Adotta la terra

zona di settesorelle ( marco giacomini FB), piccolo borgo abbandonato
zona di settesorelle ( marco giacomini FB), piccolo borgo abbandonato

Qualcuno ha evocato Luca Zaia, governatore del Veneto (nemico delle multinazionali del cibo spazzatura e degli OGM), che ha scritto il libro-appello “adottare la terra”. Molti non si sono dimenticati quando slow food aveva diversi anni fa  scritto a proposito delle “emergenze” della terra ( intesa non solo come pianeta ma come terra agraria, ambiente naturale, luogo dove viviamo, ecc…) proponendo il ritorno a valori che riprendessero il nostro buon rapporto con la terra, la nostra madre terra, che ci sfama tutti da sempre…la terra che non deve essere abbandonata.

Ebbene ora la provincia di Piacenza (assessorato all’agricoltura) lancia un bel progetto sperimentale denominato proprio “adotta la terra”  mettendoci 250.000 € da destinare alle aziende agrarie di otto comuni che sempre più, in montagna, si vorranno dedicare a fare la “sentinella”, “le riparazioni” oltre  alla pratica agraria come è giusto che sia. In poche parole 250.000 € per opere o impegni di manutenzione a beneficio del territorio ( e dell’ambiente).

Bettola, Farini, Travo, Ferriere, Pecorara, Morfasso, Coli e Bobbio rientrano nella delimitazione territoriale (peccato per per certe zone di Vernasca, Gropparello e Lugagnano!) dove il progetto si svilupperà e dove si effettueranno gli interventi. «Entro due mesi – ha precisato l’assessore provinciale all’agricoltura Filippo Pozzil’agenda degli interventi sarà definita e “Adotta la Terra” potrà effettivamente iniziare a camminare sulle proprie gambe».

Gli agricoltori montani, i pochi rimasti, già ora puliscono canali e cercano di intervenire  prima che si verifichi uno smottamento; già ora  vigilano e sanno dove occorre intervenire per evitare guai in un contesto fragile com’è la montagna che, in molte delle sue parti, è devastata da frane  (Farini è il comune con maggiore dissesto della regione). La terra deve servire per produrre cibo e non frane e guai! Senza L’intervento dell’agricoltore la terra diventa gerbito, ambito privilegiato per cinghiali e caos improduttivo.

Si interviene, pur sperimentalmente, dopo che in 10 anni le aziende agricole montane si sono ridotte al lumicino e tra quelle rimaste solo il 30 % alleva bestiame. Un intervento positivo ma, purtroppo, tardivo. Le aziende agricole in montagna, ora,  superano di poco le 1300 unità ma… quelle veramente attive sono molte meno. Salvare il salvabile è meritorio ma resta il rammarico che in certe zone ormai…

Si tratta di un primo segnale importante e ci si augura che sia solo l’inizio e non la solita “butade” che  si esaurisce rapidamente senza lasciare alcun segno positivo (uno dei tanti binari morti). Senza ulteriori stanziamenti alla fine l’incidenza reale sul territorio sarà limitatissimo.

Cercheremo di capire i dettagli, gradiremmo che i riflettori della stampa locale  restassero accessi sull’intervento per molto tempo, per dar conto di come si utilizzano i nostri soldi.

campi di lavanda a morfasso (san Michele, zona parco provinciale),
campi di lavanda a morfasso (san michele, zona parco provinciale),
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3 Comments Add yours

  1. Oscar ha detto:

    E’ tardi ,molto tardi. Però potrebbe rappresentare l’inizio di un’inversione di tendenza che va comunque aprrezzata.Importante che gli interventi siano veramente mirati e non dispersivi.

    1. valtolla & valdarda ha detto:

      proprio così! 250 mila € per un territorio così vasto sono niente ma è un buon inizio…
      grazie del commento

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