Nostalgia per i vecchi tempi? No grazie!

stefano bruzzi, scene di vita contadina di fine 800
stefano bruzzi, scene di vita contadina di fine 800

Non abbiamo, come  già detto nel nostro recente editoriale di ripresa del blog, alcuna nostalgia del tempo passato. Non è vero che allora si stava meglio. Stiamo tutti meglio oggi!

I nostri figli stanno sicuramente meglio dei loro nonni (in tanti casi anche dei loro genitori, cioè noi) e non si possono nemmeno fare paragoni.  I nostri ragazzi vivono in case con acqua corrente e calda, i loro nonni non sapevano nemmeno cosa significasse.  Molti dei loro nonni e/o nostri genitori hanno convissuto per lunghi anni di guerra e militare con pulci, scarafacci, topi e fame, tanta atavica fame che non riuscivano mai a soddisfare completamente. Continua a leggere “Nostalgia per i vecchi tempi? No grazie!”

Io canto la mia terra e la mia gente…

valtolla, valdarda e dintorni
valtolla, valdarda e dintorni

Io canto la mia terra e la mia gente, e sono certo non inutilmente.

La fede ha fatto innalzare una croce sulla vetta più alta dove sento la campana.

Il vento soffia forte sul castagno secolare che per tante generazioni è stato popolare.

Io canto la mia terra ricca di storia e tanto bella dove la campana suona a festa,

dove ogni goccia d’acqua è preziosa come il pane,

e scorre tra sassi, rovi e felci per dissetare e rallegrare.

Ti canto terra abbandonata e riscattata perché ora i rovi crescono dove prima c’era il prato.

I giovani van seduti sul tram e pigiati alla ricerca dell’ambaradan.

Son di corsa in autostrada, non cascano dalla pianta ma si schiantano a centottanta.

Non rimpiango la povertà ma la semplicità e la sobrietà,

e qualche casa ormai chiusa ben presto crollerà.

La mia terra pur aspra e avara è sempre più preziosa,

perché è la mia ultima dimora.

(poesia rurale raccolta da Sergio Valtolla e G.A.)

Il Corpus Domini….le infiorate e la devozione popolare…

clic per ingrandire

Sicuramente la valtolla in quanto a manifestazioni di fede……

Riprendiamo dal blog pedinavaltolla…”ieri è stata celebrata la solennità del Corpus Domini alla presenza di numerosi fedeli, assistendo ai primi rientri dall’Estero: presto, fra poche settimane, i paeselli dell’alta val d’Arda come per magia torneranno a brulicare di vita e di tante persone che come anno scelgono come loro meta per le ferie estive la loro terra nativa, la nostra amata Valtolla.

Come tradizione (non solo di Pedina ma anche di numerose altre realtà religiose della zona e dell’Appennino emiliano) si è svolta la processione attorno alla chiesa col S.S. Sacramento, mentre contemporaneamente i bambini (tornati ad essere ancora tanti!!! e questo è dato confortante per un cosiddetto “Comune di vecchi” come quello di Morfasso) spargevano fiori e petali lungo il percorso della processione…” Il resto dell’articolo cliccando sul sottostante URL…

http://pedinavaltolla.wordpress.com/2011/06/27/chorpus-domini/

Vogliamo solo aggiungere che in valtolla c’è una grande tradizione dell’infiorata che trova grande partecipazione (ieri a Vezzolacca  la processione nella parte storica del borgo ha visto una grande partecipazione con petali di rose e fiori che hanno inebriato l’aria prima di adagiarsi al suolo ….; a Veleia si è svolta la tradizionale infiorata e a Chiaravalle della Colomba nell’antica Abbazia *).

* leggete il post in pubblicazione  da “valdarda’s blog”

Un presepe-paese oppure…

Un presepe-paese? Si quello di Pentema ( frazione di Torriglia ) lo possiamo definire così!

Un presepe-museo etnografico allestito con manichini ad altezza umana, vestiti come lo erano gli abitanti del luogo nei secoli scorsi.

In  tutto il paese…in tutto… sono stati utilizzati spazi aperti e chiusi suggestivi e realizzate semplici scenografie riproducenti momenti di vita quotidiana antica…la veglia nella stalla ( il filöss), la bottega del falegname, la stalla, la vita nel cortile, la scuola, l’osteria…..

