In relazione all’articolo apparso sul blog ” valtolla’s country  houses  ” del giorno 28 Dicembre 2010 dal titolo ” i contadini attraggono” abbiamo ricevuto questa opinione dall’amico Achille C. che volentieri pubblichiamo.

Carissimo Sergio,

consentimi questo appunto che non vuole essere polemico ma chiarificatore. Ho frequentato per parecchi anni il mondo agricolo ed in particolare quello enologico, non pretendo di esserne esperto, ma quantomeno osservatore. Il parametro spesso utilizzato del costo al produttore ed il costo al consumatore lo ritengo del tutto fuorviante: ricordi le polemiche televisive sulla zucchina pagata 0,10 € al coltivatore e venduta ad 1 € al supermercato ? Ebbene il mio punto di vista è che il reddito di un agricoltore è solo in parte derivante dalla vendita del prodotto, ma è integrato da una miriade di contributi e sovvenzioni, vedi carburante agevolato e fondi perduti per l’ acquisto di macchinari ed attrezzature. Ciò avviene in tutto il “primo” mondo. Altrimenti non ci sarebbero più agricoltori o il costo dei prodotti agricoli sarebbe inavvicinabile. Il modo del vino inoltre gode di ulteriori vantaggi: la trasformazione (anche questa ben finanziata) consente l’ incremento di un valore aggiunto che è diretta conseguenza dell’ abilità del produttore nel commercializzare il prodotto. Ben diversa è la realtà dei produttori di pomodori, mais ed altri prodotti dove il prezzo è imposto dai trasformatori o dai grossisti con accordi “sindacali”. Ciò avviene in un contesto macroeconomico, come saprai da circa due anni vivo ben altre realtà. Qui in Africa l’ agricoltura è per la maggiore sussistenza, la gente produce e vende nei mercatini, siamo poco oltre al baratto: 5 kg di carote per mezzo litro di olio di palma. La parte restante è gestita dalle multinazionali che riforniscono i nostri mercati di banane, ananas ed altri prodotti “esotici”, ti lascio immaginare a quali condizioni per chi le produce. Quindi a meno che non si tratti di nicchie, quali prodotti ecologici o agriturismi, la realtà del modo agricolo, quello che produce tonnellate di pompdoro e di mais, lo ripeto, è quella di un economia sovvenzionata dai grandi poteri economici, USA, UE … …
Apprezzo comunque lo sforzo dei nostri coltivatori locali, ma non credo che il polso del mondo agricolo lo si possa tastare con la valutazione della patata e della castagna, cosa ben diversa ad esempio in Irpinia, dove la produzione della castagna e della nocciola è direttamente collegata all’ industria della trasformazione (in particolare quella dolciaria) che ne ha consentito uno sviluppo comprendente estensioni boschive ben curate e centri di raccolta non indifferenti. Il tutto, non voglio sembrare noioso, ben foraggiato da contributi europei, statali e regionali … ..
Voglio ricordare anche le varie forme assicurative e contributi che coprono da danni atmosferici (grandine, gelate, fane ed alluvioni … …) o da danni da cinghiali ed altro, che spesso remunerano quanto la commercializzazione.
Spero che questo mio personale contributo sia apprezzato,
Saluti
Achille

