Le elezioni son finite ma quando arrivano i soldi?

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Il nostro patrimonio da valorizzare…

LE ELEZIONI a Piacenza son finite e ora c’è parecchio da fare, ma quando arriveranno i soldi?

Buche in tutte le strade di ogni ordine e grado, frane  e dissesto generalizzato di tutta la montagna  e la collina, alvei dei torrenti devastati dalle recenti piene  e da incuria decennale,  ospedali promessi, sportelli postali paesani incerti, lavoro poco, pensionati alla fame, giovani che fuggono all’estero, ladri in agguato e tutto quello che vi pare…

E INTANTO SI VIENE A SAPERE CHE… qualcuno lontano da noi (troppo lontano) pensa che il Paese tra otto anni, nel 2024, potrebbe ospitare le Olimpiadi.
Otto anni arrivano in un batter d’occhio e intanto la ricostruzione dell’Aquila e dell’Emilia terremotate, l’una sette anni fa e l’altra quattro anni fa, sono lungi dall’essere terminate e la gente è superincavolata. Continua a leggere “Le elezioni son finite ma quando arrivano i soldi?”

Il valore del lavoro …un caso emblematico (in montagna)

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la strada fotografata nel novembre 2014

di Marco del lest

Nel mese di novembre 2014 avevo scritto alcune considerazioni sull’intervento di ripristino della strada che dal passo di S. Franca scende verso Groppallo, in comune di Farini e mi ponevo queste semplici domande:

Continua a leggere “Il valore del lavoro …un caso emblematico (in montagna)”

Dissesto e frane: non basta fare, occorre anche mantenere…

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foto 1-come si presentava l’intervento appena terminato …(2009)

Foto e testi di Marco del lest

Le foto che seguono sono molto eloquenti… si tratta di un piccola briglia in legno di castagno e pietra locale, posta a monte di un tombino stradale.

L’opera è stata costruita nell’estate 2009 nei pressi di Monte Chino di Gropparello ed è un semplice manufatto realizzato con tecniche di ingegneria naturalistica, in cui gli unici materiali di provenienza extracomunitaria (cioè provenienti da territori all’esterno delle Magnifiche Comunità della Val Riglio e della Val Nure) sono il tubo in plastica, i chiodi ed il filo di ferro zincato.

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foto 2- come si presenta ora lo stesso intervento della foto 1…

 

La briglia ha retto a tutti i fenomeni alluvionali degli ultimi anni ma rischia di non reggere al fenomeno più devastante in assoluto: l’incuria.

Infatti basta vedere le foto successive e si nota come la vegetazione spontanea stia colonizzando tutta l’opera.

Questo indubbiamente è il segnale più eloquente che dimostra il buon funzionamento della struttura, infatti se nascono le piante nella platea significa che questa non è soggetta ad erosione e di conseguenza il torrente non erode le scarpate della strada provinciale.

Ma lasciando sviluppare questa vegetazione a rapido accrescimento (salicone e pioppo tremolo) si avrà lo scalzamento delle pietre della platea e delle traverse in legno dovuto alla crescita delle radici e dei fusti ed il conseguente disfacimento della briglia.

Basterebbe solo un’ora di decespugliatore, qualche colpo di roncola ed un pizzico di buona volontà per scongiurare tutto questo.

Se poi vogliamo proprio strafare potremmo dare una pennellata di impregnante alla staccionata… ma senza esagerare… non vorremmo mai dare l’impressione di amare il nostro territorio presentandolo curato almeno nelle piccole cose…

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foto 3- ome si presentava…
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foto 4- come si presenta ora…
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foto 5-  come si presentava…
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foto 6-come si presenta ora…
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foto 7- come si presentava …
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foto 8- com’è ora…

 

 

 

 

 

 

 

 

Se gli “angeli del fango” …

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quando la “campagna” frana verso il fondovalle…

«Se non vogliamo più alluvioni e calamità, dobbiamo formare nuove persone che siano in grado di garantire la manutenzione del territorio. Oggi, purtroppo, i giovani non hanno le conoscenze per farlo e io sono pronto a mettermi in gioco in prima persona per insegnare loro come si fa a “salvare” la montagna». Lo propone tramite Libertà l’agronomo Ulisse Ferrari che abbiamo avuto modo di conoscere e apprezzarne la semplicità, il buon senso e la grande competenza in fatto di pratiche agrarie.

