto al moderno dal 1400 ai primi del 900.

Sogno? ...forse…ma sognare mantiene vivi…..e poi….non si sa mai!

Per questo seguiamo le notizie e le iniziative dei ricercatori e dei volontari che operano nella ricerca storica locale.

Per questo ci siamo molto entusiasmati quando hanno annunciato il ritrovamento del delfino fossile.

Sappiamo che questa ricerca storico/ archeologica/ geologica richiede fondi, pazienza, metodo, esperienza….passione.

Sappiamo che la scoperta delle radici è materia affascinante e che …dopo…deve essere oggetto di divulgazione e fruizione.

Ma in valtolla …si può!