Oltre 20 ” quadri ” di vita contadina del tempo, di vita in campagna e montagna ( si perchè Torriglia è in alta val Trebbia ): un capolavoro…semplice e geniale.

Quale paese della valtolla potrebbe raccogliere questa sfida?? Quale paese ha 10 (o forse più) possibili angoli del paese per riprodurre una simile meraviglia? ( per visionare le foto cliccaci sopra..).

Cantastorie della valtolla ?? Eccoli …

BECCATI!! SUL PROFILO FACEBOOK DI UN AMICO DELLA VALTOLLA CI SONO I CANTASTORIE CHE HANNO AVUTO GRANDE SUCCESSO A PARIGI.
QUI SONO RIPRESI CHE CANTAVANO DUE ANNI FA A CASA DI ORESTE…DEL NOSTRO CARO E INDIMENTICABILE ORESTE DA VEZZOLACCA.
QUESTI RAGAZZI SONO MOLTO TALENTUOSI E CI AUGURIAMO DI VEDERLI PRESTO IN UNA NUOVA ESIBIZIONE IN QUALCHE FESTA DELLA VALTOLLA……SAREBBE UN PECCATO SPRECARE TANTO TALENTO…..ECCOVELI IN DUE BELLE ANTEPRIME!

Allegati i due file video sui quali cliccare per ascoltare questi canterini….
clicca sulla prima parte:
http://www.facebook.com/v/1079872677932
clicca sulla seconda parte:
http://www.facebook.com/v/1079889838361

Rusteghini (Morfasso-Italy-valtolla classica): un miracolo dalla madonna (di Andrea Bergonzi)

foto di A.Bergonzi (valtolla iPhoto) clicca per ingrandire

Extract: 174 ° FESTIVAL OF OUR LADY OF RUSTEGHINI

a miracle has been repeated for 174 years in the town of Rusteghini Morfasso and villagers every year celebrate the grace of the Madonna which they built their church.
July 31, 1836 cholera had already left 17 dead and a drift from downtown to the river Arda Rusteghini to invoke Our Lady …. from that day the dead stopped …

174° SAGRA DELLA MADONNA DEI RUSTEGHINI

di Andrea Bergonzi

Una lontana domenica del mese di luglio dell’anno 1836 (precisamente il 31 luglio), una solenne processione con in testa l’allora parroco di Pedina, don Francesco Pini (originario di Bedonia), partiva del centro di Rusteghini (in alta Valtolla) per dirigersi verso l’Arda. L’intenzione e la preghiera che accompagnavano quella processione erano di assoluta importanza: supplicare ai piedi della settecentesca statua della Madonna di liberare il paese dal morbo del colera che in soli 17 giorni (a partire infatti dal 13 luglio 1836), aveva già mietuto più di 20 vittime. Fu così che il parroco, sconcertato quanto la popolazione del borgo per l’impetuosità di questo morbo (che nel registro dei defunti definirà “male Pestifero degno d’ogni riguardo essendo discordi fra loro i dottori”), decise di organizzare una solenne processione con trasporto a spalle della settecentesca statua della Madonna e di celebrare una santa messa nel luogo detto oggi la Sibìssa (non lontano da Rusteghini).

E’ stato tramandato fino ad oggi che,… Continua a leggere “Rusteghini (Morfasso-Italy-valtolla classica): un miracolo dalla madonna (di Andrea Bergonzi)”

VALTOLLA E VALDARDA (e le sue pro-loco).

Nella zona vi sono delle ottime e organizzatissime pro-loco: grandi, piccole, neonate ma tutte molto ok!

Sono volontari che amano i loro Paesi e vi dedicano molto del loro tempo libero per organizzare manifestazioni ricreative, gastronomiche, culturali, solidaristiche,  spessissimo di ottima fattura e riuscita.

Si passa dalla pro-loco di un paese importante come Castell’ Arquato a quella più piccola di San Michele valtolla.

Si organizzano feste frequentate da migliaia di persone e momenti sociali dedicati ai ” paesani”….