È già da un po’ che il professore in pensione ha fatto di Missano una sorta di “laboratorio” a cielo aperto delle buone pratiche contro il dissesto idrogeologico: pulisce i canali, scava dei traversi per far defluire l’acqua in eccesso, fa opere di regimazione e molto altro. Tutto con le sue sole mani e tanta buona volontà, tanto che la scorsa primavera è stato nominato con un atto ufficiale del sindaco di Travo Lodovico Albasi “custode” di Missano.

«Quando ho sentito dalla televisione e dai giornali che in Valtrebbia c’erano stati allagamenti, frane e disastri, mi sono precipitato a Missano per vedere cosa fosse successo. Ma, una volta arrivato, non era successo nulla: neanche una pozzanghera. Tutto il sistema di canali ha funzionato perfettamente».

«Si potrebbero organizzare corsi assieme al Comune, impiegare persone disoccupate o in cassa integrazione per salvare alcune zone» dice Ulisse. «C’è sempre moltissimo da fare e non si può lasciare la montagna abbandonata a se stessa. Anche con un badile si può fare tanto: è sufficiente fare in modo che l’acqua in caduta compia il percorso più lungo prima di arrivare a valle o che, invece di usare le ruspe, si mantenga l’erba all’interno dei canali, per frenare la velocità dell’acqua in caso di forti piogge. Solo così si avrebbe il tempo materiale di organizzarsi in caso di emergenza».

«Se tutti i giovani “angeli del fango” che abbiamo visto in azione a Genova si fossero dati da fare durante l’estate per lavorare sui canali e fare manutenzione del territorio, non ci sarebbe stato nessun disastro. Per questo mi è sembrata bellissima l’iniziativa di volontariato giovanile promossa dal sindaco Albasi, dove i ragazzi che si impegnano d’estate a tenere pulito il paese ottengono in regalo un abbonamento alla piscina comunale».

E bravo Ulisse…capito? Questo modello vale per tutte le cose da fare e in montagna le cose da fare sono tante. Dalla riapertura dei canali ostruiti dall’abbandono alla ristrutturazione di muretti di sostegno di argini e sentieri rurali fino al recupero di edifici storici, patrimonio del territorio, la nostra memoria collettiva.

(ispirato da un articolo di Libertà del 19-10-2014 di C.Brusamonti)

Rusteghini e dintorni: c’è qualche frana di troppo!

foto della riunione tratta dal blog "pedina valtolla"
foto della riunione tratta dal blog “pedina valtolla”

Riprendiamo il blog Pedina Valtolla curato dall’amico Andrea Bergonzi

«Nel pomeriggio del 22 agosto 2013*, presso il Bar K2 a Rusteghini di Morfasso, si è svolta una riunione tra gli abitanti delle frazioni di Rusteghini, Perdarella, Dopolavoro, Mulino, Greghi, Casa Turba e Botti per discutere del grave problema del dissesto idro-geologico che da alcuni mesi sta affliggendo la nostra zona.

