stefano bruzzi, scene di vita contadina di fine 800
stefano bruzzi, scene di vita contadina di fine 800

Non abbiamo, come  già detto nel nostro recente editoriale di ripresa del blog, alcuna nostalgia del tempo passato. Non è vero che allora si stava meglio. Stiamo tutti meglio oggi!

I nostri figli stanno sicuramente meglio dei loro nonni (in tanti casi anche dei loro genitori, cioè noi) e non si possono nemmeno fare paragoni.  I nostri ragazzi vivono in case con acqua corrente e calda, i loro nonni non sapevano nemmeno cosa significasse.  Molti dei loro nonni e/o nostri genitori hanno convissuto per lunghi anni di guerra e militare con pulci, scarafacci, topi e fame, tanta atavica fame che non riuscivano mai a soddisfare completamente.

Ora i ragazzi viaggiano per l’intero mondo con treni, aerei e auto private, i loro nonni viaggiavano a piedi e, se erano fortunati, con una bicicletta, che condividevano con genitori e fratelli. Ogni giorno, da Morfasso a Caorso,  da Prato Barbieri a Vigoleno noi e i nostri ragazzi possiamo comunicare con il mondo, vedere un film TV, scaldarci accanto alla stufa giorno e notte, mangiare a sufficienza, a volte anche esagerando. Potrebbe, è vero, essere tutto organizzato meglio, le istituzioni funzionare con maggiore efficienza ma questo è solo un fallimento da ascrivere alle  nostre generazioni di cinquantenni-sessantenni. I nostri giovani, i nostri figli hanno tanto, tantissimo in beni materiali e immateriali ma non un  futuro chiaro e pieno di evidente speranza come lo avevamo noi. Non siamo stati all’altezza, dovranno lottare e sarà molto più dura che per noi. Potranno farcela se si assumeranno i loro rischi..piangersi addosso o restare inerti non serve a niente.

Ai tempi dei nonni dei nostri ragazzi in valdarda c’era molto più inquinamento. Nella zona tra Lugagnano e la diga di Mignano l’inquinamento dell’aria era a livelli altissimi, oltre ogni limite sopportabile. Livelli derivati da scarichi con camini industriali a cielo aperto senza alcun filtro, spesso alimentati  con combustibili che definire inquinanti è solo un eufemismo. Scarichi molto  più pericolosi di quelli, pur sempre pericolosi, attuali. La situazione attuale, anche se non ci piace affatto, è molto più controllata.

Non era un mondo efficiente, razionale o giusto.

Giusto ricordarlo, bello ricordare la nostra, nonostante tutto e tutti, spensieratezza giovanile ma per favore niente nostalgia.

Recuperiamo invece le cose buone come la semplicità e la  saggezza contadina,  la sensibilità nei rapporti umani e la cultura popolare, studiamo la nostra storia collettiva per capire e progredire, conserviamo i nostri ambienti naturali e quelli sapientemente antropizzati dall’opera secolare dell’uomo, miglioriamo e costruiamo il futuro a misura d’uomo per i nostri figli e nipoti…ma niente nostalgie per quei mondi.

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2 pensieri riguardo “Nostalgia per i vecchi tempi? No grazie!

  1. Sostanzialmente d’accordo, anche se molti degli anziani che ho intervistato (nelle vicine valli Trebbia, Borbera, Staffora ecc. ossia le Quattro Province) mi dicono la stessa cosa con le stesse parole: che “erano tempi più brutti, ma più belli”. Il “più belli” si riferisce alla situazione sociale e alla solidarieta` tra gli abitanti dei paesi. In questo abbiamo peggiorato e dobbiamo veramente recuperare, ritrovando occasioni naturali di socializzazione invece di essere “ognuno in fondo perso dentro ai cazzi suoi”.

    1. Il tuo commento è azzeccatissimo. Sono pienamente d’accordo che occorra recuperare i rapporti e la solidarietà tra di noi “…Recuperiamo invece le cose buone come la semplicità e la saggezza contadina, la sensibilità nei rapporti umani e la cultura popolare, studiamo la nostra storia collettiva per capire e progredire…”.
      Grazie.
      ps: conosco abbastanza le 4p, amo molto la musica popolare, ho acquistato i libri di Capecchi, ho visitato spesso il vostro sito internet che trovo molto interessante. Una nostra rivista locale” quaderni della valtolla” lo scorso anno ha pubblicato un saggio sulla musica nelle 4p che sentiamo anche un po’ nostra.

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