bruzzi stefano 369Ieri il nostro quotidiano libertà proponeva questa notizia a firma Malacalza (ottimi i suoi servizi!): «Perde il posto di lavoro, e apre una stalla in uno dei comuni più piccoli e sperduti della regione. Ma è pronto alla nuova sfida. Perché in montagna ripartire è ancora possibile. Accade a Cerignale, un pugno di un centinaio di abitanti, un tasso di invecchiamento che sfiora il 60 per cento, ma un’aria che, si dice, sembra quella che si respira in Liguria. Qui il sindaco Massimo Castelli, da sempre legato alla sua terra, ha puntato tutte le poche risorse rimaste sul “sociale creativo”: taxi sociale, distribuzione di farmaci a staffetta, il postino che ogni mattina consegnando Libertà controlla che gli anziani stiano bene e, porte spalancate a chiunque voglia insediarsi sul territorio con una nuova attività. La storia di Carlo Ertola, per tutti Carluccio, è questa. «Il nostro nuovo imprenditore lavorava in una ditta e viveva a Piacenza, nonostante le sue origini fossero di Cerignale», spiega Castelli. «Ha perso il posto di lavoro a causa della crisi ed ha pensato di tornare a casa, dove aprirà una stalla, entro l’estate. Abbiamo cercato di facilitare il suo insediamento. L’intento è quello di allevare bestiame per la macellazione. Vediamo con favore una nuova impresa: l’agricoltura – precisa Castelli – consente di mantenere in ordine la montagna, dove c’è agricoltura non ci sono cunette intasate, il terreno non frana, i cinghiali non arrivano, non ci sono spine e rovi». Come valorizzare l’attività di montagna? «La filiera dovrebbe essere realmente corta», dice Castelli. «Quindi, i ristoranti e le attività del posto dovrebbero acquistare carne del posto, verdura locale, vino delle nostre vallate. Dall’allevamento fino al ristorante, ogni passaggio potrebbe essere valtrebbiense doc….. A pesare sull’inaugurazione della nuova stalla ci sono tutti i vincoli burocratici e gli studi di settore che considerano Ottone e Cerignale come Rimini e Riccione. «La situazione è paradossale», prosegue Castelli. «Qui è dura, bisogna rimboccarsi le maniche. Le stalle ci sono sempre state, ma oggi sono sottoposte a leggi rigorosissime. Noi daremo tutto il supporto possibile a Carlo: dobbiamo fermare questa emorragia di residenti e attività. Ma se il Governo, qualunque Governo, non capisce che le aree a deficit di sviluppo non sono aree ad alta vocazione turistica come Rimini non ci sarà scampo. Il modello di sviluppo adottato fino ad oggi sta fallendo. Noi in montagna andiamo avanti aiutandoci l’uno con l’altro, vivendo con quello che abbiamo. Qualcuno dovrà invertire la rotta».


Cerignale, Morfasso, Bobbio o Lugagnano la musica non cambia ma, come conclude il servizio di Malacalza, «Qualcuno dovrà invertire la rotta». Noi siamo quasi stanchi di affermare sempre le stesse cose che i politici si ostinano a non vedere, perché sono distanti anni luce dai problemi quotidiani della gente. In montagna fare l’agricoltore e il piccolo imprenditore è difficile il doppio che in pianura. Occorre considerare il valore sociale della presenza e detassare la casa, l’azienda, ridurre l’irpef, considerare i contributi solo figurativamente ecc… Aiutare non significa assistere! Aiutare significa riconoscere un ruolo perché… dove c’è agricoltura non ci sono cunette intasate, il terreno non frana, i cinghiali non arrivano, non ci sono spine e rovi… perché la frana  costa molto di più che una detassazione!

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