I problemi di cui si è cercato di sviscerare problemi e soluzioni sono stati i seguenti:

1) Frana presso le località Botti e Casa Turba;

2) Fuoriuscita di acqua presso la località Perdarella proveniente dalla frazione Greghi;

3) Cedimento della strada provinciale presso la Villa Fiorita a causa del mancato scorrimento di acqua nel pozzetto centrale;

4) Cedimento della strada provinciale presso la zona detta Lià;

Ma per fare tutto questo come si può fare? In che direzione ci si può muovere?…»

A noi del Valtolla’s blog è sembrato molto acuta anche la seguente affermazione …

«…Una questione ulteriore, non compresa nell’ordine del giorno che i relatori si erano fissati inizialmente, è stata quella della pulizia delle cunette lungo i bordi delle strade. La cosa potrebbe sembrare di scarso conto, tuttavia le cunette, specie in montagna, svolgono un ruolo fondamentale di allontanamento delle acque piovane dalle strade, ma anche dagli edifici, favorendo il loro convogliamento verso i canali ed i torrenti e risanando così i manufatti. Questo problema è sempre più crescente poiché non vi è pressoché più nessuno che, come invece usavano fare le generazioni di abitanti di queste zone che ci hanno preceduto, si prende la briga di imbracciare la zappa e prodigarsi per la loro pulizia…»

PER LEGGERE L’INTERO E APPROFONDITO ARTICOLO SULLA QUESTIONE CLICCA QUI!

Frane: fare presto…e spendere bene i pochi soldi a disposizione.

IMG_3515 sergio valtollaI sindaci riuniti presso la Provincia di Piacenza (assessore Dosi) chiedono innanzitutto interventi in tempi rapidi e criteri oggettivi per la ripartizione dei fondi “antifrana”.

«Non ce la facciamo più, non possiamo aspettare ancora» dice il sindaco di Bettola, Sandro Busca, cui fa eco il sindaco di Travo, Lodovico Albasi. «Chiediamo rapidità nel far arrivare le risorse promesse – dice – perché non possiamo più aspettare: fra qualche giorno tornerà una nuova ondata di maltempo».
«Il criterio di omogeneità ha sempre penalizzato Piacenza – aggiunge il sindaco di Caorso, Fabio Callori – Mi auguro che si tengano in considerazione l’emergenza e l’urgenza di alcune situazioni, con un’attenzione precisa anche alla prevenzione».
Le casse comunali sono già state messe a dura prova dagli interventi di sgombero neve.

Il solo Comune di Farini ha dovuto sborsare oltre 100mila euro per garantire strade in sicurezza. «Se arriveranno almeno quei fondi capaci di rimborsare i soldi utilizzati dai Comuni per le somme urgenze legate al dissesto idrogeologico potremo avere un po’ di ossigeno e proseguire nella messa in sicurezza del territorio – commenta il sindaco di Farini, Antonio Mazzocchi -. L’inverno è stato massacrante, e qui in montagna abbiamo ancora temperature piuttosto basse, che arrivano anche ai 7 gradi». Il sindaco di Bettola, Busca, plaude alla nascita del tavolo di monitoraggio. Ma rimprovera alla Provincia il ritardo nei tempi di attuazione. «Siamo in ritardo nel definire criteri oggettivi e chiari per la stima dei danni – conclude il primo cittadino -. Le strade sono distrutte, anche i percorsi alternativi sono in condizione di estrema precarietà. Finora ci siamo arrangiati con soldi del nostro bilancio, ora non ce la facciamo più».

Venti milioni di euro in arrivo, ma da dividere tra Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena e Bologna, le province più colpite dalla pesante ondata di maltempo di marzo, aprile e, ora, anche maggio. Venti milioni svincolati dal patto di stabilità e quindi teoricamente cantierabili in tempi rapidi, ma su oltre 140 milioni di euro di danno complessivo, da ‘strattonare’ tra 1.509 frane a livello regionale, 290 criticità idrauliche, 126 persone evacuate, 23 abitazioni civile distrutte o danneggiate, tre ponti crollati e 56 interruzioni stradali e 138 località isolate in tutta la regione. Un bilancio difficile, al quale Piacenza partecipa con 152 frane, 70 criticità idrauliche, tre strade interrotte e altrettante frazioni a rischio isolamento. La situazione è ancora in divenire, perché il quadro dei dissesti idrogeologici del Piacentino cambia di ora in ora, aggravato anche dalle piogge della scorsa settimana, che hanno reso impossibile il trapianto del 70 per cento delle piantine di pomodoro nei campi inzuppati. (estratto da Libertà del 23 maggio 2013 a firma di Malacalza)

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Frane, dissesto e pochi soldi per ripararle…

Le difficoltà causate dalle frane sono evidenti e più volte abbiamo scritto della situazione che è veramente tragica.