Alcune caratteristiche generali:

  • Le pro-loco sono nate come organismi associativi locali per affiancare  ( generalmente) i comuni nell’organizzazione ” festaiola”  del paese; un giusto tributo al tempo libero!
  • Le pro-loco hanno sempre messo in campo grandi attività eno-gastronomiche legate ad una qualche attività del paese che rappresentano e che si intenda valorizzare ( la coppa, il turismo, le castagne, le patate, il salame, il vino……  e meno male che lo han fatto loro!);
  • Molti critici delle pro-loco degli anni 70/80 si sono ricreduti e spesso sono i primi attivisti della nuova stagione delle pro-loco locali;
  • Intelligenti organizzatori del tempo libero altrui ( già: intanto che loro servono polenta, puliscono tavoli, raccolgono ” scarti del passaggio dei visitatori…) che  fanno sempre con molta passione!…La passione ovvero la miglior benzina umana…quella che non inquina!

Difficile fare articoli sufficienti per parlare del ” fenomeno ” pro-loco…ci dobbiamo limitare!

Le pro-loco possono essere piccole, di piccoli paesi ma riuscire, con perseveranza, determinazione e unità interna a organizzare per decenni dei veri e propri eventi: 32 edizioni delle mostra e festa delle patate a Vezzolacca sono incredibili! 32 anni di crescenti successi! ..Se ne sono accorte anche le Istituzioni provinciali….solo per fare un esempio!

Vi sono, nella nostra valle, Paesi rilevanti che vedono importanti pro-loco che collaborano attivamente con…….. Continua a leggere “VALTOLLA E VALDARDA (e le sue pro-loco).”

LA REPUBBLICA NELLA VALTOLLA

Redarre un blog relativo ad un quadro geografico limitato ha degli indubbi vantaggi, ma anche molti inconvenienti, come spesso è emerso dalla lettura dei post (articoli).

Nel nostro caso avremmo potuto, sarebbe stato più facile, scrivere di un territorio almeno provinciale e invece no!…Abbiamo volutamente scelto una zona stretta.

Il perimetro ampio, dal blogger che fa blogging generalista, è sempre quello preferito perché meno ” geografico ” e corrispondente ad entità amministrative istituzionali precise ( la provincia, la Regione, una grande città, una regione…..); facile da governare poichè ha tanti “punti di attacco”.

In poche parole nel blog del grande territorio  ricavi un arcipelago di post (quello sui politici, quello sui comuni, quello sulla cronaca nera, sulla chiesa, sul tempo libero, sui sindacati, ecc… )  su svariati argomenti che sul blog ristretto non ti puoi permettere ( nel senso che sei più vincolato….altrimenti vai fuori tema.

Tuttavia la scelta del piccolo e ristretto  può essere azzeccata!

Noi abbiamo copiato!…Si abbiamo copiato. Abbiamo seguito l’esempio degli amici che redigevano la rivista ….l’ottima rivista ” quaderni della valtolla “.

panorama della valtolla (clicca sulla foto per ingrandire)

A parte la passione per la valle (redigiamo anche l’altro blog generalista ” valdarda comunitas blog ” ) ci sembra opportuno chiarire cosa intendiamo con quel titolo un po’ forte ” repubblica nella valtolla “.

Qui tutto è villaggio nella sua accezione più ampia del termine dove la transizione interna, lo scambio, tra campagna, borgo e Lugagnano avviene nei due sensi: in poche parole c’è contaminazione.

Il villaggio è antico con regole antiche, in gran parte perdute, ma rintracciabili…con pazienza, con lavoro collettivo, con ricerca fine e appassionata come sta facendo da 10 anni la rivista che abbiamo citato….

Anche Noi facciamo (cerchiamo di fare) un blog* che risvegli questo senso di appartenenza.

Discendenti dagli antichi liguri poi romanizzati, amministrati dai monaci tollensi per centinaia e centinaia di anni, patrioti anti napoleonici nell’800, partigiani, lavoratori e imprenditori nel mondo nel dopoguerra…

L’ influenza di questi passaggi, il cambiamento della mentalità rurale predominante fino all’emergere di opzioni politiche ampiamente ” nazionali” ci hanno suggerito il titolo ( effettivamente un po’ forte!).

* Per ora, considerate il numero altissimo di visite, la scelta del piccolo blog generalista territoriale ci ha dato ragione!….Grazie ai lettori, ai critici, ai suggerimenti, alle info…

LA MERLA: che freddo!

Il nome deriverebbe da una leggenda secondo la quale, per ripararsi dal gran freddo ( il 30 gennaio), una merla e i suoi pulcini, in origine bianchi, si rifugiarono dentro un comignolo, dal quale emersero il 1º febbraio, tutti neri a causa della fuliggine. Da quel giorno tutti i merli furono neri.