————<<<<<<———-commento del blog————–>>>>>>———–

Carissimo che piacere risentirti!
La tua personale esperienza e il tuo conseguente punto di vista sono molto interessanti e meritano di essere ben compresi dai nostri visitatori ….
La nostra [del blog] è una visione più “romantica” dell’agricoltura e sicuramente poco economicista.
Lo scopo è sensibilizzare al problema dell’importanza del mantenere attivo un settore agrario in Paesi dove altrimenti passa solamente la logica del cemento e del cibo in scatola…..[ spesso sono gli stessi agricoltori che si prestano a operazioni poco condivisibili …ma non generalizziamo …].
Le integrazioni del reddito agrario le conosciamo bene e condividiamo la tua opinione quando affermi che senza sovvenzioni CEE non esisterebbe più il settore primario europeo….proprio per questo, fin che si può, abbiamo il dovere di fare un passo in avanti: conservare la natura, il paesaggio e la naturalità delle produzioni e non adagiarsi ….
Infine: non ha futuro piantar pomodori solo perché vi sono contributi CEE …non ha senso fare agricoltura [ ormai quasi tutta sovvenzionata ] senza pensare ad innovare e pensando che tutto debba essere vissuto in rapporto con l’industria agro-alimentare per cui i sapori non contano perché [ si fa per dire] fanno inceppare la linea di trasformazione…con il risultato che il vino lo possono solamente imbottigliare gli stabilimenti enologici, il burro lo possono produrre solo i mega-burrifici super asettici, le mele si raccolgono malmature e si fanno maturare girando tra frigoriferi e camion e cose simili…
in conclusione [ della nostra opinione ] equilibrio, buon senso, riorganizzazione ma anche considerazione per una categoria che ovunque si trovi deve sempre più divenire custode della terra e presidio…..perchè in un paese come il nostro presidiare spesso significa prevenire disastri ambientali…..che costano ben di più che sovvenzionare gli agricoltori.
ciao a presto! Attendo con piacere altre tue considerazioni.
sergio

 

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2 pensieri riguardo “Agricoltura e sovvenzioni …..(opinione di Achille C.)

  1. Questo “Achille” mi è un po’ famigliare …..
    Non posso che condividerne tutte le affermazioni e mi permetto di aggiungere la mia opinione riguardo alle considerazioni di Sergio quando afferma :” che il vino lo possono solamente imbottigliare gli stabilimenti enologici, il burro lo possono produrre solo i mega-burrifici super asettici, le mele si raccolgono malmature e si fanno maturare girando tra frigoriferi e camion e cose simili….”
    In tutto questo sistema non solo gli agricoltori sono i produttori di beni destinati ad un mercato “drogato”, perchè i costi di produzione sono esorbitanti, ma questi costi lievitano anche a causa del sistema complesso in cui ci ritroviamo, fatto di enti di controllo, che impongono i locali asettici, associazioni sindacali di categoria che si auto referenziano e sono utili solo a mantenere se stesse, enti di promozione la cui massima fantasia si esprime nell’ inventare un logo di prodotto o sponsorizzare qualche sagra locale (avete mai visto una comunità montana farsi carico di organizzare un gruppo di acquisto locale …,)
    Se analizziamo bene, per ogni produttore di beni primari (agricoltore) ci sono almeno 10 impiegati che si occupano dell’apparato burocratico/ amministrativo ed un’altra decina di lavoratori a vario titolo impiegati nella distribuzione e commercializzazione del prodotto.
    Soprattutto in montagna, il sistema assistenzialistico a cui sono stati incatenati gli agricoltori, non solo li ha resi schiavi del contributo pubblico e di tutti i compromessi a cui sottostare per ottenerlo, ma ne ha distrutto quasi totalmente qualsiasi spirito imprenditoriale, costringendo i loro figli ad inserirsi nell’apparato burocratico amministrativo per avere un’occupazione adeguata al titolo di studio conseguito.
    L’abbandono dell’agricoltura in montagna non è solo dovuto allo scarso reddito, ma anche alla scarsa considerazione sociale del mondo agricolo, dovuta al modello educativo che è stato imposto alle nuove generazioni, dove si considera la realizzazione dell’individuo proporzionale al titolo di studio posseduto, al quale deve obbligatoriamente corrispondere una mansione lavorativa adeguata. (fino a quando…?)
    Il lavoro manuale e quello artigianale vengono quasi considerati degradanti, basta vedere come è stata ridotta, nel nostro paese, l’istruzione professionale e questo ci sta facendo perdere un infinità possibilità di produrre beni di qualità e di conseguente occupazione, soprattutto nelle aree marginali, dove non è possibile (e come detto sopra” incosciente”) tentare di compensare con produzioni di “quantità”
    Alla prossima
    Ps saluti ad Angelino….

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