Dallo Stato arriveranno  alla Regione Emilia R. , come prima disponibilità,  14 milioni da dividere tra le varie province. Una goccia nel mare!  Ma forse spendendo bene qualcosa si potrebbe fare.

Intanto in Provincia è convocata una riunione (assessore Dosi) per censire le circa duecento segnalazioni di nuove frane arrivate in Regione da marzo 2013  ad oggi e forse per decidere come agire. Continua a leggere “Frane, dissesto e pochi soldi per ripararle…”

Frane in collina e montagna: tutti si debbono svegliare!

sergio valtolla elaborazione
sergio valtolla elaborazione

lago per pdf IMG_2015 _Snapseed copiaSulle frane le istituzioni si debbono svegliare! Basta con il solito pianto da coccodrillo. Abbiamo, ripetiamolo, abbiamo sprecato tempo e risorse per 40anni con interventi che,  nel 70% dei casi,  si sono rivelati inutili e spesso dannosi. Finte progettazioni per migliorare l’assetto geologico del territorio, soldi pubblici usati come contentino locale (clientelismo), senza mai andare alla fine, alla soluzione di un problema. Continui rimandi, palleggiamenti di responsabilità tra Enti e intanto il territorio franava, si spopolava, le stalle chiudevano, i giovani se ne andavano altrove, l’economia colassava e governare diventava sempre più difficile.

Anche in questa primavera, come ormai accede  periodicamente ad un ritmo sempre più serrato, contiamo o danni della frane. Danni ambientali e sociali incalcolabili…ma ormai i soldi sono finiti! Sono finiti e non si è fatto assolutamente nulla per la prevenzione. Nulla!!

Ieri sul nostro quotidiano libertà abbiamo dovuto registrare l’ennesimo intervento del presidente regionale dei geologi che afferma quello che anche il nostro blog sostiene da sempre: «Evitare le frane? Sarebbe stato possibile spendendo un quinto di quello che ora si dovrà sborsare per sistemarle». Chiaro no? Dove ci vorranno 100 milioni per riparare frane avremmo potuto, facendo prevenzione, spenderne soltanto 20. «La maggior parte delle frane ora in movimento non sono nuove, ma si tratta di vecchi spostamenti riattivati: la percentuale di smottamenti mai registrati prima è molto bassa».   Continua a leggere “Frane in collina e montagna: tutti si debbono svegliare!”

Montagne e colline fragili

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foto piacenza24

DUE RIGHE DI STATISTICA-Nel 2003, circa dei anni fa, a Piacenza erano rilevate oltre 3000 frane, nel 2004 erano diventate 3720 e nel 2005 addirittura 5792* . Di queste supponiamo che almeno 800 fossero storiche, cioè esistenti da decenni e mai risolte per vari motivi. Qualche anno fa, in seguito ad una stagione parecchio piovosa, il fenomeno esplose nuovamente. L’analisi fatta dagli specialisti non lascia dubbi sul fatto che questo della valdarda sia da considerare un terreno  franoso. Ragion per cui occorrerebbe fare “prevenzione”. Afferma la relazione isprambiente : “…in particolare il settore  occidentale del medio Appennino, da Piacenza a Bologna, risulta interessato da formazioni ad alto contenuto pelitico, appartenenti al Domini o Ligure e Subligure; questo spiega il motivo dell’alta franosità di questo settore rispetto a quello orientale ed al settore del crinale  appenninico, caratterizzati soprattutto da litologie prevalentemente arenaceo-marnose  appartenenti al Dominio Tosco-Umbro…”.