Vi è anche una versione leggermente discorde che stabilisce che i giorni della merla sarebbero il 29, 30 e 31 gennaio ( questa è la più accreditata localmente).

In ogni caso i tre giorni della merla stanno a simboleggiare, secondo tradizione ( non previsione meteo), i giorni più freddi dell’inverno.

inverno in valtolla (clicca sulla foto per ingrandire)

Secondo una versione più elaborata della leggenda una merla, con uno splendido candido piumaggio, era regolarmente strapazzata da Gennaio, mese freddo e ombroso, che si divertiva ad aspettare che la merla uscisse dal nido in cerca di cibo, per gettare sulla terra freddo e gelo. Stanca delle continue persecuzioni la merla un anno decise di fare provviste sufficienti per un mese, e si rinchiuse nella sua tana, al riparo, per tutto il mese di Gennaio, che allora aveva solo 28 giorni. L’ultimo giorno del mese, la merla pensando di aver ingannato il cattivo Gennaio, uscì dal nascondiglio e si mise a cantare per sbeffeggiarlo. Gennaio si risentì talmente tanto che chiese in prestito tre giorni a Febbraio e si scatenò con bufere di neve, vento, gelo, pioggia. La merla si rifugiò alla chetichella in un camino, e lì restò al riparo per tre giorni. Quando la merla uscì, era sì, salva, ma il suo bel piumaggio si era annerito a causa del fumo e così rimase per sempre con le piume nere.
Come in tutte le leggende si nasconde un fondo di verità, anche in questa versione possiamo trovarne un po’, infatti nel calendario romano il mese di gennaio aveva solo 29 giorni, che probabilmente con il passare degli anni e del tramandarsi oralmente si tramutarono in 31. Sempre secondo la leggenda, se i Giorni della Merla sono freddi, la Primavera sarà bella, se sono caldi la Primavera arriverà in ritardo ( da wikipedia).

SOLITARIO…SOLITARIO!!

Ne avevamo dato anticipazioni…..ma il solitario piacentino  stavolta ci ha beccato in pieno: all’inizio del mese di gennaio 2010 forti perturbazioni con bufere di neve….

Ma noi volevamo ricordarvi che Domenica 17 Gennaio si festeggia San Antonio abate e tradizionalmente la Chiesa benedice gli animali e le stalle,  ponendoli sotto la protezione del santo….quello che i nostri vecchi veneravano sempre come il protettore degli animali appendendone un immaginetta nella stalla.

Fino a 20 anni fa non vi era frazione della vallata con almeno due  o tre stalle con le vacche da latte o con i maiali… e dove San Antonio abate risiedeva l’intero anno in compagnia dei contadini che governavano il bestiame.

Antonio nacque in Egitto intorno al 251, figlio di agiati agricoltori cristiani….sentì ben presto di dover seguire l’esortazione evangelica “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi e dallo ai poveri..”

La tradizione per cui si celebra il Santo ritratto insieme agli animali ed in particolare al maiale con al collo una campanella deriva dal fatto che l’ordine degli Antoniani aveva ottenuto il permesso di allevare maiali all’interno dei centri abitati, poiché il loro grasso veniva usato per ungere gli ammalati colpiti dal fuoco di Sant’Antonio. I maiali erano nutriti a spese della comunità e circolavano liberamente nel paese con al collo una campanella. Da qui anche il legame con gli animali e l’agricoltura.

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I DIALETTI DELLA VALTOLLA

Parlare di dialetti locali è materia da esperti e noi non li siamo.
Il nostro post quindi non si addentrerà in tale mondo ma si limiterà ad alcune considerazioni.
Un paio di settimane fa ci è venuto tra le mani lo splendido calendario (lünàriu) 2010 di Vezzolacca tutto scritto in dialetto e, subito, abbiamo pensato a quello piacentino.
Non era così, era scritto in ” vezzolacchino” ….ci riferiscono…quasi DOC.
Neppure per un istante abbiamo pensato a far comparazioni tra il dialetto ufficiale piacentino e quello ” localizzato” di Vezzolcca perché sono altri i nostri scopi.
Intanto l’ operazione “lünàriu” ha il pregio di costituire una fonte scritta di alcune parole “localizzate” che sono dialettali, antiche e con “sfumature” diverse dal dialetto ufficiale piacentino.
L’idioma vezzolacchino è sicuramente diverso da quello di morfasso e, quest’ ultimo, da quello di castello o di vigoleno.
L’Italia è così: ci si sposta di pochi km e si scoprono suoni, sfumature e accenti diversi.
Sarebbe bello che le pro loco della valtolla raccogliessero poesie, frasi, filastrocche scritte con le sfumature locali.
Sarebbe bello che potessimo conservare anche queste ” parlate ” locali.
Un lunario è un buon strumento per cominciare…