LA SITUAZIONE ORA…-In questi ultimi giorni stiamo purtroppo assistendo ad una recrudescenza del triste fenomeno delle frane  in tutto il territorio per cui si ipotizzano danni di circa 30 milioni** con particolare veemenza anche, tra l’altro, nei comuni di Castell’Arquato, Vernasca. Non possiamo tacere il fatto che negli scorsi anni di fronte a situazioni particolarmente gravi si sia intervenuto, da parte dello Stato e della Regione, con pochissimi stanziamenti rispetto al necessario e che nessuna (nessuna!!) politica di prevenzione vera sia stata fatta. Rispetto a frane storiche, frane già in atto 8/9 anni fa cosa si è fatto? Quasi nulla! I comuni non hanno soldi neppure per aggiustare le buche, figurarsi per le frane.

PROSPETTIVE? DI REALE QUASI NULLA…SOLO PAROLE, PAROLE, PAROLE…

Fanno finta di essere preoccupati per noi ma in realtà, nei piani alti,  non agiscono mai! Quando lo fanno  lo fanno male o in maniera effimera.  In collina la situazione è al dramma ma…anche la pianura non scherza. L’altro giorno la “mitica” Castellana e la nuova circonvallazione di Fiorenzuola d’Arda sono state interrotte per allagamento e sapete perché? Non si fa manutenzione dei fossi, non ci sono i fossi e si costruiscono con i piedi le strade con tombini ridicoli che sopporterebbero l’acqua di un Water.

Il territorio deve essere presidiato con urgenza. Costa meno garantire una buona manutenzione (che sia però vera e non fatta come certi lavoretti montani che abbiamo visto…che gridano vendetta!) che non metter mano ad interventi giganteschi ma…per ora speriamo  nella clemenza del tempo, non ci resta che questo!

*dati rilevati da “isprambiente.gov.it”

** dati rilevati dalle dichiarazioni regionali

Fare agricoltura in montagna non è facile ma c’è chi ci prova!

bruzzi stefano 369Ieri il nostro quotidiano libertà proponeva questa notizia a firma Malacalza (ottimi i suoi servizi!): «Perde il posto di lavoro, e apre una stalla in uno dei comuni più piccoli e sperduti della regione. Ma è pronto alla nuova sfida. Perché in montagna ripartire è ancora possibile. Accade a Cerignale, un pugno di un centinaio di abitanti, un tasso di invecchiamento che sfiora il 60 per cento, ma un’aria che, si dice, sembra quella che si respira in Liguria. Qui il sindaco Massimo Castelli, da sempre legato alla sua terra, ha puntato tutte le poche risorse rimaste sul “sociale creativo”: taxi sociale, distribuzione di farmaci a staffetta, il postino che ogni mattina consegnando Libertà controlla che gli anziani stiano bene e, porte spalancate a chiunque voglia insediarsi sul territorio con una nuova attività. La storia di Carlo Ertola, per tutti Carluccio, è questa. «Il nostro nuovo imprenditore lavorava in una ditta e viveva a Piacenza, nonostante le sue origini fossero di Cerignale», spiega Castelli. «Ha perso il posto di lavoro a causa della crisi ed ha pensato di tornare a casa, dove aprirà una stalla, entro l’estate. Continua a leggere “Fare agricoltura in montagna non è facile ma c’è chi ci prova!”

Terremoto o terremolto? Avversità in montagna e tremori…

Il terremoto come ben sappiamo provoca disastri seri e lascia ferite profonde anche nell’animo della gente.

Le scosse della scorsa settimana sono ancora ben presenti nei nostri cuori e ci piacerebbe poter essere un po’ più tranquilli ma sappiamo che non è ammesso.

Tutti, agli alti livelli,  ripetono le solite “litanie” che ben conosciamo « ci vorrebbero case sicure, antisismiche, piani di esercitazione, di protezione ecc… » ma sappiamo che si tratta del solito libro dei sogni  che non ha alcun costruttio vero. Si è parlato molto ma fatto poco e, in montagna, non solo è così ma la gravità si somma a tante altre avversità  più volte denunciate anche da questo blog! Continua a leggere “Terremoto o terremolto? Avversità in montagna e tremori…”

Ministero piccole opere della valtolla …

olza (clic per ingrandire)

Il Ministro delle Piccole Opere della valtolla si alza presto, la mattina. Il suo è un lavoro meticoloso, che richiede tempo, ombra e silenzio.

Il suo ufficio è una sala del comune, dove costruisce giorno per giorno, insieme ai suoi collaboratori molto competenti, i cantieri delle tante idee a cui daranno gambe, passo dopo passo.

Il Ministro delle Piccole Opere viaggia in MTB e con mezzi pubblici…. comunque usa poco l’auto privata.

Il suo primo compito è osservare, il secondo ascoltare, il terzo condividere. Parla anche molto, s’intende….ma  con la gente, non con le televisioni locali e i giornali… Continua a leggere “Ministero piccole opere della valtolla …”

Strade,colline e montagne

la volpe per gentile concessione di   “©Stefano Zanardelli”*

Una grande fetta degli investimenti sulla viabilità dei Comuni di lugagnano, Morfasso , Vernasca e Castell’Arquato sono impiegati, dalle rispettive amministrazioni comunali,   sulle strade extra cittadine per mantenere “accettabile” il livello delle comunicazioni intercomunali e tra gli stessi comuni viciniori.

I comuni su questa “partita” ci lavorano quotidianamente da soli e anche  insieme con la Regione e la stessa Provincia al fine di scongiurare disagi, danni irreversibili e isolamento di parti dei cittadini del  territorio medesimo.

Purtroppo la montagna e la collina (soprattutto quella più “interna”) sono  interessate da una gravissima perdita di residenti e attività, l’agricoltura è ridottissima e spesso, nelle parti più alte del territorio, affidata a personale molto anziano senza alcun ricambio generazionale. Qui si contano sulle dita di due mani le aziende “sufficienti” e dirette da giovani imprenditori (ai quali, lo ribadiamo per l’ennesima volta, è rivolto il nostro plauso e pieno sostegno).

Purtroppo meno agricoltura significa minor cura del territorio e perdita di “economia” per questi comuni. Continua a leggere “Strade,colline e montagne”

Se la Liguria piange noi non stiamo certo meglio, c’è solo andata bene…per questa volta…(2-fine)

di Marco del lest

Perché il bosco non tagliato può costituire un problema idrogeologico?
Se osserviamo il territorio dell’Appennino Piacentino, sia collinare che montano, notiamo che si è persa più superficie boscata a causa di frane che non per l’azione diretta dell’uomo e personalmente ho visto aprirsi più frane in boschi vecchi ed abbandonati che in boschi tagliati recentemente; può sembrare un paradosso ma è un concetto ben noto agli addetti ai lavori.
Prendiamo ad esempio la zona collinare dove vi sono pendenze molto elevate su ridotte superfici, come ad esempio alcune scarpate stradali e su queste scarpate sono radicate piante di robinia, piantate a suo tempo proprio per consolidare la scarpata.
Queste piante non sono state tagliate per 30 o 40 anni ed ora, data la notevole fertilità e la luce data dal “taglio” della strada, hanno altezze notevoli, anche di 15 o 18 m e pesi considerevoli (una di queste robinie può arrivare tranquillamente a 40 Qli con la massa fogliare). Il loro apparato radicale però e poco sviluppato, data la concorrenza tra le piante e la pendenza del terreno. Quando una di queste robinie si sradica a causa dell’eccessivo peso o del carico di neve o del terreno indebolito da piogge eccessive, crea un effetto domino sulle piante circostanti e le relative ceppaie.
Si vengono così a creare improvvisi squarci nel terreno, dove le acque meteoriche si incanalano scalzando altre piante. Continua a leggere “Se la Liguria piange noi non stiamo certo meglio, c’è solo andata bene…per questa volta…(2-fine)”