(pubblicato con iphone)

NATALE IN VALTOLLA (le feste di Natale)

Ne abbiamo dato conto sul sito collegato ” piacenzaoggi tourist ” oltre che sul nostro ma …senza ombra di dubbio le nostre preferenze vanno a:

  1. feste natalizie a Vernasca( coro di montegiogo) e a Vigoleno ( gruppo folk ” enerbia”);
  2. la mostra dei presepi di Castell’Arquato ( alta qualità artistica );
  3. la marcia notturna delle avis di castello e vigolo ( ora con la neve…che bellezza!).

ma non dimentichiamo il presepe vivente tradizionale di Vezzolacca ( di cui vi daremo conto nei prossimi giorni).

In valtolla/valdarda vi sono tante e meritevoli e belle iniziative che meriterebbero di essere citate ma sono ben supportate dai quotidiani…Noi esprimiamo solo un nostro “gusto”.

NEVE IN VALTOLLA ( foto: proloco-vezzolacca insieme)

FRUTTA ANTICA….natural valley

Nelle scorse settimane, il 18 e il 20 novembre 2009, abbiamo parlato diffusamente di alberi da frutto centenari presenti in valtolla…precisamente a Vezzolacca.

BRUTTE MA BUONE...dolci e saporite!

Abbiamo anche precisato che, se a Vezzolacca esistono quelli “più vecchi della provincia”, altri ne esistono in tutta la valtolla.
Abbiamo, in quell’occasione, parlato delle piante mentre ora ci concentreremo su due frutti selvatici ampiamente diffusi in tutto l’Appennino : la Castagna e la Mela.
Occorre anche precisare  che mentre un tempo vi era tanta attenzione alla frutta selvatica e addomesticata ora, per diverse cause che spesso abbiamo affrontato con il nostro blog, questa frutta è abbandonata alla natura.
Solamente la Castagna e solo molto parzialmente, viene raccolta…..da alcuni proprietari e da parecchi appassionati che uniscono l’utile al dilettevole.
In autunno, nei nostri boschi, si incontrano centinaia di persone, intere famiglie, che raccolgono questo frutto per il loro consumo occasionale e per il puro piacere ludico del “gesto” .
L’albero, che può elevarsi fino a 30 metri con ampia chioma, fruttifica in Autunno un   riccio (il vero frutto) che si apre e libera da uno a tre acheni con una buccia color bruno scuro contenente una polpa dolce giallo chiaro paglierino.
Il Castagno produce frutti anche dopo centinaia di anni e la prova sta proprio in Vezzolacca dove un albero di 500 anni produce ottimi frutti.
Il Castagno non ha solo costituito la riserva di legname per lavoro, con il quale si sono costruiti travi, infissi, attrezzi per il lavoro….ecc..…, ma ha soprattutto costituito, con i suoi frutti, una importante base alimentare per diversi secoli.

Il Melo selvatico invece, anch’esso ben presente in valtolla, è un albero di dimensioni molto più modeste e i suoi frutti sono grandi come una piccola palla dal diametro di pochi centimetri ( da 12 a 15 cm. circa)…in poche parole come come una grossa noce.
Il melo selvatico, quello che troviamo tanto sul crinale quanto sulle alte colline boscate della Borla è un albero preistorico ed è anche il ceppo del Melo domestico…da qui il nostro interesse!
Camminando nei boschi, in Autunno, si notano spesso queste piante di Melo con i loro piccoli frutti di color verde o giallo …spesso arrossati se esposti in zone soleggiate……di sapore aspro, se non maturi, sono poi dolciastri alla maturazione e molto rustici.
Nella valtolla, nella zona di Vezzolacca, l’uomo abilmente aveva creato un giardino di frutta rustica, antica, buona che…diciamo così….per mutate necessità ha abbandonato.
Impensabile, per ora, tornare indietro ma…recuperare le piante ancora sane….preservarle…introducendo miglioramenti…collegandosi con le istituzioni preposte al mantenimento di tale biodiversità …..la mela carraia….al pum vardon, al pum salam  oppure al per spadon….

L’uomo è sempre stato un raccoglitore di frutta selvatica e di frutta antica ma oggi si mangiano mele super belle che non san di nulla e la castagna si mangia saltuariamente.

La Provincia di Piacenza ha istituito un osservatorio per la frutta antica (dott. Libè).

frutti di melo selvatico del monte lama

UNA COMUNITA’ DELLA VALTOLLA

Potevamo sceglierne tante ma ….questa ci è sembrata quella che rendesse meglio l’idea…di comunità della valtolla.

Un tempo da queste parti vi erano moltissimi giovani ora fate prima ad individuarli tra tanti anziani…i tempi cambiano.

All’estero, in città lontane, in paesi della vicina pianura o semplicemente a Lugagnano….le comunità locali cambiano…

Ma nulla cambia per sempre, …a volte ritornano…gli amici, i parenti, le situazioni, le occasioni, i ricordi ….tanti ricordi..

 

CASE IN SASSO…( 3°post): i muratori del week end.

 

CASA RISTRUTTURATA

 

 

Una volta la casa la costruiva la famiglia e doveva durare per generazioni.

La casa è, da sempre, un bene famigliare…un punto fisso, una sicurezza.

Da sempre, la casa, rappresenta l’ambizione di tutte le famiglie giovani  e non solo.

Fino a pochi anni orsono la casa, molto spesso, si costruiva in due fasi: la prima la realizzava l’impresa che dalle fondamenta arrivava al tetto. La seconda la realizzava, la costruiva il (il) muratore, secondolavorista, il Sabato e la Domenica.

I “ garzoni “ erano i ragazzi, i papà e qualche volta anche le mamme.

Con questo post  vogliamo soffermarci su un nuovo fenomeno …..non solo italico.

Quello, appunto, dei muratori a tempo perso, della domenica, delle ferie……

Sulle reti Sky vi sono importanti e seguitissime trasmissioni del genere…” vado a vivere in campagna, compro e ristrutturo, compro casa in Toscana, Spagna, Francia, ecc…”

Azzardati e improvvisati (a volte incoscienti) “muratori” si vedono all’opera dopo aver acquistato un rudere per trasformarlo in reggia.

Al lavoro mogli, mariti, amici, parenti, figli, ecc…..un mutuo bancario e previsioni di spesa, regolarmente, “cannati” in difetto.

Ora, dopo questa sarcastica rappresentazione, parleremo delle esperienze che conosciamo.

Innanzitutto una prima considerazione: i Comuni dovrebbero fissare un minimo di regole che mirino a NON impedire le ristrutturazioni; che mirino a favorire il rispetto delle funzionalità di servizio delle ristrutturazioni autorizzate.

I Comuni  devono fissare “regole idrogeologiche” ( per evitare di dover piangere sulle disgrazie causate dalle frane) e del “ Bello storico”! Si…il bello storico!

Non il purismo da “soprintendenza”, non quello che vorrebbe case in sasso ristrutturate come musei…inabitabili.

Sicuramente non siamo tra coloro che amano il finto ristrutturato, il raffazzonato, l’uso indiscriminato di qualsiasi materiale.

Non siamo tra coloro per i quali la storia è un optional…la storia delle case e dei luoghi…

Non siamo tra coloro ai quali viene l’orticaria sentendo parlare di architetti e della loro nobile funzione.

Siamo, invece, tra coloro che distinguono tra la ristrutturazione di un portico a fini abitativi ( pena il suo definitivo oblio) e quello di una casa in sasso del 1800….passando per tutte le relative vie intermedie.

Se nel caso del portico ci si può accontentare di forme, di decoro e impatto paesistico, nel caso della casa del 1800 dovremo prestare attenzione a tante questioni di carattere storico- architettonico ( curando i materiali, i recuperi delle demolizioni, le coperture, le porte, gli interni, i pavimenti, ecc… ma senza atteggiamenti isterici).

Diciamo che dove si può e dove il contesto lo richiede occorre prestare molta attenzione.

Ristrutturare case in sasso è un auspicio…..molto pressante.

Ristrutturare case in sasso è uno stato di necessità per preservare la nostra storia ( secondo il concetto poco purista già